Ecco perchè l’acquisizione di Activision Blizzard non viola l’antitrust

L’acquisizione da parte di Microsoft del gruppo Activision Blizzard renderà Microsoft la terza compagnia per fatturato nel settore gaming, dietro Tencent e Sony.

In molti si sono chiesti se questa acquisizione possa in qualche modo violare le norme sulla concorrenza vigenti negli Stati Uniti e, visto che il procedimento dovrà concludersi dopo l’approvazione degli investitori e soprattutto dell’Antitrust americano, è interessante chiedersi se questa operazione abbia profili di incompatibilità con la legislazione vigente.

Del resto Microsoft già poco tempo fa aveva acquistato una delle più grandi software house sul mercato, Bethesda softworks e, anche in quel caso, non erano stati rilevati profili di illiceità dell’operazione. Tuttavia l’operazione Bethesda presentava importanti differenze rispetto a quella attuale.

Innanzitutto l’operazione era enormemente meno rilevante dal punto di vista economico. Microsoft in quel caso, infatti, aveva sborsato “appena” 7,5 miliardi di dollari, contro i 68,7 miliardi di dollari dell’operazione Activision.

In secondo luogo, l’acquisizione di Bethesda era di tipo “verticale” ovvero un distributore di contenuti, proprietario di una piattaforma (Xbox), acquista un produttore di contenuti (Bethesda). Operazione piuttosto comune nel settore dell’entertainment, basti pensare alle acquisizioni operate da Disney negli ultimi anni.

In una intervista rilasciata ad IGN, David Hoppe, Managing Partner dello studio legale Gamma Law, che ha sede a San Francisco, afferma che l’acquisizione di Activision da parte di Xbox si basa sullo stesso principio di quello di Bethesda: “L’acquisizione è un altro esempio della cosiddetta ‘integrazione verticale’ nell’industria dei videogiochi – un produttore di console (distributore) che acquisisce uno sviluppatore di giochi (produttore). Naturalmente, questo è il più grande accordo di questo tipo nella storia dell’industria dei giochi, ma i tribunali degli Stati Uniti sono stati storicamente riluttanti ad applicare principi antitrust restrittivi alle transazioni verticali”, dice Hoppe. Storicamente anzi, il Dipartimento di Giustizia non ha mai rilevato problemi derivanti dalla possibilità che un determinato gioco diventi esclusiva di una console.

Nell’operazione in parola, sostiene Hoppe “è difficile applicare i principi legali della concorrenza quando i ‘prodotti’ sono opere creative come i videogiochi, ognuno dei quali è probabilmente unico e quindi non in concorrenza diretta”.

Mentre la convergenza nell’industria significa che tutte le opzioni di intrattenimento sono in qualche modo in concorrenza tra loro, Hoppe spiega che “Sarebbe abbastanza ridicolo a questo punto imbastire un caso antitrust sulla base del fatto che l’acquisizione comporterà una minore scelta del consumatore nella categoria dei giochi sparatutto, per esempio”.

Hoppe ha inoltre sottolineato un aspetto molto interessante ovvero che l’operazione potrebbe essere stata voluta da Microsoft non tanto per Call of Duty, una delle IP più note di Activision, ma soprattutto per la presenza di King, la compagnia che si occupa, all’interno del gruppo Activision Blizzard, dei giochi su mobile (è la software house dietro Candy Crush).

Dopo il fallimento di Windows Mobile e dei Windows Phone, Microsoft è rimasta sostanzialmente fuori da uno dei settori più importanti del mercato informatico, un aspetto questo, che potrebbe nuocere gravemente alle prospettive di crescita future della compagnia.

Non bisogna dimenticare che il mercato dei dispositivi mobile ha da tempo superato quello del mercato PC e che, ad esempio, la navigazione dai sistemi mobili come smartphone e tablet, rappresenta oramai quasi l’80% del flusso di dati internet.

Candy Crush

Su mobile passa inoltre la stragrande maggioranza del mercato pubblicitario (non a caso la fortuna di Apple e Google è stata costruita proprio intorno allo sviluppo del settore mobile) e probabilmente nei prossimi anni il trend in continua crescita del settore del mobile gaming andrà ancora più consolidandosi.

Microsoft, quindi, attraverso l’acquisizione di King, cerca una nuova strada per rientrare in un mercato dal quale era uscita in malo modo.

Un altro aspetto che Hoppe sottolinea è che da questa vicenda probabilmente ad uscire vincitori sono soprattutto i membri del management Activision, travolti dallo scandalo (citato velatamente anche da Satya Nadella e Phil Spencer nelle loro lettere ai dipendenti) della copertura di presunti abusi e maltrattamenti a danno di alcuni dipendenti, approdato anche dinanzi alle corti dello stato della California. L’operazione distrae l’attenzione da queste vicende, permettendo anche al titolo di rifiatare in borsa.

Per conoscere comunque le sorti dell’operazione, bisognerà attendere Giugno 2023, quando ufficialmente le indagini antitrust si intenderanno compiute. Nel frattempo, commentate con noi queste notizie sul nostro canale Telegram, o sul nostro gruppo Facebook.

Arturo D'Apuzzo
Nella vita reale, investigatore dell’incubo, pirata, esploratore di tombe, custode della triforza, sterminatore di locuste, futurologo. In Matrix, avvocato e autore di noiosissime pubblicazioni scientifiche. Divido la mia vita tra la passione per la tecnologia e le aride cartacce.

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