Recensione Star Wars Battlefront II

Abbiamo provato il nuovo capitolo di casa EA.

Versione testata: PC – Origin

E’ difficile riuscire a separare la recensione del gioco Star Wars Battlefront II dalle polemiche che in queste settimane hanno acceso il dibattito sulla nuova via, o deriva se preferite, che i videogames stanno assumendo. Da un lato, infatti, c’è un titolo assolutamente valido, che riprende la buona strada intrapresa con il primo capitolo migliorando l’esperienza di gioco sotto quasi tutti gli aspetti, a partire da una divertente campagna in single player che regala momenti inaspettati. Dall’altra, d’altronde, c’è l’archetipo dei giochi del futuro in cui il pay to win è elemento onnipresente e determinante dell’intera esperienza. Ma è davvero così? Star Wars Battlefront II merita davvero le pesanti critiche che gli sono state mosse da una parte della stampa specializzata ma, soprattutto, da una parte dell’utenza che addirittura ha lanciato una campagna per sottrarre a EA il franchise Star Wars?

A Star Wars Story?

Una delle principali pecche di Star Wars Battlefront era sicuramente l’assenza di una campagna in single player. Per un franchise come Star Wars, in effetti, fare a meno di una trama che possa accompagnare il giocatore in un universo di gioco vasto quanto una galassia (lontana lontana) era sembrato un’eresia. Creare una nuova storia in un universo così stratificato, fatto di una storiografia canonica, quella dei film, dei fumetti e dei libri riconosciuti a cui si sovrappone una storiografia, per così dire, apocrifa ma comunque fondamentale nell’economia generale dell’opera, allo stesso tempo, rappresentava un azzardo. Proprio per questo, in fin dei conti, al primo capitolo si è perdonato un po’ questa assenza, nella consapevolezza che il successivo avrebbe posto rimedio a questa mancanza.

Creare una campagna per Star Wars Battlefront II quindi, non è stato facile: Criterion e Motive, ben consapevoli che al primo passo falso legioni di fan avrebbero sollevato l’ascia di guerra (del resto non è stato così addirittura con i prequel curati da Lucas stesso?), hanno quindi optato per una side story soft che, pur essendo godibile dall’inizio alla fine, non smuove niente nell’universo canonico del franchise, ma attinge in maniera un po’ casuale dall’intero, corposo forziere di storie che l’epopea di Star Wars ci ha regalato in oltre 30 anni. Ed è un peccato, perché le premesse per una storia memorabile ci sono tutte. Abbiamo una eroina affascinante, Iden Versio, capitano di un corpo di élite imperiale e figlia di un ammiraglio, che scopre il lato oscuro che ha contagiato l’impero e decide di ribellarsi. Abbiamo i personaggi classici della trilogia originale, così come quelli dei prequel e dei nuovi capitoli. Abbiamo ambientazioni come sempre meravigliose e qui rese ancora più maestose dalla maestria tecnica del team di sviluppo. Ciò che manca, come abbiamo detto, è il coraggio di osare, di approfondire i personaggi, di analizzare il loro conflitto interiore (che è la caratteristica di tutti gli Star Wars in fin dei conti), di prendersi qualche licenza rischiando anche di scontentare qualche fan. E così si passa da una Iden Versio terribile cacciatrice di ribelli ad una Iden Versio redenta e pronta a combattere l’impero senza una reale soluzione di continuità. In mezzo a questa repentina metamorfosi, ci sono 10 secondi di sceneggiatura, qualche espressione arrabbiata della protagonista ed un pianeta raso al suolo dall’impero. Ben poco viene approfondito e la comprensione di alcuni determinati eventi, a meno che non abbiate letto i romanzi e i fumetti, risulta assai complicata.

La campagna, come dicevamo prima, pur non brillando per sceneggiatura e profondità nella caratterizzazione dei personaggi, è però in ogni caso estremamente godibile per tutte le circa 7 ore necessarie per portarla a termine al livello di difficoltà più alto. Si tratta in sostanza di una serie di missioni in cui vestiremo i panni dei personaggi più rappresentativi dell’opepa di Star Wars, da Skywalker ad Han Solo, passando per la principessa Leia o Lando Carlissian, ognuno di essi in qualche modo partecipe della rinascita della nostra eroina Iden e del suo compagno della Squadra Inferno.

Pew pew pew

E’ sul gameplay del gioco che si sono concentrate la maggior parte delle critiche, non tanto nei confronti dei contenuti, che come promesso da DICE sono tantissimi, quanto piuttosto sulla famigerata questione del pay to win, di cui però parleremo più avanti.

