La Serbia dice si all’acquisizione di Activision Blizzard: ecco gli altri paesi favorevoli all’operazione

L’acquisizione del gruppo Activision/Blizzard/King da parte di Microsoft, annunciata in pompa magna lo scorso gennaio per una cifra monstre di quasi 69 miliardi di dollari, sta incontrando più di qualche resistenza in diversi paesi, dove gli enti regolatori della concorrenza hanno avviato una serie di approfondimenti spinti anche dall’insistenza di player del mercato come Sony.

L’opposizione di Sony è basata sul seguente ragionamento: se Microsoft dovesse acquisire la proprietà del gruppo Activision, con essa acquisirebbe anche il controllo di una delle IP più importanti nel settore dei videogames, quella di Call of Duty e, in futuro, nulla vieterebbe al colosso di Redmond di renderla esclusiva, con grave danno per i giocatori. Questi infatti si troverebbero costretti ad acquistare una console Microsoft e un servizio in abbonamento come il Game Pass per poter giocare a questo titolo.

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Microsoft dal canto suo, oltre a fornire rassicurazioni alla compagnia giapponese portando quale esempio il caso di Minecraft, altra incredibile IP entrata a far parte della famiglia Xbox e rimasta a tutt’oggi multipiattaforma, ha chiarito che limitare la vendita del franchise Call of Duty ad una sola console è controproducente dal punto di vista economico e ha offerto a Sony, a testimonianza della sua buona fede, un accordo decennale per i prossimi capitoli del franchise.

Il rifiuto categorico di Sony ad ogni forma di accordo e la presentazione di ricorsi e memorandum da parte delle due compagnie, ha spinto quindi le autorità competenti ad approfondire la questione.

Una risposta definitiva a fine 2023, ma intanto ecco gli stati che hanno già detto si

La finalizzazione dell’acquisizione, inizialmente prevista per la prima metà del 2023, quindi, subirà un rallentamento proprio per attendere il responso dei paesi che ancora non hanno deciso in merito.

In particolare sono cinque i paesi che ancora mancano all’appello: Australia e Giappone hanno rinviato le proprie decisioni a data da destinarsi, mentre gli Stati Uniti devono decidere entro la fine di questo mese. Il Regno Unito, dove le pressioni di Sony state fortissime (a Londra ha sede la divisione europea di Sony Computer Entertainment) ha 4 mesi per farlo e la Cina deve decidere entro giugno 2023.

Su otto paesi in bilico, tuttavia tre hanno già dato luce verde all’acquisizione: da ultimo la Serbia, che si unisce a Brasile e Arabia Saudita dove l’approvazione era già avvenuta nei mesi scorsi.

In particolare l’autorità regolatrice della concorrenza Brasiliana (C.A.D.E.) nel confermare il proprio via libera, aveva nei mesi scorsi duramente criticato il comportamento di Sony, affermando che:” il ruolo dell’autorità non è difendere gli interessi di una compagnia o vietare a prescindere le acquisizioni, ma vietare quei comportamenti capaci di rappresentare un danno anche solo eventuale per i consumatori. Nel caso specifico, l’autorità brasiliana non aveva ravvisato alcun problema per i consumatori ma solo un danno per una compagnia privata, del tutto lecito comunque all’interno di un’ottica di mercato libero.

In attesa di conoscere gli sviluppi di questa vicenda, diteci cosa ne pensate sui nostri social. Credete davvero che l’acquisizione possa costituire un danno per i giocatori ?

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Arturo D'Apuzzo
Arturo D'Apuzzo
Nella vita reale, investigatore dell’incubo, pirata, esploratore di tombe, custode della triforza, sterminatore di locuste, futurologo. In Matrix, avvocato e autore di noiosissime pubblicazioni scientifiche. Divido la mia vita tra la passione per la tecnologia e le aride cartacce.

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