Recensione Resident Evil Revelations 2

La paura invade anche la console portatile

Versione testata PlayStation Vita.

A qualche settimana di distanza dalle versioni per console casalinga, uscite a puntate mensili, l’ultimo lavoro di Capcom a tema zombie approda anche sulla portatile Sony dopo un necessario lavoro di conversione. Ciò significa che chi finora non ha avuto modo di sparare contro le creature generate dalla minaccia bioterroristica può finalmente farlo, magari sotto l’ombrellone di famiglia tra un bagno e una partita a calcetto. Tuttavia prima conviene sapere se vale la pena spendere la stessa cifra per la versione portatile del titolo o se non sia invece meglio aspettare di rientrare dalle vacanze e acquistare i quattro episodi per giocarci in salotto: la nostra recensione vi darà una mano.

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Dio maledica il bioterrorismo

L’avvio di Resident Evil Revelations 2 è piuttosto canonico e tutt’altro che emozionante: alcune agenzie minacciano la stabilità mondiale con la creazione di virus biologici potenzialmente devastanti, ma un’associazione umanitaria chiamata Terrasave e guidata tra gli altri dalla nostra vecchia conoscenza Claire Redfield è attivamente impegnata per combatterle e mantenere la pace. Claire non è sola: ad aiutarla c’è la stagista Moira Burton, figlia a sua volta di un altro personaggio centrale della serie, quel Barry Burton che nel capitolo originale accompagnava la storia di Jill Valentine. La scena introduttiva inizia con una riunione generale di Terrasave all’apparenza piuttosto importante, ma sul più bello i membri di non precisate forze speciali, che si intuirà in seguito facenti parte di armate bioterroristiche, irrompono nell’edificio seminando il panico. Come se non bastasse, narcotizzano e rapiscono proprio le nostre beniamine.

Di qui all’azione vera e propria il passo è breve: Claire si risveglia nei piani inferiori di una sorta di ambulatorio-laboratorio abbandonato (del resto la fantasia delle ambientazioni della serie Residen Evil non è mai stata particolarmente spiccata), e non ha la benchè minima idea di dove si trovi. Neanche noi la abbiamo, ma per forza di cose iniziamo a guidarla tra le stanze deserte, buie e inquietanti della struttura, fino a ritrovare quasi immediatamente anche Moira. Durante il fragile sollievo del ritrovarsi le due si rendono conto di avere ai propri polsi degli speciali bracciali luminosi; in seguito scopriranno a proprie spese che veicolano le emozioni di chi li indossa, rendendo i diversi stati d’animo con altrettante sfumature di colore. Prima che le due possano capire di più, una voce proveniente da quello di Claire inizia a vaneggiare frasi incomprensibili che preannunciano gli orrori cui assisteranno da lì a due porte.

I preamboli narrativi di Resident Evil Revelations 2 mostrano chiaramente come anche questo episodio sia nulla più che uno spin-off, non un capitolo ufficiale della serie: può essere giocato fine a se stesso, gustandosi le vicende dei protagonisti e degli altri personaggi che arriveranno nei seguenti tre episodi (ma che ora voi possessori di Vita trovate già inclusi nel pacchetto). Questo avviene al prezzo di doversi informare da sè circa il retroscena culturale e cronologico della serie, dal momento che non sono previsti riassunti organici, ma solo sporadiche citazioni indirizzate agli amanti della produzione: pagine di quaderni disseminate per il mondo, nomi di luoghi, la stessa presenza di alcuni personaggi che ne richiamano a loro volta degli altri. Tuttavia la scelta di documentarsi o meno è vostra, e comunque non vi precluderà di comprendere la storia di questo episodio. Se poi cercate semplicemente un titolo in cui “oddio uno zombie! Spara, spara!” tanto meglio.

Azione, ragionamento e tante modalità

La modalità di gioco di Revelations 2 resta sostanzialmente legata all’esperienza del suo predecessore, con qualche novità che arricchisce il comparto strategico. Sono sempre a disposizione due personaggi contemporaneamente, con la possibilità di passare dal controllo dell’uno a quello dell’altro in qualsiasi momento. Ciò permette di affrontare lo stesso livello in modo diversi, aumentando al contempo la longevità stessa del titolo: ogni personaggio possiede infatti abilità uniche o particolari strumenti che possono tornare particolarmente utili in supporto all’azione del compagno. Claire ad esempio può utilizzare le armi da fuoco pricincipali, ma Moira è contraria e incapace per carattere ad impugnarle e preferisce fare affidamento su un più pragmatico piede di porco: solo mediante quest’ultimo possono essere effettuate le “mosse finali” su nemici già a terra, e una pallattola nelle ginocchia funziona sempre piuttosto bene come incentivo. La ragazzina ha inoltre costantemente a portata di mano una torcia con cui stordire gli zombie, dando a Claire il tempo necessario per mirare, ricaricare e fare fuoco. Mentre il passaggio da un personaggio all’altro resta liberamente legato alla volontà del giocatore e al suo stile di gioco, determinati passaggi richiederanno necessariamente di effettuarlo: in alcuni frangenti Claire dovrà coprire le spalle alla compagna, mentre quest’ultima si avventura per altre stanze salvo poi sbloccare determinati meccanismi che consentano alle due di ricongiungersi. Ancora più interessate l’abilità di un secondo comprimario che si aggiungerà in seguito, una bambina con poteri extrasensoriali in grado di avvertire già da notevoli distanze la presenza dei nemici, garantendo così un approccio maggiormente stealth e meno aggressivo.

