The Day Before: La truffa di Fntastic che ha distrutto il mercato degli Early Access

Il 7 dicembre 2023 doveva essere (ed è stato) un giorno importante per il panorama videoludico, a causa della serata di premiazione dei TGA 2023. Ma non è stato quello l’unico evento videoludico di cui si è parlato moltissimo nei giorni successivi, anzi la visibilità mediatica di nomination e premiazioni è passata quasi in secondo piano per via del climax di una vicenda che era andata preparandosi nel corso di diversi anni.

Quel giorno è stato infatti la data di pubblicazione di The Day Before, un titolo per certi versi molto atteso, la cui storia di sviluppo ha creato hype e interesse, ma anche dubbi e preoccupazioni per poi culminare in una situazione surreale, che potrebbe aver creato precedenti unici (e purtroppo tutt’altro che positivi) nella storia del moderno merchandising di videogiochi e prodotti digitali.

A distanza di pochi giorni dalla pubblicazione lo studio ha improvvisamente chiuso il progetto, anzi ha chiuso proprio i battenti. E ha addotto motivazioni così inverosimili da far immediatamente pensare alla truffa; nel giro di un tempo ancora più breve tutti (o quasi) i riferimenti alle presentazioni del gioco precedenti il lancio, la pagina Steam del negozio e lo stesso sito degli sviluppatori sono spariti nel nulla.

Tutto quello che resta sulla pagina ufficiale di Fntastic è un laconico messaggio in cui si annuncia la chiusura dello studio, dichiarando il fallimento finanziario: tutti i soldi rimasti allo studio serviranno a pagare i debiti con i partner e gli sviluppatori ci tengono a sottolineare che non hanno percepito un soldo durante la campagna di pre-lancio. Né con Kickstarter, né con altre forme di crowdfunding. Che gli acquisti su Steam verranno rimborsati anche a chi ha trascorso in gioco un tempo superiore al numero di ore normalmente previsto, ma che i server dei loro giochi rimarranno aperti. Che insomma, The Day Before è stato tutto un gigantesco errore di valutazione, che avrebbe portato lo studio a investire tutte le proprie risorse umane, economiche, finanziarie e temporali in qualcosa che andava oltre le loro capacità.  

Rivediamo per intero le tappe di questo surreale viaggio, per poi trarne spunto in modo da riportare alcune riflessioni che il sottoscritto stava facendo già da prima – ma che adesso sono diventate estremamente attuali – sul concetto stesso di “Early Access”.

Se siete curiosi di sapere tutti i dettagli e le tappe di questa surreale vicenda, continuate a leggere. Se invece siete già al corrente dei dettagli o non avete voglia di leggere tutto, saltate direttamente al paragrafo “The Day Before e le necessarie riflessioni su sviluppo e Early Access”.

The Day Before

The Day So Far – Le origini

The Day Before nasce, o meglio viene presentato all’attenzione del pubblico per la prima volta nel gennaio 2021, quando Fntastic, uno studio fondato da due russi ma con sede a Singapore, annuncia un nuovo ed ambizioso progetto, presentando un trailer (ad oggi rimosso) che promette davvero bene. Un gioco che si propone e dichiara di voler trasportare i giocatori in uno scenario post-apocalittico (con richiami a The Last of Us), ma con caratteristiche che ricordano molto da vicino anche The Division 1 e 2 di Ubisoft.

L’aspetto grafico del gioco, così come mostrato dal trailer, non è affatto male. Se si pensa al fatto che è una produzione indie, proveniente da uno studio piccolo (anche se non al suo primo gioco), l’impianto generale fa venire voglia di sostenere il progetto, o quantomeno seguirlo per vedere come si sviluppa.

Per l’appunto, uno studio non al suo primo gioco. Alcuni fanno notare che i giochi di Fntastic sembravano sempre marcatamente ispirati a qualcos’altro.

