Recensione Ready or Not, e voi siete pronti a tutto?

Dopo un lunghissimo periodo d’attesa durato quasi 6 anni, tra un iniziale rilascio sotto NDA, l’allontanamento del publisher Team17, e le controversie legate alle tematiche trattate, VOID Interactive nel corso dei Video Game Awards di quest’anno ha finalmente rivelato la data d’uscita dall’Early Access per il suo attesissimo shooter tattico poliziesco Ready or Not.

Atteso a gran voce dai fan delle mai dimenticate serie SWAT e Rainbow Six – prima della sua deriva come multiplayer competitivo – , il rilascio della versione 1.0 sembra portare con se una gran quantità di contenuti aggiuntivi, il ribilanciamento di mappe già conosciute, una nuova modalità singleplayer, e il culmine di un incredibile epopea che potrebbe nascondere uno sleeper hit del 2023.

Quindi non indugiamo oltre, prendiamo i nostri migliori agenti, equipaggiamoci per ogni evenienza, e scopriamo assieme cosa si cela nel sinistro universo poliziesco di Ready or Not.

Ready or Not è disponibile dal 13 dicembre 2023 su PC tramite Steam.


Versione testata: PC (tramite Steam)


Si fa sul serio

Seppur poco ortodosso, prima di poter discernere la fatica VOID Interactive bisogna comprendere chiaramente la natura di questo titolo: Ready or Not è un esperienza tattica in prima persona, simulativa, e di stampo hardcore. Similmente a titoli come GTFO, l’incredibile immersività che il gioco riesce a trasmettere può diventare per i neofiti il più grande ostacolo per godere appieno dei tecnicismi offerti dall’opera.

Ready or Not ha sempre offerto una modalità co-operativa fino a 5 giocatori che ci permette di giocare tutte le missioni presenti, e una modalità pratica dove poter giocare senza ripercussioni le singole mappe assieme a una squadra di bot o in solitaria.

Con l’arrivo della versione 1.0 il gioco si arricchisce di una componente singleplayer denominata Commander, che ibrida meccaniche roguelike con la grandissima difficoltà tattica offerta dal gioco. Nei panni del comandante David “Judge” Beaumont affronteremo in maniera progressiva le 18 operazioni d’emergenza in altrettante mappe sparse per la fittizia città americana di Los Sueños, posta tra il confine messicano della costa ovest del continente.

In questa modalità guideremo un team di 4 intelligenze artificiali, e mantenendoli in vita il più a lungo possibile, questi potranno sbloccare dei perks unici che offrono dei bonus per l’intera squadra, come la possibilità d’intimidire i sospettati e sottometterli senza sparare, diminuire lo stress degli operatori, oppure migliorare la mira di tutti gli agenti.

Gestire il nostro gruppo di agenti sarà essenziale per evitare che abbandonino il dipartimento e siano sempre al meglio.

Ogni missione comporta dei rischi che vanno al di là della perdita della propria vita, o dei preziosi alleati virtuali. Oltre a dover portare a termine gli obbiettivi imposti dal TOC – Tactical Operations Center – ci viene richiesto di operare seguendo una rigida morale, rispettando la vita dei civili e, dove possibile, preservando anche quella dei sospettati.

Tenere una linea di condotta deplorevole provocherà un innalzamento dello stress dei nostri operatori, che con le continue uscite sul campo potranno persino richiedere un trasferimento dalla stazione. Toccherà a noi quindi gestire la salute mentale degli agenti SWAT – Special Weapons and Tactics – presenti nel distretto del Los Sueños Police Department, mandandoli in terapia, sostituendoli momentaneamente per non incidere maggiormente sul loro morale, o licenziarli per fare posto ad agenti più esperti e con abilità migliori per il nostro stile di gioco.

La stazione di polizia è ora un edificio completamente esplorabile e intradiegetico, che cresce e si espande con il completamento delle missioni. Nonostante la buona rappresentazione dell’edificio non si può interagire con gli NPC al suo interno, e purtroppo la stazione svolge solamente la funzione di HUB dal quale lanciare le operazioni e gestire l’equipaggiamento della squadra.

