Recensione Mafia: Terra Madre (Mafia: The Old Country), il coltello, il rosario, l’inferno: Mafia torna (quasi) alle origini

La serie Mafia è sempre stata un’eccezione nel genere d’azione open world ritagliandosi una nicchia di mercato grazie alla loro natura narrativa, costruita attorno a un tempo e a un luogo specifici. Empire Bay di Mafia (2002), Mafia: Definitive Edition (2020) e Mafia II (2010) è un’amalgama di Chicago e New York creata per catturare l’atmosfera della cultura gangster degli anni ’30 e ’50, mentre New Bordeaux di Mafia 3 (2016) ha tentato di rappresentare l’era del Vietnam nel sud. Mafia: Terra Madre (titolo originale Mafia: The Old Country, quarto capitolo nonché prequel della celebre saga) – sviluppato da Hangar 13 con il supporto di Stormind Games e pubblicato da 2K Games – prosegue con successo questa tendenza con la rappresentazione della Sicilia dei primi del ‘900 ma è frenato da meccaniche di gioco discutibili e da un design altalenante. Il titolo è stato pubblicato l’8 agosto 2025 per PlayStation 5, Xbox Series X/S e Microsoft Windows.


Versione testata: PlayStation 5


Storia

La trama si svolge tra il 1904 e il 1907 in una Sicilia immersa in un clima di trasformazione sociale, economica e politica. Il protagonista vive nella città fittizia di San Celeste (liberamente ispirata alla Sicilia occidentale e già vista in Mafia II) e nelle vicine zone rurali. Questa è un’epoca in cui la mafia inizia a strutturarsi come potere territoriale, approfittando della debolezza dello Stato e imponendo il proprio dominio attraverso codici d’onore, rituali e violenza. Il protagonista è Enzo Favara costretto fin da bambino – dopo essere stato venduto dal proprio padre a un signorotto locale, simbolo delle difficoltà e delle ingiustizie subite dai contadini poveri – a lavorare come carusu (ragazzo-minatore) nelle miniere di zolfo gestite da Don Spadaro. La vicenda inizia con una fuga tentata assieme all’amico Gaetano, che si conclude tragicamente con il crollo della miniera e – ATTENZIONE SPOILER – la morte di quest’ultimo.

Dopo la tragedia, Enzo viene accolto da Don Bernardo Torrisi, figura paterna e appena sorta nella scena criminale locale. Inizia la sua ascesa nell’organizzazione, segnato da un giuramento di sangue che ha un costo altissimo: “La famiglia è sacrificio”. Enzo scala i ranghi con missioni che lo vedono impegnato in estorsioni, regolamenti di conti, faide con la famiglia Spadaro e un amore impossibile con Isabella, l’amata figlia di Don Torrisi. La narrazione introduce elementi di iniziazione come la punciuta, un rito simbolico che sancisce la rottura con la vita passata. Enzo non è un eroe redentore, ma un uomo spezzato: la sua ascesa criminale è un lento declino dell’umanità, mosso dalla volontà di sopravvivere. Il gioco non glorifica la criminalità, ma la rappresenta come un sistema violento e corrosivo, pur mantenendo un legame storico e culturale con l’ambiente locale. La lingua siciliana, i dialetti regionali e i dettagli culturali conferiscono un livello di immersione narrativo molto alto. Così come il gameplay, pensato per essere un vero e proprio film, con missioni cinematografiche e sequenze strettamente connesse alla trama – seppur piuttosto prevedibile – lineare, intensa e avvincente, senza alcun tipo di dispersione, impreziosita da personaggi forti, ottime interpretazioni e una scrittura ponderata.

Hangar 13 lega brillantemente la narrazione all’ambientazione, facendo riferimento a eventi reali e catturando il sentimento dell’epoca. Il gioco non inizia in una miniera di zolfo per pura coincidenza. All’inizio del 1900, lo zolfo era un’importante merce di esportazione per la Sicilia e le miniere erano note per le condizioni di lavoro mortali e l’estremo sfruttamento dei lavoratori. Alcune miniere erano persino collegate alla mafia siciliana a causa del governo decentralizzato dell’epoca. Le miniere di zolfo sono solo un esempio di come Terra Madre utilizzi eventi reali per ispirare la sua storia e i suoi personaggi.

