Borderlands 4 ci ha ricordato che, nel panorama videoludico, le certezze sono importanti. La serie lanciata da Gearbox Software nel lontano 2009 può essere considerata, a ragion veduta, come uno dei franchise più solidi delle ultime decadi. Questo soprattutto grazie ad un gran numero di iterazioni di qualità ed una fanbase particolarmente affezionata.
Se infatti Borderlands 3 dista quasi sei anni, la serie pubblicata da 2K ha assistito comunque ad un fiorente via vai di produzioni. Tra capitoli principali, spin-off e deviazioni sul tema, i Cacciatori di Cripte sono diventati un’apprezzabile costante per i giocatori che tornano sempre con gusto a riempirsi le tasche di armi e loot. Ma una serie che ha visto in quindici anni ben otto titoli, una miriade di espansioni e addirittura un film per il grande schermo, si pone davanti un quesito inevitabile. Come tentare di introdurre elementi di novità per rendere ancora fresca l’esperienza? E come farlo preservando le caratteristiche che hanno decretato il successo dell’IP? Borderlands 4 da una sua risposta a questi quesiti con il titolo più grande e coraggioso della serie. Ma sarà riuscito in ogni sua premessa?
Borderlands 4 è disponibile su PC (via Steam ed Epic Games Store), Xbox Series e PlayStation 5.
Versione testata: PlayStation 5
Oh voi intrusi, guai a voi…
Le vicende di Borderlands 4 hanno luogo sul misterioso pianeta Kairos. Un posto remoto da molti considerato addirittura una leggenda, di quei luoghi che si possono trovare solo per caso… e dal quale non vi è più ritorno. Il tiranno immortale noto come Cronocustode regna infatti con il pugno di ferro, piegando ogni resistenza al proprio volere. Presunta fonte del suo potere? Una Cripta, che potrebbe contenere tesori incredibili e forse il segreto stesso dell’immortalità. Dove ci sono Cripte però, ci sono i Cacciatori della Cripta. Un team composto da Amon (il Cavaleriere della Forgia), Vex (la Sirena), Rafa (l’Eso-Soldato) e Harlowe (la Gravitar) giungono su Kairos… per essere subito fatti prigionieri. Dopo una fuga rocambolesca (propiziata da un seguace di una vecchia conoscenza), un mondo nuovo attenderà solo di essere messo a ferro e fuoco.

La sceneggiatura, al netto di un villain convincente (ma ancora lontanissimo dai fasti di Jack il Bello), riesce a far dimenticare il passo falso di Borderlands 3, visto da molti come il capitolo più debole della saga sotto il profilo della trama. Attraverso un piglio più strutturato e serio, ma non per questo meno scanzonato, la storia di Borderlands 4 si è rivelata molto gradevole e particolarmente efficace nell’accompagnare i giocatori alle principali novità del titolo.
Proprio la sceneggiatura infatti ha permesso agli sviluppatori di introdurre un vasto open world alla formula della serie. Abbandonate dunque le macro aree interconnesse, Borderlands 4 apre le porte alla libera esplorazione di Kairos, con le sue regioni specifiche, caratterizzate non solo da una direzione artistica variegata ma anche da un level design prezioso (e da un approccio alla progressione in stile Far Cry 5). Tra collezionabili, missioni secondarie, veicoli ed easter egg, i giocatori avranno davvero di che perdersi nelle attività da completare.

Si salta, si spara, allegri si sta
L’altra grande novità di Borderlands 4 è nelle sparatorie stesse del titolo, specificamente dal punto di vista della mobilità.
Con questo capitolo finalmente lo shooting raggiunge una piena maturità. Al punto di non poter essere più considerato un action RPG con elementi shooter. Bensì un vero e proprio sparatutto RPG. L’insieme delle nuove mosse a disposizione dei Cacciatori delle Cripta (tra salti, schivate, rampini e molto altro) rende le battaglie decisamente più dinamiche e frenetiche rispetto al passato. Merito anche di un level design che ha abbandonato la perpetua orizzontalità in favore di un gusto più verticale. Non ci troviamo di fronte agli sfarzi schifozfrenici di un Doom Eternal, sia chiaro. Ma finalmente gli amanti degli FPS più movimentati avranno di che gioire per stanare gli avversari ed inscenare furiose danze tra piogge di proiettili.

