Vetro curvo a 270°, sette ventole ARGB a effetto infinity mirror e un prezzo da fascia media: il V62 è uno dei case “showcase” più ricchi della sua categoria. Lo abbiamo messo alla prova con un Ryzen 7 9800X3D e una RTX 5090, e abbiamo scoperto dove finisce la vetrina e dove comincia il compromesso.
Fino a pochi anni fa SAMA era un nome che circolava quasi solo tra gli addetti ai lavori: un produttore OEM di Guangzhou, attivo dal 2003, che costruiva case, alimentatori (il p1200 che abbiamo recensito è tra i migliori della categoria per il rapporto qualità prezzo) e dissipatori per marchi più noti. Oggi il marchio ha deciso di mettere la propria firma sui prodotti, e dopo una serie di dissipatori ad aria (noi abbiamo provato l’A60) e AIO accolti con un certo favore per il rapporto qualità-prezzo, la gamma case è diventata il vero banco di prova. Il V62 si colloca un gradino sopra il V60, da cui eredita l’impianto a doppia camera e la dotazione di sette ventole, ma alza l’asticella dell’estetica con un vetro frontale curvo su entrambi i lati e con ventole a specchio infinito.
Il posizionamento è chiaro: 99,90 euro di listino, in nero o in bianco, per portare nella fascia media un’estetica che fino a ieri era prerogativa dei cosiddetti “acquari” da 200 euro e oltre. È un segmento affollatissimo, dove Montech, Antec, darkFlash, MUSETEX e HYTE si contendono lo stesso tipo di acquirente, e dove la differenza la fanno i dettagli. Noi lo abbiamo provato nella variante bianca, quella più fotogenica e anche la più impietosa quando qualcosa non è perfettamente rifinito.
Design: una teca di vetro senza soluzione di continuità
La prima cosa che colpisce del V62 è la sua compattezza. Con 422 mm di profondità, 285 di larghezza e 460 di altezza, è un case che sta comodamente su una scrivania senza dominarla, e che tuttavia offre uno spazio interno sorprendente per le dimensioni. Il frontale è una lastra di vetro temperato da 4 mm curvata a caldo sui due spigoli verticali: niente montante in alluminio, niente giunzione a 90 gradi, solo una superficie continua che accompagna lo sguardo dal fronte al fianco. Il pannello laterale sinistro, anch’esso in vetro, si accosta a quello frontale lasciando una sottile linea di giunzione visibile: non è un vetro unico avvolgente, e chi sperava nell’effetto “bolla” dei modelli più costosi lo noterà. Nella pratica, però, la continuità visiva è ottima e la giunzione scompare alla distanza di utilizzo.





Lungo la base del frontale corre una striscia ARGB a forma di L, nascosta dietro una fascia grigia traslucida che fa da diffusore tra il vetro e la base stampata: proietta un alone di luce sul piano d’appoggio, anche se avremmo voluto vederla proseguire lungo tutto il fianco invece di fermarsi insieme alla lastra frontale. Il logo SAMA serigrafato sul vetro laterale è discreto. Il lato destro è in lamiera, con due ampie griglie di ventilazione a servizio delle ventole laterali e dell’alimentatore, che respira proprio attraverso le perforazioni del pannello. È qui che si capisce l’origine mainstream del telaio: i pannelli in lamiera sono piuttosto sottili e la sensazione al tatto è lontana da quella della lastra di vetro da 4 mm che li affianca. Nella colorazione bianca la verniciatura della lamiera SPCC è uniforme, i cavi interni sono quasi tutti bianchi e l’effetto complessivo è quello di un oggetto d’arredo più che di un componente PC. C’è però un’eccezione che stona: i cavi PWM e ARGB che dal controller integrato vanno alla scheda madre sono neri, esattamente dove l’occhio li vede attraverso il vetro. In un case venduto come vetrina bianca è una svista che si risolve con due prolunghe bianche da pochi euro, ma che non avremmo voluto dover correggere.