Propnight, ad esempio, gioco horror a impostazione ibrida uscito nel 2021 appare un po’ troppo vicino alla formula di Dead by Daylight, pur mescolandola con elementi che sembrano presi dall’assai meno fortunato Friday 13th. The Wild Eight, pubblicato nel 2019, era un survival con alcuni elementi in comune con Don’t Starve e altri titoli famosi del genere. Eppure, malgrado queste potenziali scopiazzature, Fntastic aveva comunque pubblicato questi giochi, ottenendo recensioni miste: non del tutto positive, ma neanche del tutto negative.

The Day Before - Propnight

The Day So Far – Il progetto sembra ingranare

Anche se l’esperienza ha mostrato bene, con casi come Orange Cast, cosa può accadere quando un piccolo studio indipendente prova a fare un passo (molto) più lungo della gamba, è pur vero che chi non osa non vince. E vedere studi piccoli tentare di emergere con progetti ambiziosi è un po’ la linfa vitale che dovrebbe portare rinnovamento nell’industria e nel panorama generale della nostra passione. In questo caso, sembrava che potessero esserci gli estremi per un salto di qualità e il primo trailer andava esattamente in questa direzione.

Ma a confortare l’idea di un progetto ambizioso e di grande respiro, arrivarono a stretto giro ulteriori trailer (materiale che è stato fatto sparire, ma è ancora parzialmente disponibile su IGN) che presentavano il gioco in una smagliante forma grafica. Un MMO in terza persona che portò molti a pensare a un “The Division con gli zombie”; altri gridavano prematuramente a “una svolta nel genere MMO”. Niente male, insomma, per un progetto che doveva consacrare l’ascesa di un piccolo studio.

Ma ciò che lasciava sperare meglio di tutto era la frequenza con cui questo materiale veniva diffuso. Diversi trailer (anche di gameplay, non solo cinematici) entro la metà dell’anno e a ottobre 2021 ne arrivò anche uno etichettato come Official Relase Trailer che prometteva (a questo punto dovremmo dire millantava) una data di uscita: 21 giugno 2022. A confortare ulteriormente le buone speranze per l’uscita (e la riuscita) di questo gioco, contribuì anche la notizia di una partnership dello studio con Nvidia, che supportò essa stessa il progetto con dei video. Seguirono altre immagini altisonanti, ma ancora molto “generiche”.

The Day Before

The Day So Far – Qualcosa va storto

Ma poi, dopo un lungo silenzio durato mesi, a maggio del 2022 arrivò un annuncio tanto scioccante quanto contraddittorio: il gioco veniva rinviato a marzo del 2023 per (rullo di tamburi) un upgrade del motore utilizzato! Ebbene sì, la scelta di “sostituire il motore Unreal Engine 4 con il nuovissimo e più performante Unreal Engine 5” avrebbe motivato un corposo ritardo di quasi un anno nella pubblicazione del gioco. Troppo ambizioso? Lo sembrava già all’epoca, ma c’è chi ha voluto crederci lo stesso.

Lo studio aveva giustificato il ritardo con queste parole: “La transizione a un motore più avanzato e ottimizzato per la creazione di mondi aperti renderà ancora più fantastico il gameplay di The Day Before. Qualora non lo sapeste, il nostro nuovo gioco sarà un MMO survival ambientato in una letale America post-pandemica, pullulante di infetti affamati di carne e di superstiti intenti a uccidersi l’un l’altro per procurarsi cibo, armi e veicoli”. Nulla che non abbiamo già visto altrove, insomma, ma se non altro anche in prodotti di indiscutibile qualità.

Tuttavia cominciava ad apparire un po’ strano che un gioco apparentemente già in difficoltà, di cui non si parlava da mesi, anziché motivare i ritardi con i soliti, seppur comprensibili motivi (pandemia, problemi interni, crisi finanziarie, etc.) alzasse ancora di più la posta in gioco promettendo l’utilizzo di un motore ancora giovane, indubbiamente spettacolare ma decisamente complesso e impegnativo da utilizzare.

