Recensione Batman: Arkham Knight

L’eroe che Gotham merita.

Versione testata: PlayStation 4.
A distanza di quattro anni da quell’Arkham City che ha rafforzato il mito di uno studio in grado di trasformare per sempre il modo in cui i supereroi possono interfacciarsi con il medium dei videogames, dopo anni di tie-in scandalosi, Rocksteady presenta il capitolo finale della trilogia di Arkham dopo la parentesi apocrifa di Arkham Origins.
Batman: Arkham Knight è sicuramente l’operazione più ambiziosa in cui la software house si sia cimentata: dare una degna conclusione ad una delle saghe di videogames più amate della passata generazione, rapportarsi con un hardware ancora relativamente giovane, ma soprattutto innovare un gameplay che sembrava aver dato tutto. L’operazione, lo diciamo da subito, è riuscita sin troppo bene ed anzi la maestosità del titolo potrebbe addirittura lasciarvi spiazzati.
 
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La mente non resiste oltre un certo punto

Il titolo si apre in maniera inaspettata, nel loculo di un obitorio dove Joker sta per essere cremato. Sono passati sei mesi dagli eventi narrati in Arkham City e l’uccisione del Joker ad opera di Talia ha privato Batman della sua nemesi storica, senza la quale sono in tanti a credere non ci sia più bisogno del cavaliere oscuro.

Un nuovo, antico nemico è tuttavia alle porte della città e questa volta la sua minaccia è la più grande che il pipistrello si sia mai trovato ad affrontare. Lo Spaventapasseri è infatti riuscito a sintetizzare una nuova e potentissima tossina killer in grado di disturbare la psiche delle sfortunate vittime a tal punto da spingerle in un vortice di pazzia omicida. Lo Spaventapasseri minaccia di colpire l’intera città grazie al supporto di un esercito e di un nuovo misterioso personaggio, il cavaliere di Arkham. E’ indubbio che la minaccia paventata da Crane ricalchi in maniera evidente quella che in Batman Begins (capitolo iniziale della trilogia di Nolan) Raz Al Gul rivolgeva alla città di Gotham con l’aiuto proprio dello Spaventapasseri. Se però nell’opera cinematografica citata l’impressione è quella di assistere alla nascita di un eroe, in Arkham Knight l’atmosfera appare quasi di rassegnazione, di accettazione tacita di quel sacrificio ultimo che è richiesto ad ogni eroe.

Batman: Arkham Knight, se si esclude una prima fase in cui la narrazione appare un po’ troppo lenta e frammentata, forse anche per colpa dei tanti elementi di novità del gameplay introdotti in questo capitolo e di cui Rocksteady ha voluto far sfoggio sin da subito, ci trasporta in maniera profonda e magistrale nelle paure e nelle insicurezze dell’uomo Bruce Wayne e della sua controparte mascherata. Queste paure sono personificate nella figura del Joker, che dopo l’esposizione alla temibile tossina dello Spaventapasseri si manifesterà nella mente del nostro eroe diventandone il suo lato oscuro, un aspetto questo da troppo tempo nascosto e imprigionato e ora desideroso di prendersi la parte che gli spetta. Il nostro Batman avvinto nelle sue paure, nel vano tentativo di difendere tutti, così come in Dark Knight Rises pare agognare la morte, intesa quale ultimo atto di liberazione e sacrificio necessario.

Si può avere nera?

Ad una trama che tra colpi di scena e cambi di punti di vista potrebbe inizialmente disorientare il videogiocatore, si aggiunge un gameplay che ha oramai raggiunto una vastità tale da poter essere soltanto con enorme difficoltà rinchiuso negli stilemi dell’action game classico. Certo, c’è il Flow Combat System, oramai marchio di fabbrica di tanti titoli del publisher Warner Bros., qui reso ancora più efficace da coloro che lo hanno creato; c’è il combattimento stealth, un sistema di upgrade gadget che sfiora le meccaniche degli action RPG di stampo occidentale, ma c’è soprattutto un open world enorme, una città che, sebbene abbandonata in seguito alla minaccia dello Spaventapasseri, è ancora ricca di cose da fare.

Pensare di potersi muovere in questo enorme open world, cinque volte più grande di quello di Arkham City, semplicemente utilizzando il rampino era ridicolo, ed ecco perchè la Batmobile non è soltanto una piacevole novità, ma una vera e propria necessità. Ma non è soltanto una questione di spostamenti. Le tradizionali meccaniche di gameplay studiate da Rocksteady sembrano piegarsi davanti alla ingombrante presenza della Batmobile, non soltanto mezzo per spostarsi da un punto A ad un punto B, ma elemento essenziale per superare ostacoli o nemici, risolvere enigmi ambientali e trarre d’impaccio Batman da soluzioni apparentemente senza via d’uscita. La Batmobile, infatti, potrà essere controllata in remoto per aggirare i nemici e fornire assistenza durante le fasi di combattimento. Ancora, potrà essere utilizzata per aprire varchi inaccessibili o fornire elettricità a dispositivi elettronici grazie ad un apposito rampino elettrificato. Il rampino stesso, infine, potrà essere utilizzato per sollevare oggetti, distruggere tubature e permettere il passaggio del nostro eroe. Il tutto conferisce una enorme varietà alle possibilità di azione dell’uomo pipistrello.

