Recensione Battlefield 2042

Dualismo e concorrenza sono da sempre il leitmotiv dell’industria videoludica, perennemente spaccata a metà dalle rivalità più accese e infinite, quest’anno orfana della ventennale sfida tra FIFA e il fu PES, e che ripone tutte le sue aspettative sul conflitto, è il caso di dirlo, tra Call of Duty Vanguard (qui la nostra recensione) e Battlefield 2042. Le due produzioni, mai come quest’anno, rappresentano due facce diversissime della stessa medaglia, desiderose, con un’offerta contenutistica e strutturale diametralmente opposta, di rubare la scena degli shooting game competitivi, riproponendo uno scontro divenuto ormai iconico e il cui vincitore è sempre impossibile (o quasi) da stabilire.

Da una parte COD, con le sue tantissime modalità di gioco, una campagna single player e quello stilema frenetico caratteristico e inconfutabile, e dell’altra Battlefield che, con questo capitolo, è chiamata a riprendersi in qualche modo la scena, dopo gli ultimi due capitoli dalle potenzialità infinite ma a cui, a conti fatti, è sempre mancato qualcosa. Per provare a riscrivere le sorti della battaglia, i ragazzi di DICE hanno perseguito con convinzione una strada potenzialmente pericolosa e carica di imprevisti, facendo letteralmente all-in su un comparto multigiocatore spavaldo e particolare ma su cui aleggiava più di qualche ragionevole dubbio.

La scelta di presentarsi ai nastri di partenza della nuova sfida con pochissime modalità di gioco, unita all’assenza della campagna in singolo, ha rappresentato un fattore di rischio non indifferente, ma possiamo garantirvi, dopo tante ore passate schivando i virtuali colpi avversari tra la conquista di un punto di controllo e la difesa di una zona, passando per il ritrovamento di delicatissimi file da rubare alle truppe nemiche, che questo meccanismo in realtà funziona, e riesce a offrire un’esperienza di gioco ugualmente longeva, appagante e stratificata, per quanto potrebbe sembrare diversamente basandosi sui semplici numeri.

In tutto questo, a rubare la scena (almeno per il sottoscritto), troviamo anche la potenzialmente killer app rappresentata dalla modalità Portal, pensata per dare le chiavi delle partite e di conseguenza dell’esperienza di gioco ai guerriglieri virtuali proveniente da ogni parte del mondo, una soluzione che per quanto ancora acerba risulta già potenzialmente devastante e soprattutto godibile. Per conoscere il nostro verdetto finale su Battlefield 2042, comunque, non vi resta che proseguire con la lettura della nostra recensione.

Battlefield 2042: All-Out Warfare, la Guerra Totale secondo DICE

L’offerta ludica di questo Battlefield 2042, come dicevamo poc’anzi, può sembrare “ridotta” ma in realtà non è affatto così e lo si evince facilmente già prendendo in esame quella che è la modalità più iconica e soprattutto più familiare inserita nel pacchetto: All-Out Warfare. La modalità in questione raggruppa fondamentalmente quelle che sono tra le più iconiche iterazioni del colosso di DICE, agglomerando tra le sue fila sia Conquista sia Sfondamento, che proprio con Battlefield 2042 trovano una dimensione completamente nuova e spaventosamente potente nell’economia generale della produzione. Se Sfondamento risulta comunque una classica modalità in cui fronteggiarsi in maniera “semplice” per conquistare e difendere dei punti strategici, a risultare nettamente più intrigante è il nuovo volto dato alla modalità Conquista, che riesce a trasmettere in maniera mai cosi evidente il concetto di “guerra totale” tanto caro alla compagnia svedese, desiderosa come non mai di portare avanti con fierezza la propria concezione di sviluppo e modellazione di un prodotto sempre più fiero delle proprie idee.