L’ampia licenza concessa ai DICE ha permesso di introdurre i personaggi più emblematici dell’universo di Star Wars che nel primo capitolo erano rimasti fuori: Yoda, Kylo Ren, l’odiato Darth Maul e Rey si aggiungono a Luke Skywalker e Darth Vader, permettendoci una immedesimazione nell’univeso di gioco come mai prima d’ora. Anche le mappe, realizzate con cura certosina e genuino amore per la saga originale, riproducono fedelmente alcune delle location presenti negli oramai sette film della saga. Memorabile, in questo senso, il palazzo reale di Naboo, che dovremo difendere dall’incursione terrestre dell’impero nei panni della principessa Leia, o il Castello di Maz Kanata su Takodana che avremo modo di esplorare nei panni di Han Solo. Non soltanto un grande fan service, ma un sincero tributo all’iconografia di Star Wars.

Anche il gameplay competitivo ha fatto tesoro delle carenze del primo capitolo e si presenta ora molto più profondo, con la possibilità di scelta tra 4 diverse classe di gioco ognuna di esse con armi e caratteristiche peculiari: Assalto, Ufficiale (medico) Specialista (cecchino) e Pesante.

Le principali novità in termini di gameplay puro, però, riguardano la controllabilità dei veicoli, decisamente semplificata rispetto al precedente capitolo e sicuramente ora molto più appassionante anche per chi è a secco con questo tipo di giochi. In particolare, il sistema di puntamento delle astronavi è stato migliorato con un indicatore circolare che individua il punto in cui dirigere il fuoco del veicolo per essere certi di colpire il bersaglio. La nuova manovrabilità, inoltre, favorisce comportamenti più arditi come ad esempio il lanciarsi in picchiata verso una star killer per poi virare all’ultimo secondo, e tutto questo aumenta in maniera esponenziale la spettacolarità degli scontri e la soddisfazione ottenuta nelle missioni Caccia Stellari All’assalto, versione riveduta e corretta di Fighter Squadron.

Un deciso passo in avanti è stato fatto anche nel bilanciamento degli eroi e dei veicoli rispetto al precedente capitolo. Questi non vengono più potenziati dai power up che è possibile ritrovare all’interno della mappa di gioco, ma dai Punti Battaglia che si possono ottenere eliminando i nemici o completando determinati obiettivi. Tutto ciò non altera la vocazione propriamente Arcade del gioco, che ricorda più da vicino un CoD che non un Overwatch, ma rende gli scontri decisamente più interessanti.

Le modalità di gioco, nonostante il cambio di nome, ricalcano sostanzialmente quelle già viste su Battlefront, con l’aggiunta però di particolari obiettivi di squadra correttamente inseriti nell’economia di gioco. Di volta in volta, ad esempio, ci verrà chiesto di fermare l’avanzata di un convoglio, di rubare un veicolo e via discorrendo.

Eroi contro Malvagi prende il posto di Caccia all’eroe, presentandoci sostanzialmente una mappa di soli eroi l’un contro l’altro armati. Concludono l’offerta ludica il classico Deathmatch a squadre di “Eliminazione” e “Attacco”, una rivisitazione del classico King of the Hill con due squadre da 8 giocatori ciascuna.

Wuuh aaaaahnr huurh  (usare un wookie translator per la traduzione)

Inutile girarci intorno, di Battlefront II sfortunatamente si è parlato più per le microtransazioni che per il gioco in sé. Dopo le prime ore di gioco in beta pubblica, si è infatti formato un comitato di resistenza che ha fatto di tutto per boicottare il gioco in maniera decisamente azzardata e priva di logica. I forum si sono riempiti di critiche e ancor prima dell’uscita del gioco Metacritic è stata sommersa di recensioni con voto “0” che hanno affossato pesantemente la valutazione media del titolo (e questo ci pone un altro interrogativo riguardante l’affidabilità dei sistemi di aggregazione delle review). Tutto è stato causato da un eccessivo costo in crediti di gioco di alcuni personaggi –  effettivamente troppo alto e realizzato con il solo fine di spingere i giocatori ad acquistare crediti mediante microtransazioni, anziché guadagnarli giocando  –  e dal sistema di loot box, che qualcuno ha definito “gioco d’azzardo”. Le loot box, infatti, oltre a contenere crediti e elementi di personalizzazione, contengono le “Star Cards”, perks in grado di potenziare sensibilmente le abilità degli eroi, delle unità e dei veicoli.  Sistemi di loot boxes sono presenti in tanti giochi, come il celebre Overwatch, ma il sistema scelto da EA nella fase di beta, basato principalmente sul caso, oltre alla possibilità di ottenere non soltanto elementi di personalizzazione e skin, ma veri e propri potenziamenti, in grado di alterare sensibilmente il potere della propria unità, appare decisamente deprecabile, e secondo alcuni, allo stesso modo delle famigerate slot machine, spingerebbe alcuni giocatori ad acquistare compulsivamente nuove casse e altri a subire passivamente il maggior potere di alcuni di questi con un portafogli più gonfio.

