Recensione Resident Evil VII

Articolo di · 31 Gennaio 2017 ·

Versione testata: PC, XBOX One.

Sono passate ben due decadi dall’ormai lontano 1996, anno in cui sulla prima, leggendaria PlayStation debuttò una delle saghe videoludiche più longeve ed apprezzate di tutti i tempi che segnò inevitabilmente una nuova era per il genere survival horror. Atmosfere cupe e terrificanti, luoghi angusti e inquadrature fisse erano solamente tre degli ingredienti contenuti nel cocktail perfetto ideato da Shinji Mikami e Tokuro Fujiwara, le due menti di Capcom che hanno dato origine alla famosissima serie che risponde al nome di Biohazard, in Giappone, o Resident Evil, in Occidente.

Un franchise dalle mille sfaccettature, che oltre ai capitoli ufficiali può vantare anche decine di spin-off, alcuni decisamente riusciti ed altri che, invece, sarebbe stato meglio non avessero superato l’anticamera del cervello di chi li ha partoriti (con tutto il rispetto per gli sviluppatori presi in causa). In fondo, comunque, alcuni titoli secondari di scarso successo possono risultare errori leciti, scogli che, una volta superati, hanno permesso di comprendere come certe idee dal dubbio potenziale non avrebbero potuto funzionare.

Ma un po’ come le armi biologiche della Umbrella Corporation, anche gli episodi originali hanno subito diverse mutazioni nel corso della loro carriera che hanno spaccato in due l’opinione dei giocatori e della critica internazionale: dalla marcata nonché amata componente survival dei primi tre capitoli, infatti, si è passato ad un approccio sempre più action inaugurato con Resident Evil 4, imboccando la strada di una crisi creativa che ha via via portato al'”abbandono” degli storici tratti distintivi che hanno contribuito a creare un idolo nel mondo videoludico. Da circa una decina di anni a questa parte, la saga ha perso quasi del tutto quel fascino horror che era in grado di suscitare nei giocatori una costante sensazione di ansia e paura nel loro significato più puro, prediligendo invece un gameplay più adrenalinico e movimentato che non tutti i fan di vecchia data sono riusciti a metabolizzare a pieno, rimanendo con l’amaro in bocca.

Ora, a distanza di quasi un lustro dall’uscita del sesto capitolo e un’attesa smorzata dalla pubblicazione delle apprezzate versioni remaster del primo capitolo e di Resident Evil 0, Capcom è pronta a tornare sotto i riflettori con il nuovo ed interessante Resident Evil VII, con il quale intende offrire un’esperienza di gioco completamente rinnovata promettendo, al contempo, di riportare in auge i vecchi tempi per la gioia di tutti i nostalgici.

Dopo oltre 20 anni di onorata carriera sulle spalle (tra alti e bassi), perciò, non ci resta che scoprire se la nuova e curiosa veste tessuta dallo storico studio nipponico per il settimo capitolo ufficiale è in grado di portare una ventata d’aria fresca alla saga, con la speranza di una gloriosa rinascita.

Benvenuti nella famiglia Baker

Scordatevi nomi storici come Jill Valentine, Chris Redfield, Leon Scott Kennedy, Albert Wesker, S.T.A.R.S. e Umbrella Corporation. Con Resident Evil VII, Capcom abbandona (quasi) totalmente il passato per abbracciare una nuova storia nella quale vestiremo i panni di un nuovo protagonista che risponde al nome di Ethan Winters: niente squadre di salvataggio o poliziotti questa volta, solo un uomo comune alla ricerca della sua amata moglie Mia, scomparsa ormai da anni e della quale non ha più avuto notizie. Almeno fino a quando non riceve un filmato da lei stessa che prova il fatto che sia ancora in vita, seppur in grave pericolo. Spinto dal coraggio e dall’istinto, Ethan si reca in Louisiana, precisamente nella cittadina di Dulvey, all’indirizzo di una casa in rovina che appartiene ad una certa famiglia Baker. Ed è proprio qui che avrà inizio il vero incubo.

