Recensione Scarlet Nexus

Scarlet Nexus, sviluppato da Bandai Namco e TOSE Software, è un rpg open world ambientato in un universo distopico. Il gioco rientra nel genere del “Brain Punk”, una variante del Cyberpunk in cui la mente ha un ruolo dominante, così come i poteri psichici di cui tutti i personaggi sono dotati. Scarlet Nexus è disponibile su PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S e PC.

Versione testata: Xbox One


Non lasciare le Stringhe Rosse

Dal punto di vista narrativo, Scarlet Nexus racconta due storie parallele ma diverse. Nei panni di Yuito Sumeragi o di Kasane Randall, entriamo a far parte di un corpo speciale, le FSE. Già dai primi giorni di servizio risulta evidente che la situazione è destinata a degenerare e il nostro compito sarà più complesso del previsto.

Il mondo è popolato dagli Estranei, delle creature affette da una mutazione che le rende estremamente aggressive e pericolose. Il compito delle FSE è quello di impedire a questi esseri di distruggere la città di Suoh.

Nel momento in cui avviamo il gioco, ci troviamo dunque a dover scegliere quale dei due protagonisti vogliamo impersonare. Nonostante Yuito e Kasane condividano gran parte degli eventi della storia, le loro avventure sono estremamente differenti.

Yuito discende dalla stirpe dei Sumeragi, fondatori della città di Suoh. Il padre è attualmente a capo del governo, mentre il fratello Kaito è a capo delle FSE. Così come Kasane, Yuito possiede la Psicocinesi, un potere che gli permette di controllare il movimento degli oggetti con la forza della mente, oltre a poter prendere in prestito i poteri dei propri compagni di squadra.

Kasane, al contrario di Yuito, è una ragazza fredda e determinata. Si arruola con la sorella Naomi e il suo unico compito è quello di proteggerla ed impedirle di ferirsi. Anche Kasane possiede la Psicocinesi ed è la recluta più promettente del suo corso.


Psicocinesi

La mole di materiale narrativo realizzata da Bandai Namco e TOSE, purtroppo, è tanto interessante quanto confusa. Ci sono tantissimi poteri, tutti estremamente diversi tra loro e con effetti che li rendono indispensabili ad affrontare alcuni tipi di nemici. Allo stesso modo, ci sono altrettanti personaggi e tecniche di combattimento, strategie da adottare, abilità secondarie da sfruttare in battaglia e molto altro.

Tutto questo, però, causa una quantità enorme di tutorial che proseguono per le prime dieci ore circa di Scarlet Nexus. Ciò si ripercuote sulla prima parte di storia in cui i personaggi si dilungano in spiegazioni del contesto nel quale vivono, finendo spesso per ripetersi. Le cut scene diventano quindi poco coinvolgenti e il giocatore si trova ad apprendere molte nozioni che dovrebbero essere scontate per i personaggi del gioco ma che risulta indispensabile raccontare anche al giocatore. Tutto ciò avviene con una scrittura poco coinvolgente che penalizza le scene di intermezzo.

La situazione migliora largamente superato il terzo capitolo della storia, quando ormai gli eventi sono entrati nel vivo e ci si può concentrare solo sugli accadimenti contemporanei. Il titolo diventa quindi molto più coinvolgente e la storia incalza, lasciando al giocatore molto più spazio per godersi lo scorrere della narrazione.  


Brain Punk

Uno dei pregi maggiori di Scarlet Nexus è la sua ambientazione. Il mondo di gioco si alterna tra un presente distopico in cui la mente delle persone ha un ruolo centrale e un futuro in cui la civiltà è ai limiti del collasso.

Nel presente, molti degli esseri umani vivono all’interno della città di Suoh, protetti dalle FSE. La città è piena di neon che funzionano grazie ai collegamenti neurali di cui tutti i cittadini sono dotati. I media sono a caccia di informazioni sfruttando vari tipi di droni e manipolando le informazioni a proprio piacimento. Allo stesso modo, le immagini sensibili vengono censurate non solo nei giornali ma anche nel mondo reale.

