Poco più di un anno fa parlavamo di miracolo di fronte al ritorno di Legacy of Kain. La Remastered dei due storici Soul Reaver aveva riacceso in noi (e non solo) l’ardente fiamma di una nuova speranza: quella di assistere ad un ritorno in auge della serie Crystal Dynamics. Un’operazione eccellente quella firmata da Aspyr, in grado di omaggiare due titoli leggendari con un risultato “encomiabile nell’aver preservato il fascino e la suggestione dei prodotti originali“. Che, tuttavia, si scontrava con una dura realtà: una IP al giorno d’oggi poco conosciuta. Anche a causa di sfortunati ed avversi motivi storici, aveva dunque una strada assai ripida per farsi notare e, chissà, attirare prospettive di vero e proprio revival.
Quando stavamo per perdere nuovamente le speranze e considerare Legacy of Kain: Soul Reaver 1 & 2 Remastered un affettuoso hail mary di commiato, ecco la sorpresa. L’annuncio di Legacy of Kain: Defiance Remastered, che ha esteso lo stesso trattamento riservato all’epopea di Raziel anche al capitolo in cui l’ex luogotenenete condivide la scena proprio con Kain. Una sorpresa che ne ha anticipato un’altra, ancor più sensazionale per i fan della saga: l’arrivo, il 31 Marzo, di un capitolo inedito denominato Legacy of Kain: Ascendence. Rinviando entusiasmi ed emozioni legati alla prospettiva di mettere le mani sul primo capitolo inedito del franchise dopo 22 anni, oggi il palco è tutto per la folie à deux di Raziel e Kain.
Legacy of Kain: Defiance Remastered è disponibile dal 3 Marzo per PC (via Steam), Xbox One, Xbox Series, PlayStation 4, PlayStation 5 e Nintendo Switch.
Versione testata: PlayStation 5
L’ultimo atto
Stiamo vivendo un conflitto interiore. Da un lato, ci piacerebbe dare un affresco preciso di cosa accade in Defiance, come si arriva alla rottura degli equilibri iniziali ed in che direzione prosegue l’odissea di Kain e Raziel. Ed in fondo, non ci sarebbe niente di eclatante nel parlare apertamente della storia di un titolo di oltre vent’anni fa. Dall’altro lato però c’è la nostra parte più affezionata all’affascinante storia di Nosgoth e comprendiamo che svelare certi dettagli potrebbe bruciare il piacere della scoperta di una delle narrative più carismatiche della storia dei videogiochi.
Per cui, sappiate questo. Defiance si apre dopo la fine di Soul Reaver 2. Non vi diciamo cosa accade esattamente: Kain e Raziel si ritrovano inaspettamente a dover collaborare. Tornati indietro nel tempo quando i Pilastri non erano ancora stati corrotti ed imperversava il dominio dei Sarafan, l’improbabile alleanza si ritroverà a far luce sulla cospirazione che ha condannato il futuro di ogni essere vivente. Riusciranno a salvare Nosgoth?

Si, lo sappiamo. Abbiam detto poco e niente del preambolo di Defiance. Ma fidatevi di noi: è meglio così. Se c’è una cosa nella quale il titolo non ha accusato i segni del tempo, è proprio nel suo approccio alla narrazione. Sceneggiatura e dialoghi sono, ancora una volta, un marchio distintivo del franchise ed il capitolo conclusivo (ad oggi…) della serie non fa eccezione. Defiance riesce a raccontare una storia di ampio respiro e tematiche profonde, in cui predeterminazione e libero arbitrio restano le tematiche filosofiche di fondo di una tragedia epica senza tempo.
Una scrittura superba, quella firmata da Amy Hennig (e non solo), che riesce a chiudere il cerchio dei destini dei due protagonisti, riprendendo le fila delle trame avviate dai quattro titoli precedenti. E’ un peccato, in questo senso, che (almeno per il momento) siano stati ignorati dai progetti di rimasterizzazione proprio i due capitoli di Blood Omen dedicati a Kain. Certo: il primo richiederebbe molto lavoro e il secondo non era esattamente impeccabile neanche a suo tempo. Ma così resta un po’ la sensazione di essere giunti alla fine di un percorso senza aver “ripassato” importanti segmenti di trama.

Una nuova, vecchia Nosgoth
Dopo il lavoro svolto sui due Soul Reaver, la domanda sorge spontanea: come si colloca Defiance Remastered in questa prospettiva? Beh, possiamo dire che il lavoro si assesta in linea generale nella medesima direttiva. Non un intervento massiccio, bensì operazioni ponderate nel nome della modernità. E forse anche qualcosina in più.
L’implementazione della nuova grafica in HD ovviamente è la prima cosa che si nota, traslando il titolo dalla sesta generazione di console ad una presentazione più contemporanea. I modelli poligonali sono stati messi a nuovo (soprattutto quelli dei due protagonisti), con una rinfrescata generale riservata altresì all’intero impianto texture. Il sistema di illuminazione è un’altra rilevante variazione rispetto al titolo originario, con un ripensamento di tutto ciò che ruota attorno all’equilibrio tra luci ed ombre. Il risultato è senz’altro positivo ed il colpo d’occhio ne guadagna con un’evidente pulizia.
A voler essere fiscali, proprio il nuovo sistema di illuminazione porta con sé un rovescio della medaglia. Alcune ambientazioni infatti guadagnano di leggibilità, ma perdono un po’ del fascino decadente ed oscuro del titolo originario. Ma nel grande schema delle cose, considerando quanto il risultato finale sia complessivamente migliore rispetto al codice originario, è un po’ il pelo nell’uovo.