Il pannello I/O è collocato nella parte bassa del frontale, sotto il vetro: una porta USB Type-C 3.2 Gen2x2, due USB-A 3.0, un solo jack audio combinato e due pulsanti. Il secondo pulsante non è un reset, come ci si aspetterebbe, ma il selettore delle modalità di illuminazione del controller ARGB: SAMA ha collegato al jumper del controller il cavo che sarebbe stato del reset, piuttosto che aggiungere un terzo tasto. Una pressione breve fa scorrere diciotto effetti preimpostati, una pressione prolungata passa il controllo alla scheda madre e sincronizza tutto con il software di illuminazione di sistema. Per molti utenti è una scelta sensata, ma va saputa prima dell’acquisto. Il case poggia su quattro piedini che, sulle superfici lisce, tendono a far scivolare l’intera struttura con troppa facilità.









Specifiche tecniche: il case e le ventole sotto la lente
Prima di entrare nel merito dell’assemblaggio vale la pena mettere in fila i numeri, perché nel V62 molti pregi e molti limiti si leggono già sulla carta.
| Specifica | SAMA V62 |
|---|---|
| Formato | Mid-tower a doppia camera |
| Dimensioni (P × L × A) | 422 × 285 × 460 mm |
| Volume | circa 55 litri |
| Peso netto | 8,22 kg |
| Materiali | Acciaio SPCC, vetro temperato 4 mm (frontale curvo e laterale) |
| Schede madri | ATX, Micro-ATX, Mini-ITX (anche back-connect ATX e M-ATX) |
| Slot di espansione | 7 |
| Lunghezza max GPU | 445 mm |
| Altezza max dissipatore CPU | 160 mm |
| Alimentatore | ATX, fino a 210 mm dichiarati (150-200 mm effettivi a seconda delle unità installate) |
| Supporto ventole | Top 3 × 120 / 2 × 140 mm · Posteriore 1 × 120 mm · Fondo 3 × 120 mm · Laterale 3 × 120 / 2 × 140 mm |
| Supporto radiatori | Top fino a 360 mm (max 409 mm con i tappi, 57 mm di spazio sopra la scheda madre) · Fondo fino a 360 mm · Laterale fino a 280 mm · Posteriore 120 mm |
| Ventole preinstallate | 7 × 120 mm ARGB PWM (3 laterali e 3 sul fondo reverse blade, 1 posteriore standard) |
| Bay per unità | 2 × 3,5″ · 2 + 1 × 2,5″ |
| Spazio per i cavi dietro la scheda madre | circa 95 mm |
| I/O frontale | 1 × USB-C 3.2 Gen2x2, 2 × USB-A 3.0, 1 × audio combinato, Power, tasto LED |
| Filtri antipolvere | Top in lamiera microforata, fondo in rete di nylon, entrambi con strisce magnetiche; nessun filtro sulle immissioni laterali |
| Controller | Hub integrato PWM/ARGB alimentato via SATA, 18 effetti preimpostati o sincronizzazione con la scheda madre |
| Prezzo di listino | 99,90 € |
Il dato da cui partire è il limite di 160 mm per i dissipatori ad aria: non è poco in assoluto, ma esclude i dual tower di fascia alta e orienta in modo esplicito il V62 verso i dissipatori a liquido, con un radiatore da 360 mm che trova posto sia sopra sia sotto. I 445 mm di lunghezza per la scheda video sono invece un valore generosissimo, che in un case di questo volume si ottiene solo grazie all’assenza di ventole frontali: il vetro curvo occupa la posizione che in un case tradizionale sarebbe della presa d’aria.
Altri due dettagli strutturali meritano una riga. Il supporto laterale per le ventole si trova circa 67 mm dietro il piano della scheda madre, ma la sua altezza di circa 365 mm non basta per i tappi di un radiatore da 360: lateralmente ci si ferma a un 280 mm, sfruttando i fori per le 140 mm già predisposti nella lamiera. E sul retro il V62 conserva le barrette di separazione tra uno slot di espansione e l’altro, una soluzione ormai rara che irrigidisce la struttura ma esclude qualunque kit per il montaggio verticale della scheda video. Anche la staffa degli slot è del tipo ripiegato verso l’esterno anziché incassato: la fessura da 22 mm lascia passare le schede più lunghe oltre il bordo della scheda madre, ma è un’altra spia della natura mainstream del telaio. Nessuna possibilità, infine, per le E-ATX: non c’è dove avvitarne il bordo anteriore.
