Recensione Teardown, I came in like a wrecking ball

A distanza di quasi tre anni dal primo esordio giocabile, Teardown ha finalmente raggiunto le console di attuale generazione. Un titolo diventato negli anni un piccolo cult, grazie alle sue particolari caratteristiche, che concedono al giocatore la possibilità di interagire in un ambiente altamente distruggibile. Perché di questo, in fin dei conti, si tratta: fare appello al primordiale desiderio di sfasciare e demolire, ammirando gli esiti delle proprie gesta.

Dopo un Accesso Anticipato lanciato nell’ottobre del 2020, gli sviluppatori svedesi di Tuxedo Labs hanno lavorato duramente sulla propria creatura, ascoltando i feedback dei fan ed arricchendo un titolo nato con l’intento di sviluppare una nuova tecnologia fisica basata sul voxel. Dennis Gustafsson ed una manciata di altri collaboratori hanno così dato vita ad uno dei fenomeni più sensazionali del media, con oltre 74.000 valutazioni estremamente positive su Steam. Ma la domanda che ci poniamo, ora che la visione del team di sviluppo ha raggiunto una maturità, è la seguente: oltre alla mera distruzione… c’è dell’altro?

Teardown è disponibile su PlayStation 5 ed Xbox Series dal 15 Novembre. Inoltre è presente nel catalogo Extra e Premium di PlayStation Plus nel mese di Novembre.


Versione testata: PlayStation 5


Fratello martello

La Löckelle Teardown Services è una ditta di demolizioni destinata ironicamente al collasso. Il provvidenziale (quanto misterioso) ritorno a casa del figliol prodigo spinge sua madre, nonché direttore commerciale, Tracy ad affidargli un compito preciso. Fare qualsiasi cosa, pur di salvare l’azienda di famiglia dal tracollo economico. Di fronte ad alcune ambigue richieste da parte di strani e loschi clienti, inizierà presto un vortice di eventi tra vendette, tradimenti e frodi assicurative.

La campagna principale di Teardown non si pone particolari obiettivi di sceneggiatura o di caratterizzazione dei personaggi. Di fatto, costituisce un semplice susseguirsi di eventi per fornire un pretesto al giocatore per realizzare obiettivi man mano più complessi ed articolati. Chi cerca dunque necessariamente una grande trama in un videogioco, potrebbe restare piuttosto deluso dal lavoro di Tuxedo Labs.

La Teardown Services non se la passa benissimo, se poi vi ci mettete anche voi con gli esperimenti…

Ciò che invece merita di essere sottolineato è l’intero comparto tecnico della produzione.

Grazie ad un uso estremamente intelligente della tecnologia voxel (una sorta di pixel, ma in tre dimensioni), gli sviluppatori hanno creato un mondo di indubbio fascino e, soprattutto, di grandissima interattività. Ogni cosa, nelle location di Teardown, può essere sbriciolata in virtù di sollecitazioni realistiche. La fisica stessa, sebbene non sempre impeccabile, si coniuga con i voxel, i quali possono cadere in frantumi in base alla forza esercitata, allo strumento utilizzato, alla velocità dell’impatto nonché ai materiali coinvolti. Quello che ne nasce è non solo un colpo d’occhio magnetico, ma soprattutto un traguardo tecnico per lunghi tratti sconosciuto anche alle produzioni più blasonate.

Il tutto, sia chiaro, senza tentennamenti o incertezze del motore grafico. Le performance su PlayStation 5 risultano infatti solide per ciascun contenuto direttamente previsto dagli sviluppatori. Le cose cambiano un po’ nell’area riservata alle mod create dall’utenza in cui, per ovvi motivi, la community ha calcato la mano con le possibilità concesse dal modello fisico. Qualcosa che, insomma, fa inevitabilmente parte dell’esperienza ludica di Teardown.

L’estintore sarà utile per domare le fiamme, visto che a volte il fuoco non sarà un alleato bensì un problema da risolvere.

Appetite for Destruction

Ma in che senso l’elevata interattività di Teardown entra in gioco nella campagna principale?

Come vi abbiamo anticipato, dovrete svolgere incarichi più o meno leciti per determinati committenti. Si va dall’abbattimento di un immobile che ostacola la realizzazione di un fabbricato edilizio passando per il “recupero” (o meglio, sottrazione non concessa…) di oggetti. La storia insomma si delinea come un vero e proprio simulatore di lestofante, impegnando il player in attività decisamente poco legali. Con un’ovvia conseguenza: non avrete tutto il tempo del mondo per eseguire le vostre nefandezze. Delineato un piano, avrete pochissimi istanti per portarlo a termine e mettervi in salvo prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Teardown diventa dunque un vero e proprio puzzle game in cui pianificare attentamente ogni vostra mossa per sottrarre il bottino di turno. Non solo in un ambito di micro management o nel banale ordine da seguire per completare ogni obiettivo. Ma avrete occasione e necessità di pensare molto, molto più in grande.

Alcuni piani potrebbero essere talmente elaborati e fuori di testa da farvi sentire membri dell’A-Team.

La distruttibilità assoluta prevista dalla produzione permette infatti di potersi letteralmente sbizzarrire. Ciascuno dei vostri strumenti iniziali avrà uno scopo preciso: il martello potrà abbattere muri fragili, la fiamma ossidrica scalfire il metallo ed appiccare il fuoco, l’estintore combattere le fiamme fuori controllo, la bomboletta spray vi aiuterà a marchiare il territorio. A questi se ne aggiungeranno altri ancora più impattanti (grazie ai vostri guadagni), oltre ad una serie di veicoli e strumenti che vi permetteranno di elaborare piani via via più complessi.

