Recensione Mario vs. Donkey Kong, il ritorno di uno scontro epico oppure no?

Grazie al film Super Mario Bros. dell’anno scorso, Mario è tornato al centro dell’attenzione. Il successo è stato incredibile tanto da portare Nintendo a recuperare vecchie produzioni legate al personaggio iconico. Qualche mese fa è stato pubblicato Super Mario Wonder, seguito da un remake di Super Mario RPG, mentre più tardi – nel corso del 2024 – arriverà una nuova versione di Paper Mario: Il Portale Millenario. Tra questi due troviamo qualcosa di un po’ più esoterico: Mario vs. Donkey Kong, un remake del puzzle-platform del 2004 per Game Boy Advance.

Nello specifico, prima di tornare ad affrontare nuovamente il “temutissimo” Bowser, in quel che sarebbe stato New Super Mario Bros. per Game Boy Advance nel 2006, Mario si è ritrovato ad affrontare nel 2004 – con il lancio di Mario vs. Donkey Kong – in un “revival” di una vecchia rivalità – l’epica battaglia arcade contro Donkey Kong. Si tratta, come anticipato, di un titolo platform con elementi puzzle, fra i pochi titoli dedicati a Mario sviluppati in America (disponibile sempre su Game Boy Advance), accolto – seppur non in pompa magna come altri giochi Nintendo – abbastanza bene dalla critica dell’epoca.

Seppur di buon livello, nessuno si sarebbe aspettato che a Kyoto stessero pensando ad un remake su Nintendo Switch … un remake remixato nel quale sono evidenti (in maniera ancora più marcata) i punti di forza della produzione, ma non senza qualche difettuccio dell’originale e che incidono (anche se minimamente) sull’esperienza complessiva. Ciò fa si che Mario vs. Donkey Kong è si divertente ma fatica – a causa di una certa goffaggine e ad alcune sezioni frustranti – ad essere un’esperienza imperdibile per Nintendo Switch.


Versione testata: Nintendo Switch


Il breve rompicapo (la durata è di circa 9/10 ore) parte da un incipit semplice. Donkey Kong sta facendo zapping sulla TV ed incappa in uno spot dedicato ai Minimario, simpatici giocattoli a carica basati sull’idraulico baffuto e dal cappello rosso. Desideroso di mettere le proprie mani su uno dei giocatoli, si reca al negozio più vicino per acquistarne uno; purtroppo il prodotto è Sold Out e, in un impeto di disperazione, il mastodontico DK, finisce per irrompere direttamente nella fabbrica di produzione dei giocattoli per prenderseli tutti per sé. Mario, determinato a riportare sugli scaffali i gadget a sua immagine e somiglianza, si imbarca in un inseguimento per catturare Donkey Kong e riprendersi i Minimario.

Gameplay

Il gameplay di Mario vs. Donkey Kong consiste nell’affrontare una serie di piccoli livelli (caratterizzati da una certa verticalità), con l’obiettivo di raccogliere da ciascuno di essi gli oggetti da collezione/regali e un Minimario. Ai giocatori viene presentata un’ampia varietà di elementi diversi – dagli interruttori colorati che attivano determinate piattaforme, alle corde scalabili, alle molle lanciabili e tanto altro ancora – che necessariamente dovranno essere padroneggiati se si vuole concludere adeguatamente il livello, superandone i relativi ostacoli: lava, spuntoni, piattaforme mobili e via discorrendo. Il protagonista ha un set di mosse limitato e molto meno slancio rispetto all’ordinario, e corre avanti e indietro su livelli striminziti, a schermo unico, densamente ricchi di enigmi e sfide complesse.

Il modo in cui gli elementi presenti nello scenario lavorano in tandem è incredibile; non c’è niente di più gratificante che trovare modi alternativi (e all’apparenza impossibili) di utilizzare i diversi strumenti offerti per progredire, soprattutto quando la soluzione non è a primo acchito così semplice ed ovvia. Mario è altresì dotato di alcune mosse speciali particolarmente agili, tra cui un salto carpiato all’indietro, una verticale e un salto in verticale, che possono essere eseguiti per fare in modo che il personaggio possa raggiungere le piattaforme più alte e “guadagnare” i relativi oggetti da collezione. Muoversi utilizzando queste mosse è assai divertente e va a compensare (seppur non totalmente) il fatto che il salto a cui ci ha abituato il buon Mario sia molto meno impressionante e potente. 

Tuttavia, le acrobazie non sono il core pulsante di Mario vs. Donkey Kong. Si tratta più di un platform cervellotico in cui è necessario scoprire il percorso che permetta di raggiungere l’obiettivo. Detto questo, i puzzle si districano in livelli leggermente divergenti fra loro. Potrete aspettarvi di affrontare sfide brevi che vi richiederanno di inseguire una chiave per sbloccare un forziere pieno di 1-Up, combattere contro Donkey Kong in persona (il che implica di lanciargli ripetutamente degli oggetti) e di guidare – in stile pifferaio magico – una linea di Minimario al sicuro in una scatola di giocattoli.

A tutta … goffaggine!

