Recensione in pillole: Labyrinth City: Pierre the Maze Detective

Articolo di · 8 Luglio 2021 ·

Darjeeling, società di produzione parigina che si occupa di svariati ambiti mediali, ha da poco rilasciato il suo Labyrinth City: Pierre the Maze Detective. Abbiamo provato questo interessante puzzle game ispirato alle avventure di Pierre the Maze Detective e siamo rimasti piacevolmente colpiti.

Versione testata: Steam


Che gioco è?

Ispirato dalla saga di libri illustrati di Hiro Kamigaki, Labyrinth City: Pierre the Maze Detective è un puzzle game ricco di colori e dal ritmo frenetico. Tra personaggi improbabili e scenari pieni zeppi di elementi insoliti, ci troviamo a giocare nel ruolo di Pierre, un detective che deve indagare sul pericoloso Mister X. Il perfido malvivente ha rubato una pietra che trasforma tutto in un labirinto e adesso è in fuga con il suo bottino.

Nei vari livelli ci sarà richiesto di parlare con quattro o cinque personaggi che ci portano ad avvicinarci a Mister X, ma il cattivo continua a sfuggirci aprendo la strada per il livello successivo. Nonostante una struttura ripetitiva, Labyrinth City riesce a creare una piacevole esperienza di gioco ed intrattiene per tutta la durata del titolo.

Il gameplay è alla portata di tutti ed è costituito semplicemente dai tasti di movimento e un tasto azione per interagire con personaggi e ambienti. Il tutto viene inserito in livelli intricati dal design piacevole ed originale e da una colonna sonora incalzante.


Perché giocarlo?

Labyrinth City: Pierre the Maze Detective ha moltissimi punti a favore, che ci spingono a consigliarlo anche a chi non ama i puzzle game.

La narrazione è tipica dei romanzi gialli in cui sappiamo già chi è il colpevole e ci troviamo ad inseguirlo per tutta la durata del racconto ma il procedere della storia rende comunque interessante l’inseguimento. Gli eventi si rivelano sempre più inverosimili e surreali, conditi da una sottile ironia che si rivela un plus per lo scorrere generale della narrazione. Ci troviamo a parlare con oggetti, animali, persone del più disparato rango sociale, i quali ci daranno gli indizi indispensabili alla soluzione del caso.

Nonostante la struttura del gameplay sia estremamente semplice e ripetitiva, i livelli sono colmi di attività secondarie e collezionabili da raccogliere. Grazie al loro design, infatti, gli scenari sono talmente vasti che il voler completare ogni stage al 100% richiede parecchie ore di gioco aggiuntive. Allo stesso modo, le attività secondarie sono strutturate sotto forma di missioni che, pur essendo abbastanza semplici ed intuitive, rendono Labyrinth City: Pierre the Maze Detective più longevo e variegato.

Infine, come già accennato, uno dei più grandi pregi del titolo sviluppato da Darjeeling è il design dei livelli. Le ambientazioni sono variegate e ricche di colore e si differenziano le une dalle altre. Si passa dai musei alle strade delle città, fino a raggiungere foreste magiche o castelli vampireschi. Tutti questi ambienti sono popolati da personaggi interessanti e sono costruiti seguendo strutture e dimensioni totalmente diverse tra loro.


Perché no?

Labyrinth City: Pierre the Maze Detective ha veramente pochissimi aspetti negativi. Uno di essi, forse il più grave, è legato alla struttura del gameplay. Come detto in precedenza, i livelli seguono tutti lo stesso schema e, per terminarli, basterà parlare con i personaggi che ci vengono indicati. Ciò comporta che chi non è appassionato di puzzle games e non vuole trovare tutti gli oggetti, può potenzialmente terminare ogni livello in pochissimi minuti.

Lo schema, inoltre, essendo così ripetitivo, può risultare noioso nel caso in cui il giocatore decida semplicemente di seguire la storia principale. Tutto ciò potrebbe portare ad annoiarsi e ad abbandonare il gioco. Per evitarlo, consigliamo di cercare i collezionabili ed esplorare a fondo tutti i livelli.

Un altro elemento che può rivelarsi fastidioso è legato ai comandi di gioco. Pur essendoci essenzialmente cinque tasti da premere, i comandi direzionali non sono sempre precisi e, in alcuni casi, le direzioni che prende il nostro detective non sono quelle che vogliamo. Si tratta di una cosa con la quale si prende presto familiarità ma può comunque rivelarsi fastidiosa a lungo andare.


Commento finale

Labyrinth City: Pierre the Maze Detective è un titolo molto valido per gli amanti dei puzzle game. Gli ambienti ampi e variegati pieni di personaggi improbabili sono perfettamente coerenti con il tono caotico e frenetico della narrazione. Allo stesso modo, le attività secondarie e i molti oggetti da trovare in ogni livello contribuiscono ad aumentare la longevità del titolo, regalando molte ore di gioco in più. Un plauso va fatto anche per il comparto narrativo che, prendendo spunto dai libri di Hiro Kamigaki, riesce a mettere in scena una storia interessante condita da una piacevole ironia.

Di contro, la struttura ripetitiva dei livelli può portare i giocatori che si limitano a seguire la storia principale a voler abbandonare prematuramente l’avventura. Dover semplicemente spostarsi avanti e indietro per lo scenario, parlando con i vari personaggi per poi passare al livello successivo, è una meccanica poco azzeccata, anche se viene attenuata dai molti pregi del titolo. Quello che invece risulta più difficile da coprire è il feedback dei tasti. I tasti direzionali, infatti, non sempre rispondono come vorremmo e, pur non essendo un problema così frustrante, ci possono portare a sbagliare direzione più volte, soprattutto sulle scale o ponti stretti.

Criterion 10
7.5

Un labirinto di colori

Labyrinth City: Pierre the Maze Detective è un titolo molto valido per gli amanti dei puzzle game. Gli ambienti ampi e variegati pieni di personaggi improbabili sono perfettamente coerenti con il tono caotico e frenetico della narrazione. Allo stesso modo, le attività secondarie e i molti oggetti da trovare in ogni livello contribuiscono ad aumentare la longevità del titolo, regalando molte ore di gioco in più. Un plauso va fatto anche per il comparto narrativo che, prendendo spunto dai libri di Hiro Kamigaki, riesce a mettere in scena una storia interessante condita da una piacevole ironia.

Di contro, la struttura ripetitiva dei livelli può portare i giocatori che si limitano a seguire la storia principale a voler abbandonare prematuramente l’avventura. Dover semplicemente spostarsi avanti e indietro per lo scenario, parlando con i vari personaggi per poi passare al livello successivo, è una meccanica poco azzeccata, anche se viene attenuata dai molti pregi del titolo. Quello che invece risulta più difficile da coprire è il feedback dei tasti. I tasti direzionali, infatti, non sempre rispondono come vorremmo e, pur non essendo un problema così frustrante, ci possono portare a sbagliare direzione più volte, soprattutto sulle scale o ponti stretti.


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