La stazione di polizia si aprirà ed espanderà con ogni nostra missione riuscita, ma cambierà realmente qualcosa?

Uno degli strumenti più importanti per svolgere le funzioni operative di Ready or Not è il palmare. Richiamabile con la pressione di un tasto in qualsiasi momento, il palmare ci consente di visionare i file di briefing della missione, scegliere gli agenti da mandare in campo, gestirne lo stato, così come visionare il loro equipaggiamento, e pianificare l’ordine delle azioni su una mappa interagibile.

Vestiti per ogni evenienza

Gran parte del fascino nella produzione dei giochi di genere tattico risiede nella fedeltà con i quali vengono riprodotti visivamente, e meccanicamente, le attrezzature a disposizione dell’agente speciale. Su questo fronte Ready or Not eccelle come pochi altri grazie ad un set di oltre 60 oggetti tra cui scegliere, anche se privi di licenze ufficiali.

L’opera prima di VOID Interactive semplifica la struttura di funzionalità delle bocche di fuoco, omogeneizzando il loro utilizzo, rendendo la scelta delle armi un aspetto, non secondario, ma integrale alla costruzione di un così detto load out flessibile, o specializzato, per una determinata evenienza, da applicare sia al nostro agente che ai membri della nostra squadra.

Potremmo scegliere un equipaggiamento basato sulle corte distanze e l’arresto dei sospetti usando un fucile a pompa non letale, oppure potremmo indossare un visore notturno montando sopra una mitragliatrice un laser a infrarossi. Le armi utilizzate però sono solo una parte delle scelte che dovremo compiere.

Il giusto equipaggiamento per il giusto piano d’azione farà la differenza tra il successo e una morte prematura.

Se la minaccia ha un tempo limite, come nel caso del disinnesco di una bomba, possiamo decidere d’indossare una veste più leggera per agevolare i movimenti a discapito di una minore protezione, oppure potremmo preferire armature complete in metallo e caschi balistici per resistere più a lungo in mappe dove la concentrazione di nemici è molto elevata.

L’ultima scelta, ma in realtà la più importante, che Ready or Not ci pone a ogni singola missione è il tipo e la quantità di gadgets da portare con noi. Abbiamo a disposizione 3 diversi tipi di granate -flash, fumogena, e a pallettoni in gomma – , due tipi di proiettili – ad alta velocità o a bassa penetrazione – , e un set di strumenti capaci d’offrire un vantaggio tattico contro i nemici.

Alcuni di questi strumenti più importanti sono l’asta ottica, una camera flessibile che permette di scrutare sotto le porte o gli angoli per individuare minacce, uno scudo balistico con il quale poter trasformare un agente in uno sfondatore, e i cunei per le porte, per intrappolare i sospetti o evitare letali affiancamenti in spazi ristretti.

In linea con le produzioni odierne, anche se in maniera contenuta, possiamo anche personalizzare esteticamente il nostro comandante modificandone l’abbigliamento, scegliendo accessori come occhiali e orologi, e persino applicare dei tatuaggi sugli avambracci. Da notare che la navigazione all’interno dei menu per l’equipaggiamento risulta a tratti forse troppo dispersiva e poco chiara nonostante l’aspetto minimale scelto.

Se un elemento del team sarà troppo distante potremo sempre seguirlo con la sua camera attiva.

Siamo una squadra

Una volta scelto il team e il loro equipaggiamento, e aver accettato l’impegno tattico, ogni modalità di Ready or Not ci catapulterà su un punto d’estrazione nella zona della missione scelta. TOC sarà sempre presente tramite comunicazioni radio, e grazie al palmare potremmo rivedere le informazioni su obbiettivi e intelligence sulla situazione. Le costanti per completare le missioni saranno quelle di neutralizzare ogni minaccia – Portare ordine al caos – e salvare tutti i civili.

Da questo punto in poi la riuscita della missione dipenderà solo dal nostro operato. Nella modalità Commander la dipartita di un nostro operatore ne decreterà una morte definitiva – come nella serie tattica XCOM -, mentre la nostra fine decreterà un innalzamento dello stress degli operatori rimasti in vita, e ovviamente il fallimento della missione.