Anche se gli enigmi non ci sono sembrati particolarmente impegnativi ed impressionanti (per circa la metà del prodotto), ci si rende conto che è possibile perdere un grande quantitativo di vite a causa della (già anticipata) goffaggine generale del gioco. Ai giocatori viene insegnato fin dall’inizio che possono (come in Super Mario Bros. 2.) raccogliere e lanciare i nemici (termine improprio a dire il vero in quanto la maggior parte di questi “nemici” più che per “offendere” è stato inserito nel livello per un precipuo scopo) da usare come piattaforme extra e/o di poter scagliare via gli altri nemici a schermo. Per farlo, dovete prima saltare sopra le loro teste, il che in teoria è molto semplice, ma in pratica non sempre la meccanica in questione funziona come dovrebbe. In particolare, si percepisce abbondantemente che Mario in questo gioco sia più pesante del solito (il suo salto normale – come detto più su – non arriva così in alto come nei normali giochi platform dell’idraulico di origini italiane) e ciò ha comportato (pur avendo, almeno teoricamente, calcolato per bene la traiettoria) – più di quanto potessimo immaginare in realtà – di subire (inaspettatamente) danni dai nemici. Tale pecca nel gameplay è compensata dal fatto che i livelli in genere non sono particolarmente lunghi, quindi perdere vite non sarà un grossissimo problema. Tuttavia, il senso di frustrazione derivante dal fatto di sapere esattamente cosa fare per completare il livello ma di fallire perché il tempo a disposizione è breve (risolvibile con la modalità relax) e i controlli non funzionano a dovere, be’ è decisamente tarato verso l’alto.

Contenuti extra (si ma a piccole dosi)

Ci sono ben due nuovi mondi – con tanto di versione plus – che non erano inclusi nella versione GBA originale. Inoltre il divertimento aggiuntivo è dato dalla modalità cooperativa locale per due giocatori, che modifica leggermente i livelli e che offre un modo alternativo di giocare (Contro il tempo), sfidandovi a completare il tutto il più velocemente possibile. Si tratta di un incentivo (seppur gradito) relativamente piccolo in termini di rigiocabilità, che non aggiunge chissà quale profondità alla produzione. Completare il gioco e ottenere punteggi perfetti in tutti i livelli sblocca livelli più difficili e pensati per i giocatori più esperti, ma rivivere gli stessi mondi fa si che gran parte della novità sia bella che svanita. Date le sue radici portatili, Mario vs. Donkey Kong è pensato per essere giocato per pochi minuti alla volta, uno o due livelli al giorno, altrimenti il divertimento finirebbe subito.

Grafica e tecnica

La presentazione del gioco è stata completamente rinnovata. I filmati di apertura sono davvero incredibili a vedersi sul modello OLED (ma anche su quello tradizionale) di Nintendo Switch, con colori e dettagli meravigliosi e sgargianti. Anche se non altrettanto spettacolari, la grafica del gioco risulta essere bene o male al passo con i tempi, il tutto accompagnato da arrangiamenti riorchestrati che donano al pacchetto quel tocco in più che non guasta mai.

Commento finale

Tutto sommato, Mario vs. Donkey Kong è un remix che – fra alti e bassi – riesce a dire la sua. Si tratta di un remake per Nintendo Switch sicuramente non ispiratissimo ma divertente (a patto di superare indenni le prime ore di gioco e di soprassedere sulla goffaggine di alcune meccaniche che minano lievemente l’esperienza di gioco) che permette di sperimentare nuovi modi di affrontare il genere in quello che a nostro giudizio risulta essere un buon puzzle-platform postmoderno e niente di più. Detto questo, sebbene siano disponibili due mondi aggiuntivi – con tanto di modalità extra (che vi terrà incollati allo schermo) e la modalità co-op locale per due giocatori, Nintendo poteva fare uno sforzo supplementare e aggiungere qualche contenuto extra in più che avrebbe sicuramente giovato alla durata (abbastanza striminzita).

7.5

Mario vs. Donkey Kong


Tutto sommato, Mario vs. Donkey Kong è un remix che - fra alti e bassi - riesce a dire la sua. Si tratta di un remake per Nintendo Switch sicuramente non ispiratissimo ma divertente (a patto di superare indenni le prime ore di gioco e di soprassedere sulla goffaggine di alcune meccaniche che minano lievemente l'esperienza di gioco) che permette di sperimentare nuovi modi di affrontare il genere in quello che a nostro giudizio risulta essere un buon puzzle-platform postmoderno e niente di più. Detto questo, sebbene siano disponibili due mondi aggiuntivi - con tanto di modalità extra (che vi terrà incollati allo schermo) e la modalità co-op locale per due giocatori, Nintendo poteva fare uno sforzo supplementare e aggiungere qualche contenuto extra in più che avrebbe sicuramente giovato alla durata (abbastanza striminzita).

PRO

Coloratissimo | arrangiamenti riorchestrati eccellentemente | Il modo in cui gli elementi dello scenario lavorano in tandem è incredibile | gradita la presenza di due mondi aggiuntivi e la modalità co-op locale per due giocatori | Gameplay divertente ...

CONTRO

... ma inficiato da una certa goffaggine generale | Durata breve |
Riccardo Amalfitano
Riccardo Amalfitano
Videogiocatore sin dalla "tenera" età, amante anche di manga, cinema e serie TV. Ho dimenticato qualcosa? Sicuramente!

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