The Day Before

The Day So Far – Attese Disattese

E proprio mentre tutto sembra puntare a un progetto ambizioso ma remunerativo, nel mese della “promessa uscita”, cioè giugno 2022, arriva la notizia che lo studio “sta cercando collaboratori”. In realtà però non proprio collaboratori, ma “volontari”. Gente disposta a lavorare gratis per il progetto. Gratis o in cambio dei soliti cosiddetti “benefit” come “codici”, “certificati di partecipazione”, ma insomma NON uno stipendio.

Ma come? Un gioco dalle grandi ambizioni, che si propone addirittura di utilizzare un motore sfavillante come Unreal Engine 5 e che ha delle partnership importanti cerca collaboratori da sfruttare senza pagarli? Cosa sta andando storto, esattamente?

E mentre The Day Before fa il pienone di wishlist su Steam, toccando valori da record nel mese di luglio, le cose continuano a precipitare. Lo sviluppo del gioco piomba nel silenzio per altri lunghi mesi, fino a gennaio 2023, quando viene pubblicato un trailer (anche questo ad oggi scomparso) che dovrebbe mostrare sfolgoranti caratteristiche come ray-tracing e tutto, ma in realtà si rivela un boomerang a causa della quasi totale assenza di gameplay. In una fase così avanzata (e dopo tanti rinvii) dello sviluppo è anormale non mostrare del gameplay, anche se si è scelto di cambiare motore grafico. Naturalmente gli sviluppatori promettono che “a breve” verrà fuori altro materiale contenente gameplay effettivo. Ma alla fine del mese, un’altra scioccante notizia per quelli che ci credono.

The Day Before

The Day So Far – La caduta libera

L’emergere di una presunta “disputa sul copyright” provoca un ulteriore ritardo di diversi mesi nella pubblicazione. Cominciano a serpeggiare panico e scetticismo sui forum, su Reddit e persino sul server Discord del progetto nel momento in cui il gioco SPARISCE DA STEAM. La pagina viene rimossa, a causa della predetta questione di copyright e gli sviluppatori sono costretti a rassicurare tutti che il gioco esiste ancora.

Nel mese successivo, a febbraio, vengono fuori delle presunte “chiavi di accesso all’Early Access” che lo studio addita come “scam” e smentisce/ritira subito.

La notizia che la disputa sul copyright sarebbe nata a causa della registrazione del marchio da parte di un’azienda che produce un App-calendario rende il tutto ancora meno credibile. E anche quando il chiacchierato trailer di gameplay arriva, si rivela una monumentale delusione. Tutto, dalla grafica al gameplay sembra profondamente più arretrato di quanto lo studio avesse già mostrato in precedenza. Di almeno un paio d’anni. Alcuni gridano ad un plagio, fotogramma per fotogramma, da Call of Duty.

Tutto sembra, fuorché un gioco “quasi pronto per l’uscita”. Gli sviluppatori tentano di domare l’incendio pubblicando un dev-vlog (oggi rimosso) che si rivela un ulteriore boomerang: il video, infatti, a differenza della maggior parte dei diari di sviluppo cui siamo abituati, presenta elementi visivi vecchi e datati e nel filmato non compare nessuno dei veri sviluppatori del gioco, ma solo l’addetta al reparto comunicazione del gruppo, Dana Soltangazinova. Il video riceve una tempesta di “Non mi Piace” su Youtube e fallisce completamente nel suo tentativo di rassicurare gli scettici.

Ad aprile il  team promette una beta prima del lancio e un ritorno del gioco su Steam. Notizie che dovrebbero confortare non solo sull’esistenza del gioco, ma anche sul fatto che sia ormai quasi pronto. Ma non bastano a placare gli scettici e gli scontenti, perché le forti contraddizioni dei mesi precedenti hanno ormai gettato troppe ombre sul gioco.

A giugno il team, che ancora spaccia il gioco per un MMO, promette che ci saranno un sistema di housing e attività secondarie di carattere “lavorativo” . Appaiono anche immagini dei personaggi all’interno di una sauna, a confortare l’idea di “aggiungere profondità al mondo di gioco, rafforzando l’impressione di un ambiente vivo, vibrante e animato”.

