Recensione Jusant, scalate e rompicapi nel nuovo titolo Don’t Nod

Jusant è un termine nautico francese che indica il reflusso della acque, in occasione di una marea. Ignoravamo il suo significato fino alla schermata iniziale della nuova produzione Don’t Nod, capace di regalarci la prima suggestione con poche, semplici righe. D’altronde l’azienda francese non è nuova ad utilizzare i sentimenti per veicolare messaggi e tematiche importanti. Lo ha fatto fin dal titolo di esordio, quel Remember Me di dieci anni fa ingiustamente dimenticato da molti. Ha dunque proseguito col franchise di Life is Strange, passando per il sanguinoso Vampyr. In attesa del loro prossimo grande progetto Banishers: Ghosts of New Eden, che auspichiamo possa essere la definitiva consacrazione dello studio, aggiungono adesso al loro palmares questa piccola e coraggiosa produzione.

Dimenticate infatti quello che sapete sugli adventure esplorativi e lasciate da parte i risvolti action che sembrano essere quasi un diktat ineludibile. Jusant vi metterà infatti nei panni di un misterioso nomade con un obiettivo: scalare una torre immensamente alta, in compagnia di una enigmatica creatura. Roccia, sudore e gravità saranno i vostri avversari, in un titolo a metà tra contemplazione esplorativa e rompicapo platform. Possiamo dirvelo: Jusant ci ha decisamente convinto anche se ammettiamo di essere rimasti con un po’ di amaro in bocca. Scoprite perché nella nostra recensione.

Jusant è disponibile dal 31 Ottobre per PC (via Steam), PlayStation 5 ed Xbox Series. Il titolo è altresì presente sull’Xbox Game Pass per tutti gli abbonati.


Versione testata: PlayStation 5


Qui la roccia è tutta franabile

I primi fotogrammi del mondo di Jusant ci dipingono una terra arida, sconvolta da chissà quale disastro ambientale. Decadenti relitti emergono dalle sabbie assieme a resti di formazioni marine, in uno spoglio paesaggio che cela fugaci forme di vita adattatesi alla siccità. Un giovane ragazzo senza nome si approccia ad una torre immensa, che giganteggia sullo scenario e sale in cielo fin oltre le nuvole. Il suo obiettivo è scalarla a mani nude. Non sappiamo le sue ragioni, ma probabilmente hanno a che fare con una strana creaturina che trasportiamo in spalla.

Lo storytelling della nuova produzione Don’t Nod si affida ad una narrazione prettamente indiretta. Se le gesta del ragazzo innominato risulteranno più chiare con l’avanzare dell’avventura, la storia della torre e del mondo di Jusant è celata dietro a criptici documenti e graffiti lasciati da una civiltà forse scomparsa. Uno stile che non è certo una novità nel panorama videoludico e che tendenzialmente apprezziamo, anche se abbiamo riscontrato un ermetismo marcato che lascia alla libera interpretazione fin troppi aspetti. Non che sia un male in senso assoluto, anche perché le tematiche generali sono cristalline nella loro importanza ed inquietante attualità. Ma in un titolo relativamente breve, la sensazione è che la storia non abbia sufficiente tempo e spazio per essere decantata a dovere.

C’è sempre tempo per riflettere e pensare, tra una scalata e l’altra.

Quello che invece colpisce senza appello è la direzione artistica complessiva della produzione. Al netto di un motore grafico che gestisce tutto senza grandi problematiche (salvo qualche fastidioso bug di compenetrazione), l’uso dei colori è concettualmente sinestetico. Una palette tanto calda quanto fredda, usata sapientemente dagli artisti del team di sviluppo per comunicare le avverse condizioni climatiche ma anche le differenze tra le ambientazioni. Il colpo d’occhio, pur non impressionando a livello tecnico, accarezza la sensibilità del giocatore che non potrà non fermarsi a contemplare gli accostamenti cromatici più deliziosi ed evocativi.

Un particolare merito va anche alla colonna sonora. Curata dal compositore Guillaume Ferran, ogni brano è un’autentica meraviglia capace di accompagnare attraverso gli scenari di Jusant con una superba miscela di suoni meditativi e ritmici. L’uso delle cuffie è altamente consigliato.

Le vostre scalata saranno accompagnate da una soundtrack stupenda.

Non posso né scendere né salire

Ma al di là di contemplare la direzione artistica e recuperare documenti per approfondire la lore, cosa si fa in Jusant? Beh… si scala.

Il fulcro ludico della produzione Don’t Nod ruota intorno ad una semplice ma metodica meccanica con la quale è stato ricreato il feeling di arrampicarsi sulle pareti rocciose. Nessuna soluzione automatizzata come nella saga di Assassin’s Creed o nelle avventure di Nathan Drake. In Jusant avrete il diretto controllo dell’azione. A ciascun grilletto dorsale infatti è associato l’uso di un braccio. L’atto della scalata presuppone il passare da un appiglio all’altro, che dovrete individuare nel vostro incedere, prestando attenzione a tener salda la presa in un punto d’appoggio prima di passare all’altro. Le arrampicate di Jusant diventano dunque dei piccoli rompicapi d’abilità, in cui dovrete individuare la via più sicura per raggiungere in sicurezza nuove altezze, gestendo tutte le possibili variabili.

I poteri della Cisterna vi permetteranno di ridare vita ad alcune piante, dandovi nuovi appigli da sfruttare.

