[SPECIALE] Nintendo è morta. Lunga vita a Nintendo

Nintendo è morta, per EA. Lunga vita a Nintendo!

Il 22 gennaio 2014  dalle pagine di CVG è stata riportata una dichiarazione piuttosto pesante da parte di un dipendente del colosso americano EA. Una dichiarazione che sa quasi d’insulto: “Nintendo per noi è morta, concepisce solo IP per bambini. Noi preferiamo fare grandi business, grandi fanchises”.

A primo impatto, questa frase può sembrare orrenda, quasi volgare alle orecchie dei più grandi fan Nintendo. A maggior ragione se consideriamo che la vetrina WiiU attualmente gode non solo di grandi giochi targati proprio Nintendo, ma anche di un’impressionante numero di terze parti come Batman, Call Of Duty e tanti altri brand che si sono ritagliati, nel bene o nel male, uno spazio importante nel mondo del gaming. Ma in realtà siamo così sicuri che EA abbia sbagliato? Siamo veramente sicuri che la “Morte di Nintendo” sia una dichiarazione eccessiva?

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Non siamo in errore se pensiamo che EA abbia intenzione di abbandonare totalmente Nintendo. Ma siamo invece in errore a pensare che EA sia il male videoludico. La verità è che ragionando a mente fredda le scelte di marketing dell’etichetta più famosa del mondo dei videogiochi non sono così errate, almeno nell’ottica del pubblico a cui Electronic Arts si rivolge con le sue IP. Il pubblico di Nintendo è un pubblico particolare, abituato a meno sensazionalismi e più poesia, a titoli che probabilmente soltanto Nintendo in prima persona è in grado di produrre. Nintendo in sostanza ha formato la propria utenza a sua immagine e somiglianza o forse quella particolare fetta di utenza ha condizionato le scelte e potremmo dire lo stesso essere di una delle grandi capostipiti dell’arte videoludica.

Dai platform agli action passando per i gdr, Nintendo può vantare esclusive che qualunque altro player della serrata console war non osa nemmeno sognare: la saga di Mario, Zelda, ovviamente, ma anche quella del Professor Layton o Ace Attorney, Super Smash Bros, Fire Emblem, Donkey Kong e Metroid. Tutti brand geniali a cui potremmo aggiungere Animal Crossing e Pokemon, che hanno rappresentato più un fenomeno di costume che videogames.

Ora invece, volgiamo lo sguardo a EA. Quali sono i suoi brand? Sono grandi marchi, vere e proprie macchine da soldi che macinano incassi, consensi positivi e pubblicità. Simulatori sportivi, simulatori di guida. Need For Speed e Fifa, poi Madden e NHL. Spostiamoci e ci troviamo coinvolti in guerra con Medal Of Honor e Battlefield. E per finire, come dimenticare SimCity e The Sims, vere icone che hanno attraversato più di due generazioni di videogiocatori?

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Non si scappa, le IP, anche qui di enorme valore, hanno natura e un pubblico decisamente diverso, meno romantico  vorremmo dire e sicuramente più numeroso. Le due filosofie, quella della casa di Kyoto che ha inventato il videogioco casalingo e quello portatile e che ha cambiato più volte il volto di questa industria e quella del colosso che ha scalzato il predominio dell’idioma giapponese nel mondo dei videogames sportivi e che ha portato la crudezza della guerra tra le mani di milioni di gamers, sono agli antipodi. Ragionando a mente fredda come possono conciliarsi queste due visioni? In nessun modo e questo forse è l’epilogo di un divorzio annunciato, quello tra due persone che ci hanno provato, davvero, ad andare d’accordo, ma con scarsi risultati. Insanabili le differenze, troppo diverse le visioni del mondo, di questo mondo che chiamiamo videogames.  Per EA Nintendo è morta.  Lunga vita a EA e anche lunga vita a Nintendo! E ricordiamoci sempre che l’importante è giocare.

L’argomento in questione è stato trattato anche da altri membri della nostra redazione in tempi non sospetti, se ti interessa sapere cosa ne pensano loro, clicca qui: Nintendo WiiU e 3DS sono console per bambini?  

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