Le ventole meritano un discorso a parte. Tutte e sette condividono la stessa scheda tecnica: velocità da 800 a 1.800 giri al minuto con tolleranza del 10%, portata massima di 54,05 CFM, pressione statica di 1,66 mmH₂O (circa 16 Pa), rumorosità dichiarata di 30,6 dB, connettori PWM a 4 pin e ARGB a 3 pin, assorbimento di 0,15 A a 12 V per il motore e di 0,66 A a 5 V per i LED. Sei di queste, quelle sul fondo e sul fianco, sono in configurazione reverse blade: il profilo delle pale e il verso di rotazione sono invertiti, così la ventola aspira dal lato del telaio con le razze di supporto e soffia verso il lato “pulito”, quello con il mozzo illuminato. È un espediente puramente estetico ma intelligente: le ventole lavorano come immissione d’aria pur mostrando all’interno del case la loro faccia migliore. L’effetto infinity mirror, poi, è ottenuto intrappolando i LED tra due superfici parzialmente riflettenti: la luce rimbalza più volte e l’occhio percepisce una serie di anelli luminosi che sembrano sprofondare dentro il telaio.






Due numeri, letti con un minimo di spirito critico, raccontano già parte di quello che troveremo nell’uso reale. I 54 CFM sono una portata “in aria libera”, cioè misurata a pressione nulla: dietro un filtro magnetico e a pochi centimetri dal piano d’appoggio, il punto di lavoro reale scivola lungo la curva pressione-portata e la portata effettiva si riduce sensibilmente. E i 30,6 dB dichiarati si riferiscono a una singola ventola: sette sorgenti di rumore non correlate si sommano in modo logaritmico, e il solo fatto di moltiplicarle aggiunge circa 8,5 dB al valore di partenza, prima ancora di considerare turbolenze, risonanze della lamiera e il fruscio delle griglie.
C’è infine una curiosità elettrica. Il controller integrato è alimentato da un singolo connettore SATA, il cui ramo a 5 V è classificato per circa 4,5 A complessivi. Sette ventole a 0,66 A ciascuna, alla massima luminosità in bianco pieno, arrivano sulla carta a circa 4,6 A, a cui si aggiunge la striscia frontale. Nell’uso reale gli effetti cromatici non tengono mai tutti i LED al massimo contemporaneamente e non abbiamo riscontrato alcun problema. Del resto il margine di espansione è limitato già in partenza: una volta collegate le sette ventole e la striscia frontale, sulla scheda del controller restano libere solo due uscite PWM e una ARGB. Chi pensa di popolare il top con altre tre ventole illuminate dovrà quindi passare comunque dagli header della scheda madre o da un secondo hub.
Assemblaggio, comodo ma con qualche limitazione
L’unboxing è essenziale e veloce: non aspettatevi la raffinatezza di case ben più costosi, o il numero di accessori che trovate per esempio nei case LianLi. Qui il case è protetto da un imballaggio robusto in doppio strato di polistirolo e pellicola protettiva sui vetri e in dotazione c’è una bustina di viti, fascette bianche e un manuale essenziale. Una stranezza che abbiamo notato in fase di installazione: sul vassoio sono preinstallati solo sei distanziali per la scheda madre, mentre gli altri tre sono nella bustina (quelli del margine esterno). Con una ATX bisogna avvitarli a mano, noi ce ne siamo accorti troppo tardi, e abbiamo dovuto rismontare tutto. Questo è un altro problema che abbiamo rilevato con questo case, la documentazione è fin troppo scarna, e qualche dettaglio in più, ad esempio sul modo migliore per collegare i Dischi da 3,5″ avrebbe fatto sicuramente comodo.