Battlefield 2042
La guerra totale secondo DICE

In Conquista, l’obiettivo finale è quello di mettere in sicurezza diverse zone, le quali formano un vero e proprio macro settore da tenere sotto controllo o da conquistare, per poter portare a casa la vittoria. Controllare o assaltare questi obiettivi dinamici non è sicuramente semplice anche per la qualità e per la concezione delle mappe in cui gli scontri avvengono, mai così ricche sia a livello di dimensioni sia a livello di densità. Ambedue le modalità, infatti, si snodano su mappe enormi e con ben 128 giocatori nella stessa istanza (su next-gen e PC), divisi in due fazioni (USA e Russia), generando in tal senso un vero e proprio conflitto senza fine e su grossissima scala, l’ideale per trasmettere il senso di guerra totale, appunto, secondo DICE. Ciò ci porta ad analizzare proprio le mappe, caratterizzate da un level design incredibilmente curato e da una profondità strategica potenzialmente infinita. Ognuna delle 7 diverse location è infatti perfetta per ogni tipo di approccio, che sia più spavaldo o più strategico, ed evidenza ancora una volta il concetto alla base dello sparatutto di DICE, ossia quella voglia di rendere gli scontri incredibilmente spettacolari, infiniti e pensati per ogni tipologia di giocatori.

Il level design delle mappe è pensato proprio per venire incontro a tutti i tipi di giocatori, ma attenzione: potreste trovarvi spaesati, almeno inizialmente, in quelle che sono delle mappe veramente incredibilmente ampie. Va di per sé che spesso affidarsi all’utilizzo di mezzi di trasporto o ai respawn addosso agli alleati è un mezzo più comodo per abbattere i tempi morti, unico neo che ci troviamo di attribuire proprio alle due modalità in questione, dal nostro punto di vista forse troppo lunghe in termini di durata (a volte i match durano anche 40-45 minuti). Sia chiaro, non è necessariamente da considerarsi un malus, anzi, ma è chiaro che, sommato tutto, alcuni giocatori potrebbero scoraggiarsi, soprattutto se meno avvezzi alla saga.

Hazard Zone: la modalità perfetta per il competitive, a patto di avere un team organizzato

L’altra modalità “principale” del pacchetto è senza dubbio quella più innovativa e in contrasto con quanto visto in passato, ossia Hazard Zone. In questa tipologia di scontri i giocatori, divisi in otto squadre da quattro, sono chiamati a degli scontri tattici e profondamente strategici per infiltrarsi all’interno delle aree nemiche e rubare le Unità Dati “droppate” dai satelliti caduti, per poi abbandonare le zone in questione prima subito dopo le estrazioni di esse. Si tratta di una modalità che riprende un po’ il concetto alla base delle Black Zone viste in The Division, ma chiaramente contestualizzate alle necessità di uno sparatutto più “puro” come quello di DICE. Per prima cosa è giusto sottolineare che i dati possono essere messi in salvo soltanto in alcuni momenti degli scontri, cosa che rende la battaglia più serrata anche considerando, appunto, la necessità di difenderli nei momenti “morti” e non soltanto dai team nemici ma anche e soprattutto delle schiere armate guidate dall’IA, spaventosamente aggressive e capaci di asfaltare i team “umani” con grande facilità.

Battlefield 2042
Hazard Zone può diventare una modalità competitiva d’eccellenza!

Va di per sé che la cooperazione è la chiave del successo in Hazard Zone e, dunque, tale modalità è da considerarsi a tutti gli effetti l’aspetto più competitivo dell’offerta di Battlefield 2042, anche perché ogni scontro si snoda sulle stesse, enormi, mappe di All-Out Warfare. Ogni squadra ha accesso a una valuta virtuale (Dark Coins) che serve a potenziare il proprio alter ego sia ottenendo nuove e più potenti armi sia e soprattutto delle abilità uniche molto utili per una più agevole progressione, cosa che rende il discorso relativo alla collaborazione ancor più centrale. Mixare in maniera sapiente questi perk organizzandosi con un team di amici può portare a un successo molto più semplice e agevole, motivo per il quale ci sentiamo di dire senza mezzi termini che affidandovi al semplice Matchmaking potreste trovare questi match eccessivamente frustranti e poco godibili.

Ciò chiaramente non toglie nulla alla modalità in sé, divertente e adrenalinica sin dalle primissime battute, ma i suoi tratti fondamentali evidenziano in maniera sin troppo cristallina che si tratta di una tipologia di match pensati principalmente per il competitive e per i team organizzati e che quindi richiedono un lavoro di preparazione diverso e meno immediato ma che allo stesso tempo possono dare grandissime soddisfazioni a tutti i fortunati che possono avallarsi della collaborazione di un team di amici.

