Recensione Far Cry Primal

Ritorno all’età della pietra.

Versione testata: PC, XBOX One.

Gli FPS in chiave moderna sono già stati riproposti in tutte le salse, ed offrire ogni volta un gameplay che abbia qualcosa di innovativo non è semplice per gli sviluppatori. E allora perché non fare un salto indietro di circa 12.000 anni, eliminando armi ed equipaggiamenti attuali per lasciare il posto ad oggetti molto più rudimentali come lance e clave? Ed è questo che ha fatto Ubisoft con Far Cry Primal: il nuovo capitolo ci porta direttamente nel Mesolitico, precisamente nel 10.000 AC, regalandoci un’esperienza totalmente diversa da quelle a cui eravamo abituati finora. Ma è in grado di intrattenere come i suoi predecessori?

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Un’antica guerra fra tribù

La storia è ambientata nella leggendaria terra di Oros, un luogo che vanta grande fertilità e ricchezza di risorse. Dopo anni di ricerche, il popolo Wenja riesce a scoprire questa terra e vi si stabilisce con la speranza di avere un futuro prosperoso, ma in poco tempo le tribù degli Udam e degli Izila li attaccano duramente, sterminando gran parte dei nuovi arrivati e costringendo i pochi superstiti a fuggire e cercare un rifugio. Tutta la fatica fatta per trovare Oros è stata vana e i Wenja devono tornare alla loro vita da nomadi. Ma un giorno Takkar, un membro della tribù nonché il protagonista del gioco, riscopre la “terra della salvezza” e il suo unico obiettivo è quello di conquistarla.

Purtroppo, la storia è proprio questa: la nostra missione principale risiede semplicemente nell’eliminazione delle altre tribù e reclamare la terra di Oros, ridando una nuova vita al popolo Wenja. Una sorta di vendetta che, però, non vede nessun altro obiettivo particolare né tantomeno personaggi di un certo spicco in grado di dare un senso alla trama. E se non fosse per il gameplay, sarebbe molto difficile restare incollati allo schermo solo per seguire delle vicende praticamente inesistenti. Per portare a termine l’avventura e le varie missioni secondarie disponibili sono richieste circa 20-25 ore, anche se il dato è abbastanza soggettivo e si basa molto sul vostro stile di gioco.

L’essenza della sopravvivenza

Far Cry Primal riesce molto bene nel trasmettere il senso della sopravvivenza, accentuato sicuramente dalla scelta del periodo storico in cui è ambientato. Prima di tutto, le uniche armi che abbiamo a disposizione sono principalmente archi, lance e clave e ciò che aggiunge un pizzico di difficoltà in più è il fatto che siano soggette ad usura, il che porta i giocatori a tenere sempre d’occhio il loro equipaggiamento. In condizioni climatiche di freddo intenso, poi, il personaggio deve indossare vestiti adatti e riscaldarsi accendendo dei fuochi per non morire assiderato.

FCP screen 2Ubisoft ha dato un certo peso al sistema di crafting, tramite il quale si possono fabbricare nuovi oggetti, pozioni, antidoti, migliorare le armi e creare bombe rudimentali, il tutto previa ricerca dei materiali richiesti. La quantità di risorse presenti nella terra di Oros è notevole e molte volte occorre prestare una certa attenzione per recuperare quelle più rare per realizzare l’equipaggiamento migliore. La vista del cacciatore, comunque, funge da istinto primitivo e aiuta i giocatori in diverse situazioni: se dobbiamo individuare un animale raro da cui ottenere una pelliccia pregiata o trovare delle risorse, basta abilitarla per avere una visione particolare degli elementi più importanti nell’ambiente.

La fauna proposta è abbastanza variegata e spazia da orsi, lupi e capre fino a tigri dai denti a sciabola, giaguari e mammut, ma questi animali non hanno solo il mero destino di essere cacciati e scuoiati: servendosi di diverse esche, infatti, è possibile domare svariate belve per farle combattere al nostro fianco ed ognuna possiede un’abilità specifica. Per quanto riguarda la caccia vera e propria, occorre essere molto cauti e avvicinarsi di nascosto alle bestie per ucciderle; diversamente, fuggiranno e dovrete seguire le loro tracce di sangue se solamente ferite. Di notte, inoltre, è possibile trovare animali unici, ma occhio ai predatori più pericolosi che spuntano al calar del sole. Ciò che abbiamo apprezzato del mondo di gioco è come sia vivo e in continuo movimento, quindi non è raro vedere, ad esempio, gruppi di lupi all’inseguimento di diverse prede, e questo ci permette di vedere la natura all’opera in tutto il suo splendore.

Come nei precedenti capitoli, anche in Primal sono presenti svariati insediamenti da conquistare o pire da incendiare per estendere il proprio controllo sul territorio: occupando i villaggi, è possibile incrementare la popolazione del nostro così da espanderlo e migliorarlo al fine di sbloccare nuove specialità nel nostro skill tree, che offre parecchie opzioni per potenziare Takkar. Liberando o trovando determinati Wenja, si sbloccano abilità uniche come il gufo, che si può impersonare per avere una visuale più estesa dell’area e segnalare eventuali nemici, prede o risorse. Di tanto in tanto, inoltre, una donna Wenja depositerà alcuni oggetti e materiali nella scorta delle ricompense, che viene “rimpinguata” ogni qualvolta prendiamo il controllo di un insediamento nemico e dalla quale possiamo anche recuperare risorse molto rare.