Non aspettatevi tuttavia un’esperienza strettamente simulativa. Accanto alla necessità di ancorarvi ed alla possibilità di sfruttare i pratici chiodi da arrampicata, Jusant vi pone in situazioni più fantasiose. Cisterna, la piccola creatura che vi accompagnerà, potrà sfruttare i propri poteri per infondere la vita nell’ambientazione circostante ed influenzare un cambiamento. Ecco dunque rampicanti che prendono vita fornendovi comode scorciatoie e fiori che sbocciano generando appigli sensibili alla luce del sole. Ma occhio anche alle zone con scarsa luminosità, alle ondate di venti impetuosi ed altro ancora. Ogni imprevisto costituirà un piccolo problema da risolvere, dosando saggiamente le risorse a disposizione e la stamina del protagonista.

L’esperienza ludica complessiva diventa un intrigante ed appassionante incrocio tra un platform ed un rompicapo, in cui ogni scalata è un livello da portare a termine con abilità ed un pizzico di ragionamento. Si tratta di qualcosa di molto originale, che speriamo possa fornire lo spunto per alcune produzioni. Chissà se sarà la volta buono per lasciarsi alle spalle o rivoluzionare la soporifera scalata automatica.

Sebbene il gioco sia facile, non trascurate il livello di fatica e riposatevi ogni tanto per ripristinare la stamina.

Quella sporgenza a forma di zoccolo di gnu

Abbiamo già evidenziato che Jusant non è una produzione estremamente longeva. Il titolo è infatti completabile in circa cinque ore, che possono arrivare ad otto in caso di backtracking per raccogliere ogni collezionabile. Ma la durata non è un problema in sé per sé in questo caso, quanto semmai un indice di qualcosa di più spiacevole.

Nella nostra prova integrale di Jusant infatti, una sensazione è stata piuttosto palese: il titolo soffre terribilmente nella fase finale. Non vogliamo affermare che lo sviluppo sia stato palesemente affrettato, ma il sospetto è lecito. Se infatti fino ad un certo punto l’avventura è una continua escalation qualitativa, il titolo si ritrova a tirare bruscamente il freno nel quinto capitolo (dei sei complessivi). Quella che, nelle premesse, sarebbe dovuta essere la fase con le più ardue scalate e con una maggiore profondità di gameplay, scivola via in pochissimi minuti smorzando il climax ludico e narrativo.

Il quinto capitolo parte con premesse eccellenti… ma finisce praticamente subito.

Abbiamo avuto dunque la netta sensazione che il gioco abbia rinunciato ad osare, arrivato ad un certo punto. Nel farlo, ha segnato passi indietro nel level design in favore di una chiusura valida a livello di sceneggiatura ma deludente in termini di gameplay. Si tratta di un vero peccato perché in linea generale Jusant non è affatto un titolo difficile. Anzi, per tutta la sua durata dosa sapientemente ciascuna sfida per essere al contempo gratificante e mai proibitiva. Una fase finale più impegnativa avrebbe tuttavia non solo dato ancora più potenza all’impatto conclusivo della storia, ma avrebbe permesso di esplorare le possibilità più ardite del gameplay stesso.

A conti fatti è proprio questo l’unico, grande difetto della produzione Don’t Nod. Se possiamo tranquillamente passare sopra una longevità non esaltante e su qualche bug nel nome della qualità di un’esperienza originale, la faccenda è molto più complessa quando c’è questo tipo di amaro in bocca. Jusant è e rimane un titolo davvero bello ma pensare a quello che sarebbe potuto essere con un po’ di attenzione (e forse tempo) extra, ci fa un po’ rosicare.

Non è facilissimo decifrare ogni tassello della lore del titolo.

Commento finale

Jusant ci ha lasciato con sentimenti contrapposti. Su un versante, l’opera di Don’t Nod è una ventata di freschezza con un gameplay magnetico, una direzione artistica favolosa ed una colonna sonora altrettanto splendida. Sull’altro tuttavia, palesa evidenti carenze nella parte finale, in cui è forte il sospetto di uno sviluppo sfortunatamente affrettato. Un autentico peccato, perché con i giusti tempi ed una maggiore omogeneità nell’espansione del game design staremo parlando di un piccolo capolavoro. Così com’è, Jusant resta tuttavia un diamante grezzo, da godersi anche al costo di un sapore agrodolce arrivati ai titoli di coda.

Codice review gentilmente fornito da https://keymailer.co

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8.2

Jusant


Jusant ci ha lasciato con sentimenti contrapposti. Su un versante, l'opera di Don't Nod è una ventata di freschezza con un gameplay magnetico, una direzione artistica favolosa ed una colonna sonora altrettanto splendida. Sull'altro tuttavia, palesa evidenti carenze nella parte finale, in cui è forte il sospetto di uno sviluppo sfortunatamente affrettato. Un autentico peccato, perché con i giusti tempi ed una maggiore omogeneità nell'espansione del game design staremo parlando di un piccolo capolavoro. Così com'è, Jusant resta tuttavia un diamante grezzo, da godersi anche al costo di un sapore agrodolce arrivati ai titoli di coda.

PRO

Il gameplay legato alle scalate è divertente ed originale | Artisticamente e musicalmente delizioso | Un'avventura che fa rilassare ma anche riflettere |

CONTRO

La durata è piuttosto contenuta | Purtroppo la fase finale è frettolosa e ludicamente anticlimatica | Qualche piccolo bug |
Danilo Di Gennaro
Danilo Di Gennaro
Viaggiatore nel tempo, utilizzatore della Forza, ex SOLDIER di 1° classe. Accanto ad una passione incrollabile verso il media videoludico da oltre 30 anni, nel tempo mi appassiono quadrimensionalmente a tutto ciò che proviene dal Giappone, nonché a cinema, serie tv, supereroi e molto altro. Allons-y.

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