Recensione RE:TURN One way trip

Articolo di · 18 Novembre 2020 ·

Sviluppato dalla piccola Software House londinese Red Ego Games, specializzata in indie horror games e prodotto dal Publisher GreenMan Gaming, RE:TURN One way trip è un avventura grafica bidimensionale (a scorrimento in 2D), dalle forti tinte horror. Qui trovate i nostri approfondimenti sul genere.

Uscito il 14 Ottobre 2020 per PC, Xbox One, Playstation 4 e Nintendo Switch, la versione che abbiamo testato e giocato è quella PC.

Intro: Quel maledetto falò…

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Vestiremo i panni di Saki, un’adolescente, in vacanza in campeggio insieme al suo fidanzato, Sen, ed altri 3 amici. Il gruppetto di ragazzi, finiti gli studi e prima di separarsi, prendendo ognuno la sua strada tra università e lavoro, ha deciso di concedersi una piccola vacanza, in tenda. Un’ ultima breve fuga dalla realtà da adulti che li sta per attendere, come ad onorare l’adolescenza vissuta insieme.

Siamo nel bel mezzo di un bosco sperduto, di notte, ed il gruppo, a causa di piccoli screzi legati a gelosie, si divide sin da subito.

Come letteratura e cinema insegnano, le “classiche” premesse per un weekend di terrore, sembrano esserci tutte. Sarà così? Scopriamolo insieme…

Saki cercando di recuperare della legna per riaccendere il falò, spento da una inaspettata e potente folata di vento, rimane ben presto da sola. Nonostante la paura, parte alla ricerca dei suoi compagni e poco lontano si imbatte nel luogo, dove poi si svolgerà tutta l’avventura: immerso nel bosco, giace oramai abbandonato un vecchio ed inquietante treno arrugginito.

Sarà entrando lì dentro, alla ricerca dei perduti, che inizieranno le disavventure della protagonista. Armata di torcia da campeggio e poco più, il nostro inventario conterrà pochi e specifici elementi durante il gioco, Saki inizierà a percorrere la varie carrozze abbandonate, scoprendo ben presto che all’interno di questo treno, albergano entità malvagie e creature spettrali.

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Narrativa e Lore

Diciamolo subito senza incertezze, questo è il punto forte di RE:TURN One way trip.

Un titolo, come scopriremo poco più avanti, che non usa la giocabilità per connotarne gli attributi, ma che trae la sua forza nella narrazione e dai contenuti.

Sotto questo aspetto, RE:TURN One way trip ci riesce pienamente.

Sin dai primissimi minuti e per tutto il nostro viaggio, saremo accompagnati da una sensazione di inquietudine ed inadeguatezza. La narrazione oltre a riguardare la protagonista ed i suoi amici, coinvolge molti altri personaggi.

“Vedo il male su questo treno.”

Sir Kenneth Branagh

Senza addentrarci in spoiler, sappiate che all’interno del treno, Saki si troverà coinvolta in viaggi extra temporali, ritrovandosi negli stessi vagoni, ma molti anni prima, potendo cosi interagire con i passeggeri dell’epoca.

Le varie storie narrate, incentrano la loro trama sulla complessità delle relazioni personali e sociali, interazioni tra genitori e figli, tra coppie di sposi o fidanzati e persino tra differenti ceti.

Il tutto viene raccontato in maniera non lineare e le vicende dei vari personaggi si intersecano tra loro, garantendo così una trama sempre viva e dinamica.

Essendo un’avventura tra il surreale e l’onirico, quasi mai si riesce a distinguere quali avvenimenti siano frutto dell’immaginazione dei personaggi, o fatti accaduti nella realtà, ma è questo uno degli aspetti che maggiormente rendono il gioco profondo e ricco di intensità.

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Gameplay

Quanto di più semplice: parliamo di un punta e clicca assolutamente essenziale. Sarà nostro compito spostarci avanti ed indietro lungo i vani del treno, in un ambiente a scorrimento in 2D.

Potremo interagire con degli oggetti, o parlare con altri personaggi. Durante il nostro viaggio ci troveremo a che fare con dei puzzle game e mini giochi, divertenti ma piuttosto semplici, al fine di far procedere la storia.

Il gameplay finisce qui, in verità un pò poco, ma vedremo più avanti, che probabilmente, non è questo l’aspetto cardine su cui hanno puntato gli sviluppatori e che sia piuttosto un veicolo atto alla fruizione del gioco.

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Musiche ed effetti audio

Più che una vera colonna sonora, in RE:TURN One way trip troviamo delle musiche, molto evocative ed ispirate, legate a determinati ambienti fissi. Ciò che ben traspare dalle partiture è un mix di sensazioni che spazia dall’inquietudine, alla malinconia, alla tristezza, gestite sapientemente in base al contesto che stiamo vivendo.

Ad impreziosire ancor più queste sensazioni, un comparto audio, fatto di suoni ambientali, versi ed altro ancora veramente ben fatto, senza nulla da invidiare a produzioni più costose e blasonate.

Comparto tecnico, grafica e dintorni

RE:TURN One way trip è stato sviluppato attraverso l’utilizzo dello Unity engine.

L’aspetto predominante è una pixel art di qualità. Molti piccoli dettagli curati la rendono veramente una delle “chicche” di questo gioco, contribuendo a rendere gli scenari sempre ricercati e “vissuti“; persino alcuni giochi di illuminazione danno ulteriore profondità all’ambiente 2D, altrimenti piuttosto piatto.

Chi scrive l’ha giocato alla risoluzione di 3840×2160 (4K) su PC: non c’è alcuna opzione grafica disponibile a cui poter metter mano. Non abbiamo riscontrato differenze neanche nell’altra versione da noi provata, quella PlayStation 4.

In verità, trattandosi di una piccola produzione a scorrimento in 2D, non ha grosse pretese grafiche e gira tranquillamente senza alcuna incertezza a livello di frame rate (abbiamo rilevato giusto un paio di crash durante le ore di gioco).

Probabilmente sarà ugualmente fruibile anche su piattaforme meno performanti, come ad esempio Nintendo Switch.

Commento finale

Abbiamo impiegato circa sette ore per finire il gioco, sbloccando la maggior parte degli achievement senza grossi problemi.

Sono state ore gradevoli da passare in compagnia di questo titolo.

Abbiamo apprezzato i diversi lati positivi, tuttavia il peso del gameplay quasi completamente assente, è stato determinante.

Criterion 10
6,5

discreto

RE:TURN One way trip è un viaggio dalle tinte horror nella profondità dell'animo umano. Ad una pixel art deliziosa e delle musiche ispirate fanno da contraltare ad un gameplay davvero troppo semplificato e scarno. A chi predilige profonde narrative, dai risvolti psicologici ad una componente più action, consigliamo il titolo, reso appetibile anche dal prezzo abbordabile.


+
    - Narrazione intensa e toccante
    - Ambienti e scenari raffinati
    - Musiche e suoni ispirati
-
    - Gameplay ridotto all'osso
    - Nessuna localizzazione in italiano
    - Carenza di scenari
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Info sull'autore
Gamer dal 1987, padre di due piccoli gamers, griller, Dungeon Master e batterista hardcore. "I VG sono uno strumento che ci permette di entrare in contatto con altri universi".

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