
The Crew, svelati i requisiti minimi per PC
Dragon Age: Inquisition, 6 ore di gioco prima del rilascio uffiicale

EA Access colpisce ancora.
PlayStation Experience, un evento unico

Sid Shuman si sbottona nell’ultimo PlayStation Blogcast.
Far Cry 4, un nuovo trailer mostra Kyrat

Ammiratela in tutto il suo splendore.
Activision, Advanced Warfare venderà più di Ghosts

Liti tra Call of Duty.
Atelier Escha & Logy Plus, ecco i primi screenshot

Da PlayStation 3 a PlayStation Vita
Valkyria Chronicles, 5 nuovi screenshot per la versione PC

Ringraziamo Amazon per la cortesia.
Nintendo, il futuro degli Amiibo

Non solo statuette.
Alone In The Dark: Illumination, disponibile un nuovo trailer

Non abbiate paura…
Recensione Skylanders Trap Team
Quattro chiacchere con il cattivo.
Versione testata PlayStation 4.
Ormai sono un fenomeno inarrestabile. L’avvicinarsi dell’autunno ha portato con sè, puntuale, una nuova avventura nelle Skylands e nuovi fenomenali Skylanders, che, inutile negarlo, ogni padrone dei portali non vede l’ora di aggiungere al proprio esercito personale. Nonostante ovunque spuntino ormai pupazzetti giocabili (molto presto arriveranno anche gli Amiibo Nintendo), il fascino delle statuine made in Activision non sembra subire le ingiurie del tempo ed è in grado di mobilitare migliaia di persone al day one, con nuove incarnazioni di Spyro (con Spry a quanti “gemelli” del draghetto siamo arrivati?) e mostriciattoli dal design originale e coloratissimo. Senza indugiare oltre, ecco cosa Skylanders Trap Team ha da offrire ai piccoli – sì, piccoli, come no! – giocatori.
Kaos recluta i Doom Riders?
Un nuovo pericolo è in agguato per le Skylands: dopo aver salvato più volte queste meravigliose terre fluttuanti e le sue povere pecore dai piani malvagi di Lord Kaos, i padroni dei portali sono ora di nuovo chiamati ad aiutare Eon e soci, stavolta per porre rimedio ad un pasticcio che il nostro alter ego cattivo ha causato con la sua insaziabile sete di potere. Non pago delle scoppole prese in passato, Kaos ha infatti deciso di riprovare a conquistare le Skylands con ogni mezzo, facendo così saltare in aria la Scrocchianembi, una prigione di massima sicurezza in Traptanium che rinchiudeva i temibili Doom Riders. Ovviamente non aveva la minima idea di cosa andava incontro e ben presto questi super cattivi si sono ribellati al loro salvatore, riprendendo i loro propositi di conquista lasciati a metà a causa del Trap Team.
Come fermarli? Per fortuna sulla terra sono arrivati anche i Trap Master, Skylanders equipaggiati con armi in Traptanium, e residui della prigione Scrocchianembi. In questo modo i padroni dei portali saranno in grado di affrontare i Doom Riders e, grazie ai residui del carcere di massima sicurezza Skylands, di intrappolare questi super cattivi.
La storia raccontata in questo nuovo capitolo si articola in circa 10 ore di gioco (per un adulto) e, come di consueto, mantiene i caratteri di spensieratezza tipici della serie. Nonostante il target, la pur semplice sceneggiatura non è però poco curata, risultando al contrario sempre interessante. I nuovi personaggi introdotti sono divertenti e ben caratterizzati, donando così alla produzione uno spessore narrativo degno di una bella fiaba per bambini.
Nuovo portale, stesso gameplay
Sul fronte gameplay non abbiamo grosse novità di rilievo durante la modalità campagna: lo schema di attacco è rimasto pressoché immutato, così come la struttura in capitoli (diciotto), quella dei potenziamenti (ad un certo punto dovremo scegliere una specializzazione per il nostro mostriciattolo) e la presenza di svariati collezionabili che danno rigiocabilità al titolo. Continuano ad essere presenti minigiochi che spezzano la componente platform primaria (tra cui un’interessante gioco di carte). La vera novità risiede questa volta nell’hardware a nostra disposizione, che va a modificare il nostro approccio all’interno del mondo di gioco. Oltre ai Trap Master di cui abbiamo già parlato (lo Starter Pack include quello dell’elemento acqua, Snap Shot), Trap Team introduce infatti un portale nuovo di zecca, i mini-Skylanders (il nome li descrive egregiamente) e le trappole (due incluse nella confezione).
Il nuovo portale, reso trasparente, è ora dotato di una cassa anteriore e una fessura: entrambe le nuove aggiunte servono a supportare le trappole, frammenti della prigione Scrocchianembi che ci permettono di catturare ben 46 dei cattivi presenti nel gioco. La cassa audio, invece, serve a poter sentire la loro voce provenire direttamente dalla nuova prigione: un espediente senza dubbio simpatico che aumenta il coinvolgimento, grazie anche ad un ottimo tempismo delle battute dei nostri prigionieri. Prima di celebrare il funerale al portafoglio, sappiate che non è indispensabile catturare tutti i cattivi o avere tutti i Trap Master (ben 16) per poter completare la storia. Diverso invece il discorso per i completisti: sono infatti indispensabili 8 Trap Master e almeno una trappola per elemento per completare il gioco al 100% e catturare tutti i cattivi (è “sufficiente” una trappola ben ogni elemento, se si escludono cattivi speciali come Kaos). Tra starter pack (circa 70€ a seconda della piattaforma), trappole (6.99€ l’una) e Skylanders (17€ per ogni Trap Master), diciamo quindi che serviranno circa 250€ per accedere a tutte le aree ed intrappolare tutti i cattivi. Il conto per completare tutta la collezione preferiamo non farlo.
Come influenzano il gameplay queste novità? Innanzitutto le trappole permettono di catturare alcune nemici sconfitti. Una volta in nostro possesso, questi possono essere gestiti attraverso la cella nell’Accademia degli Skylanders (l’hub del gioco, che andrà ad ampliarsi con il procedere dell’avventura e a proporci nuovi minigiochi). Con una trappola inserita nel portale, poi, è possibile girare per i livelli con due personaggi sempre disponibili, di cui uno immortale: al contrario degli Skylanders, infatti, i cattivi non “muoiono” ma si scaricano, con il tempo e sotto i colpi nemici. Basta farli ricaricare e, con la semplice pressione del tasto L2, possono sostituirsi al nostro eroe sul portale. Una bella comodità. In secondo luogo, questi cattivi possiedono delle specifiche missioni di “redenzione”, oltre a scrigni che possono essere aperti solo scambiando lo Skylanders con il nostro prigioniero. I Trap Master, infine, sono indispensabili per accedere alle aree segrete elementali, oltra che per distruggere i cristalli di Traptanium e proseguire in alcune zone dell’avventura.
Come la campagna, immutato anche il multiplayer, che, in locale (senza split-screen), permette di sfidare un amico nell’arena. Novità arrivano invece dalle modalità secondarie, con l’introduzione delle Sfide di Kaos, un divertente tower defense (simile a quello visto in Disney Infinity 2.0) dove sopravvivere alle ondate nemiche piazzando torri difensive ed attaccando le orde inviate da Kaos con i nostri Skylanders più potenti.
Pulizia e colore
Solitamente non si considera Skylanders un prodotto per il quale sia necessario un hardware “next-gen”, ma c’è da dire che la pulizia grafica di Trap Team su PlayStation 4 è comunque piacevole e rende le colorate Skylands più vive e definite. Si conferma dunque lo standard tecnico di Swap Force, con un framerate stabile ed una buona precisione dei controlli. Non sempre impeccabile invece la gestione della visuale automatica, che costringe più volte a spostarsi per capire cosa ci sia effettivamente in una determinata zona. Ottimo ancora una volta il sonoro, che si conferma ad alti livelli nelle musiche scelte (meno nel doppiaggio). Qualche imprecisione presente poi nei sottotitoli che accompagnano i dialoghi.