Ad ottobre non ci sono ancora tracce né della pagina Steam né della tanto chiacchierata beta. E l’uscita è fissata a dicembre.

Nel mese di novembre, la pagina Steam viene finalmente ripristinata. Il team esulta, parlando della “grande vittoria” in merito alla questione di copyright, ma ecco che arriva un’altra stangata. Il gioco uscirà sì a Dicembre, ma sotto forma di Early Access. Altro che beta e uscita definitiva! Ancora una volta sembra che il prodotto sia ben lungi dall’essere pronto e il team si giustifica dicendo che “per loro è il primo progetto così ambizioso e potrebbero esserci delle circostanze impreviste”. E infatti ci saranno, eccome.

Fra l’altro, le versioni console del gioco vengono rinviate a data indefinita. Wow.

The Day Before

The Day Before – Today

E veniamo ai “giorni nostri”. Dopo un’elegante dichiarazione di “nessun rancore” verso quelli che non hanno creduto nel gioco, il team si appresta a lanciare quello che, nel bene e nel male, è diventato uno dei prodotti più attesi, sospirati e intorno a cui si è creata la maggior attenzione negli ultimi due anni.

L’Early Access viene aperto e… ciò che i giocatori si ritrovano per le mani è sorprendente quanto agghiacciante. Non solo il gioco non ha nulla a che vedere con un MMO ma si presenta piuttosto come un “Extraction Shooter” single player (cioè uno di quei giochi in cui, con dinamiche simili a quelle della Zona Nera di The Division, il giocatore deve entrare in una zona infestata di nemici, estrarre del loot prezioso e scappare); non solo ha una grafica palesemente più arretrata e rozza di quella mostrata specialmente nei primi trailer; ma si presenta ingiocabile e pieno di bug a dir poco imbarazzanti. Si diffonde la notizia che gli asset del gioco erano stati in realtà acquistati da terze parti e non realizzati autonomamente. Iniziano a fioccare recensioni negative, richieste di rimborso e lamentele.

Poi, con ulteriore sorpresa e sgomento di tutti, cinque giorni dopo, lo studio chiude i battenti.

In maniera improvvisa e definitiva. Tutto il materiale promozionale uscito nei quasi tre anni di campagna viene fatto sparire; il sito stesso di Fntastic viene dismesso, con un messaggio in cui si dice che il gioco si è rivelato un fallimento finanziario, che i soldi ricavati verranno usati per (cercare di) pagare i debiti e che lo studio non ha misurato adeguatamente le sue capacità, compiendo un passo più lungo della gamba. Steam corre ai ripari, rimuovendo nuovamente la pagina del gioco e offrendosi di rimborsare tutti gli acquirenti, anche quelli che hanno superato il limite di due ore di gioco, oltre il quale non sarebbe più possibile richiedere il rimborso.

Sembra che questa sia la fine di The Day Before, i cui server restano ancora aperti (in realtà non per molto) ma i cui giocatori sanno di ritrovarsi imprigionati per sempre in un prodotto buggato, non finito e al quale non verrà più fornito alcun miglioramento né supporto.

The Day Before

Ma le stranezze non finiscono con il 12 dicembre. L’ondata di recensioni negative dilaga, colpendo tutti i titoli dello sviluppatore; The Wild Eight, un survival pubblicato da Fntastic nel 2019, che aveva anche ricevuto recensioni per lo più positive, viene bombardato di recensioni e commenti negativi e non pertinenti rivolti allo studio e alla presunta “truffa” di The Day Before. Al punto che Steam, per contenere i danni, rimuove le recensioni non pertinenti e addirittura modifica il nome dello sviluppatore in “Eight Points” per prevenire ulteriori fenomeni di review-bombing attraverso l’indicizzazione. E ancora: il titolo horror ibrido Propnight, pubblicato da Fntastic nel 2021 vede rimuovere la sua pagina Steam e risulta “non più acquistabile”.