Con una costante attenzione nei confronti degli esiti delle vostre azioni. Perché non lanciare una bombola di propano per aprire uno squarcio in una parete, tenendo pronto l’estintore per non far scattare l’allarme antincendio? Oppure, meglio sfruttare un mezzo pesante per non correre il rischio delle fiamme, ma avendo l’accortezza di non abbattere strutture portanti? Ciascuna scelta ha una conseguenza ed ogni piano può essere portato a termine con un sufficiente ragionamento sugli step più funzionali da seguire.

Proprio la grande libertà concessa ci ha ricordato, in qualche modo, la sensazione di creatività vista in The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom. Tuttavia, con una grande differenza.

Laddove il capolavoro Nintendo è finemente concepito per non dare mai la sensazione di essere un trial & error ma anzi, permette sempre di apprendere da ogni sbaglio, in Teardown non è esattamente così. Spesso e volentieri infatti le idee comporteranno fallimenti quasi inevitabili, a causa di poca chiarezza di alcune reazioni del motore fisico, di banali errori di posizionamento e molto altro. Non a caso il gioco stesso invita a creare punti di salvataggio manuali, per non dover ogni volta ricominciare da capo il livello. Lo sappiamo: è ingeneroso ed ingiusto paragonare un progetto indipendente sviluppato da una manciata di persone ad un capolavoro AAA realizzato da alcune delle menti più brillanti dell’industria. Ma in un certo senso, può essere visto come un motivo di orgoglio aver risvegliato un così illustre termine di confronto.

Andando avanti ci saranno anche delle ronde robot da attenzionare.

Sandbox? Voxelbox!

Teardown tuttavia non è solo rapine e demolizioni su commissione. L’offerta ludica prevede infatti anche molto altro.

Particolarmente famosa nella community è infatti la modalità sandbox, in cui non ci saranno limiti. Solo voi, la mappa e gli strumenti: potrete abbattere tutto senza cognizione di causa, senza costrizioni e senza vincoli. Avete sempre sognato di avere un ambiente virtuale che potesse replicare, in senso inverso, l’esperienza dei celebri mattoncini danesi? In questa modalità avrete risorse illimitate con un’abbondanza di veicoli: adesso sapete dove recarvi. Se invece il vostro spirito artistico vorrà prendere il sopravvento, ecco la Modalità creativa con la quale potrete divertirvi con la duttilità della voxel art. E magari, chissà, poi sfasciare tutto ugualmente.

Non vi basta ancora? Che ne dite allora delle sfide a tempo o delle mod sviluppate dalla community, alcune davvero fuori di testa ed imprevedibili?

Ci sono anche armi nel vostro arsenale.

Insomma, di carne al fuoco in Teardown ce n’è ed è indiscutibile. Tuttavia è giunto il momento di venire al nostro più grande quesito. Oltre alla distruzione, cos’altro offre il titolo?

La domanda è semplice, la risposta invece piuttosto complessa. Dovendo essere sintetici, la produzione offre molto a chi avrà voglia e pazienza di dedicarsi alle sue regole. Se la campagna offre un piacevolissimo twist sui rompicapi ambientali, lo stesso non possiamo dire sulla sua immediatezza. Calarsi nelle logiche di Teardown può sembrare facile, ma diventa velocemente impegnativo, se non addirittura a tratti frustrante. Se poi invece non vi interesserà molto dedicarvi ai colpi funambolici, avrete le altre modalità votate alla distruzione pura e semplice… ma siamo sicuri che spaccare tutto non diventi un’operazione noiosa, a lungo andare? Probabilmente Teardown da il meglio di sé proprio a coloro i quali sapranno adottare la giusta forma mentis e, chissà, goderselo a piccole dosi.

Commento finale

Teardown, inutile negarlo, è una produzione decisamente affascinante. La possibilità di plasmare integralmente con le proprie azioni il mondo di gioco è un concetto appannaggio di pochissimi altri titoli. Tuxedo Labs segna dunque, in questo senso, un grande traguardo per le produzioni indipendenti regalando una sperimentazione gratificante e stratificata. Al tempo stesso, le componenti più squisitamente ludiche non sono altrettanto ammalianti anche a causa di una immediatezza non sempre ideale. Il risultato è un titolo tanto divertente quanto suscettibile di diventare velocemente noioso a seconda della vostra risposta alla domanda: quanto vi piace la distruzione?

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7.5

Teardown


Teardown, inutile negarlo, è una produzione decisamente affascinante. La possibilità di plasmare integralmente con le proprie azioni il mondo di gioco è un concetto appannaggio di pochissimi altri titoli. Tuxedo Labs segna dunque, in questo senso, un grande traguardo per le produzioni indipendenti regalando una sperimentazione gratificante e stratificata. Al tempo stesso, le componenti più squisitamente ludiche non sono altrettanto ammalianti anche a causa di una immediatezza non sempre ideale. Il risultato è un titolo tanto divertente quanto suscettibile di diventare velocemente noioso a seconda della vostra risposta alla domanda: quanto vi piace la distruzione?

PRO

Tecnicamente e graficamente solido | Le meccaniche legate alla distruzione funzionano bene e sono divertenti | Le modalità presenti garantiscono una longevità potenzialmente elevata |

CONTRO

Non aspettatevi una grande narrativa dalla campagna | A volte la fisica non risponde come vi aspettereste | Se la distruzione non è tutto per voi, potreste annoiarvi dopo qualche ora |
Danilo Di Gennaro
Danilo Di Gennaro
Viaggiatore nel tempo, utilizzatore della Forza, ex SOLDIER di 1° classe. Accanto ad una passione incrollabile verso il media videoludico da oltre 30 anni, nel tempo mi appassiono quadrimensionalmente a tutto ciò che proviene dal Giappone, nonché a cinema, serie tv, supereroi e molto altro. Allons-y.

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