Sviluppato dal team creativo indipendente fondato nel 2014 a Varsavia, in Polonia, Reikon Games (che annovera fra le sue file membri passati sia di CD Projekt Red che di Techland) e pubblicato da Deep Silver, Metal Eden è un adrenalinico sparatutto in prima persona immerso in una cupa ambientazione cyberpunk/sci-fi. Il titolo mescola combattimento violento, velocità estrema, parkour e ambientazioni brutaliste futuristiche.
Il gioco è disponibile dal 2 settembre 2025, su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S.
Versione testata: PlayStation 5
Benvenuti nel paradiso perduto
Nel futuro, l’umanità trasferisce la propria coscienza nei nuclei cibernetici. Il gioco si svolge a Moebius, una città artificiale monolitica orbitale al di sopra della superficie del pianeta che protegge la misteriosa Torre Alveare, costruita per estrarre risorse sul pianeta Vulcan; quella che sarebbe dovuta essere una casa sicura e promettente per l’umanità si è trasformata – invece – in una trappola letale… un paradiso ormai in declino sotto il controllo misterioso degli Ingegneri. Incarnando Aska, una IPERUNITÀ progettata per il combattimento e il parkour estremo, il giocatore viene inviato proprio nella città orbitale di Moebius per salvare le coscienze umane, conservate in CORE digitali, da un destino mortale rivelando – lungo il suo articolato percorso – segreti nascosti e il progetto Eden. Guidata da un’entità chiamata Nexus un’IA caratterizzata da una voce altisonante, che ne pervade letteralmente la testa, la protagonista, è pronta a qualsiasi cosa (e costo) – non solo nel portare a compimento la missione – ma anche nel comprendere su come sia caduta l’umanità e di come sia così importante in questa lotta per riportarla in vita. I temi cardini come quello dell’umanità, della rinascita e dell’intelligenza artificiale sono interessanti e più che attuali e – sebbene abbiamo avuto modo di approfondirla di più rispetto al nostro provato dello scorso mese di febbraio – riteniamo comunque che sia contraddistinta da una certa cripticità e che venga raccontata in maniera poco intuitiva e comprensibile per lo più tramite la voce di Nexus (e non solo).

Gameplay
Metal Eden punta tutto sul movimento dinamico e veloce: Aska può usare il wall‑run (ossia la corsa laterale sui muri), il doppio salto, il rampino, il jetpack, scattare brevemente e trasformarsi in una sfera corazzata (RAMBALL) in stile Samus di Metroid per distruggere ostacoli e nemici, avvalendosi di un raggio elettrico micidiale ma anche per ricaricare infrastrutture energetiche sbloccando il relativo passaggio. Gli sviluppatori hanno puntato fortemente sul parkour perché consideravano la tradizionale “camminata” nei giochi monotona – da qui la scelta di integrare le acrobazie nell’ossatura principale del gameplay. e di una teleferica per spostarsi fra le varie sezioni Le strutture dei livelli caratterizzate da una elevata verticalità permettono di sfruttare appieno le abilità funamboliche – anche e soprattutto nel bel mezzo del combattimento – della protagonista. I combattimenti sono in stile arena: molte fasi si svolgono in aree chiuse dove bisogna eliminare ondate (per lo più pari a tre, di difficoltà variabile) di nemici, e completandoli per sbloccare l’obiettivo susseguente. Il level design stimola il movimento continuo, attraverso piattaforme, punti di ancoraggio dove poter usare il rampino, salti e scatti rapidi che alimentano il flow e il ritmo del gameplay. E – a differenza di titolo similari che richiedono un movimento costante perché altrimenti si finirebbe per passare a miglior vita – In Metal Eden c’è – in qualche occasione – la possibilità di sfruttare alcune porzioni di aree apicali dove poter “camperare” e da cui colpire i nemici con un certo margine di sicurezza. Capita di rado, soprattutto attraverso lo sfruttamento di alcune sbavature in alcuni elementi del level design che vi danno – indirettamente – quasi la totale protezione dai colpi avversari.
Le arene – nel complesso – alternano momenti di esplorazione (sebbene non ci siano collezionabili particolari, ad eccezione della polvere – della quale vi parleremo più avanti – e dei consumabili come: munizioni, armatura, celle di energia e vite extra) con sfide ambientali (ad esempio di attivazione di pulsanti) e relativi combattimenti, che – oltre a dare varietà al gameplay – mantengono alta l’attenzione del giocatore. Combattimenti che vengono propinati in continuazione – in maniera aggressiva e feroce e che vi garantiamo vi lasceranno quasi “stremati”. Soprattutto quando siete vicini alla conclusione dello scontro e – purtroppo – vi ritroverete davanti ad uno Shutdown (ergo Game Over), causato dall’ultimo nemico – magari anche più debole rispetto agli altri affrontati. Nemici aggressivi, pieni di risorse (e alcuni soprattutto di energia vitale), corazzati e in grado di “prosciugare” – colpo dopo colpo – la salute della nostra Aska. E cosa bisogna fare per contrastarli al meglio?
Una delle meccaniche distintive a riguardo – che si va ad aggiungere a quanto detto precedentemente – è l’Estrazione del nucleo, che si attiva una volta danneggiati i nemici, Aska può letteralmente strappare ed estrarre i loro CORE artificiali e usarli o come granate esplosive (Esplosione del nucleo) o consumarli per potenziare attacchi corpo a corpo, mobilità o sopravvivenza. Questa è una significativa aggiunta in termini di gameplay in quanto va – seppur in una finestra temporale risicata e che va sfruttata e massimizzata adeguatamente (ha un cooldown di 30 secondi e abbattere nemici minori diminuisce leggermente il tempo a disposizione) – a modificare il flusso dello stesso in modi decisamente scoppiettanti. Alcuni avversari più corazzati si avvalgono di scudi e campi energetici che possono essere disattivati a mezzo dei potenziati tramite il nucleo, nello specifico assorbendolo (in questo modo è possibile sferrare un poderoso pugno al malcapitato) il che aggiunge anche una certa vena strategica allo scontro in termini di quando e come utilizzare i nuclei stessi.