La più grande differenza rispetto al titolo originario tuttavia è nell’introduzione della telecamera libera. L’originale Defiance soffriva terribilmente la scelta delle inquadrature fisse, tanto nelle fasi action quanto in quelle più squisitamente esplorative. La Remastered introduce la possibilità di controllare la visuale con lo stick destro, fornendo un aiuto determinante sia in combattimento, sia nelle sezioni di piattaforme e puzzle. Magari oggi si tratta di qualcosa di scontato e banale, ma per un titolo dell’era PlayStation 2 non è proprio così. E cambia davvero le carte in tavola.
E per coloro che vogliono invece un’esperienza ortodossa e fedele, non c’è problema. Grazie allo switch grafico istantaneo ed all’opzione dedicata alla telecamera fissa, è possibile passare dalla versione rimasterizzata a quella originale. Mai come in questo caso, la differenza si fa netta e palpabile, vi avvisiamo. Al tempo stesso però, aiuta ad apprezzare quanto la serie fosse ambiziosa a suo tempo. Forse troppo, al punto da essere soffocata dai limiti tecnologici del suo tempo.

Ritorno al 2004
Legacy of Kain: Defiance Remastered si è rivelato dunque un’operazione intelligente e misurata in grado di svecchiare un titolo di oltre vent’anni fa. Una produzione che anche a suo tempo, è bene dirlo, non risultava totalmente scevra da punti dolenti.
Come già accennato, Defiance decise di cambiare forma e struttura dei precedenti Soul Reaver (ma anche rispetto ai Blood Omen). Non più un’avventura a telecamera libera prevalentemente orientata ad esplorazione ed enigmi. Bensì action adventure ad inquadrature fisse ed un flow maggiormente orientato ai combattimenti. Recepiti gli influssi di titoli di successo contemporanei (Devil May Cry su tutti), il risultato fu tuttavia un prodotto meno avvincente di quanto atteso da pubblico e critica. Il combattimento non era particolarmente profondo e strutturalmente la progressione era fin troppo ingessata. Un presupposto che apriva la porta ad una ripetitività che si palesava piuttosto presto. Un action adventure mestierante ed onesto nel panorama videoludico del 2004, ma oggi probabilmente eccessivamente rigido.

La Remastered, dal canto suo, rappresenta indubbiamente il modo migliore per vivere oggi questa esperienza pad alla mano. Grazie alle modifiche apportate alla quality of life, ai comandi ed alla gestione delle telecamera, il gameplay adesso scorre più fluido e solido come non mai. Tutto funziona meglio: l’esplorazione, il combattimento, la risoluzione degli enigmi. Certamente, il titolo è e resta lo stesso di oltre vent’anni fa. Ma chi ama la saga e chi attendeva l’opportunità di poterci giocare nuovamente, non c’è davvero niente di meglio. Complici anche contenuti bonus quali livelli perduti, concept art da ammirare ed una sezione intera dedicata alla lore della saga. In questo quadro, due sono tuttavia le riflessioni un po’ paradossali che affiorano.
La prima è che, di fronte ad un progetto pensato quasi principalmente per i fan, è discutibile aver relegato alla Deluxe Edition contenuti esclusivi dedicati alla storia ed al processo creativo della saga. Parliamo di fumetti digitali, skin esclusivi ed addirittura una demo dedicata al cancellato The Dark Prophecy, quello che doveva essere il seguito diretto di Defiance. Un documento prezioso per gli appassionati, purtroppo bloccato da un paywall: una scelta che probabilmente si poteva evitare.
Al tempo stesso, la seconda riflessione è legata proprio al pubblico di riferimento di Defiance Remastered. Consapevoli delle peculiarità del titolo, forse si poteva destinare un trattamento di riguardo per renderlo più fruibile ad una platea maggiore? Slegarlo maggiormente dai diktat di un passato videoludico sempre più lontano in favore dell’accessibilità? Forse si, forse no. Nel dubbio, noi torniamo ad imbracciare la Mietitrice di Anime.

Commento finale
Legacy of Kain: Defiance Remastered è una ulteriore tessera restaurata nel mosaico delle storie di Nosgoth. Bisogna tuttavia essere onesti: anche vent’anni fa, il titolo soffriva alcune scelte di game design tra cui una svolta action di cui forse non si sentiva così tanto la necessità. Pur essendo meno iconico di Soul Reaver, il titolo tuttavia è adesso più bello che mai, forte di una sceneggiatura che non è invecchiata di un giorno. La nuova telecamera tridimensionale e tutta una serie di preziosi accorgimenti lo rendono inoltre più piacevole oggi che allora, soprattutto da giocare. Imperdibile per i fan, ma anche un capitolo fondamentale per tutti gli altri… nella speranza che possa caldeggiare un vero e proprio revival di questa splendida saga.