Dopo dieci giorni di caos, il 22 dicembre arriva l’ultimo atto. Un post su Twitter (anzi su “X”) in cui viene annunciata la chiusura definitiva dello studio, il ritiro del gioco dal mercato e lo spegnimento dei server il 22 gennaio 2024. Mytona, il publisher, in collaborazione con Steam, il distributore, provvederanno al rimborso di tutti gli utenti che hanno acquistato il gioco in Early Access. Requiescat in Pace.


The Day Before e le necessarie riflessioni su sviluppo e Early Access

Bisogna anzitutto cominciare col dire che si tratta di una vicenda curiosa e fuori dagli schemi. La classica “truffa del gioco inesistente” è un film che abbiamo visto più volte negli ultimi anni. Specialmente da quando il gioco digitale ha preso il sopravvento e gli studi indipendenti hanno cominciato ad avvalersi di strumenti come Kickstarter e Crowdfunding per ricevere finanziamenti dal basso su progetti che difficilmente avrebbero ricevuto fiducia da grossi publisher e investitori. Tuttavia, di solito le cose andavano in un altro modo.

Uno studio apre una campagna Kickstarter per un progetto, si fa finanziare mostrando materiali o risorse finti, trailer inesistenti etc. e a un certo punto scappa col bottino, lasciando piattaforma e finanziatori a becco asciutto. A parte agghiaccianti episodi accaduti in Italia, che per quieto vivere non citiamo, è successo più volte che un progetto, finanziato anche corposamente, per un motivo o per l’altro non abbia mai visto la luce. Areal, un presunto successore di S.T.A.L.K.E.R. che doveva uscire intorno al 2014, vide addirittura la cancellazione da Kickstarter per violazioni delle politiche della piattaforma stessa dopo mesi di sospetti e dubbi da parte di Stampa, comunità e finanziatori.

Ciò che rende strano e atipico questo caso è che qui, come hanno detto gli stessi sviluppatori nel loro “messaggio di addio”, non c’è stato alcun finanziamento pre-lancio, nessun Kickstarter, nessuna campagna di crowdfunding. Se si è trattato di una truffa (e a breve esamineremo in quali termini si può definirla tale) è chiaro che ha sfruttato meccanismi diversi, seppur oggi molto radicati nell’industria dei videogiochi, per trarre in inganno.

Quello che ad oggi, dopo oltre due settimane dai fatti, fa ancora discutere senza giungere ad una conclusione sono le profonde contraddizioni in questa vicenda. Nel “classico” schema di truffa basata su un videogioco inesistente, il team indice una campagna di crowdfunding o seduce un partner importante dal quale ottiene soldi, fornisce materiale falso o gonfiato per diversi mesi, spesso mettendo da qualche parte una demo o addirittura lanciando il prodotto in Early Access… per poi sparire nel nulla senza dichiarare la chiusura del progetto. Il gioco semplicemente rimane lì, appeso, per sempre. Come torneremo a sottolineare più avanti, esistono diversi progetti di questo genere, giochi entrati in un Early Access che durerà per sempre.

The Day Before

In questo caso, sembra che l’obiettivo dell’intera campagna sia stato solo il marketing. Inventare un prodotto inesistente, farlo esistere nella mente dei potenziali futuri acquirenti come concreto, fattibile e desiderabile, per poi staccare la spina quando è palesemente impossibile continuare a sostenere la farsa. Ma quale dovrebbe essere lo scopo? Scappare coi soldi dell’Early Access e truffare Steam o il publisher? Un po’ ingenuo, soprattutto per qualcuno che ha portato avanti per anni la cosa, alternando periodi di assoluto silenzio ad altri di attività intensa, seppur deludente e poco produttiva.

Se si vuole inquadrare la cosa come una truffa completa e premeditata, bisogna ammettere che ci sono alcune incongruenze. Uno dei partner citati nel primo periodo per sostenere l’immagine del prodotto è stato Nvidia, il distributore è stato Steam. E’ difficile che aziende di questo calibro non facciano i dovuti controlli e si lascino truffare così. Ma magari è proprio per questo che si è cercato di dare un’immagine quanto più possibile convincente e realistica del “prodotto in lavorazione” e della sua validità. Altrimenti regge ancora l’ipotesi del “passo più lungo della gamba”, sostenuta dal fatto che lo studio non era al suo primo progetto e che avrebbe potuto cercare di emergere con qualcosa di più modesto e fattibile, come peraltro era già avvenuto in precedenza.