All’esterno della città, il mondo è lasciato al quasi totale abbandono e gli Estranei spopolano. Gli ambienti sono caratterizzati da mezzi di trasporto abbandonati, case vuote e una vegetazione che cresce incontrollata da tempo.

Lo stile fumettistico con cui sono realizzate la grafica di gioco e le cut scene contribuisce a rendere entusiasmante il colpo d’occhio offerto da Scarlet Nexus. Bandai Namco e TOSE hanno lavorato molto sui colori che, nonostante la storia sia a tratti molto cupa, sono accesi e variegati. Gli ambienti, anche quelli più ostili, sono quasi sempre luminosi e si contrappongono con i nemici che sono realizzati in gran parte con colori neutri, rendendo il contrasto ancora più forte.


Legami

Altro elemento ambivalente di Scarlet Nexus è il combat system. Tecnicamente, gli scontri con i nemici sono gestiti egregiamente. I giocatori progrediscono con l’avanzare del gioco e, di pari passo, sviluppano abilità che in altri titoli sono date per scontate e sono già attive sin dall’inizio. Occorrerà del tempo, ad esempio, per sbloccare il doppio salto o la schivata aerea o, ancora, la capriola che impedisce di rimanere a terra quando si viene colpiti violentemente.

Tutte queste skills si ottengono dalla mappa neurale, nella quale possiamo spendere i punti abilità ottenuti con l’aumento di livello per sviluppare nuove tecniche di combattimento. Il trovarsi a dover apprendere anche le tecniche di difesa più basilari rende il combattimento sempre più soddisfacente man mano che si progredisce. La frustrazione di inizio gioco data dalle scarse possibilità di schivare gli attacchi nemici lascia il posto a un maggior numero di combo e abilità difensive che si sviluppano progredendo nell’avventura.

Anche i poteri presi in prestito dai compagni di squadra si evolvono nel tempo. Uno degli elementi fondamentali di Scarlet Nexus è infatti il legame che si crea con i compagni di squadra. È indispensabile lavorare sulle relazioni interpersonali, in modo da aumentare il livello di legame. Così facendo, si ottiene la possibilità di estendere la durata dei poteri, così come i loro effetti.

Le possibilità di rafforzare i legami sono molteplici. Gran parte di esse avvengono durante le fasi di pausa tra un capitolo e l’altro della storia, nei quali siamo liberi di fare ciò che preferiamo. Trascorriamo questi momenti all’interno di una base condivisa con la nostra squadra. Qui possiamo interagire con i nostri compagni, far loro dei regali o sfruttare gli eventi legame che consistono in brevi dialoghi o in alcune missioni per conto dei nostri amici.


PxV – Perso per vincere

Quello che invece non convince del combat system è la gestione delle bossfight. In molti casi, quando si affrontano dei boss, ci si trova a dover essere necessariamente sconfitti per progredire. Questo avviene in particolare nella prima metà di gioco, dove affronteremo molti boss troppo forti per le nostre capacità.

Prendere delle batoste per diventare più forti non è una novità. Si tratta di una tecnica usata nei 14 passi dell’eroe alla base di qualsiasi struttura narrativa per il cinema o la televisione. L’eroe viene sconfitto dal cattivo, ciò lo spinge ad allenarsi duramente per procedere verso lo scontro finale nel quale il bene trionferà come è giusto che sia.

Il problema, nel caso di Scarlet Nexus, è che questa tecnica viene abusata e, in alcuni casi, si traduce in frustrazione e poca chiarezza. Alcune delle prime bossfight, infatti, richiedono di resistere per un determinato arco temporale prima di venire sconfitti. Ci troviamo quindi ad attaccare dei nemici ai quali non facciamo alcun tipo di danno e che, a loro volta, ci uccidono con pochi colpi. Tutto ciò genera molta confusione fino a quando, per puro caso, non portiamo la bossfight fino a quei due o tre minuti richiesti per l’attivazione della fase successiva e capiamo finalmente che è così che deve andare la vicenda.

Insomma, spesso, in Scarlet Nexus, piuttosto che attaccare un boss, è più proficuo correre via dai suoi attacchi e aspettare.


