Recensione Shadow Warrior 3

Da quando, nel 2013, Flying Wild Hog ha preso il franchise di Shadow Warrior e ne ha fatto un remake, molte cose sono cambiate nella saga. Shadow Warrior 3 è l’ultimo capitolo della serie e riporta Lo Wang nella sua missione contro le forze oscure.


Versione testata: PC


Per chi non conoscesse la serie, immaginate un Doom Eternal ambientato nel giappone feudale. Azione frenetica, bagni di sangue, centinaia di nemici e armi devastanti. La formula è sicuramente interessante, vediamo se anche il risultato finale è all’altezza.

Mr. Mojo Risin’

Lo Wang, ex guardia del corpo alla Zilla Enterprises, dopo aver scoperto il piano diabolico del suo capo, Master Zilla, si ritrova a lottare contro le forze oscure per salvare il pianeta. Al termine del secondo capitolo, Wang è sconfitto da un tremendo drago dalle dimensioni colossali.

In Shadow Warrior 3, la narrazione prosegue proprio da questo scontro. Lo Wang, con gravi problemi di autostima e una scarsa attitudine nell’indossare vestiti, rivive la sua sconfitta contro il drago in una spirale di autocommiserazione. Nel frattempo, tuttavia, giunge per lui la chiamata all’azione che il nostro eroe non potrà rifiutare. L’occasione per una rivincita meritata.

Il viaggio del nostro eroe prosegue lasciandosi dietro una scia sterminata di cadaveri fino a quello che sarà lo scontro finale. Tra colpi di scena forse non troppo inaspettati e azione adrenalinica, il titolo di Flying Wild Hog scorre veloce e senza intoppi. Il più grande pregio dell’aspetto narrativo è l’ironia con la quale viene affrontata la storia. Sia il protagonista che i gregari sono infatti personaggi sopra le righe che si sposano alla perfezione con il ritmo frenetico del gameplay.

Tra giochi di parole, citazioni di cultura pop e canzoni rivisitate, Shadow Warrior 3 non cala mai di ritmo. I pochi istanti di serenità sono comunque conditi da dialoghi divertenti e avvincenti. L’unica problematica che ci sentiamo di segnalare su questo aspetto è la mancanza della lingua italiana. Nonostante, infatti, sia presente un doppiaggio in svariate lingue, purtroppo, esse non prevedono l’Italiano.

Yippee Ki-Yay

Shadow Warrior 3, nonostante un’ampia dotazione di armi contemporanee,è ambientato nel Giappone feudale tra demoni e forze oscure di ogni genere. Il design degli ambienti di gioco riesce ad unire un’ambientazione realistica ad un’atmosfera che oscilla tra il fantasy e l’horror.

La magia che permea il mondo di gioco contribuisce a creare quest’atmosfera quasi sospesa tra ambientazioni di varia natura che cambiano da foreste, ghiacciai, corsi d’acqua e abitazioni. Queste fanno da sfondo alle fasi di gameplay che oscillano tra sezioni di tipo platform e scontri con orde di nemici in spettacolari arene. Nel primo caso, gli scenari sfrecciano veloci mentre Lo Wang li attraversa correndo sulle pareti o coprendo grandi distanze con il rampino in spettacolari slow motion. Nel secondo, invece, il nostro eroe si trova a fronteggiare decine di nemici in arene dal design sempre originale e interessante e dalle caratteristiche peculiari.

I nemici sono tutti ispirati al folclore giapponese e, grazie alla cura nel loro aspetto e alle maschere tipiche, forniscono un ulteriore pregio al titolo di Flying Wild Hog. Le tipologie di avversari sono molteplici e ognuno di essi ha un proprio stile, tipologie di attacchi e azioni che lo rendono unico. Nonostante i loro movimenti finiscano inevitabilmente per divenire prevedibili, gli attacchi dei nemici sono interessanti e i livelli di splatter che Shadow Warrior 3 è in grado di raggiungere sono sicuramente apprezzabili.

