Recensione Deus Ex: Mankind Divided

Il ritorno dell’uomo cyborg

Versione testata PlayStation 4

Il Nuovo capitolo della saga cyberpunk/RPG di Deus Ex: Mankind Divided, vede il ritorno di Adam Jensen, l’uomo cyborg dal triste passato, dotato di capacità eccezionali, all’interno di una nuova affascinante storia. Anno 2029, due anni dopo gli eventi narrati in Human Revolution, il mondo è nuovamente sconvolto da una sorta di guerra civile che porta alla “mechanical apartheid”, dopo i numerosi casi di violenza incontrollata contro gli umani da parte dei potenziati con innesti bionici. Adam si troverà a indagare sulla questione e scoprirne diversi  interessanti retroscena.

Per quanti non abbiano avuto modo di giocare al primo capitolo della serie, state tranquilli e tirate un bel sospiro di sollievo, Eidos Montréal, in collaborazione con Square Enix, ha pensato anche a questo e grazie ad un riassunto dalla durata di ben dodici minuti avrete modo di recuperare il perduto e di godervi Mankind Divided senza buchi nella trama.

Ecco a voi la recensione di Deus Ex: Mankind Divided!

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L’umanità divided

Dopo le vicende accadute nel precedente capitolo, quando, gli “innesti cibernetici” presero il sopravvento sulla “componente umana” dei potenziati, comportando quindi lo sterminio di più di cinquanta milioni di esseri umani, i due anni successivi agli eventi, hanno inevitabilmente destabilizzato le vicende mondiali, diviso l’opinione pubblica e portato il mondo quasi al collasso, in quanto è stato praticamente spaccato in due distinte fazioni: quella degli esseri umani comuni che non vedono di buon occhio il progresso e la cibernetica e quella dei potenziati, trattati alla stregua di reietti e oppressi dalla Polizia. Questi comunque, grazie al progresso tecnologico sempre più spinto in ambito sintetico e cibernetico, nonostante la repressione, risultano ormai avere parti artificiali sempre più complesse.

Inoltre, il “Nuovo Ordine Mondiale”, dopo il fallimento delle più importanti e affermate cliniche di potenziamenti (la Sarif e la Limb), è fortemente propenso all’emanazione di una legge che sostanzialmente disponga che tutti i potenziati si facciano estirpare le proprie parti bioniche. In un contesto così frastagliato e ripartito,  gruppi criminali hanno intravedono nuove possibilità di business, approfittando di un ordine pubblico ormai solo un miraggio. Per provare a gestire la situazione è stata quindi istituita la Task Force 29, un ramo dell’Interpol finalizzato ad evitare attentati terroristici, della quale fa parte anche Adam Jensen, il nostro amato protagonista potenziato, il quale, dopo il rocambolesco finale del primo capitolo è  entrato a far parte dell’unità con sede operativa nella città con il più alto numero di potenziati: Praga.

Tuttavia, la nostra prima missione si svolgerà negli Emirati Arabi Uniti e più precisamente in quel di Dubai, città nella quale dovremo catturare un contrabbandiere di armi. Come al solito è proprio quando la missione sembra andare per il meglio che la situazione, a causa di un’imboscata da parte di un indefinito gruppo di mercenari, degenera, costringendo quindi il buon Adam a fare di tutto per portare a compimento il compito assegnatogli e a risolvere la situazione. Il rientro a Praga, però è ancora peggiore: il nostro protagonista resta coinvolto infatti in un attentato terroristico alla stazione della metropolitana, ma la Polizia di Stato vieta categoricamente alla Task Force 29 di seguire le successive indagini il che fa sorgere più di qualche dubbio nel nostro protagonista che i due eventi non siano una coincidenza.