La nostra configurazione è di quelle che mettono sotto stress qualunque mid-tower: Ryzen 7 9800X3D su Asus Prime X870 raffreddato da un AIO SAMA Q70 da 360 mm, 64 GB di DDR5 XPower, due SSD NVMe da 2 TB (Samsung 990 Pro e Kingston Fury), un SSD SATA Samsung da 1 TB, un disco meccanico Seagate IronWolf da 4 TB, una Gainward Phantom RTX 5090 e un alimentatore Hydro G Platinum da 1000 W ATX 3.0. È una build pensata per far lavorare tutto quello che il case promette, e ha fatto emergere con chiarezza sia i suoi punti di forza sia i suoi limiti.






La presenza delle ventole già montate è, senza giri di parole, un bel surplus: estetico, perché il case è “finito” appena tolto dalla scatola, e di comodità, perché le sette ventole sono già cablate verso il controller e basta collegare un PWM, un ARGB e un SATA per avere tutto sotto controllo (nel nostro esemplare, il cavo delle ventole era finito tra le due ventole del fondo e per scrupolo abbiamo deciso di smontarle e sistemarlo). Il rovescio della medaglia è la gestione dei cavi: ogni ventola ha due cavi separati, senza collegamento a catena, e ci si ritrova con quattordici fili da domare. Dal lato posteriore lo spazio non manca, fra velcro e ancoraggi per le fascette, ma serve pazienza per ottenere un risultato ordinato e non sempre ci si riesce.
Il vero nodo è però un altro. Le tre ventole del fondo occupano lo spazio immediatamente sotto il bordo inferiore della scheda madre, e le aperture passacavi della parte bassa vengono quasi completamente coperte da una ATX. Il risultato è che gli header del bordo inferiore diventano difficilissimi da raggiungere: quelli per le ventole del case, il connettore HD Audio, gli header USB 2.0. La nostra Prime X870 ha, per di più, due porte SATA proprio sul bordo inferiore, e con un SSD SATA e un IronWolf da collegare riuscire ad agganciare i due cavi è stata un’impresa, fra dita incastrate e connettori infilati alla cieca. La lezione che se ne trae è semplice: in un V62 tutto ciò che va collegato al bordo inferiore della scheda madre va cablato prima di avvitare la scheda al vassoio, con il rischio di doverla smontare per ogni modifica successiva. Le schede madri con l’header USB 3.0 rivolto verso il basso possono addirittura trovarsi nell’impossibilità di collegarlo, e lo slot PCIe più basso diventa di fatto inutilizzabile. Qualche millimetro di rialzo del vassoio avrebbe risolto il problema alla radice.
Il raffreddamento della CPU è rimasto in famiglia, e la scelta non è casuale. Con il fondo occupato dalle ventole del case e il limite di 160 mm che taglia fuori i dissipatori ad aria più ambiziosi, il posto naturale per il radiatore da 360 mm del SAMA Q70 è il top, che accetta radiatori fino a 409 mm di lunghezza tappi inclusi: i 397 mm del Q70 entrano senza forzature. Più interessante è la quota verticale. Tra il pannello superiore e il bordo della scheda madre ci sono circa 57 mm, e il pacchetto del Q70, con radiatore da 27 mm e ventole XT120 da 28 mm, ne occupa 55: ci sta, ma senza un millimetro da sprecare, e con un radiatore più spesso o ventole da 30 mm il discorso cambierebbe. Nel nostro caso non ci sono state interferenze né con i moduli di memoria né con i dissipatori dei VRM. Il waterblock, con il suo schermo LCD magnetico da 2,8 pollici, trova nel vetro panoramico del V62 la vetrina ideale: è uno di quei casi in cui l’ecosistema dello stesso marchio si incastra davvero. Due dettagli, però, meritano attenzione. Le ventole del Q70 non vanno collegate all’hub del case, che SAMA sconsiglia esplicitamente per pompe e ventole dei radiatori, ma all’header CPU o AIO della scheda madre, così da seguire la temperatura del processore. E sul piano estetico le XT120, collegate a catena tramite connettori Type-C, hanno un design diverso dalle ventole infinity mirror del case: chi cerca l’uniformità assoluta noterà la differenza tra il top e il resto della teca. Curiosamente, proprio il collegamento a catena delle XT120, con un solo cavo per il gruppo di tre ventole, evidenzia per contrasto quanto sia macchinoso il cablaggio doppio delle ventole di serie del V62.
