Recensione AEW: Fight Forever

AEW: Fight Forever è il nuovo videogioco sportivo dedicato al wrestling sviluppato da Yuke’s e pubblicato da THQ Nordic. Il titolo, segna il debutto su console domestiche e PC, della federazione americana di wrestling professionista “All Elite Wrestling (AEW)”.


Versione testate: PlayStation 5


Un po’ di storia

La All Elite Wrestling (AEW) – nata nel 2019 – è una federazione di wrestling professionista americana con sede a Jacksonville, in Florida. È considerata la seconda più grande “azienda” di wrestling negli Stati Uniti, dopo la WWE. Il successo della AEW – dovuto in parte anche alla grande disponibilità finanziaria (che ha permesso di “scippare” letteralmente diversi atleti della WWE) – è stato enorme, tanto da essere stata definita come “la prima azienda in grado di competere con la WWE dopo un’egemonia di quasi due decenni”. Insomma, fra show incredibili, come Dynamite (considerato il programma di punta della compagnia), Rampage, Collision, pay-per-view (PPV), come Double or Nothing, e speciali televisivi, era solo questione di tempo prima che il prodotto finisse per avere una trasposizione in salsa videoludica.

Fight Forever

Sono passati quasi tre anni da quando fu annunciato ufficialmente – all’evento speciale del 10 novembre 2020 AEW Games – il videogioco dedicato alla All Elite Wrestling. Lo sviluppatore scelto per la creazione del titolo è Yuke’s (con un background elevatissimo quando si parla di wrestling), che è tornato a “mettere le mani” su un prodotto dedicato allo “sport spettacolo”. Hiromi Furuta, produttore senior di Yuke’s, dichiarò che WWF No Mercy – pubblicato nel lontano 2000 – era alla base dello sviluppo – a causa della sua popolarità tra i fan del genere – e che Fight Forever non sarebbe stato destinato a rivaleggiare con la serie WWE 2K (qui trovate la review di WWE 2K23).

E lo si capisce sin dalle prime “battute” di gioco; dalla sua presentazione “scarna” a partire dalle “entrance”, un elemento fondamentale nel wrestling, che 2K – negli anni – ha saputo sfruttare e realizzare in maniera quasi egregia. Incredibilmente però, la scelta di Yuke’s e THQ Nordic è stata praticamente opposta, prediligendo l’azione immediata nel ring alla presentazione. Una scelta – a nostro giudizio – priva di senso e che va a ridurre di tanto l’immersività. Fortunatamente, una volta messo piede sul ring, ci si dimentica rapidamente delle pecche in termini di presentazione. L’azione, come anticipato, sebbene non priva di enormi difetti, è immediata e sicuramente molto più tendente all’arcade che al simulativo.

Nessuna pietà!

I comandi sono semplici e alla portata di tutti (tanto che anche il giocatore meno preparato potrebbe essere sorpreso dalle sua capacità). Triangolo è adibito al calcio, Quadrato al pugno e Croce alla presa. Ovviamente è possibile correre, usare l’Irish Whip per lanciare l’avversario verso/contro gli angoli o le corde del ring, interagire con gli oggetti e chi più ne ha più ne metta. A farci storcere il naso, ci ha pensato la meccanica di contrattacco, talvolta (diciamo spesso va, che è meglio) un po’ frustrante (quando l’avversario inizia a ingranare colpi su colpi, è davvero difficile uscirne indenni). Nello specifico, è necessario utilizzare i tasti L1 e R1 per bloccare rispettivamente prese e colpi e – alla prima occasione – fare un bel reverse attack. Ma purtroppo, il contrattacco non funziona sempre a dovere, anzi, il che lascia il giocatore in balia degli eventi, con la sola speranza di riuscire a rialzarsi alla prima occasione, o di “sopravvivere” alla finisher di turno.

