Recensione Kena: Bridge of Spirits

Versione testata PlayStation 5

Kena: Bridge of Spirits è il primo videogioco sviluppato dal team losangelino Ember Lab, uno studio di sviluppo creato nel 2009 da Mike e Josh Grier e che oggi conta 14 persone. Il titolo ha catturato sin da subito l’attenzione dei videogiocatori, specialmente per il character design. Infatti, sin dal primo trailer, mostrato l’11 giugno 2020 al Future of Gaming organizzato da PlayStation, ha ricordato a tutti noi il tipico stile Pixar, in grado di commuovere e divertire al tempo stesso.

Alcuni rinvii hanno portato il gioco ad approdare su PC, PS4 e PS5 solo lo scorso 21 settembre, ma sarà valsa la pena attendere? Scopriamolo insieme!


Una Guida Spirituale ed il suo viaggio

L’opera prima di Ember Lab ci porta ad indossare i panni di Kena, una giovane Guida Spirituale con un compito del tutto peculiare, aiutare le anime troppo attaccate a queste terre o con degli affari in sospeso nel mondo terreno a compiere il loro ultimo viaggio verso l’aldilà. Queste ultime non sono quasi mai di natura pacifica, anzi tendono a corrompere il mondo dei vivi scatenando una violenza inaudita.

La ragazza, durante il suo viaggio, al fine di comprendere meglio il suo ruolo in questo particolare mondo, dovrà scoprire le cause che hanno portato un villaggio alla rovina e costretto i suoi abitanti al dolore del trapasso, lasciando i propri spiriti corrotti su queste terre. Sono argomenti di cui abbiamo sentito parlare spesso in numerose pellicole hollywoodiane, una su tutte Ghost, indimenticabile capolavoro degli anni ’90.

Ad accompagnare la nostra Kena, alcuni personaggi che la ragazza incontrerà nel corso della sua avventura; pochi, ma magistralmente delineati dal team di sviluppo. Infatti, è chiaro che i ragazzi di Ember Lab abbiano preferito ricorrere al criterio del “poco, ma buono”. Approccio decisamente gradito, specialmente se parliamo di una prima opera.

Arriverete ai titoli di coda, soddisfatti, ma con un groppo al cuore e qualche lacrima, d’altronde, quando si parla di morte e rimorso è un fattore che in qualche modo bisogna mettere in conto.


Gameplay, tra orridi mostri e pucciosissimi spiriti

Kena: Bridge of Spirits offre ai giocatori un gameplay decisamente scorrevole e piuttosto pulito. Finalmente, ci troviamo di fronte ad un titolo che non riempie di contenuti in maniera eccessiva il mondo di gioco, al fine di proporre “la mappa più grande di tutti” oppure millemila ore di gioco (tra missioni ripetitive e frustrante backtracking). Proprio per questo motivo, abbiamo apprezzato l’esperienza proposta, un pacchetto unico, con lo scopo di intrattenere il giocatore senza inutili orpelli.

Un altro elemento fondamentale del gioco sono i piccoli e tenerissimi Rot, spiriti della foresta che si nascondono nelle varie aree della mappa. Nonostante siano un “collezionabile” di natura opzionale, queste piccole creature hanno anche un ruolo attivo nella storia: vi permetteranno infatti di purificare le zone, distrarre i nemici e arricchiranno di pucciosità anche i momenti più oscuri. Una volta che ne avrete raccolti abbastanza, la loro utilità aumenterà, ma per agire necessitano di Coraggio, il vostro. Infatti, prima di aggredire i vostri nemici, dovrete dare voi l’input a questi simpatici esserini.

Il loro aiuto è imprescindibile anche in fase curativa, saranno loro, tramite i vostri ordini a guarirvi attraverso i fiori curativi. Insomma, anche se non dovrete raccoglierli tutti, e molti vi verranno donati in specifici punti della storia, sono un piacevole plus nelle sezioni platform e nella risoluzione di enigmi.


Combat system – Picchiano forte questi spiriti!

Non solo il mondo di gioco e le animazioni ci hanno stupito. Sebbene non così complesso come un souls di FromSoftware o profondo come un action di Platinum Games, anche il sistema di combattimento può dire la sua nell’incredibile viaggio di Kena, in quanto ogni battaglia, pur nell’innegabile difficoltà di alcuni passaggi, non appare mai inutilmente frustrante, come capita, spesso, con i Soulslike. Anzi, il sistema di gioco vi porterà ad analizzare la situazione per individuare un approccio differente, magari utilizzando l’ottimo sistema di schivata e la possibilità di utilizzare lo scudo senza particolari limitazioni.