La trama sicuramente non risulta inedita nel suo genere, ma segna indubbiamente un punto di svolta nella saga nonché un nuovo inizio, dettato innanzitutto dalla totale assenza degli zombi che da sempre caratterizzano il marchio di Resident Evil. A cambiare le carte in tavola ci pensa una storia ben studiata che sin da subito suscita interesse e curiosità nel giocatore, che inevitabilmente si pone diversi interrogativi soprattutto sui Baker e sugli eventi che accadranno. Interrogativi a cui troveremo una risposta soltanto proseguendo nel gioco, che è in grado di tenere incollati allo schermo per circa una decina di ore senza correre e dedicandosi all’esplorazione delle varie ambientazioni. Una durata che riteniamo giusta e che non mostra alcun segno di forzatura della trama solo per “allungare il brodo”, soprattutto perché riesce a mantenere sempre alto il livello di attenzione, anche se ci è parso che la seconda parte di gioco tenda a perdere leggermente l’atmosfera dell’horror autentico che pervadeva la prima.

Se le ore richieste per portarlo a termine potrebbero far storcere il naso a quella fetta di utenza che avrebbe voluto una maggiore longevità, Resident Evil VII ha subito la risposta pronta: dalla sua parte, infatti, vanta una buona rigiocabilità grazie alla difficoltà Manicomio. Questa modalità è un degno omaggio all’esperienza originale dei primi episodi di R.E. e non può far altro che rendere felici tutti i nostalgici: lasciamo a voi il gusto di scoprire cosa ha in serbo la difficoltà massima, noi vi anticipiamo solamente che per salvare sarà necessario utilizzare delle audiocassette presenti in numero limitato, proprio come i famosi “ink ribbon”.

Non mancheranno, ovviamente, alcuni DLC aggiuntivi già annunciati che andranno ad espandere ulteriormente l’esperienza, uno dei quali arriverà questa primavera e sarà gratuito per tutti i giocatori.

Eclettismo vincente

La vera rivisitazione del marchio, però, non sta nella trama ex novo, bensì in un elemento del gameplay totalmente inedito nella serie: l’implementazione della visuale in prima persona. Dimenticatevi le inquadrature fisse e la terza persona quindi: in questo settimo capitolo saremo noi stessi gli occhi del protagonista, vivendo l’esperienza in modo più diretto. Esperienza che su PlayStation 4 acquisisce un realismo senza eguali grazie al supporto esclusivo al PlayStation VR, che permette di vivere l’incubo di Ethan quasi sulla propria pelle e con un senso di ansia e paura sensibilmente incrementato.

Personalmente, ero scettico riguardo questa nuova prospettiva per il fatto che potesse non risultare più un vero Resident Evil, ma ammetto che ho dovuto ricredermi. In molti si sono chiesti se fosse una sorta di “clone” di Outlast, ma con il titolo dei Red Barrels ha solamente la visuale in comune e null’altro. Resident Evil VII, infatti, non è assolutamente un “fuggi e nasconditi”, ma alterna fasi di esplorazione ricche di tensione e suspence con jump scares ben dosati a momenti frenetici durante i quali occorre metter mano alle armi da fuoco, amalgamando perfettamente il tutto in una formula vincente e priva di monotonia.

Ma Capcom non dimentica le origini della saga e viene incontro anche ai fan più fedeli riproponendo gran parte degli elementi storici che hanno determinato il grande successo delle prime produzioni. Il magistrale lavoro dello sviluppatore nipponico si nota fin dal level design, che tende palesemente a riproporre, sotto una veste rivisitata, la celebre Villa Spencer: la hall della casa dei Baker vi trasmetterà immediatamente un senso di dejà-vu, gioia e nostalgia del passato allo stesso tempo, e non sarà la sola a farlo. Tornano, ad esempio, le porte chiuse che richiedono chiavi con un particolare simbolo per essere sbloccate, gli enigmi, le safe room in cui è possibile salvare la partita (la macchina da scrivere è stata rimpiazzata dai registratori, ma lo accettiamo), le erbe verdi, l’inventario limitato a pochi slot e la cassa comunicante per eccellenza, quella in cui riporre gli oggetti per poterli recuperare in seguito.