Arriva Portal: l’esperienza per gli utenti creata dagli utenti

Di pari passo alle due modalità principali, ossia Hazard Zone e All-Out Warfare, DICE ha impreziosito l’offerta contenutistica con un ultimo tassello, che abbiamo deciso di lasciare per ultimo non tanto per una questione di importanza ma proprio perché, dal nostro punto di vista, rappresenta proprio l’aggiunta più interessante del pacchetto. Tramite Portal è infatti possibile, attraverso un corposo editor, creare le proprie partite personalizzate, potendo selezionare liberamente mappe, contenuti e modalità di gioco provenienti da alcuni dei capitoli storici più importanti della serie, come Battlefield 1942, Battlefield Bad Company 2 e Battlefield 2. Va da sé che questa modalità, già di per sé incredibilmente promettente sin dalle primissime battute, ci ha dato delle grandissime soddisfazioni anche dopo averla provata con calma, per quanto comunque la sua natura risulti ancora tutta da sviluppare e che, potenzialmente, troverà la sua sublimazione proprio nel corso degli anni.

Battlefield 2042
Portal ha tutte le potenzialità per rappresentare il futuro del brand

Gli eventi creati con Portal possono chiaramente essere condivisi con la community e oltre a fare da creator possiamo anche comodamente unirci alla sessione già creata sia dal team di sviluppo sia e soprattutto dagli altri giocatori, in una formula complessiva che promette tantissimo divertimento a soprattutto tanta varietà sin dalle primissime battute. Questa modalità permette chiaramente ai giocatori di modificare anche i parametri della partita stessa, come i bonus exp e tante altre piccole chicche, che abbracciano un viaggio nei ricordi che ogni giocatore di vecchia data sicuramente non vedrà l’ora di vivere una volta che il titolo sarà nelle sue mani. Va detto che per quanto elaborato, l’editor, accessibile soltanto attraverso il web, si espone in questi primi giorni alla creazione di istanze molto simili tra loro, ma quando abbiamo trovato il match giusto ci siamo sinceramente divertiti e abbiamo apprezzato non poco la riproposizione in salsa contemporanea e squisitamente attuale di alcune delle mappe più iconiche della storia, racchiuse in modalità di gioco anch’esse per certi versi speciali.

Lo abbiamo pensato subito e lo pensiamo ancora di più adesso: Portal, al netto dei suoi limiti, è senza mezzi termini il piatto forte dell’offerta del nuovo Battlefield 2042, avendo tutte le carte in regola per risultare non soltanto il futuro del brand ma in generale il futuro di quello che potrebbe essere tutto l’ecosistema del videogioco competitivo da qualche anno a questa parte.

Gameplay, gunplay e specialisti: il nuovo (vecchio) volto di Battlefield

Tralasciando il discorso sulle modalità di gioco è giusto soffermarci ora su quello che è il gioco in sé pad alla mano. Battlefield 2042 ci ha stupito sin dalle primissime battute, risultando uno dei capitoli della serie più completi e appaganti dal punto di vista sia del gameplay sia e soprattutto del gunplay. Il nuovo corso di DICE, infatti, prende in esame i capitoli precedenti e li ha rielaborati per creare un po’ il Battlefield definitivo, riuscendo in buona parte nella titanica impresa, confezionando un prodotto solido, variegato e appagante. La prima cosa che risalta all’occhio è un ritmo di gioco un po’ più serrato, che abbandona l’eccessiva staticità degli ultimi capitoli in favore di una velocità e una rapidità d’azione e dei movimenti decisamente più repentine, pensate sia per prendere gli spostamenti più rapidi sia proprio per velocizzare tutti gli aspetti della produzione, compresi gli stessi scontri.

Il fattore “velocità” si avverte anche nella scelta del team di creare un sistema di loadout modificabile anche a partita in corso e, appunto, molto rapidamente, attraverso l’utilizzo di un menù a tendina richiamabile in qualunque momento e che, in tempo reale, permette di modificare tutti gli aspetti della vostra dotazione e in particolare delle armi, per permettervi così di avere un approccio sempre più preciso alle varie situazioni durante i match. Si tratta sicuramente di un’aggiunta molto intrigante e utile, per quanto però lo stesso utilizzo dei menù risulti sin troppo confusionario e poco chiaro, con conseguente risultato di creare qualche momento morto di troppo durante le partite, un aspetto che però pensiamo verrà sistemato in tempo per il lancio del gioco.

Battlefield 2042
Gli Specialisti hanno sostituito le “classi”.