Commento finale
Skylanders Trap Team conferma gli standard qualitativi cui dovrebbero aspirare i giochi per bambini. Con una longevità più che buona, un’infinità di personaggi giocabili ed un’ottima pulizia grafica, si conferma il regalo di Natale perfetto per i vostri figli (e per voi). Attenzione solo a non farvi prendere dalla smania di collezionarli tutti: i rischi per le mensole di casa sono alti, così come quelli per i vostri portafogli. Uomo avvisato…
| Pro | Contro |
|---|---|
|
– Nuova divertente avventura nelle Skylands
– Trap Master bellissimi
– Nuove modalità e portale curato anche nel design
|
– Costoso per i completisti
– Poche novità nel gameplay di base
|
| Voto Globale: 80 |
{vsig}games/multi/SkylandersTrapTeam/review{/vsig}
Recensione Dungeon of The Endless

Riuscirete a fuggire?
Versione testata PC.
Che siate amanti del genere dei Tower Defense, che amiate i Dungeon Crawler o il genere degli RPG in generale, non abbiate timore ad approcciarvi a Dungeon of The Endless, poichè il titolo in questione è il primo ed unico esponente del mondo videoludico a fondere le meccaniche di gioco delle tre tipologie di videogiochi pocanzi menzionate in un unico grande mix d’azione e divertimento. Che crediate o meno alle nostre parole non ha importanza, Dungeon of The Endless è uno di quei titoli che riuscirà a tenervi incollati per ore ed ore al monitor del vostro PC in quello che sembrerà essere non solo un titolo strategico o appartenente, a seconda dei gusti, ai generi di videogiochi già menzionati, ma molto, molto di più.
Ci siamo schiantati, ops…
Ogni volta che decideremo di affrontare un viaggio all’interno di Dungeon of The Endless ci ritroveremo a dover scegliere una capsula di salvataggio composta da 12 piani che dovremo affrontare per riuscire a fuggire e completare con successo la banalissima trama del titolo. Ma chi ha bisogno di una trama in un divertentissimo gioco che può benissimo farne a meno? Non prendeteci per pazzi quando facciamo affermazioni del genere, ci sono tipologie e tipologie di giochi e Dungeon of The Endless fa parte di quella tipologia di giochi ove la narrativa e la trama in generale sono semplici approfondimenti non necessari e totalmente opzionali; ciò che conta in questi giochi è il gameplay, che andremo adesso ad analizzare.
Eroi, Moduli e torrette
Molti di voi si staranno a questo punto domandando in che modo, Dungeon of The Endless, riesca a fondere le meccaniche del Tower Defense con il Dungeon Crawling e con gli RPG, la risposta è piuttosto banale ed il risultato eccellente! Come già anticipato nel paragrafo riguardante la trama, il nostro obiettivo all’interno del titolo è quello di fuggire da una capsula di salvataggio, per fare ciò sceglieremo durante la schermata di selezione della capsula anche due personaggi con cui inizieremo la nostra avventura e che avranno, tra di loro, differenti caratteristiche oltre che tipologie di attacco differenti.
Procediamo dunque con ordine ed iniziamo analizzando il sistema RPG strettamente riguardante i personaggi; innanzitutto nella nostra avventura non saremo limitati a soli 2 eroi ma potremo trovare, esplorando i diversi livelli del dungeon, nuovi compagni da reclutare; tutti i nostri eroi saranno dotati di skill passive e skill attive, statistiche che determineranno la loro velocità, il loro danno e le loro difese, nonchè della possibilità di indossare capi di equipaggiamento che oltre a fornire determinati bonus e malus alle statistiche, saranno anche in grado di donargli nuove abilità. Il reclutamento degli eroi, tuttavia, avviene tramite la spesa di “Cibo“, necessario inoltre per effettuare il level up dei personaggi; sfrutteremo l’introduzione al Cibo per analizzare le meccaniche da Tower Defense del titolo.
All’interno di Dungeon of The Endless sarà necessario tenere bene a mente che le risorse svolgeranno un ruolo fondamentale e saranno indispensabili per la riuscita della nostra missione; le risorse a nostra disposizione saranno di tipo meccanico, necessario per la creazione di moduli e torrette, scientifico, necessarie per la ricerca di nuovi moduli e torrette ed infine nutrizionale che, come già anticipato precedentemente, servirà per il reclutamento e l’aumento di livello dei personaggi. La creazione di moduli ci permetterà di incrementare la nostra produzione di risorse meccaniche, scientifiche o nutrizionali e le torrette serviranno, ovviamente, a difenderci dalle ondate di mostri che ci assaliranno, ma in che modo appariranno i mostri? Semplice, è qui che entrano in gioco le meccaniche del dungeon crawling prima, però, dobbiamo parlarvi di un’altra risorsa presente all’interno del gioco: la “Polvere“. La polvere sarà indispensabile all’interno del gioco poichè provvederà a donarci l’energia necessaria per illuminare le stanze evitando così che nascano dei mostri, nonchè indispensabile per poter poi inserire all’interno delle stanze moduli e torrette; la polvere è presente in quantità limitatissima all’interno del dungeon e non sarà mai abbastanza per illuminare tutte le stanze, richiedendo dunque un approccio strategico sul suo utilizzo. Tenete bene a mente, comunque, che il posizionamento degli eroi nelle stanze non illuminate svolgerà lo stesso ruolo della polvere, evitando così la nascita di ondate di mostri.