I personaggi di Terra Madre

Il cast di Mafia: Terra Madre – almeno inizialmente – non fa una buona impressione. Enzo è molto silenzioso e distaccato nelle prime ore; Don Torrisi, a tratti, assomiglia un po’ troppo a Michael Corleone; e Luca, nonostante sia uno dei personaggi che alla fine abbiamo apprezzato maggiormente, appare come l’ennesimo gangster di basso rango. Fortunatamente, dopo i primi capitoli, le loro personalità iniziano a emergere prepotentemente. In particolar modo quella di Luca, che aiuta Enzo nella sua nuova vita all’interno della famiglia Torrisi. Nel frattempo, Cesare – nipote di Don Torrisi – si evolve, andando oltre la sua semplice testa calda, mentre lotta per essere all’altezza delle alte aspettative dello zio. L’unica eccezione alla lenta combustione delle personalità dei personaggi è Tino, il consigliere di Don Torrisi. Interpretato da Anthony Skordi, Tino fa un’impressione agghiacciante fin dall’inizio e ruba spesso la scena a qualunque altro personaggio (compreso il Don). Sebbene i personaggi ci siano piaciuti, la storia in sé è già stata affrontata molte volte, anche all’interno di questa serie. Un giovane si unisce alla mafia. La sua nuova vita è apparentemente entusiasmante, ma le crepe cominciano ben presto a farsi sentire. La gente inizia a morire e il protagonista deve decidere a chi affidare la propria lealtà. Nomi diversi riempiono gli spazi vacanti, ma gli spazi vuoti sono sempre gli stessi. Se avete visto i classici film del genere come ad esempio Il Padrino non aspettatevi di rimanere sorpresi dai colpi di scena.

Personaggi principali:

Gaetano

Amico d’infanzia e compagno di sventura di Enzo nella fuga dalla miniera di zolfo. La sua morte durante il crollo rappresenta uno spartiacque emotivo decisivo che segna l’inizio della trasformazione di Enzo e il suo ingresso nel mondo criminale.


Don Bernardo Torrisi

Patriarca della famiglia Torrisi e figura centrale nella vita di Enzo, è un boss pragmatico, temprato dal lavoro e da accordi con la nobiltà locale, in particolare il Barone Fontanella. Torrisi salva Enzo e lo introduce nel mondo mafioso, incarnando un potere corposo e controverso.


Luca (Gianluca “Luca” Trapani)

Fedele e autorevole sottocapo della famiglia, Luca diventa una figura mentore per Enzo, offrendo consigli equilibrati e umanità. È anche padre di Sam Trapani, personaggio importante nel primo capitolo della saga.


Cesare Massaro

Il nipote impulsivo di Don Torrisi, fonte costante di tensione. La sua ambizione e impetuosità rendono la sua relazione con Enzo complessa: in un finale tragico – ATTENZIONE SPOILER – dopo averlo sconfitto in duello, gli risparmia la vita, ma poi si ritrova costretto a ucciderlo. Cesare agisce per proteggere la famiglia.


Tino Russo (Agostino “Tino” Russo)

Consigliere della famiglia, rappresenta la tradizione e l’autorità immutata. Curato nei consigli ma anche spietato, scopre il tradimento interno e cerca di mantenere l’ordine, reagendo duramente quando scopre i piani di fuga di Enzo e Isabella.


Niccolò Galante & Leone “Leo” Galante

Don Niccolò è un alleato strategico dei Torrisi e partecipa alle operazioni di contraffazione verso l’America. Il nipote Leo è una figura con legami narrativi importanti: già presente nei capitoli successivi della serie, qui appare come giovane rampollo che affianca Enzo nei suoi primi passi criminali.


Altri personaggi salienti

Don Ruggero Spadaro, Damiano “Il Merlo” Bastoni e Corrado “L’Ombra” Bastoni: antagonisti principali nella fase iniziale, incarnano la brutalità del vecchio sistema mafioso contrapposto all’ascesa dei Torrisi.

