Recensione The Occultist, un horror che affascina… ma non fa davvero paura

Nel panorama sempre più affollato degli horror narrativi, trovare un’identità chiara non è mai semplice. The Occultist prova a ritagliarsi il proprio spazio puntando su un mix di indagine paranormale, atmosfera e narrazione, mettendo il giocatore nei panni di Alan Rebels, impegnato a fare luce sulla misteriosa scomparsa del padre sull’isola di GodStone.

Un punto di partenza interessante, che richiama inevitabilmente alcune produzioni del genere come Resident Evil Silent Hill, ma che sceglie fin da subito un approccio più riflessivo e meno orientato all’azione. Il risultato è un’esperienza che cerca di costruire tensione attraverso l’esplorazione e l’osservazione, con esiti però altalenanti nel corso dell’avventura.


Versione testata : PlayStation 5


GodStone: un’isola sospesa tra realtà e incubo

Il cuore pulsante dell’esperienza è senza dubbio la sua ambientazione. GodStone non è solo uno scenario, ma una presenza costante, quasi viva, capace di accompagnare il giocatore in ogni momento dell’avventura. Si tratta di un’isola abbandonata dagli anni ’50, avvolta da una nebbia densa e opprimente, un luogo che sembra esistere a metà tra il mondo reale e qualcosa di molto più oscuro.

Vestiamo i panni di Alan Rebels, investigatore del paranormale, spinto fin lì da una motivazione personale: la scomparsa del padre. È un incipit forte, che richiama subito certi archetipi dell’horror classico, ma che nel corso del gioco fatica a trovare una vera identità narrativa.

Durante l’esplorazione emergono indizi su una setta che avrebbe operato sull’isola, conducendo rituali disturbanti e esperimenti che hanno condannato le anime degli abitanti. Sono elementi affascinanti, che costruiscono una base narrativa intrigante, ma che restano spesso frammentati, mai davvero sviluppati con la chiarezza necessaria.

Ricordo un momento preciso, nelle prime ore di gioco: mi trovavo davanti a una casa abbandonata, con segni di violenza sparsi ovunque, e per un attimo ho avuto la sensazione di essere davvero dentro qualcosa di disturbante. Poi, però, quella tensione si è dissolta quasi subito, lasciando spazio più alla curiosità che alla paura.

Un horror narrativo che punta tutto sull’indagine

A livello di gameplay, The Occultist prende una direzione molto chiara: niente combattimenti, niente gestione delle risorse in stile survival horror classico, ma un’esperienza basata su esplorazione, osservazione e deduzione. Il fulcro di tutto è il pendolo di Alan, uno strumento che diventa presto indispensabile. Non si tratta di un semplice gadget narrativo, ma di un vero e proprio mezzo di interazione con il mondo di gioco.

La funzione Vera Visio, ad esempio, permette di scoprire elementi invisibili a occhio nudo: tracce, oggetti, indizi nascosti. È una meccanica interessante, che in alcuni momenti restituisce anche un certo senso di scoperta. Con il progredire dell’avventura, il pendolo acquisisce nuove abilità, tra cui la possibilità di manipolare il tempo. È qui che il gioco prova ad alzare l’asticella, introducendo idee più ambiziose, anche se spesso non sfruttate fino in fondo.

Il problema principale è che tutto questo sistema di indagine, per quanto promettente, non evolve mai davvero. Dopo le prime ore, si ha la sensazione di aver già visto tutto, con poche variazioni sul tema.

Enigmi semplici e ritmo altalenante

Uno degli aspetti che più influisce sul ritmo dell’esperienza è la gestione degli enigmi. Ci sono momenti in cui il gioco riesce a stimolare il giocatore, come quando bisogna ricostruire il nome di uno spirito o interpretare segnali ambientali. Ma sono episodi isolati.

Per la maggior parte del tempo, gli enigmi risultano estremamente lineari, a tratti quasi banali. In alcune situazioni ho avuto la sensazione che il gioco mi stesse guidando troppo, togliendo completamente il piacere della scoperta. Un esempio emblematico? Un lucchetto la cui combinazione viene rivelata praticamente senza sforzo, eliminando qualsiasi tentativo di ragionamento.

Questo tipo di approccio spezza il coinvolgimento e rende l’esperienza meno memorabile di quanto potrebbe essere.

Tensione che non decolla mai davvero

Ed è qui che emerge il limite più grande di The Occultist: la paura. Nonostante le ambientazioni, i temi trattati e alcune buone intuizioni visive, il gioco fatica terribilmente a costruire una tensione costante.

