Recensione Halo: Campaign Evolved, un ritorno alla cara vecchia lotta contro i Covenant

Halo: Campaign Evolved ci ha messo di fronte alla fredda realtà del tempo che passa. Venticinque anni fa, il panorama degli FPS su console cambiava per sempre. Nel 2001 Bungie sdoganava lo sparatutto in prima persona su console, dimostrando al mondo che si poteva mirare e sparare anche con due levette analogiche.

Sia chiaro, prima di tale data gli FPS su console esistevano eccome. Tuttavia, rispetto al ciò che stava accadendo su PC, i passi erano timidi e perlopiù legati a tentativi estemporanei o titoli leggendari. Tipo GoldenEye 007, Perfect Dark o i porting di Doom che però rappresentavano più l’eccezione che la regola. Fu proprio Halo: Combat Evolved non solo a lanciare Xbox nel mercato delle console, ma anche ad aprire le porte ad un intero genere. Che avrebbe da quel momento occupato un posto sempre più stabile nelle ludoteche home console dei videogiocatori.

Un titolo così importante da ricevere nel corso degli ultimi decenni due rivistazioni. Nel 2011 con Halo: Combat Evolved Anniversary, remaster sviluppata da 343 Industries che preservava il motore grafico ed il gameplay del gioco originale. Ed oggi, sotto il nuovo vessillo di Halo Studios, con Halo: Campaign Evolved che affronta un arduo compito. Come restaurare, sviluppando interamente da zero il titolo usando il controverso Unreal Engine 5, una pietra miliare senza alterarne la magia originaria? Una ricostruzione avvenuta mattone dopo mattone con un obiettivo preciso: risplendere ancora oggi come nel lontano 2001. E perché no, scacciare qualche fantasma di Halo Infinite con l’avventura originale di Master Chief. Missione compiuta?

Halo: Campaign Evolved è disponibile dal 28 Luglio per PC (via Steam), Xbox Series X/S e, per la prima volta nella storia delle console Sony, anche PlayStation 5.


Versione testata: Xbox Series X


La nave di Teseo

Abbandonata la vecchia tecnologia proprietaria, Halo Studios ha dunque scommesso tutto sull’Unreal Engine 5. Una scelta che, all’annuncio, aveva fatto storcere il naso a non poche persone. Perché diciamocelo: il motore grafico di Epic non è mai riuscito a convincere pienamente gli scettici a causa di grosse difficoltà di ottimizzazione. Il risultato, nelle mani degli studi meno smaliziati, si è spesso rivelato deludente. Ma anche gli sviluppatori più capaci hanno trovato spesso inattesi grattacapi.

Da un punto di vista squisitamente visivo, lo scetticismo viene spazzato via sin dai primi istanti. La resa grafica su Xbox Series X è infatti semplicemente sbalorditiva. L’illuminazione globale dinamica gestita da Lumen trasforma radicalmente l’atmosfera, rendendo persino i corridoi metallici più asettici in ambientazioni monumentali. Le ambientazioni esterne beneficiano di una densità poligonale e di una vegetazione lussureggiante che l’hardware della prima Xbox poteva soltanto sognare. Le foglie si muovono al passaggio dei Warthog, l’acqua cristallina della spiaggia si increspa realisticamente sotto il fuoco delle navette Covenant. Perfino il cielo stellato mostra la curvatura dell’anello con una nitidezza cinematografica sconvolgente. Effetti particellari di alto livello, gestione delle geometrie affidata a Nanite, ammodernamento sonoro: tutto davvero lodevole. Anche le cutscene hanno beneficiato dell’upgrade, con Master Chief e Cortana che godono di un’espressività drammatica mai vista prima d’ora.

Se il colpo d’occhio è lodevole, non altrettanto si può dire sia sul versante strettamente tecnico che su quello emotivo in senso lato. Piuttosto frequenti sono infatti fenomeni di microstuttering (soprattutto durante le cutscene) e piccoli scatti in corrispondenza dei checkpoint o durante i salvataggi automatici, con anche ripercussioni sulle sincronizzazioni audio/video. La modalità fedeltà castra poi eccessivamente la fluidità a schermo, rendendo di fatto l’opzione a 60 FPS l’unica realmente rispettosa del titolo originario. E proprio questo aspetto rappresenta una piccola conferma dei timori dei fan. La resa di alcuni ambienti e delle superfici metalliche risulta a tratti artificiosa, quasi “cerosa”. Ma è un po’ tutta la presentazione che, nel virare verso il realismo dell’UE5 ha abbandonato la morbidezza del tratto caratteristico del capitolo originario. L’identità di fondo resta la stessa anche se a cambiare sono tutte le parti che la compongono? Se lo domandava anche Plutarco.

Gameplay evoluto

Esaminato il comparto grafico e tecnico, l’altra grande domanda riguardante Campaign Evolved è quanto il gameplay del titolo originario riesca a tenere botta ancora dopo venticinque anni.

Sul fronte puramente ludico e sorvolando sulla bontà della campagna (che di base è la medesima del 2001), il titolo si affretta ad intervenire sul sistema di controllo, con l’intento esplicito di sovrapporre il feeling moderno del gunplay alle geometrie del passato. Più nello specifico, gli sviluppatori hanno preso come punto di riferimento lo standard riveduto e corretto di Halo 3, introducendo nuove opzioni che implementano le opzioni di mobilità del capostipite. Troviamo infatti l’inserimento dello scatto, la possibilità di utilizzare la spada energetica e l’introduzione di bocche da fuoco apparse solo successivamente nella saga. Tutte scelte, queste, che offrono al giocatore al contempo una più profonda varietà d’approccio ed una pulizia dei comandi ancor più squisita di quanto già non fosse in origine.

