Recensione KAKU: Ancient Seal (PS5), un piccolo mondo da riscoprire

Essere ambiziosi, nel mondo dei videogiochi, significa voler andare oltre il possibile. Ma l’ambizione, da sola, non basta. Serve misura, esperienza e un pizzico di incoscienza. Kaku: Ancient Seal, il progetto del team indipendente cinese Bingobell, nasce proprio da questo equilibrio: quello tra il desiderio di stupire e la realtà di mezzi limitati.

Dopo una lunga “esclusiva” su PC (versione che abbiamo recensito qualche tempo fa), il gioco – grazie a SneakyBox – approda su PlayStation 5 (versione da noi testata) e Xbox Series X/S in un pacchetto completo e sorprendentemente stabile, portando con sé il sogno di raccontare un’avventura primitiva che parla di crescita, corruzione e speranza. Non è un prodotto perfetto, ma ha qualcosa che molti giochi più blasonati hanno dimenticato: l’anima.

Kaku: Ancient Seal ci mette nei panni di Kaku, un giovane ragazzo che vive in un mondo ormai spezzato, dove gli spiriti elementali, un tempo garanti dell’equilibrio naturale, sono stati dispersi. Il suo compito è ritrovarli, uno per uno, per restaurare la pace e riportare armonia tra gli elementi. A fargli compagnia c’è Porcellino, una creatura buffa e intelligente che funge da guida, amico e talvolta arma.

La storia si apre con un tono fiabesco, quasi infantile. Un anziano incide sulla pietra l’antica leggenda della nascita del mondo, interrotto dal protagonista affamato e distratto. È una sequenza che riassume perfettamente lo spirito dell’opera: tra ingenuità e meraviglia, Bingobell costruisce un universo che parla di antichi dei e forze primordiali, ma lo fa attraverso gli occhi di un ragazzo che non ha ancora imparato a temere.


Versione testata: PlayStation 5


Un open world che invita all’esplorazione

Il mondo di Kaku: Ancient Seal è vasto e colorato, diviso in quattro biomi principali — foresta, deserto, ghiacciai e vulcano — ognuno legato a un diverso spirito elementale. A collegarli c’è un hub centrale, un santuario dove Kaku può prepararsi, potenziare le proprie abilità e scegliere la prossima destinazione.

Ogni bioma ha una propria identità visiva: la Foresta del Vento, verde e brulicante di vita, trasmette un senso di rinascita e scoperta; il Deserto delle Fiamme è spoglio, arido e pericoloso, con nemici che emergono dalle dune come ombre; le Terre di Ghiaccio alternano panorami mozzafiato a insidie invisibili; infine, il Vulcano della Terra rappresenta la conclusione del viaggio, un inferno di roccia e magma dove tutto si decide.

Su PS5, l’impatto visivo è piacevole: il gioco utilizza l’Unreal Engine per creare un’estetica a metà tra cartone animato e rendering realistico. I colori saturi, le luci diffuse e i dettagli dei modelli ambientali donano un carattere riconoscibile, pur senza raggiungere i livelli di raffinatezza di titoli come Kena: Bridge of Spirits.

Il framerate si mantiene stabile sui 60 fps, con qualche sporadico calo nelle aree più affollate, mentre i caricamenti sono quasi istantanei grazie all’SSD di PS5. Il supporto al DualSense è sorprendentemente buono: le vibrazioni adattive reagiscono alle superfici calpestate, alla tensione dell’arco o al peso della clava, e i trigger restituiscono un feedback convincente durante gli attacchi caricati.

Il mondo, pur non essendo sconfinato, è ricco di dettagli ambientali: piccole rovine, resti di civiltà perdute, statue ricoperte di muschio e iscrizioni dimenticate. Non è tanto la vastità a colpire, quanto la sensazione di scoprire un mondo vivo, fatto di silenzi e piccoli segreti.

La magia dell’imperfezione

Fin dai primi minuti, Kaku: Ancient Seal mostra chiaramente la sua natura “ibrida”: un action RPG che si muove con la leggerezza di un’avventura per ragazzi ma nasconde al suo interno meccaniche complesse di crafting, combattimento e potenziamento.

Kaku può raccogliere risorse, minerali, erbe, materiali organici, per creare oggetti curativi o migliorare l’equipaggiamento. Il sistema di crafting non è profondo, ma funzionale: serve a mantenere il ritmo dell’esplorazione senza sommergere il giocatore di menu o statistiche.