Un discorso a parte lo meritano le esecuzioni che, al pari di quelle di Doom, sventrano i nemici in mosse spettacolari. Ogni nemico subisce un’esecuzione diversa, inoltre, le esecuzioni conferiscono anche alcuni bonus che variano da nemico in nemico. Gli spadaccini ci daranno la loro katana, i troll la loro mazza e altri nemici lasceranno semplicemente parti dei loro corpi che potremo sfruttare in battaglia. Tutto ciò, oltre ad offrire interessanti colpi d’occhio, aumenta le variabili del gameplay di cui discuteremo in seguito.  

Another One Bites the Dust

Come già accennato, il gameplay di Shadow Warrior 3 ha moltissimo in comune con quello di giochi come Doom Eternal. L’azione frenetica, le orde di nemici e i ritmi folli sono tipici di questo genere di fps. Nel titolo di Flying Wild Hog tutto funziona secondo le regole del genere e ogni elemento si sposa alla perfezione con gli altri.

Il parco armi regala alcuni gioiellini con i quali si ottengono molte soddisfazioni, come il lancia seghe circolari. Inoltre, le armi aggiuntive e temporanee che si ottengono tramite le esecuzioni forniscono delle variabili interessanti nelle possibilità di gioco. Al pari delle arene, infatti, questi oggetti si possono usare per eliminare velocemente una gran mole di nemici o anche semplicemente per guadagnare tempo negli scontri più frenetici. Unica pecca dell’artiglieria di cui Lo Wang può disporre è la scarsa quantità di armi base.

Ci sono infatti solo otto armi che possiamo usare costantemente, molte delle quali diventano presto inutili negli scontri. Armi leggere come la pistola o il doppio fucile d’assalto, infatti, diventano subito poco efficaci contro i nemici più grandi e resistenti. Tutto ciò ci porta ad usare quasi sempre le armi più pesanti come il lancia granate o il fucile a pompa per cavarcela in gran parte delle situazioni complesse. Nonostante le armi siano potenziabili, infatti, i miglioramenti non rendono le armi più scarse molto appetibili in combattimento.

Per quanto riguarda le arene, invece, gli scenari sono costruiti in modo originale e possono essere sfruttati in svariati modi. Alcune hanno delle trappole che si possono attivare per sterminare parte dei nemici (e noi stessi, se non stiamo attenti), altre delle piattaforme o punti di aggancio per i rampini, in modo da oscillare e distanziare i nemici più pericolosi. Le trappole si attivano semplicemente sparando contro i bersagli che le identificano. Sono tutte diverse tra loro e variano tra lame rotanti, botole o mazze sospese che danneggiano tutti i nemici provocando ingenti danni.

Se le arene sono decisamente valide, Shadow Warrior 3 presenta invece alcune pecche nelle sue componenti platform. Nonostante queste sezioni siano generalmente ben bilanciate, non sempre le zone tra cui saltare sono ben distinte, il che rende, in alcuni casi, piuttosto frustranti determinati frammenti.

In dettaglio, gli anelli nei quali agganciare il rampino hanno delle hit-box piuttosto brevi e non sempre si riesce a premere il tasto in tempo per aggrapparsi. Inoltre, alcune sezioni presentano degli strani errori e ci portano a morire più volte senza capirne il motivo. In particolare, in una delle zone di metà gioco, ci troviamo a saltare davanti ad una cascata e morire ripetutamente nonostante la direzione presa sia quella corretta. Per risolvere si deve saltare leggermente sulla sinistra in modo da evitare gli schizzi d’acqua che, per qualche strano motivo, ci uccidono sul colpo.      

Let’s dance!

Da un punto di vista strettamente tecnico, Shadow Warrior 3 non presenta alcun problema di stabilità nella sua versione PC. Con i frame bloccati a 60, il gioco scorre fluido e senza intoppi anche nei momenti in cui ci sono parecchi nemici a schermo. Durante tutta la durata della storia non abbiamo riscontrato cali di frame, lag o altri problemi che possano compromettere l’esperienza finale di gioco.

Tuttavia, la situazione cambia quando si attivano le cut scenes. All’inizio di ogni filmato, infatti, il gioco subisce dei leggeri stutter di pochi secondi che, una volta terminati non si ripetono per tutta la durata della scena. Sembrerebbe un problema comune, non dettato dagli hardware su cui il gioco è stato testato, per cui è possibile che Flying Wild Hog e Devolver Digital siano già al lavoro su una patch che risolva il tutto. In ogni caso, questi problemi non vanno ad influire l’esperienza di gioco in quanto, appunto, si verificano solamente all’inizio delle scene.

