Quando si parla di platform 3D, il pensiero corre subito a quei grandi classici che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza di molti giocatori: i capitoli storici di Mario, le avventure di Crash Bandicoot, la magia di Spyro. Hirogami, sviluppato da Bandai Namco Studios Singapore e Malaysia con il supporto editoriale di Kakehashi Games, cerca di inserirsi proprio in quella tradizione, pur con un’identità estetica e ludica che punta con decisione a distinguersi. Disponibile su PlayStation 5 e PC, il titolo si presenta come un progetto indipendente, sebbene il curriculum degli studi coinvolti racconti esperienze ben più ampie, dal supporto a produzioni come Monster Hunter World e Ace Combat 7 fino al lavoro su Splatoon 3.
Ci troviamo davanti a un gioco che nasce come un ibrido: indipendente per spirito e freschezza, ma con le spalle larghe di un team che ha imparato osservando da vicino i giganti del settore. E questa doppia anima si riflette in ogni aspetto di Hirogami: dall’impatto visivo immediato, fatto di origami colorati e animazioni in stop-motion, alla struttura di gameplay che mescola semplicità di approccio e un livello di sfida sorprendentemente calibrato. Non tutto, però, fila liscio: la mancanza di esperienza specifica del team in questo genere si fa sentire, e alcune scelte legate a telecamera, narrazione e design dei livelli non riescono a raggiungere il livello dei capisaldi del genere. Il risultato è un titolo che incuriosisce e diverte, ma che resta a pochi passi dall’essere memorabile
Versione testata : PlayStation 5
Un eroe di carta contro il Contagio
La trama di Hirogami si apre con la presentazione del protagonista, Hiro, un giovane origami dal carattere timido e indeciso. Nella società degli origami il suo ruolo è quello di intrattenitore, un personaggio che vive per far ridere e rallegrare gli altri attraverso le proprie trasformazioni. Eppure, quando il mondo viene minacciato dal Contagio, una forza oscura che corrompe ogni cosa, sarà proprio Hiro, suo malgrado, a dover assumere il ruolo dell’eroe. A dargli la possibilità di farlo è un ventaglio magico, dono di una divinità antica, capace di purificare gli altari e contenere la diffusione del male.
La storia procede con semplicità: il giocatore affronta un susseguirsi di livelli, ognuno con un obiettivo chiaro e legato al percorso di purificazione del mondo. Non ci sono grandi colpi di scena, e la narrazione resta sullo sfondo per lasciare spazio all’azione. Tuttavia, alcuni elementi narrativi riescono a dare spessore: il carattere fragile di Hiro, costretto a confrontarsi con le proprie paure, trasmette un vago sapore da romanzo di formazione, mentre il contrasto tra leggerezza estetica e minaccia oscura crea un equilibrio interessante.
Il limite più evidente sta però nell’esecuzione. Le cutscene sono poche e poco curate, ridotte a sequenze statiche che non trasmettono la giusta intensità emotiva. I dialoghi, frammentari e poco incisivi, non riescono a valorizzare i comprimari o a dare respiro alla vicenda. Il risultato è una storia che affascina per le premesse ma che fatica a imprimersi nella memoria, un’occasione mancata che lascia l’impressione di un contorno funzionale al gameplay, ma non di un elemento capace di elevarlo.

Gameplay tra origami, ventagli e sfide punitive
Se la narrazione resta in secondo piano, il gameplay rappresenta senza dubbio il cuore pulsante di Hirogami. Alla base troviamo un platform 3D che riprende la struttura dei grandi classici, con una trentina di livelli da affrontare, ognuno con missioni principali da completare e obiettivi secondari che ne arricchiscono la longevità. Hiro può attaccare con il suo ventaglio, in uno stile da hack ’n’ slash “lite”, semplice e immediato, ma la vera originalità risiede nella sua capacità di trasformarsi in diverse forme di origami.
Dal foglio piatto che scivola nelle fessure e sfrutta le correnti d’aria, alla rana capace di salti lunghi e potenti, fino al gorilla dalla forza bruta o all’armadillo che si arrotola per colpire i nemici, ogni trasformazione introduce nuove possibilità offensive ed esplorative. È proprio questa varietà a rendere il gameplay dinamico e mai monotono, con la soddisfazione di scoprire soluzioni sempre nuove a problemi vecchi. Tornare nei livelli già completati per raggiungere aree prima inaccessibili diventa così parte integrante dell’esperienza, in linea con le migliori tradizioni del genere.
Il gioco non è solo esplorazione. Gli scontri con i nemici rappresentano un banco di prova sorprendente: inizialmente semplici, con avversari statici e facilmente gestibili, le battaglie diventano sempre più complesse, introducendo nemici rapidi, esplosivi o capaci di colpire a distanza. La sfida cresce gradualmente, fino a richiedere precisione e padronanza delle trasformazioni per sopravvivere. Gli obiettivi extra, come completare un livello senza subire danni o entro un tempo limite, offrono poi un incentivo concreto ai giocatori più competitivi.
Nonostante qualche frustrazione causata da una telecamera imprecisa, il gameplay riesce a mantenere un equilibrio efficace: accessibile ai neofiti, stimolante per i veterani, capace di regalare ore di divertimento e un senso costante di progressione. È qui che Hirogami dimostra la propria forza, confermandosi un platform solido che, pur con limiti evidenti, sa intrattenere e gratificare.

