Neil Young e tanti altri artisti contro Spotify  

Sta facendo il giro del mondo la notizia della battaglia intrapresa da Neil Young contro il colosso dello streaming Spotify, battaglia cui si sono uniti importanti nomi dello spettacolo, della ricerca e ovviamente della musica.

Il tutto è nato in seguito ad una puntata del podcast ‘The Joe Rogan Experience’ di Joe Rogan – il podcaster più famoso della piattaforma – in cui venivano diffuse informazioni scorrette sui vaccini. La disinformazione sui vaccini sarebbe non soltanto continuata in diverse puntate ma sarebbe solo l’apice di un comportamento che secondo molti avrebbe più volte superato il limite, veicolando disinformazione, odio razziale e omofobia.

Per questo motivo, Neil Young a cui il tema della disinformazione sta particolarmente a cuore, ha deciso di rimuovere i propri contenuti dalla piattaforma accusando Spotify di aver in qualche modo avallato la diffusione di queste notizie attraverso una delle sue trasmissioni di maggior successo.

Da allora, il dissenso è cresciuto come un’onda coinvolgendo artisti di fama internazionale che hanno tutti deciso di rimuovere i propri contenuti dal catalogo della compagnia. Tra questi figurano nomi importanti come quello di Joni Mitchell, ls Lofgren (chitarrista di Bruce Springsteen), Brené Brown, autrice di bestseller e India Arie, che ha accusato lo stesso pocaster di utilizzare un linguaggio razzista e irrispettoso durante le sue trasmissioni.

Spotify che in un primo momento aveva nicchiato, ha poi deciso di non intervenire con la rimozione dei podcast incriminati, affermando in una nota ufficiale

condanniamo quello che ha detto (Joe Rogan), ma la decisione di rimuovere contenuti è solo sua”.

Chi è Neil Young

Il cantante e chitarrista nato a Toronto nel 1945 è ancora sulla scena e sforna di media un nuovo disco ogni 24 mesi, senza contare il materiale di archivio, live e in studio e le raccolte della sua lunghissima carriera.

Di recente ha anche pubblicato una bella autobiografia dal titolo “Il sogno di un hippie”, edita in Italia da Feltrinelli scritto mentre preparava il suo ultimo disco in studio, “Barn” (2021) che vede la presenza della sua band di supporto, i fantastici Crazy Horse, band di cui hanno fatto parte anche musicisti del livello di Jack Nitzsche e Nils Lofgren, attualmente in forze nella E Street Band di Bruce Springsteen.

Proprio durante il mese di febbraio 2022 ricorre poi un importante anniversario per la carriera musicale del canadese: sono trascorsi infatti 50 anni da quando venne pubblicato probabilmente il suo disco più conosciuto e famoso, “Harvest”, pubblicato per la Reprise Record, etichetta fondata nel 1960 da Frank Sinatra.

Neil Young
Neil Young in una foto degli anni ’60

Neil Young seguendo il solco della tradizione e quello del revival di illustri colleghi come Bob Dylan, incide in quel di Nashville, Tennessee uno dei suoi più fortunati best seller, a breve distanza dal successo di “After the Gold Rush” (1970). Il disco contiene almeno due brani molto conosciuti come “Old Man” e “Heart of Gold“.

Un divo atipico, noto al pubblico per alcune sue trovate sicuramente eccentriche, Young ha fatto parte della superband Crosby, Stills, Nash & Young e in passato ha militato anche nei Buffalo Springfield.

In tempi più recenti, nel 1993, il suo brano Philadelphia (colonna sonora dell’omonimo film premio Oscar con Tom Hanks e Denzel Washington) ha ricevuto la nomination agli Oscar come miglior canzone originale per un film.

Famose anche le sue prese di posizione e le campagne di protesta contro i presidenti degli Stati Uniti d’America, Paese in cui risiede dalla fine degli anni sessanta, senza dimenticare le contestazioni alla Monsanto, le iniziative benefiche e sociali a cui ha preso parte già durante gli anni settanta.

Non stupisce quindi la più recente battaglia nei confronti di Spotify e in particolare contro alcuni podcast No vax realizzati da Joe Rogan, i quali secondo Neil Young contengono teorie complottiste sulla pandemia tutt’ora in corso.

Fin qui niente di eclatante se non fosse che il cantautore abbia fatto rimuovere tutto il suo catalogo musicale dalla piattaforma di streaming. Successivamente anche la sua amica e collega Joni Mitchell, altro personaggio fondamentale per la scena musicale americana della West Coast e anche lei nativa del Canada, ha deciso di sposare la causa e di far ritirare il proprio catalogo dalla nota piattaforma di streaming mondiale.

La scelta di Neil Young e degli artisti fa molto male

La scelta di Neil Young è stata giudicata da molti “coraggiosa”. In questo momento in cui il mondo dell’industria musicale sta vivendo un periodo non certo semplice, dovuto in larga parte alla mancanza di tournée e del calo significativo delle vendite, già registrato durante gli ultimi 10 anni, eliminare dai propri canali di reddito una fonte sicura come quella proveniente da Spotify e dagli altri servizi di streaming musicale è sicuramente cosa non da tutti.  

In particolare questi artisti con un catalogo imponente come Bob Dylan, Paul Simon, Bruce Springsteen e lo stesso Neil Young, sono riusciti a vendere alle case discografiche il loro repertorio per cifre a molti zeri ma percepiscono una fetta dei loro introiti proprio dal numero di riproduzione effettuate. Sono in molti tuttavia a credere che rispetto a quanto incassato dalle compagnie, la percentuale riservata ai musicisti sia ancora troppo bassa e pertanto, rinunciare anche a questa fetta deve essere costata non poco agli artisti.

Il trend negli altri settori dell’intrattenimento

Decisamente diverso il trend per quanto riguarda invece l’industria videoludica, dove proprio i canali di streaming e di cloud gaming come NetBet nuovi giochi online ed Apple Arcade stanno contribuendo a rendere più virtuoso un settore che è in forte crescita e in fase rialzista, come denotato alcuni fattori in termini finanziari ed economici.

Il mondo del cinema si sta adattando a nuovi sistemi di fruizione come quelli di Netflix, Disney Plus e Prime Video Amazon, per fare degli esempi più significativi. Tuttavia la domanda che circonda l’industria musicale è la seguente: chi salverà la musica?   

Arturo D'Apuzzo
Nella vita reale, investigatore dell’incubo, pirata, esploratore di tombe, custode della triforza, sterminatore di locuste, futurologo. In Matrix, avvocato e autore di noiosissime pubblicazioni scientifiche. Divido la mia vita tra la passione per la tecnologia e le aride cartacce.

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