La progressione segue un modello circolare: ogni bioma propone sfide simili ma con variazioni di tono e struttura. Si esplora, si risolvono enigmi, si combatte un boss e si ottiene un nuovo potere elementale. È una formula che funziona, anche se dopo una decina d’ore tende a diventare prevedibile. Tuttavia, l’atmosfera e la varietà visiva compensano la ripetitività.

Kaku non è un eroe muscoloso né un guerriero esperto. È un ragazzo goffo, curioso e coraggioso. E il gioco abbraccia questa prospettiva con coerenza: il suo modo di combattere è diretto, quasi ingenuo, ma ogni vittoria ha il sapore di una conquista autentica.

Un combat system tra immediatezza e leggerezza

Il sistema di combattimento di Kaku: Ancient Seal è costruito intorno a tre strumenti principali: la clava, lo scudo e la fionda. La prima serve per gli attacchi rapidi e le combo a corto raggio; il secondo per rompere la guardia dei nemici; la terza per colpire da lontano o attivare meccanismi ambientali.

La versione PS5 beneficia di un input più reattivo e di un buon bilanciamento del feedback tattile: colpire con la clava fa davvero “sentire” il peso dell’impatto, mentre i colpi della fionda producono una vibrazione più secca e precisa. Tuttavia, la IA nemica resta piuttosto elementare. Molti avversari attaccano in modo prevedibile, alternando momenti di aggressività a lunghe pause che permettono di colpirli senza rischi.

Le boss fight sono il momento in cui il sistema mostra il suo potenziale. Ogni bioma culmina in uno scontro che rappresenta non solo una prova di abilità, ma anche un passo simbolico nel percorso di Kaku. Alcuni boss, come il Titano del Fuoco o lo Spirito del Ghiaccio, offrono combattimenti più dinamici, dove il giocatore deve combinare schivate, attacchi elementali e uso dell’ambiente.

Il livello di difficoltà è medio-basso, adatto anche a chi non ha particolare esperienza con gli action. Ma chi cerca un’esperienza più impegnativa potrebbe trovarlo troppo permissivo.

La telecamera è discreta ma non sempre impeccabile: negli spazi stretti tende a incastrarsi, e in certe situazioni la visuale si allontana troppo, riducendo la precisione dei colpi. Tuttavia, questi difetti non compromettono il piacere generale del combattimento, che resta scorrevole, immediato e coerente con il tono dell’avventura.

Porcellino, alleato e simbolo

Ogni eroe ha bisogno di un compagno, e Kaku non fa eccezione. Porcellino, il piccolo animale che lo accompagna, è molto più di una mascotte. Può teletrasportare Kaku nel regno delle rovine per potenziare abilità, creare portali per tornare rapidamente a zone già esplorate e persino travestirsi per confondere i nemici.

Nel corso dell’avventura acquisisce nuove abilità, come il Passo Ondulato, che permette di camminare temporaneamente sull’acqua, o il Salto di Potere, utile per raggiungere piattaforme lontane. Sono trovate che danno varietà all’esplorazione e aggiungono un pizzico di ironia al tono complessivo.

Ma Porcellino è anche un simbolo. Rappresenta la leggerezza, la curiosità e l’infantilità che Kaku non deve perdere. È la spalla che sdrammatizza i momenti più cupi e, al tempo stesso, il promemoria che la purezza può sopravvivere anche in un mondo corrotto.

Un racconto che cresce con il passare delle ore

La narrazione di Kaku: Ancient Seal non punta sulla complessità, ma sull’emozione. Ogni bioma diventa una metafora di un passaggio interiore: la foresta è la scoperta, il deserto è la solitudine, il ghiaccio è la paura e il vulcano è la rinascita.

Lungo il viaggio, Kaku incontra personaggi secondari che incarnano sfaccettature diverse dell’umanità: l’anziano mentore che crede ancora negli dei, la guerriera che ha perso la fede, il mercante opportunista che sopravvive vendendo sogni. Sono figure semplici ma efficaci, che arricchiscono l’universo narrativo e spezzano la linearità del racconto.

Il tono resta costantemente ottimista, quasi candido. Anche nei momenti più drammatici (quando la corruzione si manifesta o quando un boss crolla dopo un combattimento estenuante) il gioco preferisce la speranza alla tragedia. È una scelta precisa, che distingue Kaku da molti altri RPG moderni e lo rende più vicino a un racconto d’infanzia che a un’epopea epica.

Tra tecnica e suono il gioco “lavora” bene

Dal punto di vista tecnico, la versione PS5 si comporta bene. Le texture non sono sempre nitide, ma la direzione artistica riesce a compensare con colori brillanti e animazioni espressive. L’illuminazione globale sfrutta in modo intelligente i contrasti, specialmente nei templi elementali, dove luci e ombre creano un effetto quasi pittorico.

