Firmare la recensione di Marvel Tokon: Fighting Souls significa analizzare il punto d’arrivo di una lunghissima evoluzione. Quando si parla di picchiaduro capaci di lasciare un segno indelebile nell’industria il pensiero va immediatamente ai maestri giapponesi di Arc System Works. Per molti anni, tuttavia, la loro straordinaria qualità è stata accompagnata da un marchio di fabbrica ben preciso e per certi versi limitante. I loro titoli erano prodotti fortemente elitari, concepiti quasi esclusivamente per una ristretta nicchia di appassionati disposti ad investire intere settimane di studio per comprenderne le meccaniche.
La grande e pionieristica svolta verso una nuova filosofia di game design si è innescata inizialmente con Dragon Ball FighterZ e, subito dopo, con la prima versione di Granblue Fantasy Versus. Questi due titoli si sono rivelati assolutamente seminali per l’intero panorama dei picchiaduro moderni. Il primo ha dimostrato come fosse possibile gestire un brand di caratura mondiale unendo ritmi di gioco indiavolati, dinamiche a squadre ed un’integrazione intelligente delle auto-combo. Mentre il secondo ha gettato le fondamenta concrete per l’introduzione dei comandi semplificati.
Questo lungo percorso di ammodernamento e sperimentazione ha raggiunto poi la sua piena maturità con il lancio nel 2021 di Guilty Gear -Strive-, seguito nel 2023 dalla “revisione” Rising di Granblue Fantasy (della cui evoluzione vi avevamo già parlato in modo approfondito nella nostra recensione dedicata). Con questi due titoli, la casa di Yokohama ha finalmente trovato la quadra perfetta per il genere. Lo studio è riuscito nell’impresa di ammorbidire la ripida barriera d’ingresso per i neofiti. Senza mai perdere un singolo grammo della profonda stratificazione che da sempre la contraddistingue. In questo virtuoso contesto globale vanno riconosciuti senza dubbio anche i grandi meriti di Capcom, che con Street Fighter 6 ha fornito un contributo fondamentale all’intero settore nell’azzerare l’attrito d’apprendimento per chi si avvicina per la prima volta ad un fighting game.
Oggi, dunque, le esigenze del mercato si dividono nettamente tra l’utenza casual, in costante cerca di spettacolo visivo immediato, accessibilità e modalità single-player gratificanti. E la community competitiva, che esige un bilanciamento ferreo, l’azzeramento della casualità e un margine costante per l’espressione personale. La sfida più grande per il team di sviluppo risiedeva quindi nell’applicare questa formula vincente al sottogenere storicamente più ostico, elitario e potenzialmente caotico in assoluto: il picchiaduro a squadre. Ci sono riusciti? Certo che sì! Con Marvel Tokon: Fighting Souls, Arc System Works porta la sua visione al punto di perfezione assoluta, mettendo sul piatto l’opera della consacrazione definitiva. Volete saperne di più? Non vi resta che continuare la lettura!
Marvel Tokon: Fighting Souls è disponibile dallo scorso 6 agosto 2026 su PlayStation 5 e PC.
Versione testata: PlayStation 5
Da grandi poteri derivano grandi… combo
Ad una primissima e superficiale occhiata, Marvel Tokon: Fighting Souls si presenta come un classico picchiaduro a squadre 4v4, ma la realtà strutturale architettata dai programmatori è immensamente più flessibile, profonda e geniale. Come confermato in più occasioni dallo stesso Game Director Kazuto Sekine, la vera filosofia alla base dell’intero combat system è la stratificazione.
Per iniziare a giocare, divertirsi ed essere competitivi basta infatti padroneggiare un singolo personaggio, lasciando che il resto del roster selezionato ruoti attorno a esso svolgendo un ruolo di puro e semplice supporto tattico. Si tratta di un vero e proprio ribaltamento concettuale che elimina in un colpo solo la frustrazione storica dei giochi a squadre, ottenuta grazie a un’intuizione di design fondamentale: la barra dell’energia vitale è unica e condivisa dall’intera squadra. Chiamare in causa i vari lottatori non allunga minimamente il vostro “time to live” complessivo. Serve esclusivamente ad arricchire ed estendere le opzioni offensive, la gestione dello spazio e le sinergie di squadra attraverso l’uso del tag dinamico.