Il giocatore/lottatore dispone di una barra che rappresenta il momentum; mettere a segno una mossa o schernire l’avversario, va a riempire una barra che permette di “attivare” una mossa caratteristica e successivamente una mossa finale. Se si subiscono troppi danni, le possibilità di uscire dallo schienamento saranno vicine allo zero. Tuttavia, la chiara indole arcade si rivela rapidamente problematica in termini di equilibrio. Come detto più su, la problematica meccanica del contrattacco, porta a scontri, oltre che casuali, anche unilaterali. In questo modo, la maggior parte delle partite possono essere concluse (in positivo o in negativo), nel giro di 1-2 minuti.

In compenso, le mosse sembrano buone e le animazioni sono fluide come ci si aspetterebbe da un team che ha lavorato su giochi di wrestling per decenni; in particolare le mosse Signature e Finishing sono proposte sul ring piuttosto bene, con un replay che dona quel qualcosa in più al loro effetto complessivo. Peccato per il ritmo – troppo lento – e per il movimento del wrestler a tratti goffo e innaturale.

Nonostante l’esperienza Yuke’s non è riuscita a fare un buon lavoro nelle partite tag team, dove l’IA avversaria riesce sempre a interrompere lo schienamento mentre il nostro partner sembra essere stato messo lì a fare quasi da spettatore. Detto questo, una volta capito che sarebbe stato meglio “vedercela da soli” – a suon di mosse Signature e colpendo rapidamente il tag partner dall’apron ring – ancora una volta, queste partite si sono risolte in un paio di minuti.

Sicuramente giocare con gli amici aumenta il divertimenti complessivo dato dal prodotto. Soprattutto se si selezionano match senza squalifica e si utilizzano i tanti oggetti presenti, fra cui skateboard, tavoli, sedie, barilotti esplosivi e tanti altri ancora, vi assicuriamo che vi divertirete da matti. Dulcis in fundo, non mancano schizzi di sangue e ferite evidenti.

C’è dell’altro?

Navigando nel menu è possibile “incappare” nello strumento/suite di personalizzazione/creazione del personaggio. Sebbene estremamente limitato, consente ai giocatori di costruire un lottatore, un team o un’arena personalizzato. Sono disponibili solo una manciata di volti, stile di capelli e capi di abbigliamento, ma è possibile settare entrance, set di mosse e il nome che annuncerà il lottatore che arriva sul ring. Non è abbastanza approfondito da consentire la creazione di uno dei tanti, anzi tantissimi wrestler del roster mancanti (ce ne sono soltanto 51) e non è possibile nemmeno condividere la propria creazione online, ma se volete affrontare la modalità carriera di Fight Forever con uno strampalato lottatore, potrete farlo senza problemi.

Road To Elite è – senza ombra di dubbio – l’attrazione principale di AEW: Fight Forever. Si tratta di “eventi” che si svolgono in quattro serie di quattro settimane. Si comincia selezionando il proprio lottatore e firmando un contratto con AEW. Dopodiché, i giocatori hanno quattro turni a settimana prima del match dovendo al contempo gestire il proprio momentum, l’energia e il benessere generale tra i vari match.

L’allenamento ridurrà la vostra energia ma vi ricompenserà con punti abilità che potranno essere spesi per migliorare le statistiche di base o acquistare abilità attive o passive, ma solo per un personaggio personalizzato. Per recuperare l’energia persa, sarà necessario recarsi ad un ristorante e consumere la prelibatezza locali. È possibile intraprendere visite turistiche, partecipare a talk show e prendere parte ai minigiochi, il tutto vi ricompenserà con moneta sonante, punti XP ed energia.

Una nuova trama si svilupperà durante ogni blocco di quattro settimane, che culminerà con un “pomposo” Pay-Per-View. C’è da dire – che sebbene non ci sia granché in termini di interazioni – le varie storie propinate, funzionano benino e fanno un buon lavoro in termini di varietà complessiva. Con un po’ di attenzione in più, Road To Elite, avrebbe potuto rappresentare qualcosa di veramente speciale. Così com’è, è una raccolta di idee interessanti eseguite strambamente.

Infine, se lo si desidera, è possibile partecipare ad incontri online.

