Recensione Gli occhi del diavolo

Se partite dalla premessa che questo sia un “eccellente” film horror “skippate” e andate oltre. L’idea di base, è sì interessante ma viene purtroppo rovinata da una scenografia approssimativa e prevedibile che distrugge le (poche) cose buone presenti in questo film.

Ma andiamo con ordine e scopriamo pregi e difetti della pellicola di Daniel Stamm.

Trama del film

Suora Ann (Jacqueline Byers), a causa di un brusco trauma, è affascinata dall’esoterismo e nello specifico delle possessioni demoniache. Proprio per questo suo (macabro) interesse, ambisce a diventare esorcista in un istituto teologico e cattolico di Boston, uno dei pochi fondati dal 2018 visto che precedentemente solo in Vaticano si poteva studiare questa particolare “disciplina”, che insegna tali pratiche agli ambiziosi e coraggiosi preti che vogliono praticarla. Tuttavia, per lei, c’è solo un “problema”: Ann è una donna, e in quanto tale, non può essere ammessa agli studi poiché un emendamento cristiano prevede che l’esorcismo non faccia eccezioni al gentil sesso essendo, principalmente, un lavoro per soli “uomini”. Ann, dunque, si trova a svolgere nell’istituto un lavoro secondario come suora/infermiera. Questa scuola collabora con un istituto di psicologia per studiare/curare casi di pazienti reputati, appunto, posseduti.

Tuttavia, proprio a causa di un brusco incidente con uno di questi, Ann rivela inconsciamente di possedere delle doti naturali nel sconfiggere il demonio che le vengono riconosciute dal professore/prete (Colin Solomon) e che, in barba agli emendamenti cristiani, la prende sotto sua guida rendendola, di fatto, la prima donna esorcista al mondo. Nonostante queste premesse, il male la perseguita e con essa anche alcune buie vicende del suo passato che sembrano perseguitarla. Suor Ann si troverà in una battaglia che la vede combattere per liberare l’anima di una bambina vittima del diavolo e di cui, le sue caratteristiche, le sembrano ricordare un demone che aveva già affrontato in passato. Riuscirà a sconfiggere il demonio?

Pro e contro

Cosa si può dire di questa pellicola: Praticamente nulla di particolarmente innovativo o che non sappia di “già visto”; l’argomento principale, ovvero l’esorcismo, è sicuramente una tematica interessante che però, nel mondo della cinematografia horror, ormai, ha ben poco da dire/raccontare specialmente dopo che il capostipite del genere, ovvero “L’esorcista” di William Friedkin, aveva già raccontato molto. Il regista di questo film, Daniel Stamm, ha provato in qualche modo a rinnovare il cliché dell’esorcismo (e degli esorcisti) raccontandoci una storia da un punto di vista femminile, strizzando quindi l’occhio al politically correct e al movimento femminista, cercando di unire diversi argomenti partendo da un presupposto tipicamente horror.

Uno di questi che emerge riguarda la parità di genere lavorativa in un contesto che però, tuttavia, appare abbastanza insolito e forse fuori luogo. Sono presenti anche temi contemporanei inerenti la maternità, la psicologia e le psicosi oltre che di cronaca (purtroppo) nera quali ad esempio il delicato argomento inerente allo stress post traumatico dovuto agli stupri e le relative conseguenze da essi.

Ognuna di questa tematica viene introdotta con dei cliché, e nonostante gli esiti (abbastanza prevedibili) delle vicende che seguiranno (dovute, probabilmente, a un disastroso lavoro di sceneggiatura), il film risulta comunque scorrevole e godibile anche grazie al buon lavoro fatto dalla fotografia e dalle scenografie cupe e realistiche al punto giusto.

Buon lavoro dal punto di vista attoriale di Jacqueline Byers: che riesce a convincere nel ruolo della protagonista prete/suora e di rendere comunque drammatiche alcune circostanze dove il dramma era necessario anche grazie alla bravissima (quanto inquietante) Posy Taylor, giovane attrice che interpreta Natalie, la misteriosa bambina posseduta dal demonio.

Per quanto riguarda l’orrore, purtroppo, ci troviamo a dirvi che questa pellicola soffre di un “male” che non è dovuto al demonio ma di una dinamica di cui, purtroppo, i film horror moderni soffrono: ovvero creare delle atmosfere che incutono timore ma in cui, il vero orrore, ricade però in pochi meri secondi sprecando il pathos della paura per sacrificarli in quelli che nel gergo videoludico verrebbero chiamati “jumpscare” ovvero frazioni di pochi secondi dove appaiono magari immagini inaspettate che ti fanno letteralmente saltare dalla sedia. Ma sono appunto attimi. Nel caso di questo film sono pochi, prevedibili e, cosa gravissima, non sortiscono l’effetto sperato. Un vero peccato visto l’enorme potenziale orrifico presente nella storia che viene però sprecato in favore di quest’ultimi.

Inspiegabile anche la scelta promozionale di posizionare questo film horror nelle sale cinematografiche nel periodo che precede praticamente Natale (è arrivato in sala il 24 novembre), quando probabilmente avrebbe riscosso più pubblico e successo intorno al periodo di fine ottobre sfruttando magari l’onda emotiva di Halloween.

Commento finale

Gli Occhi del Diavolo è un horror che non pretende molto, è un prodotto pieno di stereotipi visti e rivisti e che, nonostante l’introduzione di un personaggio femminile in un ambito maschile come quello degli esorcismi, non presenta grandi novità strutturali e sembra solo voler parzialmente omaggiare i grandi classici del genere come l’esorcista. Il film è disponibile al cinema dal 24 novembre.

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Recensione Gli occhi del diavolo


Gli Occhi del Diavolo è un horror che non pretende molto, è un prodotto pieno di stereotipi visti e rivisti e che, nonostante l'introduzione di un personaggio femminile in un ambito maschile come quello degli esorcismi, non presenta grandi novità strutturali e sembra solo voler parzialmente omaggiare i grandi classici del genere come l'esorcista. Il film è disponibile al cinema dal 24 novembre.

PRO

Il film è scorribile grazie alle buone performance attoriali e presenta delle sotto tematiche sulla parità di genere ed altri argomenti interessanti....

CONTRO

...rovinate però da una sceneggiatura terribilmente prevedibile e piatta
Andrea D’amely
Andrea D’amely
Il giovane Andrea scopre la sua grande passione per i videogiochi alla tenera età di 4 anni grazie ad un meraviglioso Game Boy ricevuto in dono. Con il passare degli anni ho vissuto gran parte delle varie generazioni videoludiche ad osservare (e giocare) numerosi titoli per svariati dispositivi: rimanendo, però, sempre affascinato dal magico alone proveniente dalla Grande N essendo cresciuto principalmente a giochi pane e Nintendo. Grande appassionato di Cinema e sport, talvolta mi diletto ad osservare anche l'universo WWE e simili.

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