La breve parentesi sulla trama appena riportata, rende chiara una cosa: come accaduto in Human Revolution, l’elemento più rilevante è dato proprio dalla narrazione.  IL grande merito del team di sviluppo è stato proprio quello di raccontare, ad esclusione della tematica cibernetica, dalla quale non sembriamo però essere così lontani, in un universo futuristico, eventi e fatti piuttosto attuali e credibili: terrorismo, razzismo e segregazione, che come sappiamo mantengono le sorti del nostro Pianeta ormai su di un filo. Il quadro socio/politico presentato in Mankind Divided, infatti, è come detto in precedenza, instabile e sull’orlo di una guerra globale, incendiato da ripetuti attacchi terroristici che non coinvolgono soltanto le persone comuni ma bensì anche gli appartenenti alla fazione contraria, che si ritrovano a vivere, giorno dopo giorno, in situazioni sempre più pesanti e pericolose. Il nuovo capitolo di Square Enix è riuscito ad approfondire ulteriormente le vicende “transumanistiche” di Jensen e la sua importante missione, in un mondo ancora più “cyberpunk”, maturo e futuristico rispetto al precedente, con un coraggio che nel contesto videoludico attuale è davvero ammirevole.

5

Deus Ex 4.0

I cambiamenti a livello di gameplay, al pari del cambio sostanziale avutosi per quanto riguarda la narrativa, forse non vengono colti immediatamente, ma, sebbene non risultino essere apprezzabili sin da subito, nel prosieguo della nostra avventura cyberpunk si faranno sempre più evidenti. Alla base ricordiamo esserci sempre il buon Human Revolution, il quale sicuramente non aveva spiccato per libertà esplorativa, così come era stato promesso da Eidos ma che sicuramente ha dato un grosso impulso ad un genere, fantascienza/stealth, che non aveva più l’appeal del passato. In Mankind Divided, l’azione complessiva, dagli approcci disponibili, alle opzioni nei dialoghi, al sistema stealth, sembra essere stata migliorata e non di poco, in particolar modo grazie all’introduzione di un numero maggiore di utilissimi potenziamenti, di una maggiore interattività con l’ambiente circostante e un sistema di dialoghi più profondo e strutturato che talvolta permette di superare le svariate situazioni che si incontrano con “il minimo sforzo”.

La differenza più marcata rispetto al predecessore è data dall’approccio, che in Human Revolution rappresentava un punto di debolezza piuttosto evidente privilegiando situazioni tipiche dei “First Person Shooter” piuttosto che la componente stealth. In Mankind Divided, a seguito delle feroci critiche ricevute dall’utenza, è stata invece approfondita proprio questa componente e il risultato è evidente. Ciò non vuol dire che non sarà possibile uscire allo scoperto e fare strage di nemici usando esclusivamente “la forza bruta”, ma, volendo far paragoni, siamo più nel solco di un System Shock, piuttosto che in quello di un Doom e quindi, come un’avventura in prima persona meriterebbe, l’attenzione è tutta spostata sulla componente stealth. Quest’ultima ora risulta essere più bilanciata e modellata ad hoc sulle capacità “superiori” di Adam, sebbene resterà al giocatore piena libertà di variare quando e come gli pare l’approccio, in relazione all’equipaggiamento a disposizione.

Il gioco propone due importanti novità: la prima è relativa al sistema di potenziamento del protagonista, l’altra relativa invece al sistema di crafting; quest’ultimo è stato introdotto in maniera abbastanza blanda e semplificata e non rappresenta sicuramente una componente di particolare spessore in Mankind Divided, risultando il più delle volte piuttosto limitato. Infatti, si basa esclusivamente sulla raccolta di alcuni materiali (non propriamente diffusi e di semplice disponibilità) che permetteranno di creare alcuni strumenti necessari al prosieguo della nostra avventura, di potenziare le caratteristiche dell’armamentario (come il danno, la precisione, il rinculo e la velocità di ricarica), oppure di realizzare utili consumabili e munizioni speciali. Si avrà inoltre modo di costruire le biocelle attraverso cui ricaricare l’energia dei potenziamenti e gestire lo strumento multifunzione attraverso il quale hackerare i dispositivi elettronici presenti nel gioco.

In definitiva non risultando comunque una componente fondamentale, il crafting risulterà comunque essere di aiuto e imparando a sfruttarlo per bene potrete risolvere diverse annose situazioni.

