Recensione Everybody's Gone to the Rapture

Cosa farete quando tutto sarà finito?

Versione testata: PlayStation 4.

La leggenda narra che ogni cento giochi che fanno rumore ne venga sviluppato uno silenzioso. Esso fa parte di quella piccola cerchia di perle che passano per la maggior parte dei casi inosservate, e se vengono notate avviene quasi per caso, come in sogno, su suggerimento di qualcuno: una voce di un amico, una citazione di un altro sviluppatore. The Chinese Room e Santa Monica Studio hanno creato anche questa volta una perla silenziosa. Si chiama Everybody’s Gone to the Rapture. Un gioco che non fa rumore, che è leggero, e che per questo riesce a far sognare come pochissimi altri riescono a fare.

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“Quando nel cielo apparirà un segno straordinario, sappiano gli uomini che prossima sarà la punizione del mondo”

Tutto è finito. Non c’è più nessuno. Le strade sono deserte, le porte delle abitazioni socchiuse. Il sole illumina un parco desolato, i giochi per i bambini giacciono abbandonati. Le auto sono per strada, come se qualcuno fosse fuggito e le avesse lasciate indietro. Ma nessuno è fuggito, e non sono state lasciate indietro. E’ l’apocalisse e gli abitanti di questo piccolo sobborgo inglese sperduto tra le montagne dove si svolge la nostra storia, non ci sono più. Non vi diremo dove sono andati. Non vi diremo per quale motivo non c’è più nessuno. Questo lo scoprirete voi. Quel che vi diremo è che voi, solo voi, siete ancora vivi. Per qualche motivo avete attraversato le campagne più a valle, e siete arrivati in città. Ora bisogna capire come tutto ha avuto inizio, o meglio, come tutto ha avuto fine.

Ripercorrerete le ultime ore e gli ultimi giorni di chi c’era, prima che tutto finisse: per l’esattezza quelli di sei personaggi. Stralci di vita gettati per terra, ricordi, qualche suono indistinto. Ricostruirete come potrete la vicenda. Di più non possiamo dirvi – dirvi qualcosa significa farvi capire anche troppo, e questo è un titolo in cui ogni singolo sguardo, cenno, gioco di luce, suono, oggetto, porta, lampione è importante. Se volete fare un regalo a voi stessi, semplicemente vivetelo. La storia è tutta qui: mondo finito, voi vivi. Ma siete soli. E questo fa paura.

Seguirai la luce

Everybody’s Gone to the Rapture è un’avventura in prima persona. Davanti a voi sarà l’intero mondo di gioco, abbastanza ampio da richiedere venti minuti per attraversarlo in lunghezza. In esso vi muoverete per cercare indizi, per capire. Sin dall’inizio sarà forte la sensazione di essere sul punto di perdersi: le strade sono tante. Come saprete dove andare? Seguirete la luce. Vi condurrà dove dovrete essere. Dove dovrete essere? Ovunque crediate che sia giusto recarsi. L’importante è capire. Sceglierete voi come arrivare dove dovete andare, ma nessuno vi costringerà a seguire per forza una precisa strada. Non ci sono nemici, non si combatte. Non ci sono armi, non si spara. Non ci sono persone, non si parla. Siete soli nella campagna inglese, soli al mondo. Per questo avrete sempre i brividi a fior di pelle, come se fosse un horror. Ma senza infarti.

Everybody’s Gone to the Rapture è uno storytellingNon c’è un unico modo per proseguire nella storia. Le vostre decisioni in determinati punti causeranno cambiamenti, diversi approcci porteranno a diversi risultati. Non potrete tornare indietro. Non potrete non perdere qualcosa, anche una minima cosa lungo la strada. La chiave è la rigiocabilità. Una volta concluso il viaggio, che dura circa quattro ore nella sua completezza, ricominciate: scorprirete cose nuove, percorrerete vie diverse. Con gli occhi del dopo si capisce meglio il prima.

Everybody’s Gone to the Rapture è un’avventura personale: dovete giocare da soli, dovete essere soli. Altrimenti la magia si perde. Non è pensato per il multiplayer o per serate con gli amici. La fine del mondo non si vive in compagnia. Mettete delle cuffie, spegnete il cellulare, mandate vostro padre a fare la spesa: solo così potrete assaporare le sensazioni, le impressioni e i ricordi che il gioco ha da offrire. E ne ha da offrire tanti.

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Il suono dell’apocalisse

Il motivo per cui vi abbiamo consigliato le cuffie non è meramente strumentale, non serve solo ad isolarvi. Serve a farvi gustare appieno l’elemento migliore dell’intera produzione: il comparto sonoro. La colonna sonora è semplicemente divina. Orchestrata con una bravura magistrale, sarà anche raccolta in una versione fisica che speriamo un giorno sia in vendita ovunque. I suoni dell’apocalisse sono l’accompagnamento imprescindibile all’avventura: non sono suoni funerei, nè inquietanti, anzi presentano melodiosi cantabili. Sono suoni necessari, che spiegano l’ineluttabilità della fine semplicemente sfruttando le note. E’ la musica che ci sarà quando finirà il mondo, ma nessuno la ascolterà. Potete farlo ora, siete ancora in tempo.

Graficamente, anche gli occhi sono soddisfatti. Ma forse “soddisfatto” è un termine che sa molto di stanza di ospedale, o di un lavoro scritto al computer, o di un allenatore di calcio. Riproviamo: graficamente, anche gli occhi sono impressionati. Già meglio. Perchè non è tanto un problema di definizione e risoluzione grafica, comunque  ottime grazie a un sapiente sfruttamento del CryEngine 3: è un problema di saper rendere un villaggio tra le montagne, circodato da infinite campagne, dove la vita è finita, e non si sa perchè. Everybody’s Gone to the Rapture ci riesce dannatamente bene. E lo fa con giochi di luce impressionanti, con colori vivaci, con ombre definite e tristi, con edifici spenti ma che fino a qualche ora prima per qualche assurdo motivo si capisce come fossero ancora accesi. Non è la perfezione, perchè la perfezione non esiste: ma ci si avvicina molto.

Commento finale

Everybody’s Gone to the Rapture non è un gioco come normalmente siamo abituati a concepirli. Qualcuno si lamenterà che è qualcosa di meno, ma mandatelo al diavolo: non è vero, è qualcosa di più. Everybody’s Gone to the Rapture è un’avventura misteriosa, una storia, un racconto. E’ inquietante, triste, curioso. Non chiede altro che spostarsi per il villaggio, indagare, capire, ricostruire. Vi farà interagire con gli oggetti, niente di più. Prima di comprarlo, guardate il trailer. Se il trailer vi fa venire voglia di essere lì, allora procedete all’acquisto e godetevi il viaggio. Se il trailer vi lascia con la sensazione di non aver visto nulla, lasciate stare. Non fa per voi. Il silenzio è per pochi.

Pro Contro 

– Un nuovo modo di approcciarsi alle avventure grafiche
– Una storia che vi porterà a giocarlo tutto in una volta
– Un comparto sonoro da applausi interminabili
– A tratti lascia spaesati
– Richiede attenzione e predisposizione emotiva
– Quasi impercettibili effetti di pop-up
  Voto Globale:  85
 
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PRO


CONTRO

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