Recensione NioH

Articolo di · 6 Marzo 2017 ·

NiohExt2 - Recensione NioH

Il re benevolo è nato

Esclusiva PlayStation 4

Figlio agognato di una pluripara attempata quale è il Team Ninja e dopo una gestazione durata quasi tre lustri Nioh ha visto la luce. Dal lontano 2004, primo riferimento storico al titolo, ne abbiamo visti di poligoni e texture , si è passati da una generazione all’altra di console e l’approccio al gioco è sensibilmente cambiato. D’altra parte chi vi parla non recensisce un titolo da tempo, per scelta, nell’attesa inutile ed estenuante di poter rivivere l’ispirazione che promana da una grande opera. L’ora X era impostata sulla data d’uscita di Shenmue 3, una ventata di poesia che mancava da troppo tempo e tuttavia a scaldare il mio animo ludico è bastato l’annuncio di Mass Effect Andromeda che di qui a qualche giorno potrà appropriarsi dei nostri pad. Nell’intento di ingannare il tempo, l’attenzione del sottoscritto, di per sé già troppo libera e poco diligente, si è focalizzata sul nuovo arrivato tra i “soulslike”, questo che dalle prime immagini rosso sangue appariva un nuovo action game ammazza tutti.

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Nella mia mente innamorata di armi bianche, ninja e yakitori, immaginavo il nuovo Hayabusa volteggiare per le strade di una Tokyo antica, tagliando teste a destra e a manca; il solo riferimento al Team Ninja mi ha spinto ad approvvigionarmi di patatine, snack e bibite gasate, immancabili compagne di viaggio dei mei joypad, pronto a lanciarmi in una passeggiata di salute, fiducioso delle mie abilità di giocatore oramai “con esperienza” (semplice eufemismo per nascondere l’età anagrafica dello scrivente ndr.). Mi sbagliavo..ah, se mi sbagliavo!. Questa recensione è pertanto il racconto franco e sincero di chi pur portandosi dietro un discreto bagaglio di esperienza videoludica, è a digiuno del nuovo genere che pare aver monopolizzato le discussioni di tanti appassionati anche in redazione e che tra le sue fila ora può annoverare di pieno diritto, oltre ai Demon/Dark Souls e all’acclamato Bloodborne anche questo Nioh.

NioH, letteralmente “il re benevolo” (ma quanto siamo bravi tutti grazie a Wikipedia?) , è ambientato in epoca Sengoku, coincidente con il periodo che va dal quattordicesimo al diciassettesimo secolo, nel quale il Giappone era attraversato da guerre intestine tra gli innumerevoli feudi che lo componevano. Il teatro degli scontri era fecondo per le storie con protagonisti gli “spiriti” (yokai) ed eroi, fossero essi ninja, samurai o semplici soldati. Nel caso di NioH pur attingendo alla corposa mitologia giapponese che ha ispirato innumerevoli opere videoludiche, letterarie e cinematografiche, il team di sceneggiatori ha creato un mix tra iconografia occidentale e bestiario orientale in cui il ruolo di protagonista è assunto da un samurai dalle fattezze forse sin troppo Hollywoodiane, con quei capelli colore argento e lo sguardo penetrante. Il suo nome è William e si trova nel bel mezzo di una guerra mondiale (nel senso del coinvolgimento delle maggiori potenze del mondo allora conosciuto) tra la invincibile armata spagnola e l’esercito della regina Vittoria.

Sullo sfondo del conflitto la ricerca della pietra filosofale che nel gioco prende il nome di Amrita, in grado di fornire quell’immenso potere necessario ai due eserciti in lotta per sbaragliare l’avversario definitivamente. Ma l’Amrita, la pietra filosofale di Nioh, oggetto alchemico dal potere imprevedibile ed incontrollabile, è fonte di guai per il nostro bel samurai, il quale, a partire dalla fuga dalla torre di Londra, nido oscuro e cupo, diletta casa di migliaia di corvi, giungerà sulle sponde di una piccola isola dove farà ricorso alle proprie abilità da guerriero, alle arti magiche ed a tanta pazienza per affrontare i numerosi briganti ed i malvagi yokai che lo attendono; nell’impresa dovrà necessariamente assorbire quanta più energia spirituale (anime/amrita) possibili, operazione questa che appare sin dall’inizio tutt’altro che facile. E’ inutile raccontarvi lo storyline, il motivo è sempre lo stesso: il bene ed il male, opposte fazioni, mostri cattivi, imprevedibili amici e chi più ne ha più ne metta. Vi basti sapere che il vostro acerrimo nemico è Edward Kelley, alchimista inglese, il quale, dopo aver imparato il segreto di trasformare il piombo in oro, è riuscito a trasformare gli esseri umani in mostri e rianimare i cadaveri.