Sarebbe più opportuno parlare (e per farlo conieremo un’espressione per l’occasione) di “truffa di immagine”. Una cosa più subdola, che non produce un vero e proprio danno economico ma danneggia comunque il tessuto dell’industria videoludica in un altro (e più sottile) modo.

Qui, comunque, non ci accaniremo sul cercare di scoprire la verità a tutti i costi, bensì su riflessioni che ci riguardano tutti, sia come videogiocatori, sia come parte dell’industria.

The Day Before

Early Access: fidarsi o non fidarsi?

La complessa vicenda di The Day Before induce a delle riflessioni che personalmente avevo già iniziato a fare qualche anno fa e che hanno trovato riscontro anche nell’esperienza di alcuni amici e colleghi. Premettendo che un rimborso ai giocatori c’è stato e in assenza di un crowdfunding, chi è che è andato veramente a rimetterci, da tutta questa storia? Steam? Il colosso della distribuzione ha spalle molto larghe e anche ammesso (ma non certo concesso) che Steam abbia dovuto rimborsare dei soldi con cui gli sviluppatori sono scappati, non è raro per Valve dover rimborsare un prodotto. The Day Before è durato eccezionalmente poco: non c’è stato dunque il tempo per generare perdite molto gravi. Sarebbe più grave l’aver generato un precedente riguardo ai “tempi di rimborso”, ma anche lì tutto è demandato alle politiche del distributore.

Il “pubblico giocante”? Ecco, c’è da fare un’osservazione. Con The Day Before i giocatori non hanno perso tanto i soldi (rimborsati). Ma un altro tipo di valuta, che si sta facendo rarefatta e difficile da ottenere. Tempo, hype, fiducia. Specialmente in un prodotto in accesso anticipato.

L’Early Access dovrebbe essere una modalità con cui uno studio può finanziare un progetto in corso d’opera con una sorta di “pre-vendita”. Il giocatore lo compra prima dell’uscita, partecipando – di fatto – ai finanziamenti dello sviluppo e sostenendo il progetto in fase di crescita: al momento del lancio si ritroverà il gioco in libreria, proprio come per i giochi acquistati. Come in un crowdfunding solo che la cosa avviene sotto l’ “ala protettrice” di Steam. Il problema è che molti, TROPPI giochi in accesso anticipato (e non) non vedono mai la luce. La gente li vede, li apprezza, vuole sostenerli, si appassiona ai trailer, chiede notizie e spende anche denaro per averli e sostenerne l’uscita… ma poi restano dei cantieri aperti, lettera morta, spine staccate. E a un certo punto, la fiducia finisce.

The Day Before ha ottenuto la luce dei riflettori solo perché era un progetto decisamente ambizioso e perché ha catalizzato molta attenzione da parte di giocatori e Stampa nel corso di quasi tre anni. Ma non è certo l’unico gioco che non vede mai la luce senza la necessaria trasparenza da parte di chi lo sviluppa.

The Day Before

Early Access e sviluppo incompleto: altri “grandi assenti”

Nel 2021 pubblicammo l’anteprima di Sky Beneath, un promettente puzzle platform ad ambientazione fantascientifica. Ad oggi, 2023, non solo il gioco non è mai uscito, ma da febbraio 2022 se ne sono perse le tracce. La pagina Steam esiste ancora e con essa la demo che abbiamo giocato per scrivere l’anteprima; ma del gioco in sé, nessuna traccia. Secondo voi uscirà mai?

Between the Stars, inserito in Early Access nell’ormai lontano 2019 è ancora un progetto di là da venire. Fino ad un certo punto gli sviluppatori hanno fornito costante supporto e aggiornamenti alle discussioni sulle milestone del gioco, ma nel frattempo i giocatori hanno perso fiducia, smesso di apprezzare il gioco e lo hanno fortemente criticato nelle discussioni sullo stesso hub di Steam. Sono ormai mesi che non se ne parla e la fiducia nel fatto che sarà mai un prodotto completo è al minimo.