Catapultati all’interno del dungeon con i nostri due eroi, sfrutteremo un sistema di gioco a turni che ci permetterà di muoverci all’interno di diverse stanze presenti all’interno del dungeon potendo scegliere la stanza in cui spostarci ma non potendo determinare le azioni dei personaggi al loro interno; una volta entrati in una stanza, ed eventualmente aver affrontare le sue insidie, il gioco si fermerà nuovamente e avremo a disposizione tutto il tempo che vogliamo per poter scegliere le mosse da effetuare; l’apertura di una stanza, in brevi parole, è l’utilizzo di un turno in un sistema di gioco strategico a turni ed il compimento di una mossa garantirà anche ai nostri avversari la possibilità di effettuare una mossa, se ci troveremo dunque con alcune stanze non illuminate, non appena apriremo una porta, da quelle stanze nasceranno orde di mostri.
Spiegate brevemente le complesse meccaniche di gioco del titolo, possiamo adesso parlarvi della nostra prima esperienza; non vi nascondiamo che a prima occhiata siamo rimasti spiazzati dal sistema di gioco ed abbiamo perso, con gran vergogna, senza neanche raggiungere il 3° piano della capsula. E’ stato allora che ci siamo resi conto che il gioco presenta due difficoltà: Facile e Troppo Facile; non fatevi ingannare però, facile è tutt’altro che facile ed anche troppo facile, a dire il vero, non è per nulla troppo facile.
Iniziata la nostra nuova avventura con il livello di difficoltà più bassa siamo stati in grado di prendere facilmente confidenza con le meccaniche del titolo e siamo riusciti ad avventurarci, senza troppe difficoltà, fino al 7° piano della capsula dove abbiamo clamorosamente perso ed al termine del quale abbia
mo deciso di voler provare la componente multiplayer, credendo di essere pronti.
Siamo sinceri quando affermiamo che in Dungeon of The Endless il vero gioco inizia solamente giocando online. Infatti, affrontando il gioco con l’ausilio di altri 3 sconosciuti il gioco cambia totalmente veste, e diventa ancora più strategico ed infimo, aumentando esponenzialmente la difficoltà dei mostri che andremo ad affrontare e riducendo le possibilità di ottenere equipaggiamento.
Ah, non dimenticate che in Dungeon of The Endless sarà possibile salvare SOLAMENTE uscendo dal gioco, ed una volta morti, il salvataggio andrà perso; sì, avete capito bene, non esiste possibilità di sbagliare, una volta sconfitti, che sia il 1° o il 12° piano del dungeon, non ci sarà modo di ritornare sui propri passi e bisognerà ricominciare da capo.
Una veste di 20 anni fa
Dungeon of The Endless nasce con una già ben pensata idea di fondo, quella di divertire; è per questo che gli sviluppatori, piuttosto che perdere tempo con la grafica, hanno deciso di espandere profondamente il gameplay. Pur non vantando una grafica od un sonoro di alto livello, non ce la sentiamo di intaccare inevitabilemente la pagella del titolo a causa della sua piuttosto sotto-terra parte tecnica, eviteremo dunque di analizzare il titolo dicendovi solamente che si tratta di una grafica piuttosto pixellosa e di una colonna sonora ad un bassissimo numero di bit.

Commento finale
Dungeon of The Endless è, a nostro avviso, un esperimento riuscitissimo. La fusione delle meccaniche di gioco di tipologie di giochi così differenti tra di loro riesce eccezionalmente a funzionare ed a creare un nuovissimo e personalissimo tipo di gioco in un’industria che difficilmente tende ad innovare, se non dal punto di vista grafico. Tecnicamente non è un titolo che sorprende e non pretende di farlo; Dungeon of The Endless fà suo punto di forza l’osticità dei livelli e la programmazione tattica delle proprie scelte, sbagliare anche una sola volta nei piani più alti del Dungeon potrebbe voler dire aver perso ore ed ore di gioco inutilmente; se da una parte la sola idea è sconvolgente, dall’altra ci viene posta di fronte un’interessantissima sfida che noi, giocatori d’altri tempi, non possiamo rifiutare.
| Pro | Contro |
|---|---|
|
– Divertente e longevo
– Varietà di personaggi e di equipaggiamenti
– E’ possibile affrontare l’avventura con diversi set di regole a seconda della capsula
– Modalità multiplayer mai stancante
|
– Troppo punitivo per presentarsi bene alla massa
– Sistema RPG approssimativo e skill praticamente identiche tra i vari personaggi
|
| Voto Globale:75 |
Nintendo eShop, le novità della settimana!

