Recensione Song of Nunu: A League of Legends Story, il ragazzo e lo yeti

Song of Nunu: A League of Legends Story ci ha ricordato bene quanto Riot Games abbia fatto centro con la sua IP più famosa. Il celebre MOBA, lanciato oramai più di quattordici anni fa, ha scritto pagine dell’industria videoludica e degli eSports, oltre ad aver influito grandemente nell’intera cultura pop. Non sazi di un successo planetario di questo calibro, negli anni il team ha optato per un differenziazione transmediale di League of Legends con un minimo comune multiplo: la qualità.

Impossibile non citare, infatti, il clamore di critica e pubblico raccolto da Arcane, serie animata Netflix vincitrice di quattro Emmy. Ma anche il mondo videoludico ha visto l’arrivo di spin-off e progetti alternativi, come l’apprezzatissimo gioco di ruolo Ruined King: A League of Legends Story. Proprio in quest’ultimo filone si inscrive Song of Nunu.

Sviluppato da Tequila Works, creatori di Rime e Gylt, la nuova incursione nel mondo di Runeterra ci accompagna in un’avventura per giocatore singolo, nei panni di un ragazzo e del suo migliore amico, l’ultimo degli yeti. Una piccola grande odissea che, in contrasto con le gelide ambientazioni della produzione, ci ha scaldato il cuore.

Song of Nunu: A League of Legends Story sarà disponibile dal 1° Novembre per PC (via Steam), PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series e Nintendo Switch.


Versione testata: Nintendo Switch


Nel freddo Freljord

Song of Nunu è ambientato nella più fredda delle aree geografighe di Runeterra, il Freljord. Una terra dura ed aspra abitata da tribù forti, ma anche l’unico luogo in cui è possibile trovare il prezioso Vero Ghiaccio.

Il piccolo Nunu, giovane ragazzino della tribù Notaj, vaga per le lande gelate in compagnia del suo migliore amico Willump. Ma quest’ultimo non è un essere umano, bensì l’ultimo esemplare dei temuti e rispettati yeti. L’obiettivo del ragazzo è semplice: ritrovare la madre perduta, Layka. Ignota la sua sorte, con vaghe memorie aggrappata a ricordi sbiaditi. L’unica pista? Una visione apparsa in sogno a Nunu, in cui la madre lo invita a trovare il misterioso “Cuore del Blu” in una altrettanto enigmatica “montagna alata”. Inizia così un’avventura che li porterà a rivelazioni molto più grandi.

La montagna alata, vostra meta per svelare il segreto del Cuore del Blu.

Il biglietto da visita di Song of Nunu è rappresentato dalla sua direzione artistica. La produzione Tequila Works rispetta i fondamentali canoni estetici di League of Legends, addolcendone alcuni tratti. Il risultato è un cast di personaggi colorato ed intrigante che, alla coppia formata da Nunu e Willump, affianca altri personaggi cari alla lore della produzione Riot Games. Anche l’impervia regione settentrionale di Valoran è una gioia per gli occhi con distese innevate, ghiacciai impervi e sparuta vegetazione rossastra.

Un bel vedere insomma, grazie anche ad una direzione artistica delicata che ben si adatta alle performance di Nintendo Switch. La versione da noi testata infatti si è rivelata in linea generale molto solida, non solo dal punto di vista squisitamente tecnico, ma anche su quello delle prestazioni. Un risultato tutt’altro che scontato, che tuttavia nasconde comunque qualche piccolo problemino. Il framerate fa infatti qualche capriccio di troppo ogni qualvolta, soprattutto nella fase iniziale, si passa da un’area all’altra. Lo stesso accade negli attimi più concitati, ma in misura inferiore. In questo senso, il consiglio è sicuramente di preferire l’esperienza in modalità docked.

In alcune situazioni inoltre, abbiamo incontrato qualche piccolo bug che impediva di “triggerare” le interazioni necessarie per proseguire con la storia. Abbiamo risolto con un veloce riavvio del salvataggio, tuttavia non abbiamo dubbi che si tratti solo di piccoli imbarazzi che verranno risolti con le patch successive.

Willump vi proteggerà sempre.

Il mio amico yeti

Il viaggio di Nunu e Willump trae ispirazione dai canoni videoludici cari agli action adventure dell’era PlayStation 2, temperandoli con un’attenzione alla narrativa più in linea con la modernità.

Vogliamo essere cristallini al riguardo. Non c’è un open world illimitato o un sandbox denso di possibilità, così come sono assenti le strutture di veri e propri livelli. L’esplorazione non è così marcata e non ci sono grandi deviazioni da poter fare sul percorso. L’incedere è prettamente omogeneo e le ambientazioni si susseguono in modo lineare. In Song of Nunu ritroverete tuttavia la confortevolezza di un’avventura a misura di qualsiasi utente, sapientemente misurata e saggiamente diversificata, capace di prendervi per mano e raccontarvi una storia di formazione. Il tutto con piena fruibilità anche da parte di chi non sa nulla del mondo di League of Legends.

Quell’oggetto ha l’aria interessante, non trovate?

Nunu e Willump si ritrovano ad esplorare un ambientazione dopo l’altra con una ragguardevole ricchezza di situazioni diverse. Accanto a frangenti platform in cui destreggiarsi su appigli in stile Uncharted, dovremo sfruttare le abilità congelanti di Willump per creare piattaforme ghiacciate sull’acqua per poter proseguire. Oppure usare le palle da neve di Nunu per attivare interruttori o piante esplosive, al fine di liberare i percorsi… anche in modi inattesi. Vi ritroverete persino in fasi di “guida” in discese rapidissime lungo le vallate, oppure in frangenti in cui verrà richiesta la risoluzione di enigmi ambientali. Il tutto, mentre la storia verrà raccontata dagli stessi personaggi, con un doppiaggio italiano di alta qualità, capace di calarvi nelle atmosfere di un film di animazione.