Ripetere gli scenari diverrà una necessità per apprendere e familiarizzare con la struttura delle mappe. Difficilmente si riuscirà a completare tutte le missioni al primo colpo, e per questo motivo è consigliabile spendere del tempo nella modalità pratica per giocare senza preoccupazioni.

In tutte le modalità, alla buona riuscita di un operazione si otterrà una valutazione basata sul compimento degli obbiettivi primari e secondari, così come la condotta d’ingaggio e il tempo impiegato. Una volta completata una mappa questa potrà essere rigiocata; pratica utilissima per sbloccare rapidamente i bonus dei nostri operatori nelle operazioni più semplici.

Gli scenari che andremo ad affrontare in Ready or Not offrono però un piazzamento randomico per quanto riguarda sospetti e civili, oltre che la possibilità in missioni avanzate di trovare trappole dietro le porte. Questo aiuta la rigiocabilità del titolo, mutando costantemente il livello di minaccia in ogni stanza, facendoci valutare con accortezza ogni nostro spostamento.

L’utilizzo dei visori notturni è situazionale, ma negli spazi aperti può agevolare l’identificazione di minacce.

Con la versione 1.0 si è visto un impressionante miglioramento dell’intelligenza artificiale degli alleati, dei nemici e degli NPC. Estrema cura si é riposta nelle fasi di path finding e posizionamento dei membri della squadra nell’ambiente, minimizzando azioni pericolose e aggiungendo animazioni e processi che meglio ricalcano l’operato di veri agenti di polizia e di soggetti sotto pressione. Ready or Not si avvale del supporto tecnico di membri ed ex-membri di team SWAT, che continuano ad aiutare lo sviluppo, e il perfezionamento, delle risposte dell’intelligenza artificiale.

In solitaria ci vedremo quindi al comando di una squadra che, se non ordinato diversamente, ci seguirà costantemente e agirà in maniera autonoma se sotto fuoco nemico, nel caso in cui si debbano ammanettare NPC, o raccogliere indizi secondari di una sparatoria appena conclusa. Apprendere come comandare il nostro gruppo diverrà essenziale per sopravvivere alle avversità; basterà premere un tasto per richiamare una finestra multiselezione contestuale e ordinare diverse operazioni tattiche su porte, corridoi con aperture, o luoghi d’interesse.

I comandi potranno essere dati all’intera unità, ai due gruppi che la compongono – blu e rosso – o anche singolarmente agli agenti, mettendo in prima linea specialisti con più anni d’esperienza o con armi specifiche. Il processo d’avanzamento nelle aree dovrebbe sempre seguire l’iter d’identificazione, breccia, neutralizzazione, e pulizia. I comandi a nostri disposizione seguono questa gerarchia e permettono un utilizzo coerente delle nostre possibilità d’azione, anche se alcuni automatismi sono risultati mancanti, costringendo il ritorno su aree d’interesse per dare il via ad azioni come scassinamento di porte o disarmo d’ordigni, costruendo strani momenti di backtracking anche in aree ristrette.

Possiamo osservare costantemente l’operato dei nostri agenti grazie a videocamere poste sopra i loro elmetti, richiamabili in ogni momento con la pressione di un tasto. In caso di divisione della squadra e avanzamento sarà importante coordinarsi utilizzando la tecnica della coda dei comandi, per sincronizzare le manovre; poter vedere in tempo reale la presenza e le posizioni negli ambienti di minacce non identificate farà la differenza tra la vita e la morte.

Dare ordini alla squadra richiede sempre un minimo di pianificazione in cui potremmo rimanere vulnerabili al fuoco nemico.

Se giocare con l’intelligenza artificiale nelle modalità singleplayer è un’esperienza incredibilmente appagante, e forse a tratti snervante, il vero punto di forza di Ready or Not risiede nella sua componente cooperativa, che ci permette di scegliere un gruppo di 4 amici e gettarci nelle missioni.