Nuovo Lunedì, nuovo aggiornamento
The Swapper (Curve Digital) – €14.99/£11.99
Disney Infinity 2.0: Gioca senza limiti (Disney Interactive Studios) – €19.99/£17.99 (Fino al 13 Novembre, dopo €29.99/£24.99)
Disney Planes: Fire & Rescue (Little Orbit) – €39.99/£34.99
Mega Man X3 (Capcom, SNES VC) – €7.99/£5.49
Mega Man 7 (Capcom, SNES VC) – €7.99/£5.49
99Seconds (EnjoyUp Games) – €1.49/£1.37 (Se hai scaricato Abyss su Wii U. L’offerta finisce il 20 Novembre. Prezzo normale €2.49/£2.29)
Abyss (EnjoyUp Games) – €0.99/£0.89 (Se hai scaricato 99Seconds su Wii U. L’offerta finisce il 20 Novembre. Prezzo normale €1.99/£1.79)
Flowerworks HD: Follie’s Adventure (NOCTURNAL) – €2.50/£2.00 (Permanente, era €5.00/£4.00)
Nintendo eShop (3DS)
Disney Planes: Fire & Rescue (Little Orbit) – €29.99/£24.99
Ultimate NES Remix (Nintendo, Disponibile dal 7 Novembre) – €39.99/£34.99
I Love My Horse (Bigben Interactive) – €24.99/£19.99
Pets Beach (Ubisoft) – €19.99/£19.99
Pets Countryside (Ubisoft) – €19.99/£19.99
Football Up Online (EnjoyUp Games) – €3.99/£3.59 (€0.99/£0.89 per coloro che possiedono già Football Up 3D)
Offerte Speciali
Siesta Fiesta (Mojo Bones) – €2.99/£2.49 (Finisce il 13 Novembre, prezzo normale €4.49/£3.99)
Football Up 3D (EnjoyUp Games) – €2.99/£2.36 (Permanente, era €6.99/£5.99)
Anteprima Batman: Arkham Knight

Batmobile ed un nuovo super cattivo!
Lucca come Gotham. La città del fumetto per un giorno diventa la metropoli del Cavaliere Oscuro, con l’auto dell’eroe DC Comics che fa bella mostra di sè, mentre all’interno della Sala Ingellis va in scena una spumeggiante anteprima italiana del terzo e ultimo capitolo della serie Arkham. Ospite d’onore è Gaz Deaves, Social Marketing Manager di Rocksteady Studios, che ci presenta Batman: Arkham Knight con un’enfasi degna del miglior telecronista di wrestling.
{media load=media,id=8358,width=853,align=center,display=inline}
Takedown!
Tempo di una breve introduzione, infatti, e Gaz si prende prepotentemente la scena, iniziando a parlare con entusiasmo del gioco, che uscirà, solo su next-gen (PlayStation 4, Xbox One e PC), il 2 giugno 2015. Poche parole di presentazione e parte un lungo filmato di gameplay, commentato da Deaves: “Scarecrow in back!” esordisce. E questa volta sarà alleato di un nuovo carismatico cattivo, l’Arkham Knight. Il video mostrato a schermo parte con una cut-scene, ma nessun elemento è in pre-render: tutto, ci spiega Gaz, è stato creato con l’engine, cosicché il giocatore possa immedesimarsi meglio e sentirsi lui stesso Batman. L’impatto visivo è impressionante e conferma quanto di buono i Rocksteady ci avevano fatto vedere nei precedenti capitoli. La pioggia e lo skyline di Gotham risaltano nella scura notte cittadina, mentre i volti dei personaggi mostrano un’ottima espressività. Tutti elementi che rendono l’ambientazione più realistica.
Finalmente giunge il momento in cui Batman entra in azione: l’obiettivo è trovare un terminale di sicurezza e, per farlo, l’eroe deve farsi strada tra gli scagnozzi dello Spaventapasseri. I primi a fare le spese della sua avanzata sono un gruppo di “lavoratori” all’interno di un capannone: Batman, con movimenti fluidi, si cala nell’impianto di ventilazione e, attraverso il rampino, raggiunge una posizione idonea all’irruzione dall’alto. In un attimo è sopra il lucernaio, lo distrugge con un calcio e “Boom, takedown elettrico” grida Gaz. Parte uno scontro corpo a corpo che Gaz Deaves commenta come un telecronista navigato, spiegando come in questo capitolo siano stati introdotte nuove animazioni e la possibilità di abbattere i nemici sfruttando l’ambiente: non solo l’elettricità di un quadro elettrico, ma anche un lampadario può essere utile allo scopo.
“Sono stati introdotti molti nuovi gadget, che aumentano anche la verticalità del titolo – continua Gaz – ma il più figo di tutti è sicuramente la Batmobile“. Ora, infatti, il video ci introduce al remote control dell’auto, che può essere controllata a distanza dal giocatore. Batman a questo punto entra nel veicolo in corsa e inizia a combattere utilizzando le armi in dotazione alla Batmobile. Dalla forma “sprint” l’auto passa così a quella d’assalto, abbattendo rapidamente i nemici. Ma la missione non è ancora compiuta e, uscito dalla macchina, il Cavaliere Oscuro si trova in trappola: all’interno di un altro capannone, dove un operaio è tenuto in ostaggio, fa allora la sua comparsa l’Arkham Knight, insieme ad una vera e propria unità d’assalto, che inizia a farsi beffe dell’eroe. Non sa ancora, però, che in questo terzo capitolo Batman ha altri assi nella manica: controllando in remoto la Batmobile posizionata alle spalle del suo rivale, l’uomo pipistrello aziona il mitragliatore e abbatte in pochi secondi le guardie del corpo, mettendo in fuga l’Arkham Knight. L’ostaggio è in salvo, ma come portarlo al sicuro? Semplice: la Batmobile è dotata anche di un pratico vano passeggeri, che permette di trasportare fino a due alleati (ma può essere utilizzata anche come cellulare per il trasporto dei nemici). Prima di concludere la missione c’è però tempo per un altro paio di chicche: la creazione di strade attraverso l’ambiente circostante, spostando, ad esempio, delle piattaforme mobili, con un vero e proprio enigma ambientale, ed un ultimo scontro a bordo della Batmobile, che mostra il pezzo forte del suo arsenale. “Missili!”.
Q&A
Q: Quando sono situati, cronologicamente rispetto alla trilogia, gli avvenimenti di Batman: Arkham Knight?
A: Un anno dopo Arkham City.
Q: Chi è l’Arkham Knight? Si parla di Scarecrow, ma è lui il vero cattivo ora, giusto?
A: L’Arkham Knight è un tattico, un calcolatore. Abbiamo deciso di introdurre un cattivo più tosto per compensare le nuove abilità di Batman, che ora può fare affidamento sulla Batmobile. Sarà interessante scoprire nel corso dell’avventura le sue dinamiche con l’eroe, ma possiamo dirvi che sarà un’escalation di epicità. Batman non dovrà confrontarsi solo contro un uomo, ma avrà di fronte un vero e proprio esercito.
Q: E’ raro vedere tie-in così ben realizzati nel panorama videoludico: qual’è la ricetta segreta di Rocksteady?
A: Abbiamo deciso di sviluppare giochi con uno stile estetico tutto loro. Vogliamo sì mantenere forte il legame con cinema e fumetti, e per questo Kevin Conroy è stato scelto come doppiatore (storica voce di Batman negli Stati Uniti, ndr). Per lo stesso motivo, nonostante il Cavaliere Oscuro sia massiccio, abbiamo cercato di far sì che il tutto mantenesse proporzioni realistiche. Quello su cui ci concentriamo di più, però, è sulla creazione di storie interessanti da giocare e che permettano al giocatore di dire: “Io sono Batman”.

