Nell’oramai lontano 2003, Crimson Butterfly rappresentò un punto di svolta fondamentale per la serie horror di Tecmo. Il primo FATAL FRAME si era fatto notare per un approccio affascinante al genere, puntando tutto sulle atmosfere orientali e sulle suggestioni degli spettri come principali pericoli da affrontare. Tuttavia, era un prodotto acerbo e ancora lontano da una piena maturità. Fu proprio Crimson Butterfly ad alzare vertiginosamente l’asticella, regalando al pubblico (PlayStation 2 prima, Xbox poi) non solo uno dei migliori survival horror della generazione, ma altresì uno dei suoi più raggelanti esponenti in assoluto. L’exploit permise a FATAL FRAME di diventare un franchise di successo tra gli appassionati, sebbene i capitoli successivi non riuscirono mai a replicare pienamente la qualità (ed il responso di critica e pubblico) del secondo episodio.
Abbandonando per la prima volta il nome europeo Project Zero, FATAL FRAME II: Crimson Butterfly REMAKE ripropone il classico di ventitré (!) anni fa preservandone le migliori caratteristiche, arricchendolo con un comparto tecnico aggiornato e meccaniche di gameplay svecchiate. A poche settimane dall’eccelso Nioh 3, sarà riuscito il sempre più prolifico Team Ninja a portare a termine anche questa missione?
Il titolo è disponibile dal 12 Marzo per PC (via Steam), Xbox Series e PlayStation 5.
Versione testata: PlayStation 5
Terrore autentico
Quello che ha reso, a suo tempo, Crimson Butterfly indimenticabile è stato il suo essere genuinamente spaventoso. Al punto di essere considerato, da alcuni, tra i titoli più terrorizzanti mai concepiti fino a quel momento. Se non IL più pauroso in assoluto. Possiamo già rassicurarvi su questo punto: il REMAKE ripercorre fedelmente gli stessi passi del capostipite.
Mio e Mayu Amakura sono due sorelle gemelle che condividono un legame profondo ed un passato misterioso. Un giorno, Mayu si perde nel bosco dopo aver seguito strane farfalle cremisi. Sua sorella Mio la riesce a raggiungere, ma nel farlo si ritrova nel villaggio Minakami. Un posto scomparso anni prima nel contesto di un arcano rituale, sul quale grava una sinistra maledizione: nessuno, una volta al suo interno, può andarsene. Finiti in una notte eterna, le sorelle dovranno indagare cosa è accaduto realmente in questo luogo mentre Mayu inizia ad avere visioni sui terribili eventi occorsi nel villaggio. Oramai abitato solo da inquietanti e pericolose presenze spirituali: fantasmi.

Se si poteva avere il timore che il tempo non sarebbe stato clemente con l’opera di Makoto Shibata, questa nuova versione del titolo ha fugato qualsiasi tipo di dubbio. Crimson Butterfly REMAKE preserva la medesima esperienza horror dell’originale, ulteriormente affinata da un comparto audiovisivo sapientemente aggiornato. Atmosfera, folklore, occulto e tradizione cinematografica orientale si fondono in un racconto opprimente e soffocante che scivola nell’angoscia pura che si cela dietro ad ogni angolo. Tutto è costruito per infondere una ansietà costante, un lento ma inesorabile crescendo che esplode nel panico completo dei frangenti in cui la vita sarà letteralmente appesa ad un filo.
Il team di sviluppo ha perfezionato minuziosamente l’aspetto ed il design dei personaggi, arricchendoli di dettagli e nuove sfumature. Dal canto suo, il villaggio di Minakami è stato altrettanto meticolosamente ricreato ed ancor più valorizzato dalla nuova eccellente resa garantita dai giochi di luci ed ombre. Il risultato è un titolo che trasuda atmosfera nel pieno ed assoluto rispetto di ciò che rendeva spaventoso il titolo del 2003. Un particolare plauso va all’intero comparto audio, con una qualità media tra effettistica e musiche da far congelare il sangue nelle vene. Eccezionale.

Una passeggiata nel villaggio
Crimson Butterfly REMAKE non è solo rispettoso da un punto di vista artistico, bensì recupera anche la struttura ludica del titolo originario.
Ci troviamo di fronte ad un survival horror di stampo estremamente classico, basato sull’esplorazione dei luoghi, la risoluzione di enigmi e la scoperta della trama (orizzontale e verticale) attraverso la raccolta di documenti da leggere. Il ritmo è deliberatamente lento, l’immersione è graduale e progressiva, la visuale del giocatore diventa a tutti gli effetti lo sguardo spaventato di Mio che tenta di farsi strada nel buio utilizzando una piccola torcia. Crimson Butterfly REMAKE, in questo senso, riparte dalle dinamiche sviluppate in Project Zero 2: Wii Edition, che aveva reintretato il capitolo originario migliorando proprio le dinamiche esplorative. Ma gli sviluppatori hanno addirittura integrato i contenuti originali, aggiungendo storie secondarie, nuove aree ed un finale alternativo inedito.