Ci sono momenti che dovrebbero essere forti un cadavere che cade improvvisamente, una presenza che si avvicina, una fuga da uno spirito ma raramente riescono a colpire davvero. Le sezioni stealth e le fasi di fuga, che dovrebbero rappresentare i picchi di tensione, risultano invece piuttosto piatte, prive di quel senso di urgenza che caratterizza i migliori horror.

Paradossalmente, ci siamo sentiti più incuriositi che spaventati. E in un gioco di questo genere, è un problema.

Un comparto tecnico tra luci e ombre

Dal punto di vista tecnico, The Occultist vive in un equilibrio fragile. Da una parte, alcune ambientazioni riescono a colpire nel segno: stanze sporche di sangue, strutture decadenti e dettagli macabri che contribuiscono a costruire un colpo d’occhio interessante, soprattutto a distanza. Il lavoro sulla composizione degli scenari, in senso generale, dimostra una certa attenzione nella creazione dell’atmosfera.

Dall’altra, basta avvicinarsi per vedere emergere tutti i limiti della produzione. I modelli poligonali sono spesso poco rifiniti, le animazioni rigide e poco naturali, e in generale manca quella cura nei dettagli che permetterebbe di mantenere alta l’immersione anche nelle situazioni più ravvicinate. Durante la prova su PlayStation 5, inoltre, non sono mancati cali di frame rate e piccoli problemi tecnici che hanno inciso sulla fluidità complessiva. Nulla di completamente compromettente, ma abbastanza da spezzare più volte il coinvolgimento e ricordare i limiti produttivi del progetto.

Audio promosso, ma localizzazione migliorabile

Se c’è un elemento che riesce davvero a sostenere l’atmosfera, è il comparto audio. Suoni ambientali, voci disturbanti e rumori lontani costruiscono un sottofondo costante che accompagna il giocatore in ogni momento, contribuendo a dare profondità anche alle fasi più lente dell’esplorazione. Il senso di presenza degli spiriti è reso soprattutto attraverso l’audio, più che tramite la componente visiva, e in alcuni frangenti questo funziona davvero bene, riuscendo a creare una tensione sottile ma credibile.

Il doppiaggio inglese del protagonista è convincente e aiuta a mantenere un tono coerente, senza eccessi o interpretazioni fuori contesto. Peccato però per una localizzazione solo parziale: i sottotitoli in italiano sono presenti e generalmente chiari, ma alcuni elementi, come i documenti del diario, risultano meno curati, con traduzioni non sempre immediate. Una maggiore uniformità avrebbe sicuramente contribuito a rendere l’esperienza più accessibile e rifinita.

Longevità contenuta ma coerente

The Occultist è un’esperienza relativamente breve, completabile in circa cinque o sei ore. Una durata che, considerando la struttura del gioco e il tipo di esperienza proposta, risulta tutto sommato coerente. Il ritmo non è particolarmente serrato, e alcune sezioni richiedono più tempo per orientarsi tra ambienti e interazioni, soprattutto nelle prime ore. In una prima run, infatti, è facile perdere qualche minuto di troppo nel cercare indizi o capire come procedere.

Tuttavia, una volta compreso il funzionamento generale del gioco, il tutto scorre abbastanza velocemente verso i titoli di coda. Manca però qualsiasi incentivo alla rigiocabilità: non ci sono scelte narrative, percorsi alternativi o contenuti nascosti davvero significativi. Questo rende l’esperienza piuttosto lineare e confinata a un singolo playthrough, senza particolari motivi per tornarci sopra una seconda volta.

Commento finale

The Occultist è uno di quei giochi che lasciano una sensazione strana addosso. Da un lato, si percepisce chiaramente la volontà di costruire qualcosa di diverso, un horror più riflessivo, più atmosferico, meno legato agli spaventi facili. Dall’altro, però, manca il coraggio o forse i mezzi per trasformare queste idee in qualcosa di davvero incisivo. Il risultato è un’esperienza che incuriosisce, a tratti affascina, ma che raramente riesce a coinvolgere fino in fondo.

6.0

The Occultist


The Occultist è uno di quei giochi che lasciano una sensazione strana addosso.Da un lato, si percepisce chiaramente la volontà di costruire qualcosa di diverso, un horror più riflessivo, più atmosferico, meno legato agli spaventi facili. Dall’altro, però, manca il coraggio o forse i mezzi per trasformare queste idee in qualcosa di davvero incisivo.Il risultato è un’esperienza che incuriosisce, a tratti affascina, ma che raramente riesce a coinvolgere fino in fondo.

PRO

Ambientazione suggestiva e ben costruita | Buone idee legate al pendolo e all’indagine | Comparto audio solido

CONTRO

Tensione quasi assente | Enigmi troppo semplici | Problemi tecnici e modelli poco curati | Scarsa rigiocabilità

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