Il sistema dei potenziamenti invece, rappresenta il vero fiore all’occhiello del gioco, risultando essere ben costruito e strutturato. Sebbene alla base dello stesso risulti esserci quello visto nel precedente capitolo di Eidos, nel complesso in questo sequel le meccaniche sono state affinate ulteriormente. Completando le missioni, compiendo specifiche azioni o semplicemente esplorando il mondo di gioco circostante, sarà possibile ottenere i “Kit Praxis”, ovvero dei semplici punti abilità che permetteranno di potenziare il nostro “cyborg”.

Oltre ai classici potenziamenti già visti in passato, come l’hacking, la mimetizzazione, la soppressione del rumore dei propri passi, il bio-respiratore e l’atterraggio di Icaro, ne sono stati aggiunti di nuovi; si va dalla capacità di localizzare i nemici, attraverso un sistema di scansione termica oltre le pareti, che rappresenta in assoluto, insieme al mimetismo, una delle abilità più potenti e gratificanti del gioco, alla possibilità di scagliare attacchi elettrici dalle mani, passando per l’impenetrabile scudo titan. Ogni utilizzo dei potenziamenti, così come gli ormai classici atterramenti corpo a corpo, consumerà un bel quantitativo di energia, che potrà essere ripristinato utilizzando le biocelle che oltre a poter essere create, potranno essere scovante qua e la nei vari livelli.

Inoltre, tali “poteri” dovranno essere attentamente ponderati nell’utilizzo in quanto se ne abusiamo, il protagonista andrà in overclock, costringendoci a disattivare una delle opzioni disponibili. Tutto il sistema funziona in maniera perfetta, portando il videogiocatore a decidere verso quale “strada” specializzare Jensen, dall’hacking allo stealth oppure ricercando dinamiche più legate agli fps. In fin dei conti l’hacking sarà comunque una componente di spessore, che non verrà mai “abbandonata” pienamente, indipendentemente dalla strada che si decida di perseguire. Realizzando un giusto connubio fra hacking e interattività ambientale tramite il dialogo, sarà possibile scoprire particolari della storia che altrimenti non sarebbero apprezzabili attraverso l’ausilio della sola forza.

Nel complesso, Eidos ha svolto un lavoro egregio, adattando e migliorando quanto di buono si era già visto in Human Revolution dando una smussata e perfezionando tutti quegli aspetti che sembravano non coincidere perfettamente alla meccaniche di gioco passate e che invece ora sembrano un tutt’uno con il gameplay, il quale risulta essere solido e davvero convincente, grazie ad una maggiore interazione con l’ambiente circostante e con i personaggi di contorno e ad una libertà di movimento che era stata “stroncata” in partenza in passato.

Oltre la Breccia

Per far fronte ad una durata di gioco piuttosto breve, Eidos ha introdotto una nuova modalità denominata Breach che vi darà modo di indossare i panni di un hacker, non meglio definito, impegnato a violare i sistemi della Palisade con il solo scopo di estrapolare ed entrare in possesso di informazioni riservate. I Firewall e le svariate difese della Palisade vi metteranno quindi di fronte a vari livelli, i quali saranno selezionabili attraverso una “rete informatica” i cui nodi rappresentano proprio le missioni che dovremo affrontare, pieni di nemici e di ostacoli di varia natura. Una volta raccolti i dati inoltre, dovrete tornare all’entrata entro un lasso di tempo stabilito, quindi sarà meglio studiare un rapido percorso per poter tornare indietro.

Le altre due modalità disponibili prevedono, la raccolta di piccoli frammenti di codice disseminati qua e la e la possibilità di far strage dei nemici presenti per riuscire a sbloccare la via d’uscita e conseguentemente completare la missione. Breach rappresenta una buona trovata, in quanto aggiunge qualcosa in più all’esperienza di gioco, peccato per l’introduzione delle poco amate micro-transazioni, ma nel complesso spingerà più di un giocatore a provarla, mettendo a dura prova le proprie abilità e capacità.