E arriviamo al tema delle armi. “Tante armi” diceva un noto predestinato. E proprio l’arsenale continua ad essere uno dei selling point della saga, con la solita carrellata infinita alimentata da un sistema procedurale praticamente inesauribile. Una selezione ulteriormente arricchita da tre nuovi produttori (Daedalus, Order e Ripper) ciascuno con caratteristiche specifiche. Passare febbrilmente e spasmodicamente da un giocattolino all’altro scovando loot incredibili è e resta una delle meccaniche più avvincenti e spericolate del franchise. In un certo senso, Borderlands 4 osa pure con il cast dei personaggi giocabili con alcune delle proposte più ispirate degli ultimi capitoli.
Amon è un tank solido e quasi inamovibile, capace di colpire duro fisicamente e contare su uno scudo davvero utile nelle partite cooperative. Vex è la Sirena di turno, che può ricorrere alle evocazioni per seminare il panico negli scontri. Rafa è forse la proposta esteticamente più anonima, ma è un vero portento nell’uso più disparato delle bocche da fuoco con addirittura delle influenze in stile Predator (si notino le armi automatiche sulle spalle). E poi c’è Harlowe, una ventata di freschezza con le sue particolari abilità cinetiche, in grado di immobilizzare gli avversari e di infliggere danni su vasta scala (alcune sue potenziali build sono pazzesche). Mentre i primi due son consigliati nell’ottica del multiplayer in considerazione delle potenziali sinergie, Rafa ed Harlowe ci sono apparse le opzioni più favorevoli per il single player.

È il GIUNTO!
Quello finora descritto potrebbe sembrare a tutti gli effetti come il capitolo più ricco, denso e divertente di tutta la saga. Ed efffettivamente è proprio così. Borderlands 4 corona nel modo più completo una serie che, da tre lustri, è diventata un punto di riferimento per il pubblico. Al tempo stesso però, non possiamo non sottolinearne alcuni limiti che ci sono sembrati sempre più palesi con il passare delle ore sul pianeta Kairos.
Anzitutto, il comparto tecnico. Storicamente, Borderlands non si è mai fregiato di una grafica particolarmente complessa o di virtuosismi all’avanguardia. La sua forza è sempre stata in una caratteristica direzione artistica, che ne ha fatto le fortune fin dal 2009. Una circostanza davvero curiosa se si pensa che adottare il cell shading fu un’esigenza di forza maggiore per non scontrarsi con l’estetica dei titoli dell’epoca. Se Borderlands 4 è comunque estremamente piacevole per gli occhi (grazie anche ad un gran numero di dettagli ed un uso vivido della palette cromatica), a livello prestazionale è piuttosto deludente.

Su PlayStation 5, a prescindere dalla modalità scelta, abbiamo riscontrato spesso rallentamenti e glitch grafici. Non sarebbe nulla di clamoroso se fossero occasionali, considerando pure la complessità di realizzare un open world con l’Unreal Engine 5. Il problema tuttavia è che il titolo tende a peggiorare le proprie performance nel tempo a causa di uno stress eccessivo della cache. Le conseguenze sono un framerate che arranca in maniera davvero vistosa nelle situazioni più concitate, rendendo l’esperienza altalenante. Dopo aver vissuto problematiche simili nel 2008 con la versione PS3 di Fallout 3, non ci aspettavamo di trovarci di fronte ad un caso analogo nel 2025 su PS5. E constatando che le problematiche sono anche superiori su altre piattaforme, comprendiamo la scelta di aver rinviato a tempo indefinito la versione Switch 2 a pochi giorni dal lancio (previsto inizialmente per il 3 Ottobre).
Al di là di queste difficoltà tecniche (per adesso risolvibili con banali riavvii, in attesa di patch che possano sistemare il tutto), la formula ludica di Borderlands 4 è rimasta praticamente la stessa. Per tornare proprio alla domanda di apertura della nostra recensione, la nuova fatica di Gearbox Software preserva la propria identità introducendo novità significative. Al tempo stesso tuttavia, l’esperienza è rimasta uguale a sé stessa.
Dopo oltre 16 anni di sparatorie e loot senza stravolgimenti strutturali e di game design (soprattutto nelle stanche missioni secondarie), la formula potrebbe iniziare a far sentire il peso dell’età. Chiariamoci, il titolo è estremamente godibile e straripante di cose da fare. Ma per chi c’è sempre stato dal 2009, Borderlands 4 potrebbe risultare l’ennesimo more of the same, indubbiamente migliore ma fin troppo autoreferenziale. Auspichiamo dunque che gli sviluppatori possano migliorare in futuro taluni aspetti (come la struttura delle side quest o l’interattività dell’impianto narrativo) per dare una nuova vita ad una serie che, forse, iniziare ad avere un pò di fiatone.

Commento finale
Borderlands 4 segna l’apice assoluto per il franchise di Gearbox Software. Un titolo enorme, che sfrutta l’open world ed uno shooting rinnovato per ergersi a nuovo punto di riferimento per tutti i fan della serie. Al tempo stesso, il nuovo capitolo della serie riconferma pregi e difetti della formula ludica, che inizia a sentire qualche segnale di stanchezza pur continuando a navigare col vento in poppa con un gameplay loop ancora tremendamente assuefacente. Il comparto tecnico inoltre, allo stato attuale, accusa più di un’incertezza a causa di un Unreal Engine 5 non sfruttato al suo miglior potenziale. La nuova avventura sul pianeta Kairos è esaltazione pura e farà felici tantissimi giocatori. Tuttavia alcuni potrebbe cominciare ad accusare la noia di assaltare l’ennesima Cripta ad armi spianate.