Grafica e tecnica

I modelli poligonali sono a dir poco buffi, con fattezze quasi da “action figure”. Graficamente, il titolo non è per niente eccelso, e sembra quasi appartenere alla generazione videoludica passata. In termini prestazionali, il gioco funziona bene – con caricamenti quasi fulminei; sebbene non ci siano bug gravi da segnalare, in svariate occasioni però è capitato di vedere animazioni insensate, lottatori fluttuanti e, nostro malgrado, abbiamo sperimentato anche glitch e compenetrazioni. Le entrance, come detto, durano solo 5-10 secondi al massimo, e – in diverse – non è presente neanche la theme song reale senza considerare che durante i match non ci sono commenti di alcun tipo.

Insomma. Fight Forever sembra un titolo low budget a tutti gli effetti, ed è davvero strano considerando la quantità di denaro che la famiglia Khan ha speso per far arrivare la AEW dove è oggi. Se desiderano davvero continuare a portare la loro creatura su console e PC, devono fare di più soprattutto tenendo a mente che la grandezza del wrestling è data dalla presentazione dallo spettacolo, ed averla ignorata in Fight Forever, non è proprio il massimo. Da segnalare la mancanza di traduzione in Italiano.

Commento finale

AEW: Fight Forever è un tributo fedele ai giochi di wrestling a cavallo fra gli anni ’90 e ’00 – primo fra tutti WWF No Mercy – e lo si capisce a partire dal gameplay – chiaramente arcade – passando (o meglio navigando) ai menu (old style), fino ad arrivare ai wrestler, dalle fattezze incerte, spigolose e buffe. Purtroppo, sono passati più di vent’anni dai vari No Mercy, WWF SmackDown e dagli indimenticabili SmackDown VS Raw e WWE SmackDown! Here Comes the Pain ed il mondo, così come il wrestling è andato avanti e aver ostinatamente voluto portare un videogioco di wrestling che va sostanzialmente ad onorare ciò che è accaduto prima, fa di AEW: Fight Forever un titolo acerbo, privo di anima e dannatamente low budget, anche se il prezzo richiesto è quello dei più grandi AAA in commercio. La speranza, considerando che non avrà una pubblicazione annuale ma bensì verrà aggiornato in maniera cadenzata, è che il prodotto possa migliorare. Allo stato attuale, è difficile consigliare AEW: Fight Forever se non ai fan più irriducibili della All Elite Wrestling AEW.

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5.5

AEW: Fight Forever


AEW: Fight Forever è un tributo fedele ai giochi di wrestling a cavallo fra gli anni '90 e '00 - primo fra tutti WWF No Mercy - e lo si capisce a partire dal gameplay - chiaramente arcade - passando (o meglio navigando) ai menu (old style), fino ad arrivare ai wrestler, dalle fattezze incerte, spigolose e buffe. Purtroppo, sono passati più di vent'anni dai vari No Mercy, WWF SmackDown e dagli indimenticabili SmackDown VS Raw e WWE SmackDown! Here Comes the Pain ed il mondo, così come il wrestling è andato avanti e aver ostinatamente voluto portare un videogioco di wrestling che va sostanzialmente ad onorare ciò che è accaduto prima, fa di AEW: Fight Forever un titolo acerbo, privo di anima e dannatamente low budget, anche se il prezzo richiesto è quello dei più grandi AAA in commercio. La speranza, considerando che non avrà una pubblicazione annuale ma bensì verrà aggiornato in maniera cadenzata, è che il prodotto possa migliorare. Allo stato attuale, è difficile consigliare AEW: Fight Forever se non ai fan più irriducibili della All Elite Wrestling AEW.

PRO

Gioco alla portata di tutti | Omaggia al meglio i titoli di wrestling a cavallo fra gli anni '90 e '00 | Road To Elite è sicuramente l'attrazione principale del gioco ...

CONTRO

... così com'è, è soltanto una raccolta di idee interessanti eseguite strambamente | Presentazioni striminzite | Contromosse lasciate praticamente al caso | Roster scarno | Modelli poligonali goffi e datati | Prezzo elevato |
Riccardo Amalfitano
Riccardo Amalfitano
Videogiocatore sin dalla "tenera" età, amante anche di manga, cinema e serie TV. Ho dimenticato qualcosa? Sicuramente!

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