Un mondo piegato come un foglio: grafica e tecnica
Uno degli aspetti più immediatamente riconoscibili di Hirogami è la sua identità visiva. Tutto nel gioco, dai personaggi agli scenari, è realizzato come se fosse costruito con fogli di carta colorata, in un omaggio costante all’arte degli origami. Hiro stesso, con il suo design elegante e multistrato, cattura lo sguardo e resta impresso come protagonista iconico. A rendere l’esperienza ancora più particolare c’è la scelta di animare i movimenti in stile stop-motion, con scatti volutamente irregolari che simulano il movimento di figure piegate a mano.
Gli scenari inizialmente sorprendono per la loro capacità di trasportare in un mondo “pieghevole”, ma non sempre mantengono la stessa qualità. Dopo i primi colpi d’occhio, infatti, molte ambientazioni finiscono per sembrare ripetitive, perdendo quel dettaglio e quella varietà che ci si aspetterebbe. Un limite che, se da un lato non compromette la giocabilità, dall’altro indebolisce l’impatto complessivo, soprattutto in un genere che fa della fantasia visiva una delle sue colonne portanti.
Sul piano tecnico, il difetto più pesante è rappresentato dalla telecamera, spesso imprecisa e poco reattiva, al punto da trasformare alcune sezioni di platforming in esperienze frustranti. Nonostante questo, il motore di gioco si dimostra stabile, con performance solide e caricamenti rapidi. Unico appunto visivo: la scelta cromatica tende talvolta a una desaturazione eccessiva, che appiattisce la vivacità della tavolozza e smorza l’impatto visivo.

Il fruscio della carta: audio e colonna sonora
Il comparto audio di Hirogami si colloca in un territorio discreto ma funzionale. La colonna sonora accompagna i livelli con temi leggeri, coerenti con l’estetica cartacea e mai invadenti, contribuendo a creare un’atmosfera rilassante e piacevole. Non si tratta di brani memorabili, ma di musiche che sostengono l’azione senza mai distrarre o annoiare.
Anche il doppiaggio segue questa filosofia: sobrio, essenziale, in grado di dare voce ai personaggi senza cercare interpretazioni sopra le righe. Gli effetti sonori, dal fruscio della carta che si piega al colpo del ventaglio che abbatte i nemici, sono resi con cura e danno consistenza all’esperienza. Non siamo di fronte a un comparto audio rivoluzionario, ma a un supporto solido che fa il proprio dovere, mantenendo l’attenzione del giocatore focalizzata sul cuore del titolo: il gameplay.
Longevità e sfide extra per veri perfezionisti
Con circa 30 livelli, Hirogami offre un’avventura dalla durata contenuta ma ben strutturata. Completare il gioco senza soffermarsi sugli extra non richiede un impegno eccessivo, ma è proprio la ricerca di collezionabili, potenziamenti e obiettivi opzionali a estendere la longevità, trasformando ogni livello in un terreno fertile per la rigiocabilità. Le trasformazioni aggiunte progressivamente incentivano il ritorno sui livelli già visitati, regalando la soddisfazione di scoprire segreti nascosti e nuove strategie per affrontare vecchie sfide.
Dal punto di vista dell’accessibilità, il titolo si rivolge a un pubblico ampio. La difficoltà base non è mai punitiva: anche i giocatori meno esperti possono completare l’avventura senza troppi ostacoli. Ma per chi cerca sfide più ardite, gli obiettivi extra – come completare un livello senza subire danni o entro tempi stringenti – offrono un livello di sfida sorprendentemente elevato. Si tratta di un approccio intelligente, che rende il gioco godibile da tutti senza rinunciare a stimolare i giocatori più competitivi.
Commento finale
Hirogami è un titolo che colpisce per la sua estetica e per la freschezza delle idee, pur senza riuscire a raggiungere le vette dei grandi platform 3D. È un’avventura piacevole, capace di conquistare con le sue trasformazioni originali e il ritmo accessibile, ma che lascia spazio a miglioramenti importanti: una narrazione troppo leggera, ambientazioni talvolta ripetitive e una telecamera che spesso gioca contro il giocatore.
Resta, però, un’esperienza consigliata a chi ama i platform e vuole scoprire qualcosa di diverso dal solito. Non un capolavoro indimenticabile, ma un gioco che sa divertire, rilassare e stimolare con le sue sfide opzionali. In definitiva, un titolo che dimostra come anche un foglio di carta, piegato nel modo giusto, possa trasformarsi in un’avventura capace di restare impressa nella memoria.