Commento finale
I quindici minuti di gameplay visti a Lucca fanno scalare a Batman: Arkham Knight numerose posizioni nella lista dei titoli più attesi del 2015. Con una grafica impressionante e novità di gameplay molto interessanti, tra cui spicca senza dubbio la Batmobile, i ragazzi di Rocksteady si confermano tra i pochi team in grado di creare tie-in videoludici di rilievo. Se manterrà questo livello qualitativo, la serie di Arkham potrebbe davvero avere un finale epico.
| Aspettative | Perplessità |
|---|---|
|
– Grafica spaccamascella
– Nuovi approcci grazie alla Batmobile
– Storia “epica”
|
– La Batmobile basterà a portare novità nel gameplay?
– L’effettiva forza dell’Arkham Knight in un eventuale duello
|
PlayStation 4, un semplice fix per il bug della modalità riposo

Non solo belle cose con l’aggiornamento 2.0
Call of Duty: Advanced Warfare, un eseguibile per poter giocare con i Dual Core

Una limitazione insensata.
Sonic Boom: L'ascesa di Lyric, 13 nuovi screenshot

L’esclusiva Wii U continua a mostrarsi.
Call of Duty: Advanced Warfare, la versione fisica per PC in 6 DVD

Incredibilmente… prevedibile…
Retro-Recensione Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto
Un ritorno all’era Gamecube
Versione testata Gamecube.
Era un’uggiosa giornata d’Agosto quando ad una breve riunione in redazione abbiamo deciso di dedicarci ad un curioso progetto che vedeva ognuno degli editor impegnato in un’avventura d’altri tempi per la creazione di una nuova rubrica che siamo oggi pronti a presentarvi, stiamo parlando delle nostre Retro-Recensioni. Una volta a settimana, di domenica, a turno vi terremo compagnia con una recensione che vedrà protagonisti videogiochi d’altri tempi rimasti impressi nel nostro cuore per un motivo od un altro.
Oggi sarò io a tenervi compagnia con la Retro-Recensione di Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto, rilasciato su Nintendo Gamecube nell’aprile del 2005 e ad oggi uno dei pezzi più rari ed indiscutibilmente introvabili in lingua italiana sulla scena del piccolo cubo. Abbiamo dunque con cura aperto la nostra custodia, preso il mini-dvd numero 1 inserendolo all’interno del nostro Gamecube di colore rigorosamente nero e ci siamo dedicati a questa incredibile avventura targata Monolith Soft, che siamo adesso pronti a raccontarvi.
Una breve presentazione, tanti dubbi
Il piacere di assaporare un vecchio menù di avvio d’altri tempi è stata una sensazione eccezionale, quelle due singole opzioni che ci permettono di avviare una nuova partita o di leggere un salvataggio sono per noi aria fresca di fronte ad immense impostazioni su titoli per PC od innumerevoli opzioni, per lo più inutili, su console. Passati gli effetti nostalgici dei vecchi menù di gioco avviamo una nuova partita e veniamo subito catapultati all’interno di una breve cut-scene che ci chiederà di inserire il nostro nome, in qualità di spirito guida di Kalas.
Passati i primi minuti di gioco ci risveglieremo all’interno di un’abitazione e capiremo dopo pochi istanti che dal punto di vista narrativo non vestiremo i panni di Kalas, di cui influenzeremo comunque le scelte, ma bensì quelli dello spirito guida a cui abbiamo precedentemente assegnato il nome; infatti la nostra telecamera, all’interno dei vari scenari, resterà fissa e sembrerà come se stessimo osservando Kalas dall’esterno, pur manovrandolo noi all’interno dei vari scenari di gioco.
Ciò che ci spingerà a muoverci all’interno del gioco sarà il desiderio di Kalas di vendicarsi dell’Impero di Alfard, colpevole della morte della famiglia del giovane. Ci fermeremo qui, non volendovi svelare altro in una delle trame più belle, a nostro avviso, mai viste nel mondo videoludico; possiamo comunquee dirvi che nel caso abbiate voglia di prendere in mano il gioco per la prima volta, ammesso che riusciate a trovarlo, non resterete delusi.
Un sistema di gioco un po’ particolare
Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto è, per chi non lo sapesse già, un RPG di ottima fattura nato dall’ormai studio di proprietà Nintendo, Monolith Soft. La particolarità del sistema di gioco di Baten Kaitos si basa sui Magnus, delle speciali carte capaci di contenere al loro interno qualsiasi tipo di oggetto, rendendo trasportabili dal nostro eroe non solo pesanti attrezzature, quali armi ed armature, ma anche impensabili oggetti come un fuoco ardente o degli alberelli di bambù. Ma non è tutto! Le menti geniali di Monolith Soft hanno ben pensato di far “degradare” i Magnus col passare del tempo ed infatti gli oggetti contenuti al loro interno subiranno diverse mutazioni, non sorprendetevi dunque se un fuoco ardente si andrà man mano spegnendo, o se del latte si solidificherà diventando formaggio… vi lasciamo dunque immaginare le infinite possibilità offerte dalle meccaniche del gioco nella ricerca e nell’ottenimento non solo di qualsiasi tipo di Magnus presente all’interno del gioco, ma anche nella soddisfazione dei requisiti necessari al completamento di una questo secondaria!
Gli appena presentati Magnus svolgeranno un ruolo importantissimo anche all’interno delle battaglie, ove saranno indispensabili per poter lottare contro i nemici che ci troveremo davanti; sarà possibile organizzare un mazzo di Magnus dal menù di gioco ed ogni giocatore avrà dei Magnus particolari solo da lui utilizzabili; la nostra cara maga Xelha, ad esempio, sarà l’unica in grado di utilizzare le magie, così come Kalas sarà l’unico personaggio in grado di utilizzare le spade, vi saranno tuttavia Magnus utilizzabili da tutti, come le lancie di bambù o i coltelli, tra i tanti altri Magnus disponibili.
Bisogna inoltre fare attenzione alle combinazioni di Magnus all’interno delle battaglie, sarà infatti possibile ottenere bonus combinando Magnus con lo stesso valore oppure creando delle scale, all’inizio del gioco sarà possibile utilizzare solo 2 Magnus per turno, ma col proseguire della storia sarà possibile trovare degli oggetti capaci di incrementarne il numero; sarà inoltre possibile, combinando diversi Magnus, ottenere a fine battaglia dei nuovi, speciali, Magnus.
Come in ogni RPG che si rispetti, anche in Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto otterremo punti esperienza vincendo le battaglie, tuttavia i level up andranno poi effettuati in uno speciale mondo accessibile esclusivamente dai fiori blu; avuto accesso al mondo speciale sarà possibile effettuare i level up disponibili e, nel caso avessimo trovato gli oggetti necessari, incrementare la capacità del mazzo dei nostri personaggi ed il numero di carte da essi utilizzabili in ogni turno della battaglia.
Un buon “vino” invecchiato bene
Seppur si tratti di un titolo con quasi dieci anni alle spalle, Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto riesce a difendersi egregiamente confrontandosi con produzioni più moderne, dal punto di vista grafico è innegabile che la pulizia sullo schermo dei nuovi titoli sia nettamente superiore, ma il titolo resta comunque godibilissimo e dettagliatissimo per un hardware che, vi ricordiamo, ha più di 10 anni di età. Numerosi saranno inoltre i brani che andranno a comporre la colonna sonora del titolo e che, per quanto ci riguarda, saranno altrettanto belli e piacevoli. Riuscirete difficilmente a dimenticarli, soprattutto considerando che di Battle Theme di questa fattura se ne riescono a trovare veramente pochi di questi tempi.