Between the Stars

Sinless, avventura grafica a tema cyberpunk del 2015 è invece un “prodotto finito”. Almeno sulla carta. Non si tratta di un Early Access  in sospeso, ha un inizio e una fine, ma la verità è che si tratta di un gioco la cui storia finisce col non avere un finale né coerenza, perché era tutto demandato ad altri due ipotetici episodi che non sono mai arrivati (una sorte toccata, per motivi di scarse vendite del primo episodio, anche a Rain of Reflections, ma quella è un’altra storia). Se non altro, lo sviluppatore ha ammesso con onestà che “sarebbe piaciuto anche a lui vederne il seguito”, ammettendo quindi che non ce ne sarà mai uno. Nessuna truffa né inganno, quindi, ma una cocente delusione per chi lo ha giocato.

Vanno un po’ meglio le cose con Graven, se non altro perché ci sta lavorando uno studio accorsato e di grande talento (3D Realms) e perché l’evoluzione del gioco in Early Access è evidente e sotto gli occhi di tutti. Si tratta però, quantomeno, di una gestazione complicata.

Graven

Non sempre va male… ma spesso sì!

E precisiamo che non è poi sempre così tragica. Them & Us, un survival horror psicologico, ha raggiunto la pubblicazione dopo un complesso e travagliato Early Access e il prodotto finito non è assolutamente male: uno di quei casi in cui, insomma, l’attesa è valsa la pena.

Il problema è che succede spesso – TROPPO spesso – che un progetto in Early Access deluda fortemente le aspettative di chi ci crede, ci spera, magari lo compra e poi non ne vede mai la conclusione. Sono uno dei tanti che hanno perso quasi completamente fiducia in questa “modalità” di sviluppo, che pure dovrebbe servire a piccoli studi senza grandi budget e senza supporto da parte di publisher monumentali di arrivare alla pubblicazione dei propri titoli. Si tratta, certo, di una visione pessimistica che per fortuna non è ancora condivisa da tutti ma che tende a diffondersi sempre di più a valle di episodi di questo genere.

The Day Before - RoR

L’accesso anticipato è un qualcosa che dovrebbe fare bene all’industria. Ma si trasforma in una sorta di boomerang perché, specialmente in casi come The Day Before le promesse disattese, i tempi troppo lunghi e la qualità di un prodotto troppo diversa da quella pubblicizzata e millantata abbattono la fiducia, le speranze e la volontà di continuare a sostenere un progetto non ancora completato; progetto che però risulta comunque a pagamento, usando i compratori paganti come una sorta di beta-tester. Si può dire che questo sia un po’ il male generalizzato di tutto il marketing moderno, ma danneggia soprattutto i piccoli, perché i grandi riescono a riprendersi da progetti di scarsa riuscita come Anthem o The Quiet Man. Per uno studio indipendente, invece, il primo fallimento è nella maggior parte dei casi anche l’ultimo.

La paura è che, a causa di progetti come The Day Before, Sky Beneath e altri simili, studi talentuosi ma piccoli o con poche risorse non possano mai riuscire a godere della necessaria fiducia. A far emergere se stessi e i propri progetti, perché etichettati a priori alla pari di quelli che promettono, fanno sperare, tengono sulla corda troppo a lungo e poi svaniscono nel nulla.

Se non altro, dopo The Day Before sia i giocatori che i distributori guarderanno con molta più diffidenza ai progetti in accesso anticipato, anche se apparentemente sostenuti da materiale di qualità elevata. E questo è decisamente un peccato.

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Alessandro "Arcangelo" Verso
Alessandro "Arcangelo" Verso
Dopo aver attraversato l'Abisso come Raziel ed esserne uscito molto più forte (ma anche più brutto) di prima, ha ripreso la sua passione per i videogiochi a 360°: giocare, commentare, scrivere. PCista convinto, si addentra sempre con cautela in una "Next Gen" di console.

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