L’alimentatore scorre nella camera posteriore senza difficoltà e si fissa con quattro viti. Attenzione però ai 210 mm dichiarati: il vano è condiviso con il supporto per le unità, e a seconda di quanti dischi vi si installano la lunghezza utile scende a 200, 170 o addirittura 150 mm. Con un’unità ATX 3.0 da 1000 W e due dischi SATA, conviene misurare prima di acquistare. La gabbia per le unità, invece, conviene montarla per ultima: il supporto estraibile ospita due SSD da 2,5″ sul lato esterno e un 3,5″ (o un terzo 2,5″) su quello interno, e i nostri due dischi SATA si installano qui (gli SSD da 2,5″ con i connettori rivolti verso il basso, altrimenti l’alimentatore si mette di traverso) e i cavi vanno instradati prima di rimetterlo al suo posto, perché una volta fissato gran parte del cablaggio retrostante diventa inaccessibile. Chi ha bisogno di più spazio può sfruttare i fori predisposti sul fondo per un 3,5″ o due 2,5″, ma solo sacrificando la ventola inferiore più vicina al frontale.
Un’ultima nota riguarda il vetro frontale. Per rimuoverlo va fatto scorrere, e l’operazione è meno fluida di quanto dovrebbe: la guida oppone resistenza. Non è un difetto che si incontra spesso, ma durante l’assemblaggio e le pulizie periodiche lo si nota ogni volta.
Una RTX 5090 dentro un acquario: spazio sì, margini no
Sulla carta, con 445 mm di lunghezza massima, il V62 accoglie qualunque scheda video in commercio, e la nostra Gainward Phantom da 332 mm entra con un margine enorme in profondità. Il problema, come spesso accade con le schede di ultima generazione, non è la lunghezza ma la larghezza della scheda sommata al connettore di alimentazione. La Phantom misura 145,6 mm dalla staffa al bordo superiore, e il connettore 12V-2×6 a 16 pin si trova proprio su quel bordo, rivolto verso il vetro laterale. Il risultato è che il connettore tocca il vetro. Non è una questione estetica: il 12V-2×6 è un connettore notoriamente sensibile alle sollecitazioni meccaniche, e le indicazioni per un’installazione corretta raccomandano di non piegare il cavo nei primi centimetri dopo la spina. Un vetro che preme sul connettore è l’esatto contrario di quello che si vorrebbe. La soluzione, per chi monta una scheda di questa classe, passa quasi obbligatoriamente da un cavo o da un adattatore a 90 gradi.
C’è poi il tema del peso. Una RTX 5090 in formato custom supera abbondantemente i due chili, e il V62 non offre alcun supporto anti-sag. Peggio ancora, non c’è nemmeno un punto dove agganciarne uno: il fondo, dove normalmente si appoggia un sostegno a colonna come quello fornito in bundle da Gainward, è interamente occupato dalle tre ventole e dal filtro sottostante. In un case pensato per esibire la scheda video in orizzontale, attraverso un vetro panoramico, la mancanza di una staffa anti-flessione integrata o almeno di un punto di ancoraggio è una lacuna difficile da giustificare.
