State of Decay 3 è finalmente uscito dal silenzio. Durante l’Xbox Games Showcase 2026, Undead Labs e Xbox Game Studios hanno mostrato il primo vero trailer di gameplay del loro ambizioso survival sandbox, annunciando un dettaglio che cambia gli equilibri: il gioco uscirà anche su PlayStation 5, oltre che su Xbox Series, Steam e Microsoft Store. L’appuntamento è fissato per il 2027, con la versione PS5 che rappresenta una novità assoluta e destinata ad ampliare in modo significativo la platea del franchise.
Il filmato, interamente catturato dal vivo e senza trucchi CGI, ha messo in fila tutti i pilastri dell’esperienza: esplorazione open world, costruzione di insediamenti, crafting di armi, multiplayer cooperativo e, naturalmente, orde di zombie da abbattere. Dopo anni di sviluppo e domande rimaste in sospeso, il team ha finalmente aperto le porte del suo nuovo mondo, offrendo un quadro molto più concreto di ciò che attende i sopravvissuti.
Un sandbox più grande, più libero e in continua evoluzione
La prima notizia che fa rumore riguarda le dimensioni della mappa. State of Decay 3 offrirà un’area di gioco circa quattro volte più estesa rispetto a una singola mappa del capitolo precedente, con una differenza fondamentale: sarà completamente aperta fin dal primo minuto. Niente cancelli da sbloccare, porzioni di territorio precluse o progressione forzata: la libertà di esplorazione è totale e immediata.
Altrettanto profonda è la revisione del sistema di combattimento. Se in State of Decay 2 bastava un solo pulsante per attaccare, ora i giocatori avranno a disposizione due opzioni distinte: un attacco rapido e uno potente. Una doppia scelta che, nelle intenzioni del direttore creativo Kevin Patzelt, serve a dare vita a vere e proprie «danze di combattimento» capaci di adattarsi al caos del sandbox. Anche i nemici speciali – i cosiddetti freak – sono stati differenziati con logica: zombie secchi, decomposti o corazzati chiedono approcci diversi, costringendo a rivedere costantemente le strategie.
Plague Nests: un nemico che impara e si adatta
Il salto più ambizioso arriva però dai Plague Nests, l’evoluzione diretta dei Plague Hearts di State of Decay 2. Patzelt li descrive come entità dotate di un proprio «piano», con personalità e modalità di crescita che cambiano da partita a partita. Alcuni nidi si espandono in modo aggressivo, altri diventano letargici ma sempre più corazzati se li si ignora troppo a lungo. Il mondo, insomma, non resta immobile ad aspettare il giocatore: reagisce, si trasforma e incassa ogni scelta. Le aree infestate diventano così le più pericolose ma anche le più preziose, perché custodiscono il loot migliore, rimasto intatto proprio a causa del rischio altissimo che comporta avvicinarvisi.
Cooperativa e mondo condiviso: la sopravvivenza è un affare di gruppo
La modalità cooperativa conferma il supporto fino a quattro giocatori, che potranno esplorare, costruire e dividersi i ruoli. La novità più interessante è il «mondo condiviso»: ogni partecipante può apportare modifiche alla stessa partita anche in momenti diversi, in modalità asincrona. Si possono costruire strutture, mandare avanti la storia e gestire fino a tre basi per gruppo, intrecciando le proprie sessioni con quelle degli alleati.
Anche il sistema delle fazioni (gli Enclave di sopravvissuti controllati dalla CPU) è stato ampliato: ogni gruppo ha desideri e obiettivi propri, e stringere alleanze, commerciare o reclutare membri diventa una parte centrale dell’esperienza, non più un semplice contorno.
Crafting, cultura maker e narrazione ambientale
La «maker culture» attraversa tutto il gioco. Oggetti quotidiani come mazze da golf sono ormai inservibili, e l’unica strada percorribile è costruire armi e strumenti partendo da materiali di scarto. Una lama seghettata, una barra di rinforzo saldata, un manico modificato: ogni intervento ha conseguenze visibili sulle statistiche – peso, danno, consumo di stamina – e si riflette direttamente sul modello dell’arma.
Il saccheggio resta il motore dell’economia di sopravvivenza, governato da un rapporto rischi-ricompense tagliente: le zone più infestate offrono il loot migliore, ma prosciugano risorse preziose della comunità. La narrazione ambientale, da sempre firma di Undead Labs, spinge i giocatori a uscire dai sentieri battuti per scovare storie e risorse nascoste, premiando la curiosità e l’attenzione.
Alpha dal vivo e Unreal engine 5: il passo avanti tecnico di Undead Labs
Il trailer mostrato all’Xbox Games Showcase 2026 è composto interamente da game capture, segno che lo studio vuole giocare a carte scoperte. State of Decay 3 gira su Unreal Engine 5 e, stando alle parole di Patzelt, rappresenta il meglio che Undead Labs abbia mai realizzato sia sul fronte visivo sia su quello della fluidità del combattimento. Una versione alpha è già nelle mani di un gruppo di tester, e le prime impressioni riportate sono positive. Il lancio su tutte le piattaforme è fissato per il 2027.
