Recensione in pillole White Day: A Labyrinth Named School

Forse non tutti conoscono la ricorrenza del White Day. Si tratta di una festività celebrata il 14 Marzo, ad un mese esatto da San Valentino, al quale è direttamente collegata. Nei paesi asiatici dove la ricorrenza è diffusa, come Giappone e Corea del Sud, la festa di San Valentino viene celebrata con un preciso rituale: il 14 febbraio le ragazze offrono del cioccolato al ragazzo che amano. Se quest’ultimo ricambia i sentimenti, può fare un corrispettivo gesto che consiste nel consegnare a sua volta un dono alla ragazza il 14 marzo: il White Day, appunto.

Ed è proprio questa festività a fornire l’incipit di White Day: A Labyrinth Named Shool. Un titolo forse sconosciuto ai più, tuttavia piuttosto famoso tra i titoli di nicchia del genere survival horror. Perché il titolo, sviluppato da SONNORI Corp ed edito da PQube, è un remake dell’originario titolo uscito nel 2001 e divenuto un piccolo cult tra gli appassionati. Scopriamo insieme se questa operazione può essere l’occasione giusta per recuperare e conoscere questo classico del gaming sudcoreano.

White Day: A Labyrinth Named School è ora disponibile per PlayStation 5, Xbox Series e Nintendo Switch. Il titolo è un porting del remake già pubblicato per PlayStation 4 e PC (via Steam) ma anche per dispositivi Android ed iOS.

Un pensiero romantico per il White Day aprirà le porte di un incubo irreale.

Versione testata: PlayStation 5


Che gioco è?

White Day: A Labyrinth Named School è un survival horror di stampo classico, considerabile per certi versi come uno dei precursori ed antesignani dell’interpretazione del genere resa celebre da Outlast, Amnesia ed Alien Isolation (che vi abbiamo consigliato nella nostra guida ai giochi per il passato Halloween).

Lee Hee-Min è un giovane ragazzo che si invaghisce della bella Han So-young. Quando lei dimentica il proprio diario su una panchina, lo studente prende una decisione. Cogliere l’occasione per restituirle l’oggetto e per darle un regalo in occasione dell’imminente white day. Decide dunque di raggiungerla la sera stessa del 13 marzo, alla scuola superiore Yeondu. Tuttavia qualcosa non va per il verso giusto ed il ragazzo si trova intrappolato nell’edificio, in balia di terrificanti pericoli. Dovrà trovare un modo per sopravvivere e cercare una via di fuga.

Questo remake offre qualche piccolo accorgimento grafico per rendere più piacevole il titolo. L’opera di svecchiamento ha comportato un miglioramento generale delle texture e dell’illuminazione, confermando la stabilità dei 60 fps già presenti nelle edizioni old gen. Ne risulta dunque un colpo d’occhio generalmente gradevole, pur conservando una semplicità poligonale ereditata dal basso costo della produzione iniziale. Tra le novità presenti in questo remake, è stato introdotto un nuovo personaggio, per il quale è stato sviluppato un apposito scenario con un nuovo percorso e finale: un extra piacevole che arricchisce la trama e la longevità. Le nuovi versioni includono altresì un ricco campionario di costumi per i personaggi (alcuni da sbloccare con specifiche azioni, altri disponibili da subito), che spaziano tra abiti tipici, simpatici travestimenti e costumi da bagno (per un pò di immancabile fanservice).

Un’esperienza ludica tuttavia ancora capace di trasmettere tensione ed ansia, grazie soprattutto ad un comparto audio estremamente curato e dettagliato. La sensazione di trovarsi in una scuola perseguitata da strane presenze sarà raggelante, con rumori improvvisi, spifferi e sospiri… ed il tintinnio di un avversario implacabile.

White Day fa ricorsi a jumpscare abbastanza collaudati, come da classica tradizione.

Perché giocarlo?

White Day: A Labyrinth Named School è un cult tra gli amanti dei survival horror, che ne conservano ancora oggi un buon ricordo nonostante gli oltre 20 anni dalla release originaria.

Nei panni di Lee Hee-Min dovremo dunque esplorare un istituto scolastico in una notte misteriosa e terrificante, svelando segreti impronunciabili ed orrori dal passato in una trama interessante. Per farlo, lo studente dovrà raccogliere minuziosamente oggetti ed indizi, per risolvere puzzle ambientali con qualche influenza legata alle particolarità delle lingue e tradizioni orientali. Si tratta di un approccio vecchio stile, in cui l’azione viene messa da parte in favore di un gameplay volto all’esplorazione ed al backtracking. Troverete anche l’influsso da visual novel in White Day. I dialoghi da affrontare nei confronti di un ricco cast vi potranno condurre verso uno dei 10 finali possibili, per una longevità e rigiocabilità piuttosto generose.

Tuttavia, la scuola superiore Yeondu ospita diversi pericoli, dai quali Lee Hee-Min dovrà proteggersi.

Da un lato, sarete costantemente braccati da un folle bidello armato di mazza. Se vi troverà, non potrete fare altro che tentare di scappare, pena una morte efferata. Il protagonista infatti sarà completamente disarmato ed impotente nei confronti della figura armata. L’unica soluzione, oltre alla fuga, sarà rappresentata dal nascondersi nelle stanze buie delle aule. Non accendere luci permetterà di eludere più facilmente il vigilante, tuttavia vi renderà impossibile esplorare correttamente le ambientazioni. Dovrete sempre dunque scegliere il momento giusto per farvi luce (eventualmente anche con un fiammifero piuttosto limitato) e quando brancolare nel buio per rimanere vivi.

