Recensione The Quarry

Ci sono titoli che, quando li approcci, potresti avere difficoltà a farti subito un’idea concreta su cosa potresti andare incontro. In questo caso non possiamo dirlo con “The Quarry” ultimo videogioco di Supermassive Games e pubblicato da 2K.

Sono passati ormai tanti anni dall’uscita di “Until Dawn”, videogioco survival horror che ha lanciato un genere (a tratti estremamente cinematografico) che sorprese il mondo nel “lontano” 2015 per via della sua originalità e del gameplay reputato ai tempi come innovativo. Dopo questo videogioco, lo studio inglese non ha più voluto modificare la formula concentrandosi principalmente su opere dalla grande spettacolarizzazione cinematografica che si ispirano, nello specifico, a racconti dalle forti tinte horror. Basti vedere la saga (ancora non conclusa) di “Dark Picture Anthology” per farsi un’idea di quello a cui ci riferiamo.

Nonostante ciò, la formula pare essere vincente: e infatti anche in questo caso le idee e gli spunti creativi non mancheranno. Ma The Quarry sarà davvero in grado di tenere testa ai suoi predecessori? Scopriamolo insieme con la nostra recensione!


Versione testata PS4


Seduti intorno al fuoco

Ci troviamo al campo estivo per bambini di Hackett’s Quarry in America. Dopo la chiusura, a causa del cambio di stagione, Kaitlyn, Abi, Emma, Jacob, Nick, Ryan e Dylan (i tutor che hanno lavorato come gestori dei ragazzini al camp) sono in procinto di andarsene anche grazie al contributo di Chris Hackett: ansioso, quanto irascibile, responsabile del campo. Quest’ultimo, inspiegabilmente, sembra ansioso che i ragazzi vadano via il più presto possibile per motivi, apparentemente, ignoti. Purtroppo per lui, uno dei tutor non sembra essere d’accordo con questa idea e, spinto dalla voglia di tentare di riconquistare la sua “fiamma” estiva, sabota uno dei mezzi di trasporto da utilizzare per rientrare nelle proprie dimore per trascorrere almeno un’altra notte di campeggio in compagnia dei ragazzi ma soprattutto della ragazza tanto desiderata. Questa azione sconsiderata, però, ha dei costi: e dopo una raccomandazione da parte di Chris di rimanere chiusi dentro la baita del campo in attesa di un suo ritorno, ovviamente ignorata dai protagonisti, quella che apparentemente sembrava una serata tranquilla in campeggio si trasformerà invece in un vero e proprio incubo causato da alcuni temibili eventi nefasti.

Non entrando troppo nei dettagli, si rischierebbe di spoilerare e rovinarvi l’esperienza videoludica, ciò che è altamente percebile è la natura horror che Supermassive Games ha impresso in questo titolo. Leggendo la trama, potrete intuire che in questo caso lo studio inglese si sia focalizzato nello specifico sul genere slasher (ovvero, tendenzialmente, quando un gruppo di ragazzi è alle prese con una minaccia non ben definita e devono cercare di sopravvivere fino alla fine proprio da quest’ultima) ispirandosi, probabimente, a film classici del genere come ad esempio Scream. Non sappiamo se il riferimento sia voluto o meno ma nel gioco è presente (casualmente?) un attore che fece parte proprio di quella pellicola: David Arquette, infatti, è il volto che ha prestato l’interazione del personaggio di Chris Hackett.

Ma non è l’unico personaggio famoso presente nel titolo: sono stati selezionati anche altri grandi interpreti come Lance Henriksen (Aliens – Scontro finale, Scream 3, La Casa 7) ed i ragazzi Justice Smith (Detective Pikachu), Ariel Winter (Modern Family) e Siobhan Williams, sintomo che SuperMassive Games abbia voluto investire molto per ottenere una certa credibilità per un determinato tipo di produzione a tinte horror.

Questi personaggi, per quanto attivi, risulteranno più volte come dei veri e propri stereotipi selezionati appositamente per questo tipo di pellicole. Le interazioni che avranno, per fini di design di gioco, sono limitate, i dialoghi (fondamentali per la struttura dell’intero gioco) non risulteranno esattamente convincenti e le interpretazioni degli attori sopracitati, per quanto fantastiche dal punto di vista tecnico grazie alla grande mole di lavoro della tecnologia utilizzata, in alcuni casi (probabilmente a causa della stessa motion capture), stoneranno con il contesto drammatico in cui i malcapitati protagonisti si troveranno ad affrontare. Regalando però momenti esilaranti al giocatore maligno con il joystick in mano.