1

Glacier 2 potenziato

Il motore utilizzato è il Dawn Engine, una versione migliorata del Glacier 2 (utilizzata in Hitman) di IO Interactive, il quale permette di gestire al meglio il sistema di illuminazione, rendendolo più reale. La resa complessiva delle ambientazioni di gioco è impeccabile, i paesaggi sono splendidamente animati sia di giorno che di notte, con texture di altissima risoluzione, un’ambient occlusion ben fatto e filtri di post-processing in grado di mantenere la qualità e la pulizia dell’immagine su livelli eccezionali. La varietà di colori e di dettagli, impreziositi dalle luci al neon delle pubblicità disseminate per le varie città, rendono il tutto davvero maestoso. Un plauso va anche al sistema di level design e alla sua verticalità, che sono stati realizzati in relazione all’approccio furtivo che il titolo offre e che funzionano in maniera impeccabile.

Poco convincente, ad esclusione di Adam Jensen, risultano però essere i modelli poligonali dei personaggi, che si presentano piuttosto sottotono. Inoltre il doppiaggio non sembra aver avuto la stessa minuziosa attenzione del resto, anzi, rispetto a Human Revolution sembra un filino inferiore, causa anche un lip-sync non perfetto, con personaggi che tenderanno a parlare con la bocca chiusa. Davvero un peccato per un titolo di questa portata. I difetti maggiori però sono stati riscontrati sul frame rate, il quale, piuttosto ballerino (soprattutto in quel di Praga e in situazioni di gioco più affollate), anche dopo l’aggiornamento con la patch da 4GB, risulta comportare rallentamenti piuttosto evidenti e un effetto di tearing, seppur leggero, nel corso dei cambi di inquadratura della camera.

L’Intelligenza Artificiale purtroppo riduce di qualche punticino la valutazione complessiva di un titolo quasi perfetto. I nemici, a differenza di quanto accade in Hitman, sono scarsamente reattivi e piuttosto tolleranti, in quanto il raggio di visuale degli stessi è
sempre piuttosto limitato. Il più delle volte riusciremo a passare davanti a loro pur essendo  seppur da lontano, con una semplicità a dir poco disarmante. La situazione migliora leggermente in quelle situazioni in cui dovremo affrontare una pluralità di nemici potenziati e robot, che risultano essere leggermente più reattivi, ma alla lunga capiremo che il nostro protagonista è nettamente superiore a qualsiasi nemico presente nel gioco.

Infine, con un certo rammarico, dobbiamo far presente che le boss battle sono presenti in un numero veramente striminzito, in quanto avremo modo di affrontarne giusto un paio, compresa la “boss fight” finale. Certo, sarà possibile ingaggiare la battaglia come meglio si crede, con massima libertà d’azione e almeno su questo le promesse di Eidos sono state mantenute, ma purtroppo risultano essere ben poca cosa e francamente non lasciano granché al giocatore.

Commento finale

Deus Ex: Mankind Divided rappresenta un eccellente capitolo di intermezzo fra Human Revolution e il quasi certo terzo capitolo che dovrebbe dare la giusta conclusione alle vicende di Adam Jensen e al Deus Ex Universe. Eidos Montréal è riuscita a migliorare il già ottimo canovaggio di Human Revolution e a renderlo più maturo sotto praticamente tutti gli aspetti che erano stati tanto aspramente criticati dall’utenza. Ottime ambientazioni, una narrativa ben strutturata e coinvolgente, una buona progressione del personaggio, hanno fatto si che Mankind Divided si elevasse ulteriormente rispetto al più “grezzo”, seppur ottimo, Human Revolution. Per quanti quindi amino il genere fantascienza intriso da elementi cyberpunk e RPG, l’acquisto è più che consigliato.

Pro Contro 
– Approcci diversificati
– Nuovi potenziamenti disponibili
– Ambientazioni ben fatte
– La nuova modalità Breach 
– Narrativa profonda
– Sistema di Crafting poco approfondito
– Frame rate instabile
– Intelligenza Artificiale da rivedere
  Voto Globale: 89 
 
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