Detta così, la protesta anche accesa di una parte della community sarebbe quanto mai giustificata; in realtà, forse anche consapevole delle proteste in atto, il gioco al momento dell’uscita è apparso  molto più bilanciato di quanto visto in Open Beta, e a distanza di quasi un mese (dopo il repentino blocco delle microtransazioni di gioco) le cose online sono decisamente migliorate. Innanzitutto, il costo degli eroi è calato sensibilmente, rendendo inutili i cheat utilizzati da alcuni utenti per guadagnare crediti anche senza giocare (due molle poste sulle levette analogiche per far muovere in tondo il personaggio ed evitare la disconnessione per inattività), e soprattutto il sistema di loot è stato migliorato. Nell’equazione di loot ora il sistema terrà conto delle ore di gioco spese, dell’abilità del giocatore e della rarità delle altre carte ottenute.

Una galassia (con fov) lontana lontana

Dal punto di vista tecnico, il lavoro svolto da Criterion è encomiabile. Il mondo di gioco è fedele alla controparte cinematografica, così come la modellazione e le animazioni dei personaggi. Effetti particellari, illuminazione dinamica e qualità delle texture inoltre sono ai massimi livelli come il franchise d’altronde merita e, al livello di dettaglio più alto, in alcuni punti si fa fatica a credere di essere in un videogame.

Tuttavia, non mancano alcune ombre. Abbiamo testato il gioco su due diverse configurazioni PC, una basata su AMD Ryzen 7 1800X @4.9 GHz e 16 GB di RAM e l’altra su Intel 7820X @4,8 GHz e 16 GB di RAM a 3200 MHz, con ben tre schede grafiche differenti, una GTX 1060 3 GB, una GTX 1070 ed una 1080 Ti. In tutti i casi, anche settando livelli di dettaglio più bassi, abbiamo sempre riscontrati casuali crolli del frame rate, soprattutto nelle cutscenes. Con la 1060 da 3 GB siamo riusciti a giocare ad una risoluzione di 2560x1440p con dettagli normali/alti, a circa 50 fps di media, che aumentavano fino a 60 fps abbassando qualche impostazione nel field of view da 77 a 50. Con la 1070, risoluzione 2K e dettagli alti/ultra il frame rate è stabile sopra i 60 fps con field of view a 77. Con la 1080 Ti, invece, siamo riusciti a giocare in 4K e dettagli alti/ultra con un frame rate tra i 50 e i 60 fps. In ogni caso, tuttavia abbiamo sempre riscontrato degli improvvisi, quanto casuali, cali di frame rate per una manciata di secondi. Inizialmente, quando il problema si è verificato, avevamo imputato il comportamento anomalo alla limitata memoria RAM – per la risoluzione 2K – della nostra Gigabyte GTX 1060 3 GB Windforce OC X2 (sarebbe stata la prima volta), ma poi abbiamo provato con una GTX 1070 reference, sempre in 2K con dettagli alti e normali, riscontrando lo stesso identico problema. Problema che si è ripetuto con la configurazione Intel 7820X e 1080 Ti in risoluzione 4K. Abbiamo concluso quindi per una non corretta ottimizzazione del gioco, forse dimenticata da altri recensori nei loro articoli e che ci auguriamo possa essere risolta al più presto nei prossimi aggiornamenti.

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Commento finale

Si può essere decisamente contro il sistema di microtransazioni nei giochi, del resto non stiamo acquistando un gioco gratuito o budget ma venduto a prezzo pieno, tuttavia affossare un titolo come Star Wars Battlefront II, nonostante le correzioni apportate in corso d’opera, appare decisamente ingiustificato. Ad oggi, infatti, in ogni partita giocata online sono ben pochi i casi in cui si ha l’impressione di essere in qualche modo svantaggiati dal non aver speso soldi reali. Certo, un sistema delle loot boxes sul modello di quello previsto in Battlefront II è un pericoloso precedente da contrastare, anche perché non siamo sicuri che in futuro altre software house saranno così disponibili come EA a rimediare ai propri errori, tuttavia è innegabile che Star Wars Battlefront II sia un titolo decisamente godibile e probabilmente il miglior videogioco dedicato alla saga di Star Wars. Il suo comparto tecnico sontuoso solo marginalmente appannato da qualche problema tecnico, il gameplay divertente e frenetico ma soprattutto ricco di personaggi e situazioni che faranno la gioia di qualsiasi appassionato ed una trama in single player, tutto sommato, godibile ci fanno concludere per il voto tondo che trovate in calce, nella speranza che come spesso accade non ci si faccia condizionare da polemiche spesso sterili e pretestuose dettate più dall’antipatia verso un publisher piuttosto che da una reale valutazione oggettiva.

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Arturo D'Apuzzo
Arturo D'Apuzzo
Nella vita reale, investigatore dell’incubo, pirata, esploratore di tombe, custode della triforza, sterminatore di locuste, futurologo. In Matrix, avvocato e autore di noiosissime pubblicazioni scientifiche. Divido la mia vita tra la passione per la tecnologia e le aride cartacce.

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