Il livello d’immersività provato durante la componente multiplayer PVE nel lavoro VOID Interactive è una delle esperienze meglio riuscite degli ultimi anni nel suo genere. Se giocando con dei bot potremmo avere una percezione di falsa sicurezza – magari usando le povere spoglie digitali dei nostri alleati come carne da macello – giocando assieme a compagni umani il senso di fatalità delle operazioni assume un senso quasi realistico, portandoci e temere la nostra mortalità ad ogni passo.

Una delle meccaniche meglio riuscite, e forse nascoste in Ready or Not, risiede nel free lean – alla lettera “piegamento libero” – che ci consente da fermi di scrutare dietro gli angoli e le posizioni di copertura, dandoci maggior controllo sull’esposizione del nostro corpo verso il nemico. Questa tecnica diviene essenziale nelle sezioni cooperative, dove è necessario scrutare quanto più possibile l’ambiente e ottenere il maggior numero d’informazioni; cosa che invece in un gruppo composto di bot avviene in maniera automatica e precisa.

Giocando con altre persone ogni singolo avvistamento di minacce senza essere scoperti è una vittoria in divenire, ogni lancio di una flash bang per ripulire le stanze è un momento di tensione dove un nemico può sempre affiancarsi alla porta e obliterare il gruppo con una sventagliata di colpi sfruttando la penetrazione dei proiettili sulle superfici.

Scegliere un approccio silenzioso e ragionato rispetto a uno rapido ma rumoroso, può incidere in maniera differente a seconda del livello di professionalità della minaccia. Spacciatori e criminali risponderanno in maniera diversa rispetto a gruppi paramilitari o guardie armate; ogni missione ha un insieme di NPC costruito attorno al suo setting, rendendo gli incontri sempre variegati e credibili.

Con poche informazioni a schermo, l’unico modo per capire quante munizioni ci restano è ispezionare fisicamente i caricatori.

Udire e analizzare i rumori e le voci negli ambienti è un’altra necessità per sopravvivere agli scontri. Ready or Not offre un sistema dinamico dei suoni che si espandono in maniera naturale a seconda dei materiali, tenendo conto di occlusioni e provenienza rispetto alla distanza alla quale ci troviamo. I rumori dei proiettili, delle esplosioni, così come camminare su vetri rotti o nei corpi d’acqua, generano feedback uditivi degni delle più grandi produzioni videoludiche e sempre scindibili anche nel caos delle operazioni.

In aggiunta il gioco presenta un’avvolgente colonna sonora adattativa che si manifesta in particolari situazioni delle missioni per enfatizzare i momenti più tesi, o alleviare la tensione una volta compiuti gli obbiettivi più critici.

Il colore del male

Le aree di Los Sueños che potremo vedere nel gioco sono alimentate dalla quarta iterazione dell’Unreal Engine, questa volta con una grande enfasi riposta sugli effetti, la chiarezza delle superfici, e una ricerca generale di realismo che si credeva possibile solo con la sua ultima versione, certamente più esosa in termini di risorse richieste.

L’ottimizzazione di Ready or Not è particolarmente riuscita, offrendo una buona scalabilità video, l’implementazione delle ultime tecnologie di ricostruzione dell’immagine per schede Nvidia e AMD, e anche il sapiente uso del ray tracing per aumentare il colpo d’occhio generale di luci, ombre, volumetrie e riflessi.

Se le fondamenta di gameplay rivestono un ruolo cardine per la fruizione degli scenari di gioco, sono in realtà le mappe a essere i veri personaggi delle vicende. Ogni singolo livello è stato costruito tenendo conto degli spazi, le disposizioni possibili dei nemici, e il funzionamento degli strumenti a nostra disposizione. Le mappe presentano ogni tipo di situazione possibile, passando da edifici con grandi verticalità a più livelli, spazi aperti privi di coperture sicure, o anguste abitazioni labirintiche.

Vicino al confine col Messico potremo vivere una missione ispirata al film Sicario.