Per quanto concerne l’I.A. nemica, occorre pensarci bene prima di uccidere qualche animale apparentemente innocuo o anche i predatori più pericolosi: le armi rudimentali non infliggono molti danni e viene richiesta una minima dose di strategia per affrontare le bestie, che sanno rivelarsi letali se prese sotto gamba. Non si può dire lo stesso per i nemici delle altre tribù presenti: in diversi casi basta avere una buona mira o sventolare la clava addosso ai nemici per uscirne vincitori, sebbene siano comunque abbastanza aggressivi.

Per la gioia degli esploratori (e come ogni open world che si rispetti), sono presenti molti collezionabili da trovare che a diverse “tappe” offrono determinate ricompense. Infine, vorremmo spendere due parole sulla mappa di gioco: è sicuramente vasta e vanta parecchi segreti e zone da esplorare (a tratti potrebbe risultare dispersiva) ma… è stata riciclata da Far Cry 4. Certo, non è semplice notarlo data la nuova ambientazione, ma aprendo il menu e visualizzandola dall’alto i fan se ne accorgeranno subito. Questa non è propriamente una pecca, ma un maggiore impegno da parte di Ubisoft non avrebbe fatto male.

 

Requisiti di sistema

Requisiti minimi:

Processore: Intel Core i3-550 | AMD Phenom II X4 955

Memoria: 4 GB

Scheda video: NVIDIA GeForce G
TX 460 (1GB VRAM) | AMD Radeon HD 5770 (1GB VRAM)

Hard disk: 20 GB

Sistema operativo: Windows 7, Windows 8.1, Windows 10 (solo versioni a 64 bit)

Requisiti consigliati:

Processore: Intel Core i7-2600K | AMD FX-8350 

Memoria: 8 GB

Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 780 | AMD Radeon R9 280X

Hard disk: 20 GB

Sistema operativo: Windows 7, Windows 8.1, Windows 10 (solo versioni a 64 bit)

Configurazioni di prova:

1) Processore: AMD FX-8350 4.0 GHz

Memoria: 8 GB

Scheda video: AMD Radeon R9 380 4 GB

Sistema: Windows 10 64 bit

Il fascino dell’età della pietra

Il comparto grafico della versione PC è sicuramente migliore e più pulito che sulle console, offrendo un frame rate a 60 fps e una maggiore cura nella resa dell’ambiente e delle pellice degli animali, ma nulla che possa effettivamente giustificare un lancio posticipato di una settimana. Dal punto di vista visivo, la versione PC non si discosta molto da quanto visto in Far Cry 4, anche se in realtà alcuni elementi tecnici come la nebbia volumetrica, gli effetti particellari e gli effetti HDR sono molto meglio implementati rispetto al precedente capitolo, offrendo una complessità di immagine più piena. Rispetto alla controparte console, su PC abbiamo notato una maggiore draw distance, una qualità delle ombre migliorata e la tassellation degli alberi. Nonostante la versione XBOX One funzioni ad una risoluzione di 1440×1080, non ci sono sostanziali differenze rispetto alla versione PC: le foglie appaiono più rozze e la natura selvatica è un po’ meno viva, ma tutto sommato si tratta di una buona versione. La controparte PS4, sebbene possa vantare una risoluzione più alta, non presenta differenze di rilievo con la console di Microsoft. Ciò è dovuto anche probabilmente ad un soft-focus delle immagini nei bordi che neutralizza la maggiore risoluzione e nitidezza delle immagini in 1080p.

Abbiamo giocato Far Cry Primal con quasi tutte le impostazioni grafiche settate su Alto ed alcune opzioni su Ultra: il risultato è un frame rate molto stabile a 60 fps, sebbene in zone particolarmente ricche di vegetazione ed elementi a schermo abbiamo notato qualche lieve calo. In generale, comunque, il gioco è anche adatto a PC meno recenti con un hardware meno potente, in quanto molto permissivo nei requisiti. La buona ottimizzazione ha giovato, come detto, anche alla versione Xbox One che riesce ad offrire prestazioni pari a quelle della controparte PS4 salvo le poche eccezioni menzionate.

Il comparto audio vanta parecchi effetti sonori ben realizzati, soprattutto nei versi delle diverse bestie che popolano Oros; ciò che però ci ha colpito particolarmente è stata la scelta di inserire un linguaggio ben definito anziché affidarsi all’inglese contemporaneo. Ubisoft, infatti, ha ingaggiato dei linguisti specializzati in idiomi parlati migliaia di anni fa e da questa collaborazione è nata la lingua Wenja, che oltre a dare il nome al popolo a cui appartiene il protagonista, è stata anche modificata in altre due varianti parlate dagli Izila e dagli Udam. L’immersività nell’età della pietra, quindi, è veramente ottima.

FCP screen

Commento finale

Far Cry Primal svia dai canoni della saga originale proponendo un gameplay totalmente differente ed un’ambientazione preistorica. Di per sé, il gioco offre una buona componente survival, con un sistema di crafting affiancato alla ricerca di svariati materiali per fabbricare qualsiasi oggetto e la possibilità di domare le belve, forse la feature più interessante di questo capitolo. Purtroppo, Ubisoft si è dimenticata della trama, che risulta quasi inesistente. Il titolo rimane comunque molto godibile e saprà tenervi impegnati per parecchie ore; inoltre, l’esperienza nell’età della pietra è da provare dato che cambia drasticamente le carte in tavola della serie.

Pro Contro 
– Gameplay “rudimentale”
– Parecchie cose da fare
– Nuove features interessanti
– Il Mesolitico ha il suo fascino
– Versione PC graficamente migliore…
– Trama poverissima
– I.A. non sempre brillante
– … ma non giustifica il lancio posticipato
  Voto Globale: 80 
 
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