Nel corso dell’avventura, il player prenderà infatti il controllo di entrambi i personaggi guidandoli attraverso le ambientazioni innevate del Freljord. Se Willump è prevedibilmente possente e capace di risolvere i problemi con la forza bruta o con la magia, il piccolo Nunu ha ben altre capacità. L’agilità non manca al piccolo ragazzino e la sua stazza minuta è un vantaggio per raggiungere determinate aree. Altresì è sostanzialmente indifeso e molto più fragile del suo animalesco amico. Tuttavia, ha dalla sua una risorsa molto particolare: Svellsongur.

Un antico reperto da attivare a suon di musica.

Musica, speranza… e botte

La tribù dei Notaj è famosa, nella lore di League of Legends, per una spiccata tendenza verso l’amore ed il rispetto della musica. Nunu non è da meno, grazie al suo flauto in verità piuttosto atipico.

Svellsongur permette infatti a Nunu di interagire con le ambientazioni suonando note e melodie. Ogni qualvolta il player si imbatte in un artefatto o un elemento suscettibile di interazione musicale, potrà estrarre il flauto e cimentarsi nel suonarlo. Ogni nota è affidata ad un tasto dorsale (o combinazioni di essi), che dovrà essere eseguito secondo le istruzioni indicate. Si tratta di una meccanica tanto semplice quanto efficace. Non solo replica didatticamente i reali movimenti delle dita nell’atto di suonare lo strumento, ma diverte anche per le interazioni rese possibili. Non vogliamo svelare troppo, ma vi ritroverete ad incantare animali, animare rovine perdute e molto altro. Il tutto suonando un flauto magico, grazie alla forza salvifica della magia.

Svellsongur contribuisce a dare una netta identità al titolo.

Ma non c’è spazio solo per la poesia in Song of Nunu. A volte infatti è necessario far parlare i ceffoni… ed avere dalla nostra parte uno yeti con quattro braccia facilita il compito. I combattimenti sono piuttosto basilari, essendo strutturati sulla presenza di attacchi leggeri e pesanti, schivate occasionali, QTE per i colpi di grazia, il tutto intrecciato in combo semplici. Altrettanto accomodante è la difficoltà stessa, anche a causa di una sostanziale piattezza della varietà dei nemici, perlopiù lupi selvaggi per tutta la durata del titolo. I combattimenti insomma sono piacevoli per spezzare il ritmo, ma non costituiscono un tratto particolarmente approfondito dal team di sviluppo.

Forse è proprio la natura budget del titolo ad aver ridimensionato le possibilità di Song of Nunu. Giocandolo non abbiamo infatti potuto fare a meno di riflettere sul grande potenziale esistente, necessariamente sceso a patti con la natura contenuta della produzione Tequila Works. Anche la durata complessiva, di circa sei ore, ci è sembrata tutto sommato coerente (anche se non sussistono grandi motivazioni per rigiocare l’avventura) ma ci sarebbe piaciuto vedere cosa si sarebbe potuto raggiungere con altri presupposti. Non solo una curva della difficoltà più marcata, ma anche un sistema di progressione strutturato o una maggiore cura dei combattimenti. Tutti spunti che, ci auguriamo fortemente, possano essere raccolti per un potenziale seguito.

Purtroppo i lupi costituiscono il 90% dei nemici del titolo.

Commento finale

Song of Nunu: A League of Legends Story conferma tutto il potenziale dell’immaginario creato da Riot Games. Un action adventure sincero e divertente che ci accompagna per mano nelle terre gelate del Freljord, per un racconto di formazione di un bimbo con il suo amico yeti. Pescando a piene mani da soluzioni ludiche vintage, la produzione Tequila Works funziona ed intrattiene, senza badare troppo ad una difficoltà tarata verso il basso ed una scarsa rigiocabilità. Preparatevi a partire assieme a Nunu e Willump: il viaggio ne varrà la pena.

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8.0

Song of Nunu: A League of Legends Story


Song of Nunu: A League of Legends Story conferma tutto il potenziale dell'immaginario creato da Riot Games. Un action adventure sincero e divertente che ci accompagna per mano nelle terre gelate del Freljord, per un racconto di formazione di un bimbo con il suo amico yeti. Pescando a piene mani da soluzioni ludiche vintage, la produzione Tequila Works funziona ed intrattiene, senza badare troppo ad una difficoltà tarata verso il basso ed una scarsa rigiocabilità. Preparatevi a partire assieme a Nunu e Willump: il viaggio ne varrà la pena.

PRO

Un racconto sincero e toccante | Action adventure vecchio stile, divertente e vario | Direzione artistica deliziosa |

CONTRO

La difficoltà è tarata verso il basso | Il senso di progressione viene messo da parte | Qualche piccolo imbarazzo tecnico nella versione Switch |
Danilo Di Gennaro
Danilo Di Gennaro
Viaggiatore nel tempo, utilizzatore della Forza, ex SOLDIER di 1° classe. Accanto ad una passione incrollabile verso il media videoludico da oltre 30 anni, nel tempo mi appassiono quadrimensionalmente a tutto ciò che proviene dal Giappone, nonché a cinema, serie tv, supereroi e molto altro. Allons-y.

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