Si passa dal gunplay (intelligente e che richiede di cambiare spesso la bocca da fuoco equipaggiata) alla gestione oculata di estrazione del nucleo, sfruttando sia opzioni offensive (lanciandolo) e sia difensive (assorbendolo). Una volta presa dimestichezza, fra “scatta, salta, spara (cambia arma), estrai i nuclei, lanciali o assorbili“, il ritmo di Metal Eden è decisamente soddisfacente. Il gameplay ricorda titoli come: Doom (2016), Ghostrunner, Mirror’s Edge e Titanfall 2, in particolare per quanto riguarda la velocità, la verticalità e l’orientamento combat arena. Nel dettaglio: con Doom condivide in parte il ritmo e la gestione dei combattimenti (movimenti costanti, cambio di arma repentini e le vite extra che è possibile raccogliere nei livelli); con Ghostrunner, l’uso del rampino e la camminata laterale sui muri (che sembrano quasi identici); con Mirror’s Edge, il parkour e il design dei livelli – prettamente caratterizzati da metallo; infine con Titanfall 2, le fattezze dei nemici. Potremmo trovare tante altre similitudini ma preferiamo che le scoviate voi. Somiglianze che per la produzione in questione sono sia un bene e sia un male. Un bene perché il gioco riesce ad amalgamare piuttosto bene tutti gli elementi citati, un male perchè ne perde – e non poco – in termini di capacità distintiva.
Armi e potenziamenti
Il loadout include una pistola automatica Pa Hertz (ma soggetta a surriscaldamento e cooldown significativo), un’arma a piccolo calibro caratterizzata da munizioni infinite, perfetta per il fuoco prolungato. Si passa poi alle armi cinetiche come: Zenit SMG: un’arma che offre capacità di fuoco rapido per combattimenti ravvicinati, il fucile a pompa TAS-9: ideale per infliggere danni ingenti a breve distanza e la pistola U9 Supra: un’arma versatile che bilancia potenza e precisione. A queste si aggiungono quelle energetiche: Fucile al plasma EZN-5: spara potenti colpi al plasma, ideale per gli scontri a media distanza; lanciagranate RM3: consente di lanciare granate esplosive, perfette per controllare la folla e pistola Striga HS-V: scatena devastanti attacchi fulminanti ad alto danno a breve distanza. All’inizio, Aska dispone di armi base – come la pistola piccolo calibro Hertz (infinita), la pistola a grosso calibro U9 Supra e lo shotgun cinetico TAS-9 – sufficienti per affrontare i nemici meno resistenti ed equipaggiati.
Tuttavia, già i primi robot corazzati richiedono un uso più strategico e alternato delle armi a disposizione evidenziando quanto sia di primaria importanza qualcosa di più efficace e mirato. Le armi successive (che vengono raccolte proprio come in Doom), anche se con munizioni limitate (in combinazione con le granate, anch’esse sbloccabile nel corso della campagna), risultano decisamente più efficaci contro le corazze nemiche. Utilizzare quindi più armi nel proprio arsenale aiuterà ad adattarsi a diversi scenari di combattimento e a massimizzare l’efficacia sul campo di battaglia. Non farlo, vi renderà soltanto il compito più arduo e probabilmente quasi impossibile da portare a compimento.



Tutte le armi sono potenziabili attraverso la “Polvere”, una valuta che può essere raccolta (passando sopra dei barilotti grigio/rossi) all’interno dei livelli (alcuni sono davvero ben nascosti). Tali upgrade si effettuano in postazioni denominate “PIG”; non sono meri incrementi di danno, ma sono in grado di modificare radicalmente sia le meccaniche di fuoco sia l’estetica delle armi includendo fuoco secondario (affidato al tasto L2), riduzione del tempo di raffreddamento e ulteriori bonus vari come bullet time temporaneo o l’attivazione di un colpo caricato. Alcuni upgrade richiedono di completare compiti specifici con una certa arma (es. numero di uccisioni; soltanto completando l’obiettivo è possibile sbloccare l’accesso ai relativi potenziamenti).