Isabella Torrisi: figlia del Don, oggetto d’amore di Enzo. La loro relazione, carica di passione e conflitto, rappresenta il cuore tragico della storia. Isabella resta incinta e insieme a Enzo sogna una via di fuga in America ad Empire Bay, ma la realtà si impone in modo drammatico.

Il significato dei personaggi

Luca conferisce profondità e valore morale all’ascesa di Enzo, incarnando il “contrappeso umano” della famiglia Torrisi.

Cesare rappresenta l’ambizione incontrollata: potente nella drammaturgia del conflitto, culmina in un gesto finale carico di dolore e senso di colpa.

Tino Russo è l’incarnazione di una tradizione immobile e inflessibile, il cui crollo appare inevitabile davanti all’umanità di Enzo e Isabella.

Don Torrisi è complesso: guida carismatica, ma anche simbolo di potere deteriorato che non rispetta più l’onore da cui tutto era iniziato.

Isabella Torrisi rappresenta uno degli archi narrativi più intensi e tragici del gioco, sia sul piano emotivo che simbolico. La sua figura si sviluppa da semplice comprimaria a fulcro morale e sentimentale della storia, incarnando il conflitto tra amore, lealtà familiare e desiderio di fuga.

Gameplay derivativo ma con qualche novità

La struttura di Terra Madre è una miscela fra action-adventure lineare e mappa semi-aperta, in netto contrasto con il precedente capitolo. La mappa è esplorabile, ma in modo decisamente limitato, priva di eventi dinamici o meteo, e le missioni sono state progettate per dialogare strettamente con la narrazione principale. Il design delle missioni di Old Country richiama immediatamente quelle di Mafia e Mafia II, quindi quando un capitolo finisce, ne inizia uno nuovo, lasciando poco spazio all’esplorazione nel mezzo. La campagna si compone di 14 capitoli (con una durata complessiva di 15 ore circa) che alternano fasi stealth, sparatorie, inseguimenti a cavallo o in auto d’epoca e momenti narrativi intensi. C’è ben poco con cui interagire al di fuori del l’obiettivo principale (eccetto la raccolta di alcuni collezionabili: Santini, giornali e fotografie in bianco e nero), e se provate a spingervi oltre i confini del mondo, a schermo apparirà un counter che vi obbligherà immediatamente a tornare all’obiettivo che dovete completare. In generale, la scelta di Hangar 13 è condivisibile in quanto permette di mettere il plot narrativo in primo piano. Tuttavia la quasi completa mancanza di interattività e reattività, non che ci aspettassimo che Terra Madre aprisse nuove strade in questo senso, sembra comunque un passo indietro rispetto alle iterazioni precedenti. Il gioco tenta occasionalmente di modificare la varietà del gameplay, con un paio di missioni di gara che vi vedono rispettivamente in sella a un cavallo e a un’auto d’epoca. Seppur interessanti, per un gioco che si basa così tanto sulla campagna, le abbiano trovate un po’ fuori contesto.

Questa rigidità si estende al gameplay. Le fasi stealth permettono eliminazioni silenziose, di nascondere i corpi e usare distrazioni come monete e bottiglie di vetro. Tuttavia, il più delle volte e quando non è richiesto di completare la missione senza essere scoperti (se Enzo viene rilevato dai nemici dovrà ricominciare dall’inizio l’intero obiettivo), scoppia comunque una sparatoria, rendendo tutti i tentativi di non essere scoperti praticamente inutili. Soltanto una volta siamo riusciti a completare una missione senza allertare gli antagonisti (dal design decisamente troppo similare gli uni con gli altri). A questo aggiungiamoci una IA nemica tanto prevedibile e decisamente poco reattiva e al passo coi tempi quanto improvvisamente reattiva e aggressiva e in grado di mettere in difficoltà il nostro Enzo. Le sparatorie, come da tradizione, si avvalgono di coperture solide e un feeling credibile delle armi, anche se la varietà rimane limitata e l’esperienza – seppur più soddisfacente in termini di difficoltà e immersività con i nemici in grado di colpirci anche dalle lunghe distanze – può risultare ripetitiva. Si hanno a disposizione due armi (solitamente una lunga e una corta), granate e un coltello da lancio. La mira e il movimento sono un po’ rigidi e il reticolo di puntamento è decisamente impreciso, il che potrebbe essere plausibile considerando che le armi sono di inizio XX secolo. Il combattimento non è mai stato particolarmente complesso (anche a livello difficile), ma richiede la giusta rapidità di pensiero e la giusta gestione delle munizioni.