Dall’altro lato, vi accorgerete presto che l’edificio è infestato da una moltitudine di fantasmi dai comportamenti non così amichevoli. Si tratta di pretesti che arricchiscono il gioco di jumpscare improvvisi e che contribuiscono a mantenere sempre alta la tensione. Inoltre, le storie relative ai fantasmi, che potrete apprendere leggendo i documenti sparsi per la scuola, accresceranno la particolare atmosfera di disagio che White Day riesce a garantire nonostante il passare degli anni.

Perché no?

White Day: A Labyrinth Named School, pur presentandosi in una edizione rinfrescata per le odierne piattaforme che rispetta le meccaniche del titolo originario, eredita purtroppo diverse problematiche.

La figura del bidello vuole rappresentare un fattore ansiogeno costante, teso ad aumentare la percezione di sentirsi indifesi in balia di un avversario implacabile. Nonostante sulla carta il suo funzionamento sia valido, nella prassi si rivelerà ben presto una noiosa seccatura, più che uno spauracchio da temere. Il bidello non solo è caratterizzato da una eccessiva tenacia, ma avrà la pessima abitudine di spawnare nel posto sbagliato al momento sbagliato. Una volta essere individuati, sarà pressocché impossibile scappare con successo a meno di dover percorrere tutta la scuola con la conseguenza di ritrovarsi dalla parte opposta a dove si dovrebbe essere per motivi di trama. Anche lo xenomorfo di Alien Isolation ha sfruttato alcune caratteristiche del bidello di White Day, ma con risultati molto più coerenti e strutturati.

La meccanica di fuga appare dunque non esente da problematiche, complice una intelligenza artificiale ben poco credibile e permissiva che porta ad un gameover fin troppo frequente. La sensazione che resta è quella di uno stratagemma atto ad estendere la longevità del titolo sfruttando la severità delle proprie meccaniche. In questo senso possono essere lette altre due caratteristiche di White Day: il sistema di salvataggio e la macchinosità dell’esplorazione.

Il bidello inizialmente vi farà paura… poi vi darà semplicemente fastidio.

White Day eredita il sistema di salvataggio reso famoso dai primi capitoli di Resident Evil. Così come in questi ultimi si doveva utilizzare i limitati “ink ribbon” per salvare la partita, anche in White Day dovrete fare la stessa cosa. Tuttavia, i punti di salvataggio (delle bacheca sparse per la scuola) sono posizionati in punti abbastanza scomodi. Questo, unito alla penuria di pennarelli (gli equivalenti degli “ink ribbon”), aumenta la frustrazione legata ai frequenti game over.

Infine, anche l’esplorazione dell’ambiente restituisce una certa farraginosità. Infatti, per poter interagire correttamente sarete obbligati ad inquadrare precisamente l’oggetto del vostro interesse lottando con la poca reattività dei comandi. Il cursore infatti indugerà eccessivamente senza la necessaria fluidità. Una situazione che non crea conseguenze nei momenti più pacati, ma che contribuisce ad un esponenziale aumento della frustrazione laddove inseguiti dall’implacabile bidello.

Piuttosto fastidioso infine associare le fasi dialogiche con gli altri personaggi del cast con ricorrenti effetti sonori. Si tratta di una scelta che appartiene ad un’altra era videoludica, di cui avremo fatto volentieri a meno in questo remake.

Commento finale

White Day: A Labyrinth Named School è un survival horror che negli anni ha assunto i connotati del cult grazie al mix tra ambientazione ed atmosfera. La produzione del team sudcoreano SONNORI Corp ancora oggi riesce a trasmettere emozioni forti, grazie ad alcune idee che hanno poi trovato fortuna nelle moderne interpretazioni del genere. Tuttavia, la fedeltà del remake preserva anche le problematiche dell’equilibrio della formula ludica, a tratti eccessivamente sbilanciata verso la frustrazione. Un titolo di culto per gli appassionati del genere.

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7.0

White Day: A Labyrinth Named School


White Day: A Labyrinth Named School è un survival horror che negli anni ha assunto i connotati del cult grazie al mix tra ambientazione ed atmosfera. La produzione del team sudcoreano SONNORI Corp ancora oggi riesce a trasmettere emozioni forti, grazie ad alcune idee che hanno poi trovato fortuna nelle moderne interpretazioni del genere. Tuttavia, la fedeltà del remake preserva anche le problematiche dell'equilibrio della formula ludica, a tratti eccessivamente sbilanciata verso la frustrazione. Un titolo di culto per gli appassionati del genere.

PRO

Remake fedele all'originale | Atmosfera ed effetti sonori ben fatti | Molta rigiocabilità |

CONTRO

Il bidello diventa presto fonte di frustrazione | Alcune scelte comportano diversi problemi di equilibrio ludico | Tecnicamente vecchio |
Danilo Di Gennaro
Danilo Di Gennaro
Viaggiatore nel tempo, utilizzatore della Forza, ex SOLDIER di 1° classe. Accanto ad una passione incrollabile verso il media videoludico da oltre 30 anni, nel tempo mi appassiono quadrimensionalmente a tutto ciò che proviene dal Giappone, nonché a cinema, serie tv, supereroi e molto altro. Allons-y.

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