Tornando a parlare dell’esperienza complessiva, il termine più adatto che si ricuce con questo genere di giochi si potrebbe rivelare come “film interattivo“. Di prodotti del genere, come lo stesso Until Dawn, o alcuni dei titoli creati dal geniale game designer David Cage (Heavy Rain, Detroit Become Human solo per citarne un paio), ne sono già usciti diversi, anche se tuttavia ognuno toccava tematiche differenti. Dunque le novità nel gioco, onestamente, non sono molte specialmente se si ripercorre la strada dei precedenti videogiochi prodotti dalla stessa casa di sviluppo. Principalmente si interpreterà (man mano che la storia avanzerà) uno dei protagonisti che, a seconda delle ridotte scelte morali, comporterranno tutta una serie di avvenimenti che potrebbero essere positivi o negativi. Anche se il titolo ci tiene a farvi specificare che non esistono scelte buone o cattive, il videogioco tenderà comunque sempre a farti capire che, nel caso sciagurato di una possibile morte di uno dei personaggi (che sono previste logicamente) l’obiettivo primario sarà comunque sempre quello di far sopravvivere i personaggi incaricati ed infatti tenderà ad aggiungere molte interazioni per far si che possibilmente errori del genere non ricapitino. Le scelte, dunque, si rivelano (e si confermano), il perno principale del gameplay e sarà dunque fondamentale ponderare bene le azioni prima di commettere errori che potrebbero rivelarsi fatali.

Tutto ciò dipenderà, molte volte, da come si supereranno determinati Quick Time Event, fulcro vero e proprio del gameplay del titolo. Dunque fate attenzione anche ad i vostri riflessi se volete salvare la pelle o se non volete incappare in situazioni spiacevoli.

Nel titolo, per quanto limitate, sono presenti anche delle brevi fasi esplorative dove, chi è alla ricerca di possibili oggetti per sbloccare gli obbiettivi (visti come “indizi”), potrebbe trovare pane per i suoi denti. Nello specifico i tarocchi, che saranno occultati in punti difficilmente ipotizzabili nei vari capitoli di gioco. Attenzione che tra gli oggetti “nascosti” alcuni di questi potrebbero tornarvi molto utili anche sotto forma di Tutorial. Infatti, tramite delle simpatiche animazioni a cartoni animati, i giocatori potrebbero ritrovarsi dei “trailer” che vi guideranno, appunto, sul come superare determinati eventi. Una scelta che noi della redazione abbiamo molto apprezzato sia come idea che come messa in scena.

Se non vi trovate d’accordo con le scelte fatte, purtroppo per voi, abbiamo una cattiva notizia: vi converrà ricominciare il gioco perchè per ogni azione fatta è prevista una conseguenza che, per la storia intrapresa, NON si potrà modificare. Dunque se vorrete platinare il gioco, vista l’impossibilità anche di saltare i filmati delle fasi di gioco già compiute, dovrete armarvi di tanta pazienza o più semplicemente continuarlo per poi rigiocarlo e scoprire eventuali nuove biforcazioni narrative.

Una nota di pregio va fatta anche per l’accurata scelta musicale con brani come “Fly Me to the Moon” di Alma Cogan oltre ad altre canzoni perfettamente congegnate con i contesti orrorifici che sembreranno, in alcuni casi, andare in contrasto con l’atmosfera creata in gioco e che, proprio per questo, risulteranno efficaci ai fini dell’immedesimazione nelle scene concitate cui andremo incontro.

Commento finale

In conclusione “The Quarry” è un videogioco che, provandolo, apparirà più come un’esperienza cinematografica che come un titolo vero e proprio. Il senso di paura è ridotto ai minimi termini e determinato principalmente da jump scare sparpagliati in punti casuali. Tuttavia sarà buono il livello di tensione percepibile fin dall’introduzione del titolo stesso. Il lavoro di sceneggiatura punta infatti ad un target giovanile interessato nello specifico alla cultura dell’orrore e delle pellicole di questa tenuta, e tutto ciò senza però risultare mai troppo pesante anche grazie alle (pungenti) battute che i nostri sciagurati protagonisti si troveranno ad affrontare, pure nelle situazioni più delicate.

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7.5

The Quarry


"The Quarry" è un videogioco che, provandolo, apparirà più come un'esperienza cinematografica che come un titolo vero e proprio. La paura è minima ed è fatta principalmente di jump scare sparpagliati in punti casuali. Tuttavia sarà buono il livello di tensione percepibile fin dall'introduzione del titolo stesso. Il lavoro di sceneggiatura punta infatti ad un target giovanile interessato nello specifico alla cultura dell'orrore e delle pellicole di questa tenuta, e tutto ciò senza però risultare mai troppo pesante anche grazie alle (pungenti) battute che i nostri sciagurati protagonisti si troveranno ad affrontare, pure nelle situazioni più delicate.

PRO

Facilmente rigiocabile; ottima selezione musicale e attoriale; Intrattenimento generico interessante per questo tipo di prodotti

CONTRO

Le fasi di esplorazione sono poche e concitate in pochi attimi
Andrea D’amely
Andrea D’amely
Il giovane Andrea scopre la sua grande passione per i videogiochi alla tenera età di 4 anni grazie ad un meraviglioso Game Boy ricevuto in dono. Con il passare degli anni ho vissuto gran parte delle varie generazioni videoludiche ad osservare (e giocare) numerosi titoli per svariati dispositivi: rimanendo, però, sempre affascinato dal magico alone proveniente dalla Grande N essendo cresciuto principalmente a giochi pane e Nintendo. Grande appassionato di Cinema e sport, talvolta mi diletto ad osservare anche l'universo WWE e simili.

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