Pertanto, possiamo tranquillamente asserire che Kena: Bridge of Spirits è in grado di offrire una esperienza di combattimento perfettamente equilibrata, come ogni altro aspetto del gioco del resto. Il titolo si affida ad una serie di meccaniche che possiamo definire old-school o zelda-like. Infatti, gli scontri con i vari boss fungono da veri e propri test di maestria sulle abilità, mettendo a dura prova quanto avete appreso dai vostri nuovi poteri, invitando a combinarli con il pensiero laterale per evidenziare e colpire le debolezze dei vari nemici.


Comparto tecnico

L’interessante opera di Ember Lab su PS4 si presenta ai giocatori con due modalità di fruizione. Una dedicata alla Performance (60fps e 4K upscalati) ed una pensata alla Fedeltà (4K nativi, frame rate bloccato a 30fps). Dopo averle provate entrambe, ci siamo resi conto che l’estetica non varia a tal punto da compromettere l’esperienza. Per questo motivo ci sentiamo di consigliarvi la modalità Performance.

Per quanto riguarda l’art direction e tutto ciò che fa da contorno a questa prima opera della durata di circa 12 ore di gioco, possiamo tranquillamente asserire che Kena: Bridge of Spirits è di fatto un titolo incredibile, la buona resa grafica e l’ottima colonna sonora, sono infatti solo il perfetto accompagnamento di una direzione artistica magistrale e hollywoodiana, che in più punti tradisce l’impostazione “cinematografica” del team di Ember Lab.

Ovviamente, alcuni problemi di aliasing e qualche sbavatura tecnica salta all’occhio, ma nulla in grado di distrarci dalla magia che permea il gioco in ogni piccolo momento.

Il doppiaggio (non presente in italiano, anche se il titolo è dotato di sottotitoli) ci ha convinto quasi sempre, tranne in alcuni frangenti dove sembrava perdersi l’atmosfera del momento.

Kena: Bridge of Spirits

PS5 e DualShock

La versione da noi testata è quella PlayStation 5, pertanto non potevamo esimerci dal testare le funzionalità del joypad di PS5. Purtroppo però, le eccezionali capacità del DualSense non vengono sfruttate appieno in questo titolo. Anche se dobbiamo ammettere che le poche aggiunte inserite, ovvero la vibrazione quando siamo nelle vicinanze di un Rot o la gestione dei grilletti quando si utilizza l’arco, ci hanno convinto. Siamo sicuri che i ragazzi di Ember Lab ci stupiranno in futuro, quando avranno la forza per gestire progetti più ampi.


Commento Finale

Kena: Bridge of Spirits si presenta ai giocatori con un comparto grafico particolare, ispirato chiaramente al mondo Disney Pixar. Solo avventurandoci nel mondo di gioco è possibile tuttavia comprendere la profondità del titolo e delle tematiche trattate, che riguardano la morte e la ciclicità della vita, e che si manifestano in una trama incredibilmente matura, che più di una volta ci ha strappato qualche lacrima di vera commozione. Detto questo, non possiamo non fare i complimenti ai ragazzi di Ember Lab, che con un team di sole 14 persone è riuscito a realizzare un’opera meravigliosa da ogni punto di vista, unendo semplicità e profondità. Il tutto senza dimenticare un po’ di backtracking per gli amici completisti. L’esperienza di gioco, escludendo alcune sbavature, è una delle più interessanti viste finora dal gameplay decisamente pulito e scorrevole alla innata simpatia dei Rot, passando per paesaggi decisamente evocativi.

8.5/10

Da provare assolutamente


Kena: Bridge of Spirits è un titolo decisamente particolare. Infatti, riesce a fornire un gameplay "vecchio stile", ovvero evitando inutili orpelli tanto da donare ai giocatori una esperienza semplice e lineare. Ovviamente, il merito della buona riuscita va anche al comparto narrativo, che attraverso un racconto incredibilmente profondo riesce a far emozionare il videogiocatore durante l'intero viaggio della protagonista. Tutto questo stupisce se pensiamo che il titolo è stato realizzato da un team di sole 14 persone. Escludendo alcune sbavature di natura tecnica, i ragazzi di Ember Lab hanno davanti un florido futuro.

Pros

    - Storia di ottima caratura
    - Gameplay pulito e privo di inutili orpelli
    - Cutscene e filmati di eccellente fattura
    - Personaggi ben caratterizzati

Cons

    - Sbavature tecniche di leggera entità
    - L'utilizzo delle maschere è macchinoso
    - Controllare i gruppi di Rot è un'esperienza non proprio comoda
Andrea Bevilacqua
Nato nei magnifici anni '90 e approdato nel magico mondo dei videogames grazie alle avventure di un baffuto idraulico italiano.

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