Proprio tornando alle armi è giusto sottolineare quanto il team di DICE abbia saputo confezionare un gunplay di primissimo livello, specialmente per quanto concerne il feedback delle bocche da fuoco. Per quanto non esattamente numerose le armi presenti abbiano tutte un’identità ben precisa e perfettamente distinguibile e restituiscano in maniera sublime quella che è la loro essenza, dando così ai giocatori un motivo in più per scegliere bene a quale arma affidarsi e in quale situazione. Ciò viene impreziosito da uno stilema di shooter che non cerca però per forza di cose il realismo ma che, anzi, mischia il tutto con un po’ di sano “arcade” risultando più vicino alla concorrenza per certi versi e sicuramente più immediato e divertente. Battlefield 2042 mantiene però solidamente la sua natura, grazie anche a un time-to-kill sempre alto e alla possibilità di potersi affidare a diversi gadget per approcciarsi agli scontri, cosa che mantiene la vena strategica del gioco sempre in prima linea.

L’altra grande novità in termini ludici è quella rappresentata dall’introduzione degli Specialisti che, dopo anni di onorato servizio, mandano in congedo le ormai iconiche classi (Assalto, Scout, Medico, ecc) tanto care alla maggioranza dei giocatori. Proprio per tal motivo questo aspetto è risultato uno dei punti su cui si sono alzati i maggiori dubbi in fase di preview, dubbi che in realtà sono in qualche modo rimasti tali anche dopo aver provato con mano i vari soldati e il loro reale utilizzo in battaglia. I vari Specialisti, dotati di un background e di una determinata collocazione narrativa, sono provvisti di abilità uniche e difficilmente troverete simile l’impiego di uno o di un altro, cosa che rende l’approccio agli scontri decisamente intrigante e dinamico. Il problema è che i vari operatori appaiono subito “sbilanciati” ossia alcuni di essi risultano nettamente più efficaci di altri, indipendentemente dalla partita selezionata e dalla mappa, relegando il tutto a una reiterazione di una scelta vasta soltanto su carta e che ricade sempre sugli stessi due o tre Specialisti più efficaci. Per il resto, per quanto dotati di abilità uniche, essi si muovono sul campo di battaglia in maniera analoga a quelli che erano i vecchi soldati dotati della più semplice “Classe”, con il risultato finale sicuramente interessante ma che non riesce a risultare una novità veramente apprezzata, anzi, mostrando forse il fianco a qualche lacuna di troppo.

Realizzazione tecnica

Da un punto di vista strettamente tecnico, il titolo di DICE si presenta come una naturale evoluzione di quanto visto in passato, con degli evidenti passi avanti compiuti in termini di rifinitura e di perfezionamento, ma soprattutto di ottimizzazione, palesi sin dalle primissime battute. Escludendo alcuni glitch e piccole indecisioni di natura tecnica varia, che speriamo e siamo sicuri potranno essere sistemati in tempo per il lancio, il team di sviluppo ha creato un’infrastruttura solida, stabile e allo stesso tempo visivamente appagante e per certi versi entusiasmante, per quanto, ribadiamo, non per forza di cose rivoluzionaria. Basandoci, almeno, sulla versione Xbox Series X, quella da noi provata in anteprima in fase di recensione grazie a un codice fornitoci dal publisher, abbiamo potuto appurare un lavoro importante a livello di stabilità e in cui, al netto dei tanti giocatori nelle sessioni e considerando anche la densità grafica e il livello di dettaglio, il titolo si è mostrato quasi sempre solido e privo di momenti di incertezza. Abbiamo testato Battlefield 2042 sia su un televisore 4K HDR 10 con risoluzione 4K e 60fps sia su un monitor da gaming, con un target fissato sui 1440p e 120hz, con un risultato validissimo in entrambi i casi, specialmente con quest’ultima configurazione.