Dove l’intervento degli sviluppatori è stato più incisivo è nella gestione della Camera Obscura. Unico strumento per difendersi dalle forze soprannaturali, si tratta di una macchina fotografica in grado di esorcizzare le forze maligne. Elemento cardine dell’intero franchise, si basa su un meccanismo high risk high reward. Scattare una foto un istante prima dell’attacco del fantasma di turno permette di infliggere un numero spropositato di danni, semplificando gli scontri. Tuttavia, sbagliare il tempismo può comportare il subire danni ingenti ed avvicinarsi pericolosamente al game over. Rispetto al capitolo originario, adesso sono state introdotte nuove funzionalità come il focus, lo zoom e il cambio filtro. Aggiunte che offrono nuove opzioni strategiche per i combattimenti, adesso ancora più emozionati e stratificati rispetto al passato.
Se pensate che Crimson Butterfly sia tuttavia divenuto un gioco semplice, dovrete cambiare idea molto presto. Anche il REMAKE si rivela impegnativo e, soprattutto all’inizio, piuttosto punitivo. La fuga diventa spesso un’opzione inevitabile e addirittura rinunciare a segmenti del gioco potrebbe essere inevitabile. Potenziando la Camera Obscura le cose migliorano e si riesce a contrastare meglio i picchi di difficoltà del gioco. Tuttavia, a quel punto si verifica una inversione di tendenza. Crimson Butterfly REMAKE passa dalla difficoltà intransigente iniziale alla facilità delle fasi finali. Probabilmente il bilanciamento poteva essere più raffinato.

Pellicola inceppata
I fan della saga e chi ama i survival horror, si troveranno a casa propria con FATAL FRAME II: Crimson Butterfly REMAKE. Tuttavia, l’analisi odierna non può prescindere da alcuni nota bene importanti, tanto per chi vive di pane e paura, quanto per chi non è particolarmente avezzo al genere.
Anzitutto, lodare la fedeltà del REMAKE al titolo originario porta con sé un inevitabile sillogismo. Anche al netto delle migliorie nelle animazioni e nei controlli generali, Crimson Butterfly resta un titolo tendenzialmente legnoso. Lo è non solo per motivi storici, ma anche per una precisa scelta di game design: trasmettere con qualunque mezzo disagio ed inadeguatezza al giocatore. Soprattutto nelle fasi di combattimento, dove la lentezza dei movimenti di Mio è marcata e si scontra con la rapida imprevedibilità degli spettri. Chiariamoci: non siamo di fronte alla rigidità esasperante di PROJECT ZERO: Mask of the Lunar Eclipse. In questo senso, i passi avanti sono evidenti. Tuttavia siamo ancora lontani da un feeling propriamente reattivo.

Si poteva fare qualcosina in più per adeguare meglio al 2026 l’infrastruttura ludica? Forse si, ma non nascondiamo che andare a toccare un elemento così delicato e funzionale all’intera esperienza, avrebbe potuto alterare gli equilibri dell’orrore di Crimson Butterfly. Al tempo stesso, tuttavia, è innegabile che questo aspetto potrebbe essere particolarmente fastidioso per molti giocatori.
Infine, ci è dispiaciuto constatare una ottimizzazione tecnica non proprio impeccabile. Su PlayStation 5, il Katana Engine di Team Ninja non si è infatti rivelato impeccabile. Non essendo possibile scegliere una preferenza tra risoluzione e fluidità, il compromesso si presenta con una risoluzione dinamica (che punta al 4K) ed un framerate bloccato a 30 FPS. Peccato che sia l’una che l’altro tendano ad essere instabili, per un’esperienza non così pulita come ci si poteva attendere. Controversa è poi l’imposizione dell’Effetto Pellicola. Non esiste infatti, al lancio, una possibilità di disattivare questo filtro grafico. Comprendiamo che si tratti di una scelta stilistica, ma statisticamente moltissimi giocatori non la apprezzano. Perché allora non dare l’opzione di disattivarla? Fortunatamente Koei Tecmo ha annunciato che arriverà una patch che implementerà tale possibilità.

Commento finale
FATAL FRAME II: Crimson Butterfly REMAKE rende giustizia ad uno dei migliori survival horror non solo della sesta generazione ma dell’intera storia del media. La storia di Mio e Mayu Amakura continua ad essere raggelante ora come ventitré anni fa, grazie a ritocchi tecnici e ludici mirati e rispettosi del materiale originario. In questa prospettiva, è un peccato che l’ottimizzazione su PlayStation 5 non riesca, allo stato attuale, ad offrire un’esperienza perfettamente fluida e scevra da incertezze. In questo contesto e di fronte ad un titolo che resta forse fin troppo fedele a sé stesso (tradizionalismo e legnosità compresi), ciò che resta in bocca è una sensazione inevitabimente agrodolce. Gli amanti del genere lo adoreranno, mentre a tutti gli altri consigliamo di approcciarsi con prudenza al villaggio Minakami: una volta entrati, uscirne non sarà affatto semplice.