Anche la gestione dei potenziamenti è stata radicalmente rivista. Sovrascudo ed invisibilità non sono più legati al consumo immediato sul campo, bensì sono upgrade che possono essere raccolti e attivati nel momento tatticamente più opportuno. Il comportamento dei veicoli è stato inoltre fortunatamente rielaborato, con un netto addio alla fisica instabile del 2001 in favore di maggiori stabilità e precisione di manovra.

Il cuore dell’esperienza, frutto di una deliziosa alchimia realizzata a suo tempo da Bungie, resta ancora oggi divertentissimo, leggibile e privo di incertezze, supportato da un’intelligenza artificiale dei nemici che continua a impartire lezioni di encounter design all’intera industria contemporanea. Dove emergono delle dissonanze è quando l’accentuato dinamismo di Campaign Evolved si scontra con il level design. Gli sviluppatori hanno infatti scelto di non alterare l’architettura delle missioni originali. Una decisione presa per rispettare il materiale di partenza ma che ha reso, di conseguenza, l’utilizzo dello scatto e dei nuovi potenziamenti un po’ sacrificati entro corridoi stretti e stanze ripetitive. Questa discrepanza strutturale tra nuove abilità di Master Chief e level design tradizionale accentua un anacronismo evidente e talvolta pesante da digerire.

Do ut des

Il confronto con l’eredità del passato è un po’ la lente attraverso cui, inevitabilmente, Campaign Evolved deve essere guardato.

L’assenza più ingombrante che pesa sul valore del pacchetto è la totale mancanza del comparto multiplayer competitivo. Escludere la modalità che ha contribuito a rendere gli FPS su console quello che sono oggi, ridefinendo altresì il gioco online al di fuori del PC, significa aver mutilato l’offerta ludica. Campaign Evolved infatti si “limita” a proporre la sola campagna, affrontabile in solitaria o in cooperativa. La sensazione di un remake “monco” ad un prezzo peraltro neanche calmierato è stata solo parzialmente mitigata da Halo Studios con l’introduzione di tre missioni inedite.

Esse fungono da prequel narrativo, focalizzate sulle vicende del Sergente Johnson durante le fasi iniziali dell’invasione Covenant sulla Pillar of Autumn. Queste missioni offrano scorci spettacolari e spingono l’acceleratore su soluzioni di gameplay maggiormente contemporanee tra dinamismo accentuato e verticalità esplorativa. Al tempo stesso però la scrittura imbocca una direzione che strizza fin troppo l’occhio ai toni irriverenti delle action comedy , che mal si conciliano con i toni più solenni e sci-fi del canovaccio originale del 2001.

Campaign Evolved, in buona sostanza, chiede al pubblico di accettare a delle rinunce rispetto al capitolo originale per avere in cambio qualcosa di inedito. Il sacrificio che abbraccia la rinuncia al multiplayer competitivo ed all’atmosfera del titolo del 2001, ha permesso agli sviluppatori su focalizzarsi su altro. Un comparto tecnico moderno, nuove missioni prequel, tante piccole grandi introduzioni alla quality of life ed una generosa dose di contenuti extra atti ad aumentare drasticamente la longevità (come l’inserimento di ben 42 teschi modificatori). Ad oggi è sicuramente il modo migliore per vivere l’esperienza del primo indimenticabile Halo, anche se il tempo trascorso potrebbe rendere il pubblico contemporaneo meno entusiasta di quello di venticinque anni fa.

Commento finale

Halo: Campaign Evolved è, senza mezzi termini, il modo migliore per godersi un’opera senza tempo. Halo Studios firma un sentito atto d’amore verso un pezzo di storia del medium videoludico, nobilitato da un comparto tecnico in Unreal Engine 5 che ridefinisce gli standard visivi della saga e da un gameplay mai così fluido ed appagante. Al tempo stesso, l’operazione si è rivelata paradossalmente fin troppo conservativa: la riluttanza nell’attualizzare il level design crea una costante frizione con la modernità delle meccaniche introdotte, mentre l’assenza del multiplayer competitivo è tutt’ora una decisione che si fatica a comprendere (figuriamoci a condividere). Al di là di questo, il titolo rappresenta un pacchetto imperdibile per chiunque voglia rivivere (o vivere per la prima volta) l’inizio dell’epopea di Master Chief anche se, inevitabilmente, è venuta meno parte della travolgente ed impattante carica innovativa del 2001.


8.2

Halo: Campaign Evolved


Halo: Campaign Evolved è, senza mezzi termini, il modo migliore per godersi un'opera senza tempo. Halo Studios firma un sentito atto d'amore verso un pezzo di storia del medium videoludico, nobilitato da un comparto tecnico in Unreal Engine 5 che ridefinisce gli standard visivi della saga e da un gameplay mai così fluido ed appagante. Al tempo stesso, l'operazione si è rivelata paradossalmente fin troppo conservativa: la riluttanza nell'attualizzare il level design crea una costante frizione con la modernità delle meccaniche introdotte, mentre l'assenza del multiplayer competitivo è tutt'ora una decisione che si fatica a comprendere (figuriamoci a condividere). Al di là di questo, il titolo rappresenta un pacchetto imperdibile per chiunque voglia rivivere (o vivere per la prima volta) l'inizio dell'epopea di Master Chief anche se, inevitabilmente, è venuta meno parte della travolgente ed impattante carica innovativa del 2001.

PRO

Il modo migliore per vivere, nel 2026, l'inizio dell'epopea di Master Chief | Unreal Engine 5 sfruttato a dovere | Tante migliore al gameplay e contenuti, anche inediti |

CONTRO

Sul versante tecnico ci sono alcuni piccoli imbarazzi | Le novità di gameplay talvolta cozzano con il level design del 2001 | L'assenza del multiplayer competitivo è un boccone amaro da digerire |

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