NFT e videogiochi: nuova frontiera o potenziale bolla di sapone?

Con l’avanzare della tecnologia i mondi virtuali creati per i videogiochi sono sempre più realistici ed interconnessi. E in una simulazione di realtà che si rispetti non può mancare il concetto di “proprietà”, anche per caratterizzare meglio e più univocamente, il proprio avatar digitale, oltre che per conferire maggiore credibilità al mondo.

Nella maggior parte dei giochi MMO (e anche in molti single player, tramite DLC) è ormai consolidato l’uso di elementi virtuali acquistabili con microtransazioni in valuta reale, quali skin, armi particolari e contenuti specifici. Tuttavia difficilmente questi elementi si associano ad un concetto di “proprietà unica”. Al massimo possono essere in tiratura limitata, elargiti solo al Day One o associati ad una particolare occasione od evento prima di essere resi indisponibili.

Nonostante questo, è evidente che chi è disposto a spendere soldi reali per contenuti puramente digitali interni ad un videogioco, come skin o armi speciali, faccia tutto questo anche e soprattutto per una volontà di esibizione, per un desiderio di diversificazione analogo a quello che muove l’acquisto di elementi da collezione reali, come un dipinto o un francobollo raro.

NFT

Elementi che, negli ultimi tempi, hanno visto una “digitalizzazione della proprietà” attraverso NFT (Non Fungible Tokens) e blockchain. E questo ha destato l’interesse di case di sviluppo videoludiche (tra le quali Ubisoft) nella direzione di introdurre, all’interno dei propri software, contenuti digitali “unici” di cui elargire univocamente il possesso (o meglio la rivendicazione del diritto di proprietà esclusiva digitale) tramite i suddetti strumenti.

La presenza di NFT per assegnare la proprietà di beni digitali all’interno di un videogioco, stimola però l’immaginazione e potenziale creazione di nuovi scenari. Non solo per produttori e sviluppatori, ma anche per i videogiocatori.

NFT

Gli NFT come “certificato di proprietà digitale videoludica”

Dal momento che gli NFT sono pensati per conferire un “accesso di proprietà” esclusivo ad un bene digitale, ma possono essere trasferiti, la loro introduzione in una catena di beni virtuali associati a un videogioco, a un franchise ludico o anche solo allo store digitale di case sviluppatrici, apre la strada a nuove possibilità di scambio di questi beni tra giocatori (in cambio di altre valute, fisiche o digitali).

Questo avverrebbe in un modo che non si è mai visto prima, anche se giochi come Warframe di Digital Extremes e alcuni titoli di Microsoft o Electronic Arts hanno provato a fare qualcosa di simile.

Permettendo ai giocatori di scambiare in prima persona beni conseguiti in gioco con una valuta acquistata per soldi reali si crea un vero e proprio mercato virtuale alternativo a quello reale. Il tutto quasi senza passare per il gestore del gioco, ma in maniera assolutamente legale (a differenza di quello che accade con il fenomeno del Gold-Selling nei giochi online persistenti).

NFT

Nuove prospettive nei videogiochi legate alla presenza di NFT

Fino ad ora si è sempre ritenuto che in un contesto digitale la “rivendita dell’usato” fosse un concetto pressoché inesistente. Ma se si riuscisse a sfruttare le blockchain per regolamentare il possesso di una skin o di un’arma digitale, questa potrebbe essere trasferita legalmente e in sicurezza da un giocatore ad un altro. Lo stesso concetto potrebbe essere esteso praticamente a qualunque elemento “posseduto digitalmente in un gioco”.

Obiettivo metaverso

Senza contare, poi, gli incredibili scenari che si stanno già aprendo con il cosiddetto “Metaverso” un universo alternativo in cui versioni digitalizzate di noi stessi vivono, acquistano, giocano, lavorano. In questo universo, così magistralmente descritto da Steven Spielberg nel suo Ready Player One, il film del 2018 tratto dal capolavoro del Enrnest Cline, i nostri avatar avranno bisogno di vestiti, accessori, gadget, in grado di rendere uniche le versioni digitali di noi stessi. Ed ecco perchè sempre più marchi tradizionali, come Nike, Reebook ma anche i nostrani Gucci e Dolce & Gabbana, stanno lanciano versioni NFT di alcuni dei loro prodotti da vendere ad Avatar in cerca di originalità ed esclusività.

Inoltre, questa possibilità di scambio apre anche la strada ad una nuova forma di investimento all’interno del gioco. Come già accade, in maniera limitata, in giochi come Cryptokitties, un bene digitale potrebbe essere “curato” spendendo tempo per incrementarne il valore virtuale – e poi rivenduto. E cosa accadrebbe se, ad esempio, uno di questi giochi includesse elementi come investimenti virtuali o macchine da gioco come slot machines come quelle esistenti nel mondo reale (come per esempio quelle di Reactoonz.it) per incrementare enormemente il capitale virtuale? E se questo potesse poi essere convertito in valute reali? Sembra una realtà lontana, ma forse lo è meno di quanto ci si possa aspettare.

Alessandro "Arcangelo" Verso
Dopo aver attraversato l'Abisso come Raziel ed esserne uscito molto più forte (ma anche più brutto) di prima, ha ripreso la sua passione per i videogiochi a 360°: giocare, commentare, scrivere. PCista convinto, si addentra sempre con cautela in una "Next Gen" di console.

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