Recensione Keeper, una storia onirica tra regni oltre l’immaginazione

Annunciato all’Xbox Games Showcase 2025 di inizio giugno, confessiamo che Keeper ci ha spiazzato fin dall’inizio. Dopo aver meritatamente conquistato pubblico e critica con l’eccellente Psychonauts 2, le aspettative verso la “next big thing” di Double Fine Productions erano febbrili. Se i più attendevano, ragionevolemente, nuove avventure per lo psiconauta Raz, l’eclettico team di sviluppo fondato da Tim Schafer aveva spiazzato. Presentandosi non con una nuova reiterazione di una IP consolidata (Brütal Legend, tornerai mai? *sigh*) bensì con una proposta inedita.

Un progetto completamente nuovo ed al contempo decisamente insolito fin dalle sue premesse. La strana storia di un faro senziente ed un uccello marino, alle prese con un’avventura spirituale dai tratti onirici. Qualcosa che, in un certo qualmodo, strizza l’occhio ai progetti più famosi di Double Fine ma che al contempo rappresenta un nuovo punto esclamativo.

Keeper sarà disponibile dal 17 Ottobre per PC (via Steam) ed Xbox Series. Sarà inoltre presente al lancio sul catalogo Game Pass Ultimate.


Versione testata: Xbox Series


C’è sempre un faro

Su un’isola remota, bagnata da mari sconosciuti, un faro si erge silenzioso. Tutto intorno, tracce di un passato senza nome che mostra le proprie ultime testimonianze con rovine e ruderi. Un uccello marino, per sfuggire al pericolo di una malevola tempesta di origine imponderabile, cerca protezione proprio al vecchio faro. Reso debole e fragile dall’inesorabile passaggio degli eoni, l’edificio crolla. Improvvisamente, un fascio di viticci lo aggroviglia, risvegliandone una coscienza senziente e dotandolo di gambe. Colto da una misteriosa nuova ragione di vita, il faro inizia un viaggio imprevedibile in compagnia dell’uccello marino attraverso posti che sfidano ogni immaginazione.

Se quella che vi abbiamo succintamente descritto vi sembra una sceneggiatura stramba, beh effettivamente non possiamo darvi tutti i torti. La trama di Keeper è volutamente weird e psichedelica, tuttavia dichiaratamente ispirata, nelle parole del direttore creativo Lee Petty, a tematiche complesse e profonde. Il veterano di Double Fine, nel riflettere a quello che il periodo pandemico ha significato per tutti noi, si è posto alcune domande. L’esigenza di metterci in contatto, di sviluppare rapporti e relazioni, è prettamente umana? Oppure si tratta di qualcosa di connaturato profondamente alla vita in quanto tale, a prescindere dalle sue forme?

Cosa è successo al mondo di Keeper?

Un argomento filosofico importante che anche altri grandi autori hanno affrontato (citare esplicitamente Hideo Kojima potrebbe sembrare pleonastico ma tant’è) e che ci ha stupito ritrovare in Keeper in una forma molto particolare. Per espressa volontà del team di sviluppo infatti, la narrazione è volutamente esposta senza l’utilizzo di parole. La forza delle immagini a schermo si sviluppa in una storia in grado di veicolare suggestioni e tematiche, che si protendono a braccia aperte verso il pubblico. Proprio la scelta di storytelling si collega al preciso obiettivo di non voler dare una chiara soluzione ad elementi di trama. Così come il titolo lesina sul suggerire chiavi di lettura. In questo senso, il giocatore è lasciato in totale libertà di immedesimazione, in compagnia dei propri sentimenti e della propria sensibilità. Ciascuno sarà in grado di trovare in Keeper temi e sensazioni, dando una propria interpretazione al viaggio dei due protagonisti.

Un tale indeterminazione, sebbene fortemente voluta dal team di sviluppo, potrebbe scontrarsi con la poca abitudine del pubblico a gestire un linguaggio di questo genere. Ritrovarsi ad affrontare una narrazione non lineare ed una trama eterea (addirittura alcuni indizi vengono forniti dalla descrizione degli Achievements) potrebbe non essere un’esperienza accolta allo stesso modo da tutto il pubblico. Ma al tempo stesso, si tratta di una scelta coraggiosa in grado di lasciare un segno. Davvero.

Ramoscello è un personaggio davvero ben delineato.

Un viaggio inaspettato

Impossibile non rimanere estasiati dalla direzione artistica di Keeper.

Attingendo alle atmosfere della scuola pittorica surrealista (Max Ernst e Salvador Dalì su tutti), il risultato è un mondo post umano che sfugge ad una classificazione. Colori impossibili si mescolano ad architetture disperse nel tempo, una natura con forme mai viste prima viene popolata da forme di vita bislacche. Sprazzi di luci sgargianti e tramonti poetici si alternano a gole tenebrose e minacciose ombre tentacolari. Il risultato artistico raggiunto da Keeper è sotto gli occhi di tutti. Un successo sul quale inevitabilmente influisce la percezione soggettiva ma che, altrettanto inappuntabilmente, non può lasciare indifferenti.

Muovere la luce può rivelare interazioni e sbloccare passaggi.

Non ci sono solo carezze per gli occhi in Keeper. Se il viaggio attraverso ambientazioni travolgenti potrebbe già da sé valere il costo del biglietto, siamo rimasti altrettanto meravigliati dalla caratterizzazione del duo protagonista. Immaginare di riuscire a dare sfumature e profondità ad un faro senziente non era cosa da poco. Un’impresa più semplice quella di dare una personalità all’uccello marino Twig (in italiano Ramoscello), ma come riuscire a creare un’amicizia inconsueta ma solida? Prendendo in prestito alcune pagine dai migliori lavori Pixar (anche qui, citare Wall-E potrebbe sembrare superfluo ma chest’è), Double Fine è riuscita a dare vita a personaggi in grado di trasmettere emozioni e sentimenti senza necessità di parlare. Il merito è anche e soprattutto di un lavoro encomiabile nelle animazioni e nella loro espressività, capaci di sopperire a qualsiasi monologo o dialogo.