Questione di ritmo…Ki

Quello che è necessario invece riferire è che a primo impatto, a causa della saccenza videoludica che mi porto dietro, ho stupidamente sottovalutato il sistema di gioco, ho saltato il tutorial ed ho provato a fare l’eroe; ma quando a seguito di decine di caricamenti dall’inizio ho avuto modo di leggere l’avvertimento a video che evidenziava la stoltezza del guerriero che si lancia a capofitto verso una morte certa, ho improvvisamente compreso la necessità di studiare a fondo il combat system prima di provare a dominarlo. Non ho nascondo l’intenzione immediata di abbandonare il titolo dopo gli innumerevoli tentativi di ammazzare – ovviamente senza riuscirci – tutti i nemici che mi si paravano davanti, guerrieri ostici e armati di tutto punto i quali mi costringevano, inesorabilmente, a ricominciare d’accapo, con gravissime perdite di amrita e con altrettanto grave nocumento per i miei nervi.

Solo dopo aver padroneggiato lo schema dei comandi, le sequenze di attacco e difesa nonché il ritmo “Ki”, ho abbandonato l’idea di distruggere a pedate la mia PS4 facendo più rumore possibile, anzi, dopo circa dieci ore, ho sinceramente ringraziato il fatto di dover recensire il titolo, circostanza questa che non mi ha permesso di abbandonare il gioco come avevo ardentemente desiderato dopo che le mie dita avevano più volte gridato vendetta contro le guardie della torre di Londra e contro le loro odiosissime lance.

Tralasciando le difficoltà di gioco – sarò diventato un pappamolle videoludico? – è bene approfondire qualche aspetto generale prima di consigliarvi se acquisare o no il gioco.

Ho già parlato dei soulslike e del genere a cui Nioh si ispira? Forse, ma repetita iuvant dicono i più pedanti tra noi. Questo titolo, come la stragrande maggioranza dei giochi in circolazione, non è il primo del suo genere, prima di Nioh ne sono venuti tanti, a qualcuno potrebbe venire in mente Dark Souls a me ha ricordato piacevolmente Genma Onimusha, tuttavia quando si è in là con gli anni si comprende finalmente che l’importante nella vita non è tanto essere i primi quanto fare bene le cose. Il Team Nija ci è riuscito grazie all’impressionante complessità del gameplay, capace di conferire godibilità all’estenuante e continua ripresa di gioco dopo i massacri subiti ad opera degli innumerevoli mostri e soldati di cui è disseminato il gioco. Il nostro eroe è infatti dotato di armatura e tutta una serie di armi (spade, katane, lance, kusari, asce, archi, fucili, esplosivi), è accompagnato da spiriti guerrieri in grado di trasformarsi in vere e proprie armi viventi ed ha il bisogno di raggiungere dei piccoli templi in miniatura disseminati lungo il tragitto dai quali è possibile ripartire in caso di disfatta nonché potenziare il protagonista, ricevere benedizioni, regolare la dotazione.

Qui e là William incontrerà dei piccolissimi e simpaticissimi esseri verdi, chiamati Kodama, impersonificazioni degli spiriti che vivono negli alberi di antica tradizione nipponica, in giro, ben nascosti, ce ne sono 150 , una volta trovati e riaccompagnati al “tempio” rilasciano degli utilissimi bonus da attivare a proprio piacimento.

Il combat system è tra quelli più completi in circolazione: oltre ad ogni tipo di strumento atto ad offendere e relative peculiarità, è possibile utilizzare ulteriori armi dalla lunga distanza, potenziare con magie elementali quelle equipaggiate, impiegare una serie indefinita di oggetti dalle più disparate proprietà, vendere ed acquistare prodotti, forgiare armi, trasferire qualità particolari da un accessorio ad un altro, all’insegna della più complessa e maniacale personalizzazione possibile.

Nonostante il grande impegno che riuscirete a profondere per avanzare, fino a che non avrete potenziato le caratteristiche di William, sarà quasi impossibile progredire, vi ritroverete più e più volte dinanzi ai carinissimi Kodama seduti sul tetto del tempio più vicino. In questa eterna lotta contro la morte, lo spirito guardiano sarà un alleato fondamentale per la nostra sopravvivenza; attivare la modalità arma vivente con il ricorso allo spirito guardiano (uno dei tre iniziali – lupo, squalo o falco – oppure quelli sbloccati durante il gioco) permetterà di superare avversari di gran lunga più forti di noi.