Flusso d’aria, temperature e rumore
L’architettura termica del V62 è quella tipica dei case a doppia camera senza presa frontale: aria fresca che entra dal fondo e dal fianco destro, attraversa la scheda video e il dissipatore della CPU, ed esce dalla ventola posteriore e, se si monta un radiatore, dal top. Con una scheda come la 5090, che dissipa centinaia di watt, le tre ventole del fondo lavorano esattamente dove servono: alimentano direttamente le ventole della GPU con aria a temperatura ambiente, sfruttando anche la naturale convezione verso l’alto. Nella nostra configurazione, con il radiatore del Q70 sul top in estrazione, il bilancio diventa di sei ventole in immissione contro quattro in uscita: il calore della 5090 sale verso il radiatore, che quindi lavora con aria qualche grado più calda di quella ambiente, ma il 9800X3D, con i suoi consumi contenuti, non ne risente in modo apprezzabile. Senza radiatore sul top, sei ventole in immissione contro una sola in estrazione creerebbero una pressione positiva molto marcata; in ogni caso il flusso in ingresso resta prevalente, e questo limita l’ingresso di polvere dalle fessure non filtrate. C’è però un buco nel sistema di filtraggio: il fondo è protetto da una rete di nylon e il top da una lamiera microforata sottilissima, entrambe fissate con strisce magnetiche adesive, ma le tre ventole laterali aspirano attraverso le griglie del pannello destro senza alcun filtro. In un case bianco, dove la polvere si vede su ogni pala illuminata, è una mancanza che si paga con pulizie più frequenti.
Dal punto di vista delle temperature, il V62 si comporta molto bene: la quantità di ventole compensa ampiamente l’assenza di una presa frontale, e con carichi combinati su CPU e GPU si piazza in testa alla sua categoria sia per il processore sia per la scheda video, scendendo al secondo posto solo per la temperatura dei VRM, che non ricevono un flusso diretto. Non c’è da stupirsi: sette ventole devono pur fare il loro lavoro.
Sul rumore il giudizio è più sfumato di quanto la scheda tecnica lasci intendere. A bassi regimi, con curve gestite dalla scheda madre e carichi moderati, il V62 è sorprendentemente discreto: le ventole muovono poca aria ciascuna, ma essendo sette il lavoro si distribuisce, e il case riesce a essere tra i più silenziosi della sua fascia pur a parità di temperature. È salendo di giri che la situazione cambia. Le ventole sono molto luminose, ma anche un po’ rumorose, soprattutto a velocità standard e superiore. Già a regime intermedio il fruscio delle sei immissioni si sente distintamente, e a pieno regime, a una ventina di centimetri dal pannello laterale, si superano i 50 dBA: un valore che nessuno vorrebbe sopportare durante una sessione di gioco. Il consiglio pratico è di non lasciare il controller alla curva predefinita, ma di impostare dal BIOS una curva PWM morbida per l’header a cui è collegato l’hub: tutte e sette le ventole seguono lo stesso segnale, e scendere sotto i 1.100-1.200 giri riporta il rumore a livelli accettabili senza sacrificare più di qualche grado. Chi ha una scheda madre in grado di usare la temperatura della GPU come riferimento per le curve delle ventole otterrà il compromesso migliore, perché in una build come la nostra è la scheda video, non la CPU, a determinare il carico termico del case.
Il confronto con HYTE Y60 e Y70
Abbiamo messo il V62 accanto a due riferimenti del genere “acquario”, HYTE Y60 e Y70. I prezzi non sono paragonabili, ma il confronto dice molto su dove SAMA ha risparmiato e dove no.
| Specifica | SAMA V62 | HYTE Y60 | HYTE Y70 |
|---|---|---|---|
| Dimensioni (P × L × A) | 422 × 285 × 460 mm | 456 × 285 × 462 mm | 470 × 320 × 470 mm |
| Volume | circa 55 L | circa 60 L | circa 71 L |
| Vetro | Frontale curvo + laterale | Tre pezzi panoramico | Tre pezzi panoramico |
| Ventole incluse | 7 × 120 mm ARGB | 3 × 120 mm | Nessuna |
| Radiatori | Top e fondo 360 mm, fianco 280 mm | Top 360 mm, fianco 280 mm | Top 360 mm, fianco 360 mm |
| Montaggio GPU | Solo orizzontale (slot con barrette divisorie) | Verticale con riser incluso | Verticale 4 slot con riser incluso |
| Prezzo indicativo | circa 100 € | circa 200 € | circa 230-250 € |









Il confronto fotografico con lo Y60 è quello più istruttivo: i due case sono praticamente identici in larghezza e altezza, e il V62 è persino più corto di tre centimetri e mezzo. Vista da vicino, la differenza non sta nelle dimensioni ma nella cura dei dettagli: lo Y60 ha un’impostazione nata attorno alla scheda video verticale, pannelli più robusti e un cable management più studiato; il V62 ha più ventole, più luce e metà del prezzo, ma non permette in alcun modo di montare la scheda in verticale. È una differenza che conta proprio con una scheda come la 5090, perché la posizione verticale eliminerebbe alla radice sia il problema della flessione sia quello del connettore contro il vetro. Lo Y70, con i suoi 35 mm di larghezza in più, è invece la dimostrazione di quanto sarebbe bastato allargare il V62 per risolvere il problema del connettore della 5090 contro il vetro: è esattamente quello spazio che fa la differenza con le schede video di fascia più alta.
