Da cinefilo quale sono, non è facile parlare di alcuni film e alcuni attori. Perché ti accorgi che molto spesso non stai solo guardando una sceneggiatura prendere vita, ma un’esperienza di vita. Ed è quello che è successo con Faccia D’Angelo.
Il cognome di chi vi scrive, Adinolfi, richiama il Sud, la Basilicata per essere precisi. Mio padre è originario di quella zona ma invece, la mia mamma, arriva dal Veneto. E la maggior parte dei parenti, sono ancora li. Ed è anche per questo che le vicende del Toso, (“il bambino” in dialetto veneto), ovvero la storia criminale di Felicetto Maniero, boss della mala veneta negli anni della rivolta studentesca, e del grande boom economico, trasportate sul piccolo schermo mi hanno colpito. Così mi ha colpito anche Diego Pagotto, l’attore che nel film tv interpreta il Doge (Silvano Maritan nella controparte reale, se non vado errato). Ed è così che nasce questa intervista: un po’ emozionato, ho chiesto a Diego se poteva rispondere a qualche domanda: quando ha accettato, stavo per cadere dalla sedia.
A.A: Grazie Diego per questo tempo che riesci a dedicarci, proprio sotto Natale. Ovviamente un augurio di buone feste, a te e famiglia anche se scontato, va rivolto!
D.G: Grazie Alessandro. Ricambio con piacere, a te e ai tuoi cari l’augurio di un Natale sereno e di buone feste.
A.A: Qual è stata la tua prima reazione davanti alla cinepresa?
D.G: La mia prima esperienza è stata nel 2001 quando è stato girato il film “UN MONDO D’AMORE” di Aurelio Grimaldi, interpretavo il ruolo di un carabiniere, era un piccolo ruolo ed ero molto emozionato. Non intendo dire preoccupato o agitato, anche perché le scene si possono sempre rifare, ero entusiasmato perché ero riuscito a realizzare il sogno di essere sul set davanti alla cinepresa, era una macchina da presa in 35 mm e montava una pellicola in bianco e nero. Ricordo che le cose più difficili da capire erano le entrate e le uscite di campo, poi mi hanno messo dei segni colorati per terra ed è stato molto più comodo.
A.A: C’è un particolare lavoro che ti ha soddisfatto di più degli altri?
D.G: E’ una domanda complessa. A livello di rapporti umani con le persone con cui ho collaborato mi è difficoltoso fare una graduatoria, anche perché mi sono trovato bene in tutti i set in cui ho lavorato e ho degli ottimi ricordi. Se vogliamo vedere la cosa dal punto di vista del risultato nella sua interezza credo sia giusto citare il film “L’UOMO CHE VERRA’” di Giorgio Diritti che considero un capolavoro, in cui interpretavo Pepe. Dal punto di vista della recitazione, i film in cui credo di aver fatto un lavoro apprezzabile e di aver interpretato meglio il ruolo che mi era stato affidato sono due: “FACCIA D’ANGELO” e “ULTRACORPO” un cortometraggio di Michele Pastrello (il film è visibile gratuitamente on line).

A.A: La vita sul set ti emoziona? In quali location vorresti girare?
D.G: La vita sul set mi emoziona assolutamente, è difficile da spiegare, se non temessi di essere frainteso, direi che quella è la vera vita, e lontano dal set è una parentesi di tempo tra un set e l’altro. So che può sembrare eccessivamente restrittivo, a volte per spiegarlo parlo di astinenza da set. Ogni volta che mi danno la possibilità di lavorare in un film e che posso essere sul set davanti alla macchina da presa, mi sento come se finalmente stessi tornando a casa, dopo tanto tempo. Per farti un esempio, non so dirti dove sono andato in vacanza cinque anni fa, se mi metto a pensare o vado a ricercare le foto sicuramente mi torna in mente, ma per i film è diverso, di tutti so dove sono stato, ricordo le persone che c’erano, cosa è successo sul set e fuori dal set, è qualcosa che ti entra dentro in profondità. Certo anche sul set capita che ci sono momenti difficili, in cui non ti senti completamente a tuo agio, fa parte della vita, si impara a gestirli.
Per le locations non ho preferenze, il cinema ti consente di scoprire luoghi nuovi lo considero un punto a favore, l’importante è che non faccia troppo freddo, preferisco il caldo.
A.A: Parliamo di Faccia D’Angelo: come ti sei trovato a recitare al fianco di Elio Germano?
D.G: Con Elio mi sono trovato benissimo, davvero, non lo dico per galanteria, è così. Lavorare con un attore bravo rende la recitazione più facile e naturale ed Elio è sicuramente uno degli attori migliori che ci siano in Italia, in più è una bella persona, un amico. Meritatissima la Palma d’Oro per il film “LA NOSTRA VITA”, che ha interpretato in modo straordinario. E’ stato un grande piacere lavorare con lui e non ti nascondo che tengo le dita incrociate con la speranza che possano esserci nuove occasioni per stare sulla scena insieme.

A.A: Giochiamo: scegli un film, uno qualsiasi. Di quale attore prenderesti il posto?
D.G: E’ una domanda davvero interessante. Ci sono molti film a cui sono particolarmente legato e che rivedo spesso perché mi affascinano ogni volta. Se potessi fantasticare ad occhi aperti sceglierei “FRONTE DEL PORTO”, il film del 1954 diretto da Elia Kazan, in cui Marlon Brando interpreta il ruolo di Terry Malloy. Considero Brando il più grande attore di tutti i tempi, in più in quel film ha dato prova di una recitazione assoluta, ogni istante è stato specifico e realistico, ha interpretato un ruolo capace di andare oltre ogni immaginazione per completezza e perfezione. Chiaramente non penso che potrei rendere merito all’interpretazione di Brando, ma un ruolo così è un sogno che è piacevole anche solo da sognare.
A.A: Hai già qualche programma per il 2014? Ti vedremo nuovamente sul grande o piccolo schermo?
D.G: Il 1° gennaio uscirà al cinema il film “UN BOSS IN SALOTTO” di Luca Miniero. Io interpreto un ruolo da non protagonista con poche battute, sono il cassiere del teatro dove i protagonisti andranno a vedere una rappresentazione, bisognerà essere ben attenti per riuscire a vedermi.
A.A: Abbiamo quasi finito: l’esperienza racimolata in Faccia D’Angelo in cosa ti ha arricchito?
D.G: La lavorazione di FACCIA D’ANGELO è stato uno dei periodi più rilevanti della mia vita, ne sono profondamente consapevole. Il Doge è il ruolo più sostanzioso che ho fatto finora, sono stati necessari circa due mesi per girarlo e per due mesi ho avuto la fortuna e l’opportunità di fare la vita che vorrei e il lavoro che vorrei, lo considero un dono. In più è stato un ruolo che mi ha dato la possibilità di esprimermi, perché era scritto veramente bene. Inoltre ho conosciuto amici con cui ho collaborato, sia a livello tecnico che artistico, con cui sono rimasto in ottimi rapporti e quando c’è la possibilità ci rivediamo.

A.A: Ci saluti in dialetto?
D.G: Ciao tosi, passé un bel Nadal, spero che se vedemo presto al cinema. Steme ben.
(Ciao ragazzi, passate un buon Natale, spero che ci vedremo presto al cinema. Statemi bene)