La storia principale è affiancata da missioni secondarie “facoltative” e tuttavia assolutamente necessarie in ottica di incremento delle proprie abilità (saranno utilissime quale vere e proprie “farm” di amrita) e da missioni crepuscolo, particolari missioni disponibili solo a determinate condizioni e per un tempo limitato in relazione a ciascun giorno. Grazie al pieno di amrita William potrà dunque potenziare le proprie caratteristiche ed avanzare di livello, questa è probabilmente la più grande qualità di Nioh: l’essersi presentato come un action game ed aver saputo far proprio, con grande maestria, il mondo RPG.  

Attraverso la mappa delle missioni è possibile accedere alla bottega del fabbro nella quale è possibile effettuare compravendite di oggetti, forgiare armi con l’utilizzo di materiali recuperati, affinare l’anima grazie alla fusione di armi con livelli e caratteristiche differenti, addirittura duplicare peculiarità di determinati oggetti attraverso la funzione “eredità”, mutare l’aspetto grafico degli oggetti con il pagamento della moneta corrente di Nioh, ovvero l’oro.

Altro elemento importante è la possibilità, anche durante la missione principale, di risvegliare guerrieri morti in determinati punti del quadro per affrontarli in combattimento, è altresì possibile, attraverso i templi, richiedere l’intervento di un altro giocatore in carne ed ossa, utilizzando il servizio online, quale “spalla” nella propria avventura. Su ogni cosa è necessario padroneggiare il ritmo “Ki”, ovvero la sequenza di guardia/attacco e recupero tipica del gioco, la combinazione scelta delle armi , corretta esecuzione del ritmo “Ki” e posizione di impugnatura delle armi (alta, intermedia e bassa) determina la buona riuscita della campagna principale.

Non è tutto amrita quel che luccica.

A fronte di un combat system godibilissimo, tuttavia, il comparto grafico soffre di notevoli limiti dovuti probabilmente alla quantità di poligoni e texture nonché di elementi riprodotti a schermo. Più volte il gioco soffre di popup, cali di framerate con la sgradevole comparsa di reticoli sovrapposti allo schermo, texture indefinite e l’eccessivo ricorso a colorazioni fin troppo scure che in alcuni tratti rendono indistinguibili gli elementi. Il titolo permette la scelta fra tre tipi di modalità di visualizzazione (azione, con 60 fps con risoluzione 720p; cinema a 30 fps con risoluzione di 1080p per PS4 oppure addirittura 4k per PS4 Pro; cinema con frame rate adattato alla situazioni); qualsiasi sia la scelta, il risultato, in termini di problemi con le texture ed i cali di frame rate, è il medesimo. Una nota di demerito particolare è da attribuire all’effetto “bagnato”, soprattutto in condizioni di pioggia, il riflesso climatico cielo/pioggia/fulmini appare infatti davvero poco realistico.

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Ulteriore elemento di disturbo è rappresentato dallo scarso livellamento delle capacità e della forza degli avversari. In alcuni casi ci si trova di fronte a nemici impossibili da sconfiggere, immediatamente dopo però, oppure al livello successivo, ci si trova di fronte a nemici particolarmente deboli, il tutto senza un apparente criterio logico, con una alternanza della difficoltà che almeno all’inizio disorienta il giocatore, ma che allo stesso tempo vi  costringe a non “dormire sugli allori”.

Il comparto audio accompagna degnamente la trama principale senza tuttavia particolari momenti memorabili: gli effetti sonori sono adeguati alle diverse situazioni mentre la colonna sonora appare un po’ sottotono se la si paragona alla grande qualità del gameplay. La traduzione in lingua italiana invece non è sempre impeccabile.

Davvero buona invece, anche per un titolo di questo tipo, la modalità multiplayer.  L’opzione “Aiuto” è una sorta di modalità cooperativa nella storia principale che anche dal punto di vista grafico appare più stabile della storia principale e offre al giocatore ore ed ore di puro divertimento.

Commento finale

In definitiva, NIOH è un titolo dalla grande complessità che merita di essere goduto fino in fondo, la longevità del gioco, grazie anche alle oggettive difficoltà nella progressione della storia, ne giustifica l’acquisto. Il comparto grafico, claudicante in alcuni punti, è tuttavia di livello; la costruzione di un vero e proprio mondo parallelo, la varietà degli stili ed il ricorso ad un combat system complesso, nonostante la trama non si distingua per originalità, è il segno evidente che siamo di fronte ad un nuovo ed avvincente blockbuster destinato a diventare nel tempo una saga di sicuro successo.

Pro Contro 
– Combat system difficile ed appagante
– Longevità altissima
– Nemici particolarmente ostici…
– difetti grafici frequenti e costanti
– … ma grado di difficoltà a volte sbilanciato
  Voto Globale: 85
 
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Criterion 10

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