Un momento chiave nella progressione si era già evinto in diversi trailer di gioco pubblicati in questi mesi: Aska, dopo essere stata ristampata e riassemblata è molto più potente e capace di sfruttare la propria forza e l’arsenale evoluto. Questo passaggio rappresenta il culmine dell’evoluzione armigera: da strumenti base a vere e proprie macchine da guerra.
Progressione e crescita del personaggio
La personalizzazione delle armi si affianca a quella della protagonista. Gli upgrade ottenuti (hackerando i droni) non solo migliorano Aska (ne parleremo a breve nel dettaglio), ma anche il modo in cui può interagire con le armi e il sistema di estrazione dei nuclei stesso consentendo ulteriori opzioni tattiche in battaglia. Gli upgrade influenzano il funzionamento delle armi, permettendo per esempio di estrarre intensamente i core o di usare armamenti con proprietà speciali quando la meccanica è supportata da un nucleo adeguato. Vagliando al meglio le opzioni (selezionando l’arma più letale dalla ruota delle armi accessibile mediante il tasto R1) è quindi possibile affrontare al meglio una schiera eterogenea di nemici, che – soprattutto in gruppo (e ai livelli di difficoltà più alti che impattano pesantemente sull’esperienza) – possono, grazie ai loro variegati attacchi sia a distanza (da veri cecchini) che ravvicinati, dare tanti mal di testa.
Per quanto riguarda l’Albero delle abilità, al termine delle boss fight (alcune dobbiamo dire davvero impegnative, ben fatte e ispirate) si guadagnano punti abilità da distribuire in tre alberi differenti e piuttosto esplicativi e con ben 12 categorie cadauno: Tuta, estrazione del nucleo e energia del nucleo: In particolare il giocatore – sperimentando e combinando i potenziamenti – potrà decidere il proprio percorso evolutivo per diventare una macchina inarrestabile. Optando per l’energia del nucleo si andrà massimizza la forza e la potenza d’attacco pura e ad alto danno; estrazione del nucleo: a dominare le battaglie con una ancora più marcata enfasi sull’estrazione e l’utilizzo dei nuclei nemici e – infine – tuta: migliorandosi la mobilità e la sopravvivenza sul campo di battaglia.

Grafica e tecnica
Il titolo è realizzato in Unreal Engine 5, con ambientazioni brutaliste e un design urbano curato ma che sebbene appaia efficace, risulta un po’ slavato è privo di personalità distintiva. Per quanto riguarda il resto, i modelli sono in alta qualità senza alcun tipo di sbavatura. Ad impreziosire ulteriormente la veste grafica ci sono le tecnologie Lumen (per l’illuminazione dinamica) e Nanite (per la gestione di geometrie complesse). In termini di performance – invece – lo avevamo testato su PC nella sua versione demo di febbraio, dove risultava già piuttosto rifinito. Stavolta – per questa recensione – abbiamo messo le mani sulla versione PlayStation 5 che – dobbiamo dire – non ha niente da invidiare in termini di godibilità. Nello specifico è possibile scegliere fra diverse modalità grafiche: Qualità in 4K nativo (o dinamico) a 30 fps, e prestazioni con risoluzione dinamica fino a 1440p a 60 fps;

Abbiamo riscontrato lievissimi cali di frame rate soprattutto in aree intense o durante scontri complessi e qualche incastramento negli scenari di gioco che ci ha costretti a riavviare il livello (fortunatamente è una situazione capitata una manciata di volte soltanto). Metal Eden sfrutta altresì appieno l’hardware PS5. Supporta il feedback aptico e i grilletti adattivi contribuendo a un’esperienza di gioco coinvolgente. Se confrontata alla versione PC, quest’ultima offre sicuramente maggiore flessibilità e potenziale grafico con dettagli maggiori, frame rate più elevati, upscaling FSR/DLSS e flessibilità di configurazione a patto di affrontare le iniziali spigolosità di ottimizzazione. Mentre PS5 – seppur un po’ più limitata – garantisce semplicità d’uso, tempi di caricamento minimi, una buona stabilità e fruibilità complessiva. La soundtrack, infine, è ricca di synthwave anni ’80 e vaporwave e accompagna perfettamente l’azione frenetica nel corso dei vari livelli di gioco, creando un’atmosfera pulsante.
Commento finale
Metal Eden si rivela un FPS potente e viscerale, perfetto per chi ama il ritmo incalzante e le sfide gratificanti ad alta velocità. Nonostante un’ambientazione non sempre originalissima e ispirata caratterizzata da un design visivo efficace ma non memorabile e una profondità narrativa decisamente non eccelsa, la combinazione di combat fluido, verticalità e meccaniche come quella distintiva di estrazione del nucleo (che dona una marcia in più al gunplay), insieme all’elevata adrenalina, le prestazioni tecniche solide e un comparto audio coinvolgente, portano ad un’esperienza fresca e avvincente fino alla fine. Insomma, Metal Eden non è perfetto ma lo riteniamo – ad oggi – un buonissimo e promettente esponente per tutti gli appassionati del genere sparatutto in prima persona arcade futuristico.

