Fra le novità di questo nuovo capitolo troviamo i duelli con il coltello che costituiscono momenti altamente cinematografici (grazie alla direzione artistica che esalta teatralmente questi scontri) clou della trama, solitamente inseriti al termine di capitoli chiave: richiedono parata, schivate e lettura dei pattern, e pur offrendo una forte carica visiva, rischiano di diventare anch’essi ripetitivi a causa di animazioni rigide e meccaniche poco profonde. Alcune varianti includono “bullet time” temporanei se si schiva correttamente attacchi segnati (per esempio, con una croce rossa). In alcune fasi emergono intermezzi interattivi (come premere ripetutamente un pulsante, ad esempio Quadrato), spesso accompagnati dal recupero di salute, che tendono a ridurre la tensione del combattimento. I duelli sono stati progettati per richiamare la tradizione dei “duelli siciliani”, dove l’onore e il confronto personale erano centrali. Gli sviluppatori hanno condotto ricerche sul campo, coinvolgendo storici locali, fabbri e appassionati di duelli con la lama, per garantire autenticità nei movimenti, nell’aspetto e nel funzionamento delle lame. Queste variano da: Scannaturi, coltelli che possono essere lanciati; rasolu, coltelli che infliggono colpi mortali durante un combattimento attivo e stiletto, coltelli che offrono una durata più elevata. Le Lame possono essere utilizzate anche per uccidere i nemici, ma a patto di avere con sé l’affilatore. Strumento indispensabile se si desidera un approccio furtivo e per forzare le cassette sparse nei vari livelli di gioco e contenenti dinari (unica valuta di gioco). Detto questo, aumentare la varietà nei movimenti o rendere i pattern più dinamici avrebbe potuto rendere i duelli decisamente più avvincenti.

L’altro elemento di rilievo è rappresentato dagli Ornamenti: Enzo può equipaggiare un rosario composto da perline e una croce; questi accessori offrono bonus passivi come maggiore silenziosità, resistenza ai danni, più precisione, tempi di ricarica ridotti, più velocità quando si affila la lama. Gli ornamento sono strumenti narrativi coerenti con l’ambientazione, dove simboli religiosi diventano mezzi tramite cui si concretizza l’egemonia mafiosa. Nello specifico, è possibile equipaggiare fino a quattro pietre o ornamenti nel rosario: ognuna conferisce bonus utili in combattimento o nelle fasi stealth. Tale elemento acquista importanza soprattutto nei livelli di difficoltà più alti, dove le risorse scarseggiano e ogni vantaggio può fare la differenza. Questi ornamenti religiosi si inseriscono perfettamente nella cornice culturale del tempo e amplificano il senso di immersione e identità storica.

Il sistema di personalizzazione – invece – è minimale ma funzionale: Enzo può cambiare rapidamente vestiti, armi, ornamenti così come cavallo e automobile, il tutto tramite la semplice pressione di un pulsante.


Comparto tecnico: bellezza estetica con qualche compromesso

Il lavoro visivo è uno dei punti forti del gioco: l’Unreal Engine 5 rende la Sicilia con una precisione pittorica, grazie a luci, riflessi e panorami mozzafiato. La campagna siciliana e la cittadina immaginaria di San Celeste sono a dir poco incredibili. L’architettura, gli abiti, i veicoli, le armi e gli ambienti come vigneti, colline aride, costa e mare risultano molto evocativi e sono splendidamente rappresentati. San Celeste, con i suoi vicoli, piazze e scorci, restituisce perfettamente l’atmosfera dell’epoca. La città è intrisa di storia e cultura, e lo si può vedere a ogni angolo di strada. Durante eventi e festival, alcune parti della città si trasformano in mercati affollati e fiere animate. Questo conferisce a Mafia: The Old Country un forte senso di appartenenza.