Commento finale
Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto è uno di quei titoli che ogni amante del genere degli RPG dovrebbe giocare almeno una volta nella sua vita; le diverse meccaniche di gioco che lo contraddistinguono dagli altri esponenti del genere ne fanno un vero e proprio capolavoro, capace di invecchiare egregiamente nel tempo e riuscendo, a quasi 10 anni di distanza, a stupire e divertire proprio come la prima volta. Un classico senza tempo da una delle software house più apprezzate dell’ultimo decennio. La speranza di vedere un porting in HD sulla nuova console di Nintendo non muore mai e speriamo che la compagnia si dia una svegliata nella ri-masterizzazione di queste piccole perle a molti sconosciute, vittime di una console non troppo conosciuta e di un marketing che ha visto pochissime copie distribuite non solo in Italia ma in tutta Europa.
| Pro | Contro |
|---|---|
|
– Meccaniche di gioco uniche e divertenti
– Sistema di battaglia semplice e profondo
– Longevo e pieno di contenuti secondari
|
– Mostra i segni dell’età
– Difficilmente reperibile in lingua italiana
|
| Voto Globale: 80 |
Retro-Recensione Baten Kaitos: le ali eterne e l'oceano perduto

Un ritorno all’era Gamecube
Versione testata Gamecube.
Era un’uggiosa giornata d’Agosto quando ad una breve riunione in redazione abbiamo deciso di dedicarci ad un curioso progetto che vedeva ognuno degli editor impegnato in un’avventura d’altri tempi per la creazione di una nuova rubrica che siamo oggi pronti a presentarvi, stiamo parlando delle nostre Retro-Recensioni. Una volta a settimana, di domenica, a turno vi terremo compagnia con una recensione che vedrà protagonisti videogiochi d’altri tempi rimasti impressi nel nostro cuore per un motivo od un altro.
Oggi sarò io a tenervi compagnia con la Retro-Recensione di Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto, rilasciato su Nintendo Gamecube nell’aprile del 2005 e ad oggi uno dei pezzi più rari ed indiscutibilmente introvabili in lingua italiana sulla scena del piccolo cubo. Abbiamo dunque con cura aperto la nostra custodia, preso il mini-dvd numero 1 inserendolo all’interno del nostro Gamecube di colore rigorosamente nero e ci siamo dedicati a questa incredibile avventura targata Monolith Soft, che siamo adesso pronti a raccontarvi.
Una breve presentazione, tanti dubbi
Il piacere di assaporare un vecchio menù di avvio d’altri tempi è stata una sensazione eccezionale, quelle due singole opzioni che ci permettono di avviare una nuova partita o di leggere un salvataggio sono per noi aria fresca di fronte ad immense impostazioni su titoli per PC od innumerevoli opzioni, per lo più inutili, su console. Passati gli effetti nostalgici dei vecchi menù di gioco avviamo una nuova partita e veniamo subito catapultati all’interno di una breve cut-scene che ci chiederà di inserire il nostro nome, in qualità di spirito guida di Kalas.
Passati i primi minuti di gioco ci risveglieremo all’interno di un’abitazione e capiremo dopo pochi istanti che dal punto di vista narrativo non vestiremo i panni di Kalas, di cui influenzeremo comunque le scelte, ma bensì quelli dello spirito guida a cui abbiamo precedentemente assegnato il nome; infatti la nostra telecamera, all’interno dei vari scenari, resterà fissa e sembrerà come se stessimo osservando Kalas dall’esterno, pur manovrandolo noi all’interno dei vari scenari di gioco.
Ciò che ci spingerà a muoverci all’interno del gioco sarà il desiderio di Kalas di vendicarsi dell’Impero di Alfard, colpevole della morte della famiglia del giovane. Ci fermeremo qui, non volendovi svelare altro in una delle trame più belle, a nostro avviso, mai viste nel mondo videoludico; possiamo comunquee dirvi che nel caso abbiate voglia di prendere in mano il gioco per la prima volta, ammesso che riusciate a trovarlo, non resterete delusi.
Un sistema di gioco un po’ particolare
Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto è, per chi non lo sapesse già, un RPG di ottima fattura nato dall’ormai studio di proprietà Nintendo, Monolith Soft. La particolarità del sistema di gioco di Baten Kaitos si basa sui Magnus, delle speciali carte capaci di contenere al loro interno qualsiasi tipo di oggetto, rendendo trasportabili dal nostro eroe non solo pesanti attrezzature, quali armi ed armature, ma anche impensabili oggetti come un fuoco ardente o degli alberelli di bambù. Ma non è tutto! Le menti geniali di Monolith Soft hanno ben pensato di far “degradare” i Magnus col passare del tempo ed infatti gli oggetti contenuti al loro interno subiranno diverse mutazioni, non sorprendetevi dunque se un fuoco ardente si andrà man mano spegnendo, o se del latte si solidificherà diventando formaggio… vi lasciamo dunque immaginare le infinite possibilità offerte dalle meccaniche del gioco nella ricerca e nell’ottenimento non solo di qualsiasi tipo di Magnus presente all’interno del gioco, ma anche nella soddisfazione dei requisiti necessari al completamento di una questo secondaria!
Gli appena presentati Magnus svolgeranno un ruolo importantissimo anche all’interno delle battaglie, ove saranno indispensabili per poter lottare contro i nemici che ci troveremo davanti; sarà possibile organizzare un mazzo di Magnus dal menù di gioco ed ogni giocatore avrà dei Magnus particolari solo da lui utilizzabili; la nostra cara maga Xelha, ad esempio, sarà l’unica in grado di utilizzare le magie, così come Kalas sarà l’unico personaggio in grado di utilizzare le spade, vi saranno tuttavia Magnus utilizzabili da tutti, come le lancie di bambù o i coltelli, tra i tanti altri Magnus disponibili.
Bisogna inoltre fare attenzione alle combinazioni di Magnus all’interno delle battaglie, sarà infatti possibile ottenere bonus combinando Magnus con lo stesso valore oppure creando delle scale, all’inizio del gioco sarà possibile utilizzare solo 2 Magnus per turno, ma col proseguire della storia sarà possibile trovare degli oggetti capaci di incrementarne il numero; sarà inoltre possibile, combinando diversi Magnus, ottenere a fine battaglia dei nuovi, speciali, Magnus.
Come in ogni RPG che si rispetti, anche in Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto otterremo punti esperienza vincendo le battaglie, tuttavia i level up andranno poi effettuati in uno speciale mondo accessibile esclusivamente dai fiori blu; avuto accesso al mondo speciale sarà possibile effettuare i level up disponibili e, nel caso avessimo trovato gli oggetti necessari, incrementare la capacità del mazzo dei nostri personaggi ed il numero di carte da essi utilizzabili in ogni turno della battaglia.
Un buon “vino” invecchiato bene
Seppur si tratti di un titolo con quasi dieci anni alle spalle, Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto riesce a difendersi egregiamente confrontandosi con produzioni più moderne, dal punto di vista grafico è innegabile che la pulizia sullo schermo dei nuovi titoli sia nettamente superiore, ma il titolo resta comunque godibilissimo e dettagliatissimo per un hardware che, vi ricordiamo, ha più di 10 anni di età. Numerosi saranno inoltre i brani che andranno a comporre la colonna sonora del titolo e che, per quanto ci riguarda, saranno altrettanto belli e piacevoli. Riuscirete difficilmente a dimenticarli, soprattutto considerando che di Battle Theme di questa fattura se ne riescono a trovare veramente pochi di questi tempi.
Commento finale
Baten Kaitos: le ali eterne e l’oceano perduto è uno di quei titoli che ogni amante del genere degli RPG dovrebbe giocare almeno una volta nella sua vita; le diverse meccaniche di gioco che lo contraddistinguono dagli altri esponenti del genere ne fanno un vero e proprio capolavoro, capace di invecchiare egregiamente nel tempo e riuscendo, a quasi 10 anni di distanza, a stupire e divertire proprio come la prima volta. Un classico senza tempo da una delle software house più apprezzate dell’ultimo decennio. La speranza di vedere un porting in HD sulla nuova console di Nintendo non muore mai e speriamo che la compagnia si dia una svegliata nella ri-masterizzazione di queste piccole perle a molti sconosciute, vittime di una console non troppo conosciuta e di un marketing che ha visto pochissime copie distribuite non solo in Italia ma in tutta Europa.
| Pro | Contro |
|---|---|
|
– Meccaniche di gioco uniche e divertenti
– Sistema di battaglia semplice e profondo
– Longevo e pieno di contenuti secondari
|
– Mostra i segni dell’età
– Difficilmente reperibile in lingua italiana
|
| Voto Globale: 80 |
Recensione The Legend of Korra