Le loro funzioni prettamente meccaniche in Ready or Not prendono però le sembianze di locations tristemente familiari che danno alla città fittizia di Los Sueños tinte oscure e macabre. Agiremo in un hotel nel centro cittadino durante una pioggia notturna, dentro enormi ospedali a multi livello e sezioni, o in risposta a tentativi d’omicidio a importanti figure politiche all’interno di residence.

Non possiamo non parlare anche di alcune delle mappe più controverse dell’intera produzione: 23 Megabytes a Second, Neon Tomb, ed Elephant.

La prima si sviluppa lungo una palazzina abitata e tratta del fenomeno dello Swatting – forze speciali chiamate impropriamente ad assaltare un ignaro Streamer -, e del farming illegale di criptovalute. Neon Tomb riprende i tristi rotocalchi che hanno colpito anche l’Europa durante gli anni precedenti, rappresentando l’assalto da parte di estremisti a una discoteca e i suoi avventori.

Elephant racconta invece gli ultimi 20 minuti prima della detonazione di una bomba posta all’interno di un College. Verremo chiamati a sopprimere l’assalto di un gruppo di sospetti che stanno attivamente perlustrando le classi dell’edificio ed eliminando i giovani studenti, ora in preda al terrore e in fuga dai loro carnefici; oltre che ovviamente disarmare l’ordigno esplosivo.

Il mondo di Los Sueños è però composto di vicende forse più disturbanti, con storie che incapsulano tristi realtà, dipingendo la nostra quotidianità sotto una luce in cui forse non siamo neppure pronti a posare lo sguardo. Dissenso politico, crimine organizzato, cultismo, pedofilia, sono solo alcuni dei temi che il titolo VOID Interactive tocca in maniera quasi brutale, raccontando vicende attraverso gli audio log nei briefing, le informazioni raccolte dall’intelligence – come foto delle vittime da soccorrere o media degli assalitori che fanno irruzione -, e facendo largo uso della narrativa ambientale, permettendo anche di revisionare le prove raccolte durante le missioni e depositate nella stazione di polizia .

La tragicità degli eventi reali trova il suo palcoscenico anche nella fittizia città di Los Sueños.

Un plauso va fatto anche alla community del gioco, che dal suo rilascio in Early Access su Steam nel dicembre del 2021 ha arricchito il titolo con mod di ogni tipo, alcune delle quali hanno visto una release nelle future iterazioni del prodotto, e che sono costantemente al lavoro per implementare nuove mappe che non potranno fare altro che arricchire ulteriormente la più che discreta longevità del gioco.

Agente a terra

L’opera della casa di produzione irlandese non è però priva difetti, fondamentalmente legati alla necessita di design d’offrire un esperienza quanto più realistica possibile, e offrendo forse al lancio un set di features non completamente rodate.

L’intero HUB di polizia, seppur immersivo e ricco di NPC, non ha un reale utilizzo nella campagna singolo giocatore e lascia alquanto scontenti sapere che tra le oltre 18.000 linee di dialogo registrate per i nostri membri di squadra non si sia riusciti ad implementare delle voci anche per chi popola il dipartimento di polizia di Los Sueños. Nel nostro caso, da segnalare anche la totale mancanza di una localizzazione in italiano al lancio.

La modalità Commander soffre della mancanza di una storia raccontata in maniera cronologica, e la narrativa che giace nelle mappe da sola non basta per far progredire nella modalità, facendo prediligere la modalità pratica anche per la rapidità di ritorno in missione, a distanza di un semplice Try Again. Nelle ore di giocato nella campagna non abbiamo visto reali penalità per la perdita dei nostri colleghi robotici, rendendo la loro presenza puramente strumentale.

Ready or Not presta il fianco alla mancanza di un tutorial avanzato, rendendo per il giocatore medio difficile riuscire a comprendere come meglio procedere nel corso delle missioni; questo potrebbe portare a un abbandono prematuro dell’esperienza causato dalla frustrazione durante le modalità singleplayer.

Il tutorial introduttivo copre solamente le basi degli spostamenti, dei funzionamenti delle armi da fuoco, dei gadget principali, e delle interazioni con i membri della squadra. Vengono omesse spiegazioni sul free lean, una basilare spiegazione del load out, le differenze tra i diversi tipi di proiettili, tecniche d’ingaggio, utilizzo della pianificazione sulle mappe, e ulteriori meccaniche che si potranno acquisire solo tramite ore di forzato trial and error.

