L’ICANN rispolvera il dominio .XXX rendendolo facoltativo

L’Agenzia che si occupa di assegnare i nomi ai domini ridiscute la proposta di creare i domini .xxx per i siti a contenuto pornografico

ICANN reintroduce i domini .xxx

L’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), che ha tra le altre responsabilità quella di assegnare i nomi ai domini, ha fatto sapere che ha ripreso la discussione in merito ai domini .xxx in seguito all’approvazione di nuove disposizioni più stringenti in merito alla pornografia online e alla salvaguardia dei minori.

La proposta, già in discussione presso l’ICANN e la stampa internazionale da qualche anno, era stata definitivamente accantonata nel Maggio scorso quando l’ICANN aveva desistito dalla creazione di un “distretto a luci rosse” per la pornografia online, con la motivazione che era sostanzialmente impossibile armonizzare le leggi sulla pornografia in tutti gli stati del mondo e conseguentemente far rispettare le proprie decisioni in materia.

La nuova proposta di un dominio “.xxx”, a differenza di quella originaria, non obbliga i gestori dei siti porno a migrare verso i nuovi domini, ma li mette di fronte ad una scelta: qualora essi acconsentano al trasferimento verso domini .xxx saranno conformi al nuovo regolamento stilato Venerdì scorso dall’ICANN con tutto quello che ne consegue.

Per quanto riguarda l’incidenza delle legislazioni degli stati sulla proposta, l’ICANN sembra non preoccuparsi dei possibili contrasti con le normative interne, ma allo stesso tempo ha affidato alla ICM Registry di Jupiter in Florida, il compito di prendere accordi con organizzazioni indipendenti per verificare la conformità dei siti porno alle nuove regole e di queste ultime alle leggi di tutti gli stati interessati.

Immediati i commenti delle organizzazioni Antipornografia che considerano la proposta non solo inconcludente, ma anche peggiorativa dello status quo, in quanto darebbe la possibilità ai siti pornografici di godere di una doppia vetrina costituita dai domini “.com” e da quelli “.xxx” . D’altra parte, una levata di scudi viene anche dai gestori dei siti in questione, i quali hanno posto l’accento sul pericolo che con il dominio .xxx, il regolamento di un ente non governativo, ponga gli stati o i privati interessati (si pensi ai provider o alle grandi industrie del settore) nella condizione di filtrare determinate parole o espressioni (caso limite: i domini stessi), contravvenendo in questo modo al Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, contro il quale neppure il Congresso USA può legiferare.

Carmine Iovino
In rete: TUTTOLOGO // Appassionato di Videogames e NERD tourettico // Nella vita: Avvocato Penalista

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