Non mancano inoltre situazioni studiate appositamente per la Batmobile, come le sessioni di guerra tra tank, in cui vi troverete ad affrontare droni corazzati. Con la pressione della levetta analogica sinistra la Batmobile si trasforma in un vero e proprio carroarmato, dotato di missili e mitragliatore. La manovrabilità del veicolo cambia, trasformandosi in una sorta di hovercraft in grado di muoversi e di scartare in ogni direzione, anche con l’ausilio di postbruciatori, utili ad evitare i colpi nemici la cui traiettoria è segnalata da linee rette di colore rosso o azzuro. Colpendo i nemici ed evitando di subire i loro attacchi, sarà possibile sbloccare i missili a ricerca di calore, che colpiranno in automatico i vostri avversari una volta sganciati.
Già dopo poche ore, tuttavia, abbiamo cominciato a perdere interesse in queste sessioni di combattimento tra veicoli corazzati, troppo uguali a loro stesse e la cui presenza appare sin troppo forzata in alcuni frangenti. Più divertenti, invece, le sessioni in cui dovrete abbattere veicoli speciali, come ad esempio un elicottero da guerra senza pilota.
 
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Nel complesso, la varietà garantita dalla Batmobile è enorme, tuttavia anziché lasciarvela scoprire a poco a poco, Rocksteady vi butta immediatamente nella mischia con un evidente rischio di “overdose”. La scelta, sicuramente suggestiva, suscita qualche perplessità poichè rischia di lasciare spaesato il giocatore proprio nelle prime ore di gioco quando piuttosto il titolo dovrebbe offrirvi una curva di apprendimento più graduale. La conseguenza è l’impressione che il titolo ruoti tutto intorno alla presenza del veicolo, piuttosto che il contrario. Se avrete la pazienza di attendere, però, progredendo nella storia questo aspetto verrà ridimensionato e il personaggio di Batman, con la sua consueta dotazione di gadget, con la sua vena investigativa e soprattutto con le potenzialità della bat tuta, tornerà ad essere centrale.

Una piacevole novità introdotta con l’upgrade della tuta sarà il cosiddetto KO terrore, che vi permetterà, una volta che vi sarete avventati dall’alto sul primo malcapitato, di avviare una sequenza slow motion (una sorta di bullet time) con la quale mandare KO gli avversari, fino ad un massimo di 3, con una serie di scatti felini. Guadagnando punti abilità sarà possibile poi portare a 4 il numero di nemici atterrati contemporaneamente, in modo tale da liberare in pochi secondi una intera stanza presidiata da uomini armati.

Se ancora tutto ciò non bastasse, Rocksteady ha pensato bene di introdurre nel collaudato combat system la modalità Dual Play con la quale, attraverso la pressione di un tasto, passare al controllo di un personaggio alleato di Batman (Robin, Nightwing e Catwoman) e compiere devastanti combo.
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L’enorme estensione della mappa, l’innumerevole quantità di gadget e di alternative nella soluzione degli scontri, oltre al grande numero di quest secondarie, alcune di queste piuttosto interessanti, garantiscono circa 12 ore di gioco per la trama principale a cui se ne vanno ad aggiungere almeno altre 20, volendo completare le quest secondarie e quelle dell’Enigmista.

Mai sottovalutare Gotham City

Dal punto di vista tecnico, l’enorme sforzo richiesto alla vostra Playstation 4 per reggere la mole di una città come Gotham in 1080p e con un frame rate bloccato a 30 fps è testimoniato, se mai ce ne fosse stato bisogno, dall’assordante rumore delle ventole, soprattutto in queste asfissianti giornate di canicola. Il lavoro svolto da Rocksteady con questo Arkham Knight è immenso e ci restituisce una città ricca di dettagli e viva come non mai, sebbene la densità criminale rispetto a Arkham City sia più limitata viste le dimensioni della mappa di gioco. Il gioco fa un ampio uso di effetti particellari e glare ed in generale si avverte che il motore di gioco, l’Unreal Engine 3, sia stato spinto ai suoi limiti estremi. Forse avremmo gradito una maggiore pulizia visiva laddove invece appare evidente un aliasing un po’ troppo marcato, ma ci rendiamo conto che probabilmente l’hardware console, per quanto potente, non sia ancora pronto (e il rimpianto per una versione PC venuta fuori così male è ancora maggiore).

Buono il sonoro, ma proprio non riusciamo a farci andare giù il doppiaggio in italiano che, soprattutto per alcuni personaggi come il Commisario Gordon o per altri comprimari, in alcuni frangenti di grande pathos ci è apparso sottotono, apatico o fuori contesto. Un’altalena insomma, seppure con una netta predominanza di momenti emotivamente coinvolgenti.

batman arkham knight screenshot 8

Commento finale

Batman: Arkham Knight è l’ultimo capitolo dedicato all’uomo pipistrello realizzato da Rocksteady; con esso si chiude un ciclo e una saga epica e, per dirla tutta, difficilmente avremmo potuto chiedere di più. Batman: Arkham Knight è un gioco straordinario che farà la felicità di tanti, garantendovi ore ed ore di azione mozzafiato a patto che non ci si faccia confondere dalla sua indubbia maestosità.

Pro Contro 
– La degna conclusione di una saga epica
– Tecnicamente impressionante
– Gameplay incredibilmente vario…
– …così tanto da lasciarvi spiazzati
– Batmobile un po’ troppo invasiva
– Sezioni tank alla lunga ripetitive
  Voto Globale: 90
 
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Arturo D'Apuzzo
Arturo D'Apuzzo
Nella vita reale, investigatore dell’incubo, pirata, esploratore di tombe, custode della triforza, sterminatore di locuste, futurologo. In Matrix, avvocato e autore di noiosissime pubblicazioni scientifiche. Divido la mia vita tra la passione per la tecnologia e le aride cartacce.

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