Social media, conoscerli e sfruttarli per il proprio marketing

Fino a una decina di anni fa, l’espressione social media era sconosciuta praticamente a tutti. Oggi è difficile trovare qualcuno che non abbia almeno un account su qualche piattaforma. Non solo i cosiddetti nativi digitali, ma anche gli anziani navigano ogni giorno fra foto, notizie e aggiornamenti. Nati come condivisione sociale e divertimento, da tempo sono usati anche per pubblicizzare la propria attività. Dalle multinazionali al negozio di quartiere, dal professionista affermato all’ideatore di una start up, chiunque deve avere un qualche profilo social.

Come sempre nel web marketing, però, esserci non è sufficiente. Bisogna farlo bene. Per questo, se avete deciso che è il momento di buttarvi nel social media marketing, non improvvisate e non limitatevi a copiare quello che fanno altri. Ogni campagna deve essere personalizzata, su ciò che voi offrite e sul vostro target, o i risultati saranno pochi e risicati. A meno che non siate esperti, o decidiate di investire su voi stessi seguendo corsi, è sempre una buona idea quella di affidarsi a chi le competenze ce le ha già, come una social media agency. La maggior parte delle migliori web agency, come Drinking Media, offrono anche questo servizio nel loro catalogo.

La presenza costante

La prima cosa da mettere in conto, se volete percorrere questa strada, è la necessità di una vostra presenza costante sui social. Potete anche scegliere di averne uno solo, oppure 3 o 4. Ciò che conta, è che ci siate. I profili devono essere aggiornati a cadenza regolare, dovete rispondere ai commenti e ai messaggi, ci deve essere coerenza fra i vostri diversi account.

Partite dalle vostre forze

Una buona regola è quella di non strafare. Valutate le vostre forze, intese anche come possibilità economica di affidarvi a professionisti. Poi agite. Se non sapete come fare video, e non potete pagar un video maker, evitate di aprire un canale YouTube. Se non avete un social media manager, non programmate un aggiornamento quotidiano su tre piattaforme diverse.

Meglio fare un po’ meno, ma fatto bene, e crescere col tempo, che partire di corsa per poi bloccarvi.

Quali sono i social media

Volete quindi fare una campagna di social media marketing? Dovete conoscere i social. Non nel senso di aprire un vostro account su ciascuno, e perdere qualche ora al giorno in una attività di dubbia utilità come quella dello “scrolling” (lo “scorrimento” sul cellulare delle notizie dei social come passatempo). Anche se una conoscenza diretta come utente ha sempre una sua utilità.

Quello che serve, è sapere chi e perché frequenta le diverse piattaforme, in modo da capire dove trovare il vostro cliente tipo.

Facebook

Il capostipite dei social sembra aver perso un po’ di smalto negli ultimi anni, ma per ora il suo dominio, in quanto a numeri di utenti, è ancora incontrastato. Quanto meno, nel mercato italiano. Per questo è quasi d’obbligo avere un vostro profilo FB, anche se magari poi vi concentrate su altro.

Quello che dovete sapere, è il tipo di utente che lo frequenta. L’età media è relativamente alta, intorno ai 40 anni, a salire. Se avete un prodotto per adolescenti, quindi, andate altrove. Ma se volete avvicinare gli anziani, ormai anche loro sui social, questo è un buon inizio.

Su Facebook c’è spazio per testi medio lunghi, e soprattutto per i commenti. Le persone sono invogliate a scrivere e commentare; fate in modo di rispondere a tutti.

Instagram

Il più amato dagli adolescenti e dai giovani, condivide con Facebook una buona fetta di utenza. Qui a farla da padrone sono le immagini e i video brevissimi. E soprattutto, le stories, un meccanismo particolare, per cui i contenuti in evidenza durano 24 ore, poi svaniscono. Catturano l’attenzione soprattutto i video in prima persona, condividendo opinioni ed esperienze. Dopotutto, questo è il social che ha lanciato gli influencer.

Tik tok

Forse il social più discusso, per la capacità di attirare i giovani, anzi i giovanissimi. Video di ogni genere, fatti da chiunque, su qualsiasi argomento. Ma come sempre, il tutto è troppo, e se non ci si specializza si rischia di sparire.

Da un punto di vista tecnico, richiede qualche competenza in più. I video sono brevi, immediati, veloci, con un montaggio accattivante. Bisogna avere un minimo di esperienza di video editing. O affidarsi a qualche professionista del settore

Youtube

La piattaforma per eccellenza dei video nel senso più tradizionale del termine. Avere un proprio canale Youtube è un investimento a lungo termine, perché non si possono creare contenuti in poco tempo. Come vantaggio, ha il fatto di essere riconosciuta come una piattaforma di contenuti seri e affidabili. Più che per messaggi pubblicitari diretti, può essere utilizzata come canale per fornire contenuti video informativi e di approfondimento.

Pinterest

In Italia non è fra i più diffusi; molto meno, per esempio, rispetto agli Stati Uniti. Ma se il vostro target è prettamente femminile, e non proprio giovanissimo, siete approdati nel posto giusto. Pinterest è principalmente una bacheca (pin è la puntina per fissare una immagine sul muro) in cui condividere immagini proprie e salvare quelle degli altri. Ma non immagini di esperienze quotidiane; Pinterest è il social dei creativi. Ricette, fai da te, cucito, eventi, feste, quadri: se avete un hobby o date spazio alla vostra arte, condividetela qui. E se siete imprenditori che vendono corsi o prodotti in questo ambito, pubblicizzarvi qui è una buona idea

Le email funzionano ancora?

Un capitolo a parte meritano le campagne email, basate spesso sull’invio di newsletter. Oggi le email hanno perso parte del loro fascino, soppiantate, anche in ambito professionale, da altri strumenti di comunicazione più rapidi a diretti, a partire dal diffusissimo whatsApp.

Vale la pena quindi di investire tempo e risorse in pubblicità via email e newsletter? In effetti sì. L’utilità non è tanto quella di far leggere i propri contenuti, ma quella di raccogliere i contatti dei clienti. Chiedere di iscriversi alla propria newsletter è un modo per crearsi un database di email di persone interessate, cui scrivere con una certa scadenza.

È la gestione delle campagne email la vera fase delicata. Non troppe, o infastidiscono; non troppo poche, o l’utente non si ricorderà neppure chi siete. Non invadenti, ma visibili e ben strutturate. Insomma, proprio perché p una cosa che fa chiunque. L’unico modo per farla funzionare è farla bene.

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