L’apprendimento delle meccaniche è stato calibrato per svolgersi lungo una curva di progressione estremamente naturale e priva di picchi di difficoltà artificiali. Al livello base si può partire eseguendo le comode combo automatiche con la semplice pressione ripetuta di un singolo tasto d’attacco. Man mano che si prende confidenza con il videogioco, si passa gradualmente alle combo più avanzate, eliminando l’ausilio degli automatismi e introducendo le prime sinergie di supporto. Al livello più avanzato, infine, entrano in gioco complessi setup di pressione e conversioni aeree sofisticate. La mappatura dei comandi riflette alla perfezione questa filosofia di grande chiarezza, affiancando ai tre classici tasti d’attacco principale i pulsanti dedicati alla chiamata degli assist, al cambio rapido del lottatore e all’abilità unica specifica di ogni eroe.
Anche la difesa condivide la stessa filosofia. La meccanica principale, Crossover, permette, al costo di una porzione di risorse, di chiamare in causa un compagno mentre ci si trova in parata per interrompere istantaneamente la sequenza d’attacco avversaria e resettare la posizione neutra. Se però l’attaccante intuisce la volontà di fuga del difensore, può eseguire a sua volta un Crossover Reflect che neutralizza la via d’uscita. Qualora il Reflect venga piazzato con il tempismo perfetto, il difensore viene scaraventato a terra ed entra nello stato penalizzante chiamato “Disassembled“. Durante il quale rimane temporaneamente isolato, del tutto privo del supporto dei compagni e drammaticamente vulnerabile alle punizioni successive.
A questo affascinante gioco psicologico si affianca la geniale struttura del match articolata su tre round consecutivi e interconnessi. La partita inizia come un scontro uno contro uno e, a ogni transizione di scenario (a dopo aver perso un round) si sblocca e fa il suo ingresso un nuovo membro del team. Ciò garantisce un’escalation visiva e tattica pazzesca, partendo da scambi estremamente leggibili per poi sfociare in un climax esplosivo nel finale del match.
Pad alla mano, dunque, ci troviamo di fronte a una struttura che funziona in modo semplicemente divino. La solidità dell’infrastruttura e l’armonia tra i sistemi testimoniano lo straordinario bagaglio d’esperienza accumulato da Arc System Works. È impressionante come Marvel Tokon: Fighting Souls, pur essendo una versione “vanilla”, si presenti già incredibilmente rifinito e già dannatamente bilanciato.
Un multiverso di possibilità
Questo straordinario equilibrio del sistema di combattimento è possibile anche grazie alla gestione impeccabile del cast dei lottatori. Un organico di partenza composto da circa venti personaggi potrebbe teoricamente sembrare numericamente contenuto per un titolo incentrato sui team da quattro elementi. Ma Arc System Works ha saputo compensare ampiamente questa scelta infondendo in ogni singolo eroe (o villain) una caratterizzazione e una profondità maniacali.
Spostando l’analisi sul fronte dell’offerta contenutistica, Marvel Tokon: Fighting Souls si presenta con un pacchetto ricco e ben bilanciato tra comparto single-player e infrastruttura multiplayer. Per quanto riguarda le opzioni offline, la modalità Episodio rappresenta un’esperienza narrativa generalmente coinvolgente. La trama segue le vicende dei diversi gruppi di eroi e villain intenti ad affrontare il misterioso Campione. Ogni Episodio si sviluppa attraverso un’accattivante alternanza di cutscene e tavole a fumetti realizzate da illustratori sempre differenti. Un tocco di classe che farà la felicità degli appassionati dei comics.

Ad affiancarla troviamo un impianto single-player completo che comprende una simil-modalità Arcade, un’ostica modalità Sopravvivenza per mettere alla prova la propria resistenza e le immancabili Sfide Combo, utili per familiarizzare con i comandi. A queste si aggiungono una modalità Allenamento approfondita al punto giusto. Né troppo scarna né inutilmente dispersiva. E soprattutto l’inedita Arcadia Battle, un’originale modalità ibrida a metà strada tra un party game e il picchiaduro tradizionale, disponibile sia offline che online.