Purtroppo la pianificazione con la mappa da palmare non è intuitiva, e molte volte se ne farà a meno.

L’intera struttura di navigazione dei menu per l’equipaggiamento risulta di difficile lettura, e navigare tra le singole parti non è intuitivo. Purtroppo alcune features di gioco sono nascoste nel suo menu, come la possibilità di evidenziare nei livelli le armi lasciate dai sospetti neutralizzati, o attivare un’utile bussola per meglio dare informazioni al nostro team nella fasi cooperative.

Alcune mancanze sono anche un sistema di ping per indicare velocemente luoghi specifici nelle articolate mappe ai nostri compagni, e l’impossibilità di visualizzare l’orologio portato al polso per vedere il tempo trascorso in caso di missioni con un countdown.

Commento Finale

Proprio come le operazioni ad alto rischio che vuole simulare, Ready or Not non è un titolo perfetto, ma riesce appieno a compiere con tutte le promesse che VOID Interactive si era posta nei confronti della community e mettendo a tacere anche i più dubbiosi.

Nel corso degli anni quello che sembrava un progetto impossibile per il panorama odierno, marcato nel suo sviluppo da momenti difficili, e nell’ultimo periodo da un silenzio radio durato forse troppo a lungo, ha ricompensato con uno gioco dalle fondamenta solide, che si è evoluto e che potrà continuare a evolversi grazie alla passione dei suoi creatori e il supporto di una fanbase appassionata e dedicata.

Seppur mancante in qualche aspetto della sua offerta ludica, con poca chiarezza in alcuni dei suoi meccanismi, e privo di una reale curva d’apprendimento per i nuovi giocatori di questo genere, Ready or Not risulta ugualmente uno dei giochi più consigliati per chi aspettava da tempo un revamp degli shooter tattici di stampo poliziesco. E ora, siete pronti ?

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8.5

Ready or Not


Proprio come le operazioni ad alto rischio che vuole simulare, Ready or Not non è un titolo perfetto, ma riesce appieno a compiere con tutte le promesse che VOID Interactive si era posta nei confronti della community e mettendo a tacere i dubbi più cocenti. Nel corso degli anni quello che sembrava un progetto impossibile per il panorama odierno, marcato nel suo sviluppo da momenti difficili, e nell'ultimo peridio da un silenzio radio durato forse troppo a lungo, ha ricompensato con uno gioco dalle fondamenta solide, che si è evoluto e che potrà continuare a evolversi grazie alla passione dei suoi creatori e il supporto di una fanbase appassionata e dedicata. Seppur mancante in qualche aspetto della sua offerta ludica, con poca chiarezza in alcuni dei suoi meccanismi, e privo di una reale curva d'apprendimento per i nuovi giocatori di questo genere, Ready or Not risulta ugualmente uno dei giochi più consigliati per chi aspettava da tempo un revamp degli shooter tattici di stampo poliziesco. E ora, siete pronti ?

PRO

Simulazione tattica immersiva e appagante | Ottimo arsenale di armi e gadgets | Intelligenza artificiale credibile e ambientazioni studiate a tavolino

CONTRO

Il tutorial non spiega alcuna opzione avanzata | Navigazione dei menu poco intuitiva | Alcune nuove aggiunte non sembrano completamente rifinite
Bernardo Andres Carvallo Herrera
Bernardo Andres Carvallo Herrera
La "cultura" videoludica non è solo una passione, è un costrutto radicato che nasce e si dipana nella vita di ogni persona che viene a contatto con uno schermo. Amo i fatti, cerco sempre una corretta soluzione, e penso che solo il tempo possa giudicare i nostri sforzi. Il miglior videogioco è quello che vorremmo consigliare.

2 Commenti

  1. Grazie! In questi casi non si può dire altro che “è stato un vero piacere”.
    Se hai qualche domanda relativa al gioco non esitare a chiedere, a presto!

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