A completare una presentazione favolosa ci pensa una colonna sonora altrettanto efficace. Keeper diventa così un’esperienza a tutto tondo, un’avventura spirituale meravigliosa che trasporta il giocatore in mondi lontani. Lo fa con un connubio di rappresentazione visiva, scrittura profonda e musiche d’atmosfera. Ci siamo ritrovati a passare ore in compagnia del nuovo titolo Double Fine perdendo completamente la cognizione del tempo, totalmente rapiti da questo racconto toccante. Non può che essere un bene, no?

Alcuni puzzle si basano sulla fisica, anche se in modo molto semplice.

La luce della speranza

Finora ci siamo soffermati ampiamente sulla parte “video”. Ma la parte “gioco” come si comporta? Con la stessa onestà con la quale vi abbiamo raccontato la poesia di Keeper, allo stesso modo dobbiamo essere altrettanto chiari adesso.

Il titolo fa una scelta pienamente consapevole. Rinunciare ad un gameplay stratificato e complesso, in favore della missione narrativa ed artistica. In Keeper non ci sono combattimenti, non ci sono schermate di game over ed è virtualmente impossibile restare bloccati. L’esplorazione è estremamente ridotta e persino le telecamere tendono ad indugiare sulla direzione da intraprendere per proseguire. Il faro si muove lungo scenari in cui spesso la via è inequivocabilmente segnalata e dove ogni deviazione è dettata dalla necessità di risolvere enigmi lineari.

Le tecnologie del passato tornano utili.

Proprio i puzzle rappresentano l’unico effettivo “sale” della formula ludica. Il faro può usare la propria luce per interagire con l’ambiente circostante, per attivare meccanismi misteriosi o per risvegliare la natura. Al contempo, Ramoscello può sollecitare fisicamente i punti di interesse, raccogliendo oggetti o azionando leve. La varietà di situazioni, c’è da dirlo, non manca. Senza fare spoiler eccessivi, sappiate che spesso proprio i resti di tecnologia del passato potranno riservare twist interessanti nella risoluzione degli enigmi. Sempre tuttavia con un leitmotiv di fondo: totale accessibilità per il pubblico.

Keeper insomma vuole essere un viaggio alla portata di tutte le abilità, senza presentare sfide insormontabili, combattimenti impegnativi o ambientazioni nelle quali perdersi per ore. Un titolo orgogliosamente lineare e semplice, che punta all’immersività e a veicolare tematiche, più che intrattenere i giocatori più abili. Proprio questo aspetto rappresenta il vero scoglio nel decidere di approcciarsi al titolo Double Fine. Chi non può prescindere da un gameplay curato in cui siano presenti elementi gratificanti e profondi, troverà in Keeper un titolo che difficilmente saprà soddisfare. Soprattutto vista anche la sua estrema accondiscendenza verso il pubblico, al punto da diventare in alcune sezioni un vero e proprio walking simulator. Viceversa, chi è disposto a scendere a patti pur di trovare un’esperienza da vivere, per emozionarsi con personaggi improbabili e tematiche profonde, vedrà in Keeper una delle produzioni più interessanti di questo folle 2025.

Non esiste game over in Keeper.

Commento finale

Se l’imprevedibilità è la firma stilistica di Double Fine Productions, allora con Keeper possiamo affermare che il team di sviluppo lo dimostra nuovamente. Un’avventura che fa dell’atmosfera il suo focus principale, grazie ad “una storia che non richiede parole”, tanto poetica quanto onirica. Surrealista ed allegorico, confortante e commovente, il viaggio del faro senziente e dell’uccello marino riesce, con delicatezza, a toccare tematiche importanti stimolando ancor più grandi riflessioni. Un traguardo espressione di grande sensibilità artistica, che tuttavia richiede un prezzo da pagare. Ovvero, una componente ludica molto lineare, che alterna semplici puzzle e lunghe camminate tra scenari incredibili. Un titolo inevitabilmente non per tutti, di fronte al quale tuttavia è altrettanto impossibile restare indifferenti.

7.7

Keeper


Se l'imprevedibilità è la firma stilistica di Double Fine Productions, allora con Keeper possiamo affermare che il team di sviluppo lo dimostra nuovamente. Un'avventura che fa dell'atmosfera il suo focus principale, grazie ad "una storia che non richiede parole", tanto poetica quanto onirica. Surrealista ed allegorico, confortante e commovente, il viaggio del faro senziente e dell'uccello marino riesce, con delicatezza, a toccare tematiche importanti stimolando ancor più grandi riflessioni. Un traguardo espressione di grande sensibilità artistica, che tuttavia richiede un prezzo da pagare. Ovvero, una componente ludica molto semplificata e lineare, che alterna semplici puzzle e lunghe camminate tra scenari incredibili. Un titolo inevitabilmente non per tutti, ma di fronte al quale è altrettanto impossibile restare indifferenti.

PRO

Artisticamente meraviglioso | Una storia che si presta volutamente a molteplici chiavi di lettura | Imprevedibile e sorprendente |

CONTRO

Può scoraggiare chi è abituato ad una narrazione diretta | Esplorazione molto contenuta dalla struttura lineare | Puzzle piacevoli ma spesso fin troppo semplici |

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