Sul versante multiplayer online, il titolo offre tutto ciò che ci si aspetterebbe da un moderno esponente del genere. Scontri casuali veloci, partite classificate per scalare la leaderboard globale, stanze private personalizzabili e le ormai collaudate lobby virtuali abitate da avatar in stile chibi. Il tutto è sostenuto da un rollback netcode che su console garantisce prestazioni di rete impeccabili, stabili a 60 frame al secondo e con un lag percepibile praticamente nullo.
L’offerta contenutistica di Marvel Tokon: Fighting Souls, dunque, si dimostra straordinariamente ricca e curata. Che si tratti di padroneggiare la profondità dei singoli lottatori del roster, di esplorare la generosa varietà delle modalità offline o di darsi battaglia nel solido ecosistema online, il titolo confeziona un pacchetto a tutto tondo capace di soddisfare tanto i lupi solitari quanto i puristi della competizione.
Una gemma (dell’infinito) per gli occhi
Marvel Tokon: Fighting Souls è una meraviglia visiva assoluta. Rappresenta una delle vette più alte mai raggiunte dalla grafica cel-shading moderna. La peculiare scelta di applicare un’estetica dal taglio marcatamente anime ai supereroi e ai supervillain della Casa delle Idee si dimostra una scommessa ampiamente vinta. L’impatto visivo è dirompente, dinamico e valorizzato da una palette di colori estremamente satura e viva, studiata per garantire una leggibilità ottimale anche nelle situazioni di massimo caos visivo. La direzione artistica, insomma, è favolosa. E non solo per il design dei personaggi di cui prima, ma proprio in tutti i campi. I menù, ad esempio, sono carichi di stile.
Analizzando la resa tecnica della versione da noi testata, l’esperienza si è rivelata a dir poco impeccabile. Sulla console di casa Sony il titolo gira a 60 fps granitici, senza mostrare la minima incertezza o il minimo calo di fluidità. I tempi di caricamento sono praticamente azzerati e l’infrastruttura online nativa della console garantisce scontri di una pulizia straordinaria.
Tuttavia, è doveroso segnalare come la bontà di questo quadro tecnico rischi di essere intaccata residualmente dai problemi che affliggono la controparte PC. Come già avevamo iniziato a evidenziare nella nostra anteprima durante la beta, la versione PC soffre infatti di pesanti cali di frame e stuttering legati a protezioni e DRM. Poiché nei picchiaduro gestiti da netcode rollback i ritardi del client avversario si ripercuotono su entrambi i contendenti, gli utenti PS5 che mantengono attivo il Crossplay rischiano di imbattersi in micro-freeze e risincronizzazioni fastidiose. Una problematica che non intacca il valore intrinseco del codice console, ma che resta necessario segnalare per chiunque decida di avventurarsi nel matchmaking multipiattaforma.
A completare un quadro di primissimo ordine troviamo un comparto sonoro vario e d’effetto, capace di spaziare tra sonorità rock, trame elettroniche e sontuosi temi orchestrali, affiancato da uno splendido doppiaggio integrale in lingua italiana che restituisce alla perfezione la personalità, l’arroganza e l’irresistibile ironia delle icone Marvel.
Commento finale
Marvel Tokon: Fighting Souls si consacra senza mezze misure come un capolavoro assoluto del genere picchiaduro e come la sintesi perfetta della visione moderna portata avanti da Arc System Works nell’ultimo decennio. Il titolo riesce nell’incredibile impresa di unire un’accessibilità immediata e spettacolare con un sistema di combattimento stratificato, profondo e sfaccettato. Che scommettiamo diventerà un punto di riferimento per la scena competitiva mondiale.
L’unica e vera ombra che grava sul titolo rimane l’ottimizzazione della versione PC e le relative ripercussioni sulla stabilità dei match in Crossplay. Si tratta tuttavia di una problematica che non deriva da carenze intrinseche del prodotto o del netcode in sé. Quanto piuttosto da una serie di scelte discutibili da parte di Sony (un trend generale che ultimamente si sta ripetendo un po’ troppo spesso, ma di cui non è questa la sede opportuna per discutere). Per questo motivo, non ce la sentiamo in questa sede di penalizzare sul piano della valutazione un lavoro di sviluppo altrimenti eccellente. Con la viva speranza che la situazione venga risolta al più presto tramite fix dedicati. Al netto di questa criticità tecnica, ci troviamo di fronte a una produzione straordinaria, visivamente sbalorditiva e incredibilmente divertente.