Il modo in cui eliminare i nemici e superare i vari livelli ed ostacoli dipende dunque essenzialmente dalla capacità del giocatore di sfruttare le abilità peculiari e gli strumenti dei singoli personaggi. A ciò fa da contraltare una progressione piuttosto lineare dei livelli, che tuttavia in determinati fragenti sanno anche proporre enigmi sufficientemente interessanti, senza risolvere i quali il proseguo della vicenda sarà impossibile. Azione e riflessione si accompagnano quindi costantemente e devono rimanere in coppia alla pari dei protagonisti se non vorrete essere sbranati dopo due passi. In aiuto troverete nelle varie stanze i classici oggetti imprescindibili per qualsiasi personaggio di Resident Evil: cartucce, caricatori, le piantine ricostituenti, documenti da leggere, collezionabili luminosi. Vengono riproposti anche i sistemi di combinazione degli oggetti nell’inventario (una garza più una piantina e ottenete una fascia curativa molto più potente dei due elementi base presi singolarmente) e i tavoli da lavoro per il potenziamento delle armi da fuoco, previo il reperimento delle valigette di modifica lungo i livelli. Da ultimo, tra un livello e l’altro, potrete utilizzare i punti accumulati con le uccisioni e la velocità di completamento per potenziare le abilità dei personaggi e sbloccarne di nuove: vi torneranno particolarmente utili.

Una volta terminata la compagna principale, che vi porterà via una decina circa di ore, il gioco non sarà certo esaurito: di modalità aggiuntive ce ne sono tante e sono anche parecchio cattive. La prima la si ottiene completando ciascun episodio almento una volta, ed è quella dell’ “attacco al tempo”: completare i livelli prima che il timer scenda a zero, con bonus aggiuntivi per ogni nemico elminato o oggetto trovato. La seconda è la piuttosto nota mod
alità nemici invisibili
, in cui più che i nemici veri e propri, che possono essere individuati grazie a particolari stratagemmi (riflessi, macchie, suoni) o ai poteri di alcuni personaggi, il problema principale è dato dalla penuria di armi e munizioni e dalla scarsità delle piante curative. Non manca neanche la componente online, di cui vi parliamo nel prossimo paragrafo.

Zombi, zombie, zombie!

Torna dopo il felice esperimento dello scorso episodio la modalità Raid, nella quale grazie alla connessione online potrete fare squadra con altri giocatori per eliminare orde di nemici sempre più aggressivi e minacciosi. Essa aggiunge parecchie ore di divertimento e presenta alcune chicche niente male: la possibilità di personalizzare a proprio piacimento il personaggio utilizzato, un sistema di abilità modificabile tra una partita e l’altra, l’utilizzo di punti guadagnati online per sbloccarne di nuove e potenziare quelle già possedute. Per superare determinati livelli sarà necessario fare squadra con i propri amici e raggiungere un determinato obiettivo/punto presente sulla mappa di gioco generata: inutile ricordare che tra esso e voi ci saranno dei simpatici mangiatori di uomini lungo il cammino.

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Convertire è un po’ morire

Rispetto alle versioni per console casalinga, Resident Evil Revelations 2 deve necessariamente pagare un prezzo per essere trasposto sulla controparte portatile. Siamo però lontani dalle vere e proprie castrazioni effettuate su titoli multipiattaforma anche piuttosto noti, in cui la versione PlayStation Vita esce come frutto di una pianificazione aziendale e non dalla volontà degli sviluppatori di concentrarsi su una conversione degna di questo nome: il titolo si presenta questa volta piuttosto pulito e curato. Sono impossibili, è vero, tante piccole rifiniture presenti nella versione fissa, come gli effetti di luce, l’illuminazione e la definizione poligonale degli ambienti, così come è impossibile non avvertire certi limiti tecnici, soprattutto nel comparto sonoro che è stato irrimediabilmente e pesantemente compresso. I frames tuttavia, salvo qualche sporadico calo, si mantengono stabili, giungendo ai 25 nelle migliori condizioni e consentendo al giocatore di godersi il titolo senza problemi eccessivi (uno di questi ultimi è il sistema di puntamento, difficoltoso tuttavia non tanto per i limiti tecnici quanto piuttosto per la conformazione dei pulsanti della console). Ottimi gli aspetti grafici fini a se stessi: le scene di intermezzo non hanno perso il proprio smalto, sono belle da vedere, e mai come in questo caso le ambientazioni durante l’avventura non rappresentano un pugno in un occhio. Una conversione, insomma, che è stata soppesata piuttosto bene e realizzata in modo sufficientemente corretto.

Commento finale

Resident Evil Revelations 2 non cambia la formula piuttosto apprezzata del suo predecessore: cerca di unire ad una meccanica action l’esplorazione e i sussulti garantiti dai suoi nemici e dalle sue macabre e inquietanti ambientazioni. Richiede una certa attenzione per essere completato sopratutto ai livelli di difficoltà più elevata e di soppesare adeguatamente azione e ragionamento. Con tante possibilità diverse di approccio e molte modalità che arricchiscono il post-gioco, gli amanti della serie e del genere non dovrebbero farselo scappare se non hanno già avuto modo di apprezzarlo sulle console fisse. Se invece lo hanno già giocato, meglio riflettere sulla voglia di rifare tutto da capo e, soprattutto, aspettare un taglio di prezzo.

Pro Contro 
– Macabro, inquietante, asfittico
– Bisogna sfruttare le dita ma anche il cervello
– Tante modalità per numerose ore di gioco
– L’avventura principale non è lunghissima
– Sostanziale ripetitività di fondo
– Tecnicamente accettabile, ma si poteva puntare più in alto
  Voto Globale: 75 
 
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