Platinum Games prova a dominare i 4 elementi
Versione testata PlayStation 4.
Ogni videogiocatore che si rispetti teme peggio della morte due parole associate alla loro più grande passione: “Tie – In”. Per quei pochi che non lo sapessero, un tie-in è un adattamento tratto da un’opera di natura diversa, con regolare concessione dei diritti d’autore, quindi viene concesso l’utilizzo dei personaggi vari e ambientazioni di tale opera. Il tie-in del quale parleremo nel seguente articolo è The Legend of Korra, videogame sviluppato da Platinum Games e tratto dall’omonima serie d’animazione statunitense trasmessa da Nickelodeon. Purtroppo questi esperimenti ludici non sempre hanno dato i risultati sperati, infatti la maggior parte dei videogiochi tratti da film o manga hanno restituito risultati deludenti o fallimentari. Per fortuna, questa volta saranno i Platinum Games ad occuparsi di The Legend of Korra. Dopo aver dato i natali a giochi del calibro di Bayonetta e Vanquish, le nostre speranze erano ben riposte, vista la loro bravura nel produrre giochi d’azione memorabili. Sarà riuscito il talentuoso team a ripetersi anche in questa occasione? Scopriamolo assieme.
Io sono Avatar
The Legend of Korra narra di persone denominate “bender” che sono in grado di usare a loro piacimento uno dei principali quattro elementi: acqua, terra, fuoco e aria. Solamente pochi sono però in grado di dominarli tutti contemporaneamente. Costoro prendono il nome di Avatar. Korra, la nostra Avatar è la reincarnazione di Aang, vissuto 70 anni prima di lei. Korra, come tutti gli avatar, ha il compito di preservare la pace nel mondo e lottare contro gil anti-dominatori, detti “Paritari”. Purtroppo il gioco sin dalle primissime battute mostra una povertà narrativa senza precedenti; veniamo catapultati subito in una furiosa battaglia avendo a disposizione da subito tutti gli elementi e le abilità che Korra può manifestare. Poco dopo nel tentativo di salvare un anziano, che si rivelerà essere un malvagio mago, verremo rapiti e privati di tutti i nostri poteri e in fuga dai “Paritari”. Tutto questo senza nessuno straccio di narrazione o qualsivoglia spiegazione. Il nostro compito sarà quindi quello di recuperare prima di tutto il nostro potere di dominare gli elementi, poi dare la caccia a chi ci ha privato delle nostre capacità.
Quattro elementi per dominarli tutti.
Chi segue la serie animata sa che ad ogni elemento corrisponde un differente stile di combattimento, infatti questo è forse l’aspetto meglio riuscito del gioco. L’elemento acqua e fuoco prevedono attacchi ravvicinati, mentre acqua e vento permettono di colpire a distanza. Il sistema di combattimento è piuttosto elementare, con il tasto X sferreremo attacchi leggeri, con Y quelli potenti. I grilletti servono per parare o schivare i colpi avversari, mentre i dorsali permetteranno di scegliere i vari elementi da usare. Sconfiggendo nemici con un determinato elemento, guadagneremo dei punti esperienza, utili a far salire di potenza tale elemento, aggiungendo nuove combo o aumentandone il potere di attacco. Parando al momento giusto, riusciremo a dare il via ad un contrattacco molto potente, eseguibile grazie ad una sorta di quick time event. Purtroppo va detto che i nemici oltre ad essere piuttosto anonimi e ripetitivi, sembrano non avere debolezze o punti di forza rispetto ai vari elementi, infatti è possibile sconfiggere i vari boss e bender avversari utilizzando lo stesso elemento, o comunque variando di poco la strategia d’attacco. Pattern d’attacco e IA non proprio eccelsa non aiutano certo un gameplay che sembrava voler fare le scarpe a colossi come Ninja Gaiden, God of War e altri action in terza persona. A poco serve il negozio presente nel gioco che permette l’acquisto di oggetti curativi o talismani in grado di attivare perks o abilità extra per Korra. Di tanto in tanto dovremo affrontare sezioni platform che non aiutano certo l’economia di gioco e nemmeno quando in sella a Naga, il cane gigante di Korra, saremo intenti a superare inutili e tediose sezioni in stile Temple Run. Si poteva benissimo farne a meno. La ciliegina sulla torta sarà quando ottenuta l’abilità finale di dominare il vento, vi accorgerete che sarete alla fine del gioco, pronti allo scontro con il boss finale.
Faccio tutto da solo
The Legend of Korra non prevede alcuna modalità multiplayer, infatti l’intero gioco è dedicato esclusivamente al single player.
Cel Shading, why not?
Tecnicamente parlando non ci aspettavamo di certo una rivoluzione grafica; il cel shading utilizzato per affrescare l’intera produzione funziona bene, soprattutto perché si tratta di un gioco tratto da una serie animata. Il modello poligonale di Korra è ben realizzato e animato, lo stesso non si può dire per i boss ed i nemici che incontreremo nel corso dell’avventura: cloni di sé stessi riciclati a non finire con qualche variante di vestiario e tecniche di attacco. Anche i tre bender avversari che incontreremo ad intervalli regolari saranno sempre uguali, così come i mech presenti fin troppo negli otto capitoli della storia. Le location di gioco paiono troppo spoglie e asettiche per essere apprezzate anche dai fan del cartone animato. Il comparto audio offre effetti sonori nella media, un buon doppiaggio in lingua inglese, senza possibilità di attivare sottotitoli, e una buona colonna sonora tratta dalla serie animata. Il gioco è interamente in lingua anglosassone quindi chi ha qualche difficoltà a capire la lingua di Albione dovrebbe tenerlo in considerazione prima di procedere all’acquisto del gioco. Non che la trama sia profonda o che i dialoghi siano carichi di pathos, però sarebbe stato apprezzato avere almeno i sottotitoli, visto che il gioco non è localizzato in lingua italiana.

Commento finale
The Legend of Korra viene venduto ad un prezzo budget di 14,99€ tramite digital delivery. Questo già dovrebbe bastare a non alimentare false speranze o grandi aspettative per questo titolo. Inspiegabile buco nell’acqua da parte di un team capace come Platinum Games e distribuito da Activision UK, incapaci di creare un gioco quantomeno godibile. Per terminare il gioco saranno necessarie 5/6 ore, e se non fosse per l’eccessiva difficoltà di certi passaggi, in un paio di ore si potrebbe tranquillamente terminare. A poco servono le sfide Pro-Bending e le corse su Naga per allungare il brodo, e nemmeno il poter rigiocare i vari capitoli per migliorare i nostri punteggi. I troppi difetti riscontrati in The Legend of Korra ci impediscono di consigliare il gioco anche ai fan più accaniti. Un’occasione sprecata; guardatevi altrove se cercate un buon action in terza persona, resterete meno delusi.
| Pro | Contro |
|---|---|
|
– I primi 5 minuti sono divertenti
– Sistema di combattimento interessante
– Prima o poi lo finirete
|
– Boss e nemici ripetitivi
– Dopo i primi
5 minuti la noia si impadronirà di voi – Difficoltà eccessiva in alcuni frangenti
|
| Voto Globale: 55 |