Battlefield 2042
Il titolo mostra i muscoli sul fronte tecnico, soprattutto su next-gen

Di pari passo alla grande stabilità, come dicevamo poc’anzi, anche altri fattori ci sono sembrati di ottimo livello, capaci di far respirare aria di next-gen anche se soltanto parzialmente. Ci riferiamo in particolare alla gestione dell’effettistica dell’illuminazione, da sempre uno dei cavalli di battaglia della produzione e che grazie alle possiibità della next-gen risulta ancor più evidente. Anche i particellari hanno subito un boost importante, apparendo ancor più realistici e spettacolari, sia quando si prende in esame l’effettistica delle varie bocche da fuoco sia quella delle esplosioni più eclatanti e su larga scala, che rendono l’esperienza generale ancor più spettacolare e pirotecnica. Anche i modelli poligonali dei vari operatori presenti sulla mappa sono risultati di pregevole fattura, grazie anche a un tratto decisamente armonioso e deciso, che si avverte maggiormente grazie a buon utilizzo di HDR, feature troppo spesso “snobbata” altrove. Per quanto riguarda i problemi, che sono comunque presenti, la prima cosa che ci viene in mente è l’aspetto legato alla gestione dell’HUD e dei menù in generale, che inficia la qualità della vita in game. I menù di gioco ci sono apparsi veramente confusionari e difficili da consultare e anche i caricamenti tra una sessione e l’altra ci sono apparsi talune volte inspiegabilmente lunghi.

Molto buono, infine, il sonoro: sia il doppiaggio italiano sia in generale la resa del suono delle varie armi e dei tanti veicoli riescono a restituire tutto l’orrore di uno scontro a fuoco, restituendo al giocatore un’immersività di primissimo livello e difficile da ignorare.

Commento finale

Battlefield 2042 è un titolo che si può racchiudere in una sola parola: potenziale. La scelta di presentarsi ai nastri di partenza con poche modalità multigiocatore e senza una campagna single player avrebbe potuto schiacciare l’appeal del titolo di DICE che, invece, risulta probabilmente uno dei capitoli migliori della saga, sia per quanto concerne il gameplay sia per le possibilità ludiche in sé. Grazie a un gunplay veloce e tattico allo stesso tempo, alla presenza di mappe incredibilmente grandi e sorrette da un level design sontuoso, il nuovo Battlefield si candida a rappresentare un punto di riferimento per tutti gli appassionati di FPS “old school”, capace di abbracciare vecchio e nuovo in maniera molto convincente. A tutto ciò si aggiunge un comparto tecnico sontuoso e che, almeno su next-gen, non ha nulla da invidiare alla controparte PC, storicamente più pompata sotto diversi punti di vista. E poi c’è Portal che, senza mezzi termini, può rappresentare il futuro sia della serie sia dell’industria videoludica. Le uniche sbavature sono da attribuire alla scelta degli Specialisti, dal nostro punto di vista poco incisiva, e all’eccessiva presenza di “momenti morti” durante alcuni scontri ma, per il resto, siamo sicuri che tutti gli appassionati della serie troveranno in questo nuovo capitolo tutto ciò che fa per loro.

8.3

Battlefield 2042


Battlefield 2042 è un titolo che si può racchiudere in una sola parola: potenziale. La scelta di presentarsi ai nastri di partenza con poche modalità multigiocatore e senza una campagna single player avrebbe potuto schiacciare l’appeal del titolo di DICE che, invece, risulta probabilmente uno dei capitoli migliori della saga, sia per quanto concerne il gameplay sia per le possibilità ludiche in sé. Grazie a un gunplay veloce e tattico allo stesso tempo, alla presenza di mappe incredibilmente grandi e sorrette da un level design sontuoso, il nuovo Battlefield si candida a rappresentare un punto di riferimento per tutti gli appassionati di FPS “old school”, capace di abbracciare vecchio e nuovo in maniera molto convincente. A tutto ciò si aggiunge un comparto tecnico sontuoso e che, almeno su next-gen, non ha nulla da invidiare alla controparte PC, storicamente più pompata sotto diversi punti di vista. E poi c’è Portal che, senza mezzi termini, può rappresentare il futuro sia della serie sia dell’industria videoludica. Le uniche sbavature sono da attribuire alla scelta degli Specialisti, dal nostro punto di vista poco incisiva, e all’eccessiva presenza di “momenti morti” durante alcuni scontri ma, per il resto, siamo sicuri che tutti gli appassionati della serie troveranno in questo nuovo capitolo tutto ciò che fa per loro.

PRO

Portal può rappresentare il futuro della serie e non soltanto, gunplay appagante e ben congeniato, graficamente di primissimo livello su next-gen

CONTRO

Tutti gli elementi risultano in qualche modo in una fase ancora embrionale, qualche bug e qualche singhiozzo in alcuni passaggi, gestione dei menù di gioco confusionaria
Salvatore Cardone
Scrivo, cucino, mangio. Spesso contemporaneamente. Necessito di più mani (e più fegati).

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