Tuttavia, sotto il profilo tecnico visivo vi sono alcuni limiti: texture secondarie meno curate, pop‑in, caricamenti tardivi e glitch visivi sporadici. Alcuni confronti con i trailer iniziali evidenziano un modesto downgrade grafico. Su PlayStation 5, il gioco offre due modalità: Qualità (30 fps con maggiore dettaglio) e Prestazioni (60 fps, sacrificando leggermente dettagli e texture secondarie). In modalità Prestazioni, l’esperienza risulta più fluida e reattiva, su PS5 standard la modalità Qualità può soffrire di cali di frame rate in situazioni concitate soprattutto quando si guida a velocità sostenuta in aree trafficate e quando il gioco passa a una sequenza animata. I caricamenti, pur non eccessivamente lunghi, sono più lenti rispetto agli standard odierni, soprattutto dopo un Game Over, dove il gioco impiega un bel quantitativo di secondi per “tornare in azione”. Uno degli aspetti più apprezzati del titolo è il doppiaggio interamente in siciliano, con accenti locali (palermitano, catanese, nisseno, agrigentino) che grazie anche a cutscene davvero coinvolgenti, con splendide animazioni facciali e un’illuminazione e un’inquadratura davvero spettacolari, amplificano autenticità e immersione. Anche chi non comprende il dialetto ne riconoscerà il valore in termini di atmosfera. La colonna sonora, che unisce orchestralità e sonorità folk siciliane, si integra perfettamente con ambienti e situazioni, mentre gli effetti sonori – dalle armi al contesto paesano – risultano realistici e coinvolgenti.

Commento finale

Mafia: Terra Madre (Mafia: The Old Country) è un ritorno forte alla tradizione della serie, è una storia di dolore, potere e compromesso morale, ambientata in una Sicilia dei primi del ‘900 rigorosa e autentica. È un racconto – seppur prevedibile – su un uomo che diventa ciò che non voleva essere, messa in scena con coerenza, drammaticità e cura storico-culturale. Una narrazione intensa e compatta, che parla più attraverso le emozioni e l’atmosfera che con la polvere da sparo. Il tutto coadiuvato da un gameplay decisamente derivativo ad eccezione di alcune meccaniche, una IA altalenante e un comparto grafico e tecnico, nonostante i dettagli, privo di profondità, interattività e reattività. Se siete alla ricerca di un’esperienza diretta, intensa, cinematografica, ma priva dei filler e della dispersione tipica degli open world moderni, questo titolo fa decisamente al caso vostro. Tuttavia, se desiderate meccaniche innovative, IA sfidante o esplorazione libera, potrebbe risultare decisamente limitato.

7.9

Mafia: Terra Madre (Mafia: The Old Country)


Mafia: Terra Madre (Mafia: The Old Country) è un ritorno forte alla tradizione della serie, è una storia di dolore, potere e compromesso morale, ambientata in una Sicilia dei primi del '900 rigorosa e autentica. È un racconto - seppur prevedibile - su un uomo che diventa ciò che non voleva essere, messa in scena con coerenza, drammaticità e cura storico-culturale. Una narrazione intensa e compatta, che parla più attraverso le emozioni e l'atmosfera che con la polvere da sparo. Il tutto coadiuvato da un gameplay decisamente derivativo ad eccezione di alcune meccaniche, una IA altalenante e un comparto grafico e tecnico, nonostante i dettagli, privo di profondità, interattività e reattività. Se siete alla ricerca di un’esperienza diretta, intensa, cinematografica, ma priva dei filler e della dispersione tipica degli open world moderni, questo titolo fa decisamente al caso vostro. Tuttavia, se desiderate meccaniche innovative, IA sfidante o esplorazione libera, potrebbe risultare decisamente limitato.

PRO

Ambientazione siciliana autentica e curata, ricca di dettagli culturali e architettonici I Narrazione solida, matura e compatta (seppur prevedibile) I Doppiaggio in siciliano di grande valore I Buona integrazione audio (colonna sonora ed effetti) I I duelli con i coltelli sono caratterizzati da alta carica visiva, fedeltà storica, momenti narrativi intensi ma...

CONTRO

...risultano essere ripetitivi con poco margine strategico, animazioni rigide, interazioni forzate come quick-time event che ne riducono l'impatto I Gameplay derivativo, con IA nemica poco reattiva e meccaniche stealth mediocri I Scarsa rigiocabilità

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