E se ciò non bastasse, i riferimenti ai capitoli principali della serie sono veramente tanti, in particolar modo al primo episodio: da semplici quadri raffiguranti le montagne Arklay passando a specifici oggetti fino a stanze e luoghi ripresi e riadattati alla nuova magione. Non vogliamo rovinare la sorpresa ai veterani di Resident Evil, perciò ci limiteremo a dirvi che tra le chicche ci sarà anche l’indimenticabile orologio a pendolo della sala da pranzo, riconoscibile dall’inconfondibile ticchettio.

L’arsenale che avremo a disposizione sarà di tutto rispetto, sebbene inizialmente potremo solamente affidarci ad una pistola e ad un coltellino per gli attacchi in mischia (per caso vi ricorda qualcosa?). Se si vuole disporre di una maggiore potenza di fuoco, sarà necessario esplorare le varie ambientazioni alla ricerca di nuove armi, che spaziano dal fidato fucile fino al devastante lanciagranate. Come in passato, le munizioni sono una risorsa preziosa data la loro scarsità, pertanto prediligere un approccio cauto e furtivo quando possibile è sempre una buona idea per risparmiare proiettili che torneranno utili in seguito. La nostra salute, invece, viene mostrata in due modi: il primo, più moderno ed istantaneo, si basa sulla quantità di sangue presente sullo schermo, mentre il secondo è l’ennesimo omaggio alle origini ed è un misuratore del battito cardiaco presente sul polso di Ethan, definito Genome Codex. Per ridurre i danni subiti dai nemici, inoltre, possiamo servirci di una semplice ma efficace parata che non di rado potrà salvarci la vita.

Proprio a proposito dei nemici, diversamente da quanto accadeva nei precedenti capitoli qui la varietà è ridotta all’osso, in quanto sostanzialmente avremo a che fare con i membri della famiglia Baker e delle creature tanto putride quanto pericolose. Nonostante Capcom, in questo caso, si sia allontanata dalla tradizione che vede zombi, cani infetti e compagnia bella all’ordine del giorno, non mancheranno comunque gli scontri contro i boss, che non si rivelano particolarmente impegnativi se non alla difficoltà più elevata, dove ogni errore può costare carissimo.

Non potevano mancare i collezionabili, che si dividono principalmente in documenti, Mr. Everywhere e monete antiche. I documenti, ovviamente, permettono di comprendere meglio le vicende a cui prenderemo parte e, in alcuni casi, si riveleranno anche utili per risolvere degli enigmi, mentre i Mr. Everywhere sono l’equivalente dei medaglioni blu di Resident Evil 4 e non sono altro che statuette con la testa molleggiante nascoste in tutta l’ambientazione di gioco. Le monete antiche, invece, possono essere spese per acquistare dei potenziamenti in-game, tra cui un incremento della salute massima. Terminando il gioco soddisfacendo determinati requisiti, infine, è possibile sbloccare diversi bonus come le munizioni infinite e altre interessanti diavolerie.

Un REstyiling degno di nota

Dal punto di vista tecnico, Resident Evil VII ha tutte le carte in regola per creare l’atmosfera horror perfetta, a partire dalla gestione di luci e ombre. Il nuovo motore grafico, denominato appunto RE Engine, fa faville ed è in grado di regalare ambientazioni e personaggi ricchi di dettagli, sebbene non di rado ci siamo imbattuti in svariate texture in bassa risoluzione che ci hanno fatto storcere un po’ il naso. Con impostazioni grafiche settate al massimo ad una risoluzione full HD, non abbiamo riscontrato alcun calo nel frame rate, registrando 60 fps costanti con Vsync attivo; l’unica pecca segnalata da diversi giocatori e che anche noi possiamo confermare è che su PC il titolo soffre di un fenomeno di stuttering che a tratti potrebbe risultare fastidioso. Fortunatamente, non tutti hanno riscontrato questo problema e di per sé non mina l’esperienza di gioco; nulla che non si risolva con una patch comunque. Su console, invece, tutto fila liscio come l’olio, con una perfetta stabilità del frame rate in qualsiasi situazione, anche se i caricamenti risultano non proprio rapidi.