Il comparto audio è di ottima fattura: il sound design alterna momenti di silenzio assoluto a improvvisi crescendo orchestrali. Ogni bioma ha una propria identità sonora: tamburi tribali nella foresta, suoni metallici nel deserto, echi ovattati nel ghiaccio. La colonna sonora di accompagnamento, pur non memorabile, si adatta perfettamente al tono emotivo della narrazione.

Peccato solo per la localizzazione italiana, che alterna buone intuizioni a traduzioni approssimative. Alcuni dialoghi risultano rigidi o innaturali, segno di una revisione linguistica frettolosa.

Dal punto di vista della stabilità, non abbiamo riscontrato crash o bug gravi. Alcune animazioni si incastrano sporadicamente durante le cutscene, ma niente che comprometta il gameplay.

Il gioco porta il peso dell’ambizione del progetto

Kaku: Ancient Seal è un progetto che mostra con fierezza la sua natura indipendente. È evidente che Bingobell abbia voluto spingersi oltre i propri limiti, tentando di costruire un mondo aperto con una complessità che pochi studi indie riescono a gestire. Il risultato è un titolo pieno di idee, alcune brillanti, altre meno riuscite, ma tutte animate da una passione autentica.

Ci sono momenti in cui il gioco sorprende davvero: un tramonto improvviso dopo una tempesta, un enigma risolto con un’intuizione inaspettata, un combattimento che si trasforma in danza. Altri in cui la ripetitività o la povertà di mezzi fanno sentire il peso della sua ambizione. Ma in entrambi i casi, si percepisce una volontà sincera di creare qualcosa di diverso.

Kaku: Ancient Seal non vuole imitare, ma reinterpretare. È un titolo che si ispira ai grandi — Zelda, Kena, Genshin Impact — ma lo fa con rispetto, non con sudditanza. E anche quando inciampa, lo fa guardando avanti.

Commento finale

Alla fine, ciò che resta di Kaku: Ancient Seal non sono i suoi difetti, ma le sensazioni che lascia. L’odore della terra bagnata dopo la pioggia, il silenzio di una grotta illuminata dal fuoco, la risata di Porcellino quando tutto sembra perduto. È un gioco che vive di piccoli momenti, di dettagli che si imprimono nella memoria. Su PS5, la sua forma migliore: stabile, fluido, curato nei tempi di caricamento e potenziato da un feedback tattile che amplifica l’immersione. È un’esperienza che non cerca di stupire con la potenza grafica, ma di accogliere il giocatore in un mondo dove ogni passo, ogni enigma e ogni battaglia raccontano qualcosa. Kaku: Ancient Seal è, in fondo, una lettera d’amore all’avventura. Una di quelle storie che non rivoluzionano il genere, ma ricordano perché abbiamo iniziato a giocare: per perderci, per scoprire, per credere che anche un piccolo eroe possa cambiare il mondo.

7.8

Kaku: Ancient Seal


Alla fine, ciò che resta di Kaku: Ancient Seal non sono i suoi difetti, ma le sensazioni che lascia. L’odore della terra bagnata dopo la pioggia, il silenzio di una grotta illuminata dal fuoco, la risata di Porcellino quando tutto sembra perduto. È un gioco che vive di piccoli momenti, di dettagli che si imprimono nella memoria. Su PS5, la sua forma migliore: stabile, fluido, curato nei tempi di caricamento e potenziato da un feedback tattile che amplifica l’immersione. È un’esperienza che non cerca di stupire con la potenza grafica, ma di accogliere il giocatore in un mondo dove ogni passo, ogni enigma e ogni battaglia raccontano qualcosa. Kaku: Ancient Seal è, in fondo, una lettera d’amore all’avventura. Una di quelle storie che non rivoluzionano il genere, ma ricordano perché abbiamo iniziato a giocare: per perderci, per scoprire, per credere che anche un piccolo eroe possa cambiare il mondo.

PRO

Mondo di gioco ampio, colorato e coerente | ottimo equilibrio tra esplorazione, combattimento e puzzle | direzione artistica ispirata | sound design evocativo | versione PS5 fluida e ben ottimizzata

CONTRO

Traduzione italiana altalenante | animazioni e IA migliorabili | ripetitività nella struttura dei biomi | difficoltà poco calibrata

4News.it è una fonte di OpenCritic.com, il più grande aggregatore internazionale di review dedicato al mondo dei videogames.

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