Commento finale

Bandai Namco e TOSE hanno fatto un ottimo lavoro nella realizzazione di Scarlet Nexus. Quello che più colpisce è sicuramente il comparto tecnico e artistico. Il combat system è piacevole e crea un livello di sfida bilanciato, anche grazie alla gestione dei miglioramenti abilità.

Lo stile grafico è interessante, così come le scene di intermezzo. Gli ambienti abbandonati sanno rendere un senso di originalità e differiscono abbastanza gli uni dagli altri. Allo stesso modo, la città crea un ambiente brain punk che, grazie alle regole narrative del titolo, rendono unica la sua ambientazione.

È proprio dal comparto narrativo che nascono le maggiori perplessità. I primi capitoli del gioco, poco meno di dieci ore di gameplay, hanno una enorme mole di nozioni e concetti da apprendere finendo così per diventare una sorta di enorme tutorial. La situazione migliora a partire dal terzo capitolo, quando il gioco entra nel vivo della narrazione. Da qui in poi, i dialoghi non vengono più utilizzati per contestualizzare il mondo di gioco e si concentrano sugli eventi contemporanei, migliorando sensibilmente l’esperienza.

Anche la gestione delle bossfight è altalenante. Molti degli scontri con i boss si risolvono in una sconfitta obbligatoria o richiedono di resistere per un determinato periodo agli attacchi di nemici che essenzialmente non subiscono danni dai nostri attacchi. Pur trattandosi di una strategia narrativa che serve a giustificare il progresso dell’eroe, la ripetizione eccessiva di questo schema risulta frustrante soprattutto nelle prime fasi di gioco.

Nonostante questi difetti, il giudizio sul titolo di Bandai Namco e TOSE rimane sostanzialmente positivo e vale senz’altro la pena di giocarlo.

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8.0

La dura vita di una recluta


Bandai Namco e TOSE hanno fatto un ottimo lavoro nella realizzazione di Scarlet Nexus. Quello che più colpisce è sicuramente il comparto tecnico e artistico. Il combat system è piacevole e crea un livello di sfida bilanciato, anche grazie alla gestione dei miglioramenti abilità.

Lo stile grafico è interessante, così come le scene di intermezzo. Gli ambienti abbandonati sanno rendere un senso di originalità e differiscono abbastanza gli uni dagli altri. Allo stesso modo, la città crea un ambiente brain punk che, grazie alle regole narrative del titolo, rendono unica la sua ambientazione.

È proprio dal comparto narrativo che nascono le maggiori perplessità. I primi capitoli del gioco, poco meno di dieci ore di gameplay, hanno una enorme mole di nozioni e concetti da apprendere finendo così per diventare una sorta di enorme tutorial. La situazione migliora a partire dal terzo capitolo, quando il gioco entra nel vivo della narrazione. Da qui in poi, i dialoghi non vengono più utilizzati per contestualizzare il mondo di gioco e si concentrano sugli eventi contemporanei, migliorando sensibilmente l’esperienza.

Anche la gestione delle bossfight è altalenante. Molti degli scontri con i boss si risolvono in una sconfitta obbligatoria o richiedono di resistere per un determinato periodo agli attacchi di nemici che essenzialmente non subiscono danni dai nostri attacchi. Pur trattandosi di una strategia narrativa che serve a giustificare il progresso dell’eroe, la ripetizione eccessiva di questo schema risulta frustrante soprattutto nelle prime fasi di gioco.

Nonostante questi difetti, il giudizio sul titolo di Bandai Namco e TOSE rimane sostanzialmente positivo e vale senz’altro la pena di giocarlo.


PRO

    - Ambientazione curatissima
    - Ottimo combat system
    - Ottima longevità

CONTRO

    - Narrazione un po' troppo confusa
    - Bossfight non sempre valide
    - Missioni secondarie poco interessanti
Antonio Rodofile
Antonio Rodofile
Già da prima di imparare a scrivere, i miei genitori mi hanno messo un pad tra le mani. Quel pad, nel corso degli anni, ha cambiato forma, dimensioni, peso ma la passione è rimasta invariata. Dopo tanti anni di studi tra media, cinema e videogiochi, sono sbarcato un po' per caso e un po' per destino nella critica videoludica che concilia le mie due più grandi passioni: scrivere e giocare.

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