Anche la navigazione tra i vari menu per gli upgrades e per il personaggio non presenta particolari problematiche di fluidità. Il passaggio tra le schede è pressappoco immediato e i comandi rispondono sempre in maniera istantanea.

Commento finale

Shadow Warrior 3 è una rivoluzione per la saga che passa ad uno stile di narrazione lineare e progressione per livelli. La storia viene raccontata seguendo ritmi esplosivi ed ironia tagliente ricca di battute e citazioni che riescono sempre a strappare una genuina risata nei giocatori. Tutto ciò si abbina perfettamente all’azione frenetica che compone il gameplay del titolo di Flying Wild Hog. Tra decine di nemici e sparatorie senza sosta Lo Wang dovrà portare avanti una vera e propria carneficina per raggiungere il suo obiettivo. Tutto ciò avviene in arene affascinanti e nelle bellissime ambientazioni di questo Giappone feudale colmo di magia.

Di contro, le fasi platform non sono sempre irresistibili e subiscono il peso di alcune imprecisioni che possono renderle frustranti. Può capitare di provare più volte uno stesso scenario semplicemente perché un errore di programmazione ci porta a morire se passiamo troppo vicini all’acqua. Inoltre, le armi, pur restituendo un bel feeling nel giocatore, sono esigue e ci ritroviamo spessissimo a dover necessariamente ruotare tra le stesse due o tre. Questo perché le armi leggere diventano presto piuttosto inutili se non nelle fasi platform. Infine, la mancanza della lingua italiana ci fa storcere il naso, date le molteplici lingue nelle quali il gioco è stato tradotto.

Insomma, Shadow Warrior 3 è sicuramente un ottimo prodotto, soprattutto per gli amanti degli fps frenetici in stile Doom. Tuttavia, il gioco non è esente da difetti che potevano tranquillamente essere evitati.

7.8

Bagno di sangue


Shadow Warrior 3 è una rivoluzione per la saga che passa ad uno stile di narrazione lineare e progressione per livelli. La storia viene raccontata seguendo ritmi esplosivi ed ironia tagliente ricca di battute e citazioni che riescono sempre a strappare una genuina risata nei giocatori. Tutto ciò si abbina perfettamente all’azione frenetica che compone il gameplay del titolo di Flying Wild Hog. Tra decine di nemici e sparatorie senza sosta Lo Wang dovrà portare avanti una vera e propria carneficina per raggiungere il suo obiettivo. Tutto ciò avviene in arene affascinanti e nelle bellissime ambientazioni di questo Giappone feudale colmo di magia.

Di contro, le fasi platform non sono sempre irresistibili e subiscono il peso di alcune imprecisioni che possono renderle frustranti. Può capitare di provare più volte uno stesso scenario semplicemente perché un errore di programmazione ci porta a morire se passiamo troppo vicini all’acqua. Inoltre, le armi, pur restituendo un bel feeling nel giocatore, sono esigue e ci ritroviamo spessissimo a dover necessariamente ruotare tra le stesse due o tre. Questo perché le armi leggere diventano presto piuttosto inutili se non nelle fasi platform. Infine, la mancanza della lingua italiana ci fa storcere il naso, date le molteplici lingue nelle quali il gioco è stato tradotto.

Insomma, Shadow Warrior 3 è sicuramente un ottimo prodotto, soprattutto per gli amanti degli fps frenetici in stile Doom. Tuttavia, il gioco non è esente da difetti che potevano tranquillamente essere evitati.


PRO

Narrazione sopra le righe, Ottime ambientazioni, Azione frenetica

CONTRO

Mancanza della lingua italiana, poca varietà nelle armi
Antonio Rodofile
Antonio Rodofile
Già da prima di imparare a scrivere, i miei genitori mi hanno messo un pad tra le mani. Quel pad, nel corso degli anni, ha cambiato forma, dimensioni, peso ma la passione è rimasta invariata. Dopo tanti anni di studi tra media, cinema e videogiochi, sono sbarcato un po' per caso e un po' per destino nella critica videoludica che concilia le mie due più grandi passioni: scrivere e giocare.

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