Mercato e rapporto qualità-prezzo
A 99,90 euro in Europa (negli Stati Uniti il prezzo sale intorno ai 135 dollari) il V62 ha pochi rivali diretti per dotazione. Sette ventole ARGB PWM di buona fattura estetica, un controller che funge anche da hub alimentato, un vetro curvo da 4 mm e un supporto per due radiatori da 360 mm sono, messi insieme, un pacchetto che sul mercato dell’aftermarket costerebbe da solo una cifra vicina al prezzo del case. Se si fa un conto spannometrico, con otto o nove euro a ventola il sovrapprezzo rispetto a un doppia camera essenziale è quasi interamente assorbito dalle sole ventole, e la curvatura del vetro, che aumenta gli scarti di produzione prima della tempra, finisce per costare pochissimo. Il rovescio della medaglia è che tutto questo è montato su un telaio che resta mainstream: pannelli sottili, staffa degli slot sporgente, filtri essenziali. Il V62 si fa pagare per quello che si vede, non per quello che si tocca. Il paragone più ovvio, oltre a quelli con HYTE, è con il Montech King 95 Pro, che propone un’impostazione simile con sei ventole, e con lo stesso SAMA V60, più economico e con un vetro meno scenografico: chi non è attratto dalla curvatura del frontale e dalle ventole a specchio troverà nel fratello minore un’alternativa più razionale.
Dove il V62 si dimostra meno competitivo è nel rapporto con l’hardware di fascia altissima. È un case che dà il meglio con una scheda video di dimensioni “normali”, un AIO da 360 mm sul top e una scheda madre con gli header ben distribuiti. Spingerlo con una RTX 5090 e una scheda madre ricca di connettori sul bordo inferiore significa scontrarsi con i suoi limiti progettuali, che non emergono dalle specifiche ma solo durante l’assemblaggio.
Commento finale
Il SAMA V62 White è la dimostrazione di quanto il segmento dei case “acquario” si sia democratizzato. Per cento euro offre un colpo d’occhio che fino a poco tempo fa richiedeva il doppio della spesa, con un vetro curvo convincente, un sistema di illuminazione ricco e sette ventole che garantiscono temperature eccellenti anche con componenti molto esigenti. È un case che, una volta acceso, fa esattamente quello che promette: mette l’hardware in vetrina e lo tiene al fresco.
Il problema è che la vetrina ha un retrobottega poco ospitale. Le ventole del fondo, che sono il suo miglior argomento termico, sono anche la causa del suo peggior difetto pratico, perché rendono il bordo inferiore della scheda madre una zona quasi inaccessibile. Chi monta schede video di fascia altissima dovrà fare i conti con un connettore che preme sul vetro e con l’assenza totale di un sostegno anti-flessione, e chi cerca silenzio dovrà mettere mano alle curve delle ventole fin dal primo avvio. Nessuno di questi limiti è un ostacolo insormontabile, ma tutti insieme raccontano un progetto che ha privilegiato l’effetto scenico rispetto all’ergonomia di chi assembla.
Se state costruendo un PC di fascia media o medio-alta, con un AIO da 360 mm e una scheda video tradizionale, il V62 è una delle scelte più convincenti per chi vuole un acquario senza svuotare il portafoglio. Se invece puntate a una configurazione estrema come la nostra, mettete in conto un cavo di alimentazione angolato, una buona dose di pazienza durante il cablaggio e, magari, uno sguardo ai modelli più larghi della concorrenza.

