A Way Out, la nostra recensione

A Way Out, la nostra recensione

Insieme verso la libertà!

Quando si tratta di sviluppare un videogioco, soprattutto al giorno d’oggi, bisogna mettere in conto anche un elevato livello di rischio in quanto il mercato videoludico attuale offre davvero tantissima scelta ed è molto difficile riuscire a distinguersi fra i titoli disponibili. Questo azzardo pesa ancora di più se si parla di piccoli team indipendenti, che cercano di concretizzare le loro migliori idee e di trovare poi un publisher disposto a credere in loro e pubblicizzare un prodotto in un ambiente che, come detto, è decisamente spietato data la mastodontica concorrenza.

Fortunatamente, però, esistono ancora giochi indie in grado di uscire dal limbo e convincere il grande pubblico: uno di questi è indubbiamente A Way Out, titolo sviluppato da Hazelight Studios e pubblicato da EA che ha una particolarità più unica che rara di questi tempi, ovvero il fatto di essere solamente giocabile in cooperativa. Ebbene sì, niente campagna in singolo o multiplayer competitivo: A Way Out è un’avventura da gustare esclusivamente in compagnia di un vostro amico, e lo si può fare sia in locale che online.

Attenti a quei due

Innanzitutto, ci sentiamo in dovere di fare una nota di merito al publisher: Electronic Arts, infatti, ha pensato bene di permettere ai possessori di A Way Out di invitare qualsiasi giocatore presente nella propria lista amici online senza che questo debba necessariamente avere un’altra copia per giocare. Una decisione, a nostro avviso, davvero ottima, in quanto pone sullo stesso piano chi ha qualche amico o parente con cui giocare fisicamente in split screen e chi, invece, preferisce cooperare online per svariati motivi.

Il titolo è ambientato nei primi anni ’70 e vede al centro della scena due protagonisti che rispondono al nome di Leo Caruso e Vincent Moretti. Entrambi sono finiti in gattabuia per diversi motivi che verranno svelati nel corso dell’avventura, ma ben presto scoprono di avere in comune una vecchia conoscenza nonché causa principale della loro carcerazione. Ed è così che comincia l’elaborazione di un astuto piano per evadere dalla prigione e vendicarsi a dovere del loro nemico numero uno.

Di per sé, non si tratta di una storia particolarmente originale ed inedita, ma il modo in cui A Way Out “narra” gli avvenimenti è capace di catturare l’attenzione dei giocatori e mantenerla ad alti livelli per tutta la durata del gioco, che si attesta attorno alle 6-7 ore.

A risaltare maggiormente nella produzione di Josef Fares, già conosciuto peraltro per aver diretto anche Brothers: A Tale of Two Sons, è però lo stile del gameplay: ognuno dei due giocatori può muoversi liberamente nell’ambiente indipendentemente dall’altro, ed è possibile ovviamente scegliere il personaggio che si preferisce oltre a cimentarsi anche in qualche azione di secondo piano che funge da minigioco. Insomma, si tratta di un titolo sicuramente lineare, ma non mancheranno alcuni momenti di “libertà” in cui, magari, osservare il proprio compagno intento a fare flessioni oppure scambiare qualche parola con altri detenuti. Il punto cardine dell’intera avventura, in ogni caso, sono la coordinazione e il gioco di squadra per far sì che ogni “tassello” si incastri perfettamente per proseguire nel gioco. Ogni giocatore, infatti, dovrà eseguire interazioni indipendenti che in molti casi prevedono un giusto tempismo, onde evitare di essere scoperti e mandare tutto all’aria. Ciò che poi stupisce di A Way Out – e che non può essere altro che un pregio di questi tempi – è come non sopraggiunga mai un senso di ripetitività, segno che i ragazzi di Hazelight Studios hanno lavorato egregiamente sotto questo aspetto proponendo un susseguirsi di eventi in continuo divenire senza mettere i giocatori di fronte a situazioni già affrontate in precedenza solamente per allungare il brodo. Insomma, ogni azione risulta sempre differente e questo non può che giovare anche alla storia, che scivola via con un buon ritmo lasciandosi gustare.

A fare da piccolo contrappeso ad un gameplay di buona fattura, però, c’è il fattore difficoltà. Il gioco, infatti, risulta tutto sommato semplice e non richiede particolare dimestichezza per essere giocato, pertanto vi basterà avere il senso della cooperazione e prestare attenzione ai vostri obiettivi per portare a termine l’avventura senza fatica insieme al vostro amico. E’ indubbio che lo sviluppatore abbia voluto renderlo un titolo accessibile alla maggior parte dei giocatori, ma con alcuni accorgimenti come una migliore reattività ed imprevedibilità da parte degli NPC a complicare maggiormente le cose, l’esperienza sarebbe stata ancora più godibile. In fin dei conti,  comunque, si tratta pur sempre di una formula trial and error, perciò è difficile restare bloccati nel gioco.

Dal punto di vista tecnico, A Way Out si appoggia all’Unreal Engine 4, che sul primo modello di PlayStation 4 generalmente resta ben ancorato ai 30 fps e mostra un livello di dettaglio tutto sommato buono, perdendo un po’ in antialiasing, definizione di particolari e presenza di personaggi a schermo per alleggerire il tutto (ciò a confronto con la versione PC). Di buona fattura, infine, sia la colonna sonora, in linea con il genere videoludico, sia il doppiaggio in inglese, mentre il gioco è interamente sottotitolato in italiano.

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Cons

Simone Rinaldi
Meglio conosciuto come "Ping" per gli amici e online, gioco dall'ormai lontano 2000. Cresciuto a pane e videogiochi a partire dalla prima PlayStation, nel tempo ho esteso i miei interessi anche all'ambito della tecnologia in generale, scoprendo un certo feeling con l'hardware PC. Le mie grandi passioni si sono poi trasformate in qualcosa di più concreto con l'entrata in 4News, grazie a cui ho avuto modo di vedere il mondo videoludico-tecnologico da una nuova prospettiva ed affrontarlo in modo più serio e professionale.

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