Recensione Guard Duty

Articolo di · 29 Luglio 2020 ·

Avventura grafica vecchio stampo.

I videogiocatori più navigati ricorderanno con felicità ed un pizzico di nostalgia i tempi d’oro delle avventure grafiche che tanto spopolavano tra gli anni ’90 e i primi 2000. Fra le serie più famose ed amate spiccano indubbiamente Monkey Island, Broken Sword e Syberia, due delle quali riproposte abbastanza recentemente con un nuovo capitolo.

I punta e clicca sono poi divenuti sempre più di nicchia, complici il ritmo tendenzialmente lento e l’evoluzione del mondo videoludico in termini di gameplay e gusti. Nonostante ciò, questa formula di gioco “vintage” non è mai andata a scomparire ed è ancora oggi apprezzata da una discreta fetta di pubblico.

Il titolo indie Guard Duty abbraccia la filosofia originale dell’avventura grafica, sbarcando anche su Nintendo Switch grazie al lavoro della compagnia Ratalaika Games specializzata nei porting su console.

Sviluppato dal team Sick Chicken Studios, Guard Duty racconta la storia di Tondbert, una guardia dall’indole distratta a cui viene affidato il compito di salvare la principessa della cittadina di Wrinklewood, rapita da un malefico stregone. La classicheggiante trama può contare su una buona progressione ed un’impostazione narrativa piuttosto umoristica, giocando parecchio su dialoghi ricchi di battute, sarcasmo e talvolta black humor.

Il gioco è sostanzialmente ambientato in due epoche nettamente diverse, ovvero il Medioevo e il futuro del 2074, sebbene quest’ultimo rappresenti una parte veramente breve dell’avventura che già di suo non spicca per la longevità, intorno alle 5-6 ore di gioco. Come ogni titolo del genere che si rispetti, ci ritroveremo spesso a dover risolvere enigmi e ad esaminare attentamente l’ambiente circostante per poter proseguire, con situazioni che in alcuni casi richiedono un pizzico di logica prima di arrivare alla soluzione. A spezzare un po’ il ritmo di gioco, purtroppo, ci pensano dialoghi secondari troppo lunghi e sostanzialmente inutili al fine della narrazione così come situazioni palesemente riempitive.

Tutto è in completo stile anni ’90, dall’orecchiabile colonna sonora alla grafica in pixel dall’ottima resa vintage, per la quale avremmo preferito però ambientazioni disegnate a mano à la Broken Sword, per intenderci. Ciò che non comprendiamo è la scelta di limitare la visuale a 4:3, riempiendo i lati con una “trama” di assi di legno piuttosto discutibile. Dal punto di vista della fluidità, Guard Duty si è comportato egregiamente su Switch Lite, questo indubbiamente grazie alla leggerezza dello stile grafico utilizzato. Un “bug” che più volte ci ha fatto alzare gli occhi al cielo riguarda l’interazione (premendo A) con un oggetto e il relativo commento del protagonista: per farla breve, premendo ripetutamente per saltare velocemente i dialoghi, spesso al termine degli stessi si interagisce nuovamente senza alcuna sorta di “tempo di ricarica”, ripartendo quindi da capo.

Ciò che più grava sull’esperienza di gioco, però, è la totale assenza della lingua italiana. Il doppiaggio – di buona fattura – ed i testi sono infatti solamente in inglese, servendosi di un lessico peraltro non alla portata di tutti in quanto non di rado figurano modi di dire o parole abbreviate.

Commento finale

Guard Duty si rivela un’avventura grafica godibile e capace di far riassaporare i “tempi andati” del genere. Il continuo susseguirsi di situazioni umoristiche e dialoghi ricchi di sarcasmo mantengono viva la scena, sebbene alcuni passaggi abbiano un mero scopo riempitivo. La totale assenza dell’italiano, inoltre, confina il gioco ad un pubblico ancor più di nicchia, ma nel complesso il lavoro di Sick Chicken Studios e Ratalaika Games vale la spesa di soli 10€.

Criterion 10
7.0

Di nicchia

Guard Duty si rivela un'avventura grafica godibile e capace di far riassaporare i "tempi andati" del genere. Il continuo susseguirsi di situazioni umoristiche e dialoghi ricchi di sarcasmo mantengono viva la scena, sebbene alcuni passaggi abbiano un mero scopo riempitivo. La totale assenza dell'italiano, inoltre, confina il gioco ad un pubblico ancor più di nicchia, ma nel complesso il lavoro di Sick Chicken Studios e Ratalaika Games vale la spesa di soli 10€.


+
    - Avventura grafica vecchio stile
    - Umorismo sempre al centro della scena
-
    - Piuttosto breve
    - Totale assenza dell'italiano
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Info sull'autore
Meglio conosciuto come "Ping" per gli amici e online, gioco dall'ormai lontano 2000. Cresciuto a pane e videogiochi a partire dalla prima PlayStation, nel tempo ho esteso i miei interessi anche all'ambito della tecnologia in generale, scoprendo un certo feeling con l'hardware PC. Le mie grandi passioni si sono poi trasformate in qualcosa di più concreto con l'entrata in 4News, grazie a cui ho avuto modo di vedere il mondo videoludico-tecnologico da una nuova prospettiva ed affrontarlo in modo più serio e professionale.

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