Configurazione di prova
CPUAMD FX-8350 @ 4.0 GHz
GPUAMD Radeon R9 380 4 GB
RAM16 GB DDR3
SOWindows 10 64-bit

Per quanto concerne il comparto audio, innanzitutto il gioco è completamente doppiato in italiano, ma è possibile selezionare anche il doppiaggio in inglese che, a parer nostro, è leggermente migliore. Molto buona la colonna sonora così come la gestione degli effetti, che spesso ci faranno affinare l’udito per comprendere la loro provenienza e valutare un’eventuale situazione di pericolo.

Commento finale

Resident Evil VII traccia una riga indelebile nella cronistoria della serie e segna una gloriosa rinascita del marchio, che già da parecchi anni necessitava di un rinnovamento per rilanciare un franchise ormai appesantito dagli anni sul groppone. Capcom ha centrato egregiamente l’obiettivo, con un settimo capitolo che porta l’esperienza originale ad un nuovo livello grazie ad un’inedita visuale in prima persona e ad una nuova trama ma che, al contempo, riporta in auge molti elementi del passato che più di una volta vi faranno provare un senso di nostalgia. I riferimenti al primo episodio sono davvero tanti, a partire dal level design palesemente ripreso da Villa Spencer e riadattato alla magione dei Baker. L’atmosfera che pervade l’intera produzione è un altro punto a favore, ed è in grado di suscitare costantemente una sensazione di ansia e tensione anche grazie ad un comparto sonoro ben curato negli effetti. Infine, il nuovo RE Engine si comporta molto bene nella resa dei dettagli grafici e nella stabilità del frame rate sia su console che su PC, sebbene non sia esente da alcune sbavature. Insomma, Resident Evil VII si posiziona nell’élite dei capitoli più riusciti della saga, riprendendosi di diritto lo scettro nel genere dei survival horror che aveva perso da tempo.

ProContro
– Una gloriosa rinascita per Resident Evil
– La difficoltà Manicomio è un grande omaggio ai primi capitoli
– Trama interessante
– Ricco di riferimenti ai capitoli precedenti
– Tecnicamente ottimo…
– Caricamenti non proprio rapidi su console
– … sebbene, dal lato grafico, diverse texture siano in bassa risoluzione
 Voto Globale: 88
Criterion 10
8.8

Una grandissima sorpresa

Resident Evil VII traccia una riga indelebile nella cronistoria della serie e segna una gloriosa rinascita del marchio, che già da parecchi anni necessitava di un rinnovamento per rilanciare un franchise ormai appesantito dagli anni sul groppone. Capcom ha centrato egregiamente l'obiettivo, con un settimo capitolo che porta l'esperienza originale ad un nuovo livello grazie ad un'inedita visuale in prima persona e ad una nuova trama ma che, al contempo, riporta in auge molti elementi del passato che più di una volta vi faranno provare un senso di nostalgia. I riferimenti al primo episodio sono davvero tanti, a partire dal level design palesemente ripreso da Villa Spencer e riadattato alla magione dei Baker. L'atmosfera che pervade l'intera produzione è un altro punto a favore, ed è in grado di suscitare costantemente una sensazione di ansia e tensione anche grazie ad un comparto sonoro ben curato negli effetti. Infine, il nuovo RE Engine si comporta molto bene nella resa dei dettagli grafici e nella stabilità del frame rate sia su console che su PC, sebbene non sia esente da alcune sbavature. Insomma, Resident Evil VII si posiziona nell'élite dei capitoli più riusciti della saga, riprendendosi di diritto lo scettro nel genere dei survival horror che aveva perso da tempo.


+
    - Una gloriosa rinascita di Resident Evil
    - La difficoltà Manicomio è un grande omaggio ai primi capitoli
    - Trama ben riuscita
        - Ricco di riferimenti ai vari capitoli della serie
          - Tecnicamente ottimo...
-
    - ... sebbene siano presenti diverse texture in bassa risoluzione
    - Caricamenti non proprio rapidi su console

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