Nella sostanza, Mina the Hollower è l’incarnazione di quello che è probabilmente il più famoso dei proverbi italiani. Nato dalla saggezza contadina ed affinato dall’esperienza enologica, affermare che “nella botte piccola c’è il vino buono” faceva riferimento alle migliori tecniche di invecchiamento dei viticoltori. Tutt’oggi, per le etichette più pregiate si opta per botti piccole, capaci di garantire aromi più intensi ed una migliore ossigenazione. Quantità ridotte e qualità elevata, per un insegnamento che si è traslato nel mondo degli adagi per avvisare, simbolicamente, di non giudicare mai dalle apparenze in quanto il valore può ben nascondersi anche dalle esteriorità più modeste.
In questo senso, Mina the Hollower riesce ad essere uno dei migliori esempi di come la saggezza popolare sia applicabile anche al mondo del gaming. A prima vista, un omaggio 8 bit all’era del Game Boy Color, con un price tag talmente contenuto da risultare nettamente inferiore ad alcuni DLC di produzioni blasonate. Ma sotto un’apparenza da titolo senza grandi aspirazioni o pretese si nasconde uno dei titoli migliori del 2026.
Il titolo è disponibile dal 29 Maggio per PC (via Steam), Xbox Series, PlayStation 5, Nintendo Switch e Nintendo Switch 2.
Versione testata: Nintendo Switch 2
Notte… Tenebrosa
Dopo aver ricevuto una richiesta di soccorso da parte del Barone Lionel, l’intraprendente ingegnere Mina si mette in viaggio verso l’Isola Tenebrosa. Sono passati oramai dieci anni da quanto aveva salvato l’isola creando i “Generatori di Scintille”, torri radianti in grado di assicurare pace e prosperità. Quando i generatori iniziano a smettere di funzionare portando i morti a risorgere dalle tombe, accorre in aiuto dei vecchi amici ma la sua nave viene inaspettatamente distrutta da un mostro marino. Mina si ritrova naufraga sull’isola, costretta a combattere creature oscure per scoprire la causa della corruzione.
Dopo aver realizzato l’iconico Shovel Knight, Yacht Club Games si cimenta con un titolo decisamente più ambizioso in toni e dimensioni. Attingendo tanto al senso di avventura di The Legend of Zelda (spoiler: e neanche così tanto ai capitoli classici bensì ai più recenti… capirete dopo) quanto al fascino decadente di Castlevania ed ai pericoli disumani di Bloodborne, Mina the Hollower cala il giocatore in un mondo oscuro, gotico, steampunk. Lo fa con gusto e misura con un mezzo tecnico apparentemente di decadi fa, ma con tutte le consapevolezze al contempo della classicità e della contemporaneità.

La pixel art da vita ad un’ambientazione decadente che cita apertamente Hidetaka Miyazaki, sublimata da un colonna sonora di pura eccellenza camaleontica (ora jazz ora folk, ma anche con richiami da classica atmosfera fantasy) firmata dal veterano Jake Kaufman con la collaborazione di Yuzo Koshiro. Il tutto con un’esperienza tecnicamente impeccabile su Nintendo Switch 2 che può raggiungere i 120 FPS costanti sia in modalità docked che in modalità portatile.
In un quadro di assoluto fascino, è un piccolo peccato che la storia non si particolarmente ricca di pathos e profondità, limitandosi a raccontare un intreccio piacevole ma senza guizzi emotivi. Parte del problema risiede anche nella direzione artistica che, sebbene di livello superiore alla media, risulta comunque meno di impatto rispetto a quello Shovel Knight che ancora è nelle memorie videoludiche collettive.

I’m going deeper underground
Fin dai primi minuti, Mina the Hollower si rivela un’esperienza spietata. Per due ordini di ragioni principali.
Anzitutto, l’ispirazione a From Software non si dimostra essere solo artistica ma anche ludica. Inizialmente, Mina è fragile ed ogni avversario porta con sé un rischio di game over. I nemici sono coriacei e fanno parecchio male, i potenziamenti sono attribuiti spendendo consumabili, riposare ad un checkpoint comporta automaticamente il ritorno di tutti gli avversari in precedenza sconfitti. Insomma, le basi del genere soulslike. Ma la difficoltà è ancor più alta per colpa intrinsecamente nostra: Mina the Hollower infatti chiede al giocatore di ricalibrare le sue più radicate abitudini mentali. Smettere pertanto di pensare ai movimenti classici di un Dark Souls per aprirsi alla vera chiave di volta del titolo Yacht Club Games: il sottosuolo.

Mina è infatti una Hollower, un membro di un’antica e rispettata gilda di studiosi, ingegneri ed esploratori specializzati nello scavo e nell’analisi del sottosuolo. Questo si traduce in una meccanica fondamentale: buttarsi nel terreno, muoversi sotto terra e rispuntare fuori con un balzo. Un copernicano cambio di prospettiva, che costringe il giocatore a non ragionare più in termine di tradizionali schivate o salti, bensì di evitare gli attacchi avversari scavando o di superare baratri dandosi lo slancio dal sottosuolo. E’ una variante che, soprattutto all’inizio, appare difficile da assimilare complici anni ed anni di diktat videoludici. Ma che, una volta entrati in circolo, rende il gameplay ancor più fluido e gratificante di quello che è.
Il sistema di combattimento è infatti assai sfaccettato ed incline ad una elevata personalizzazione. Mina può scegliere tra diverse armi, ciascuna profondamente diversa per stile di gameplay, ma soprattutto mescolarle ad oltre sessanta gadget. Mina può equipaggiarne fino a cinque contemporaneamente, con effetti in grado di influire non solo sul flow della protagonista ma altre attribuendo vere e proprie feature aggiuntive al gameplay. Alcuni accessori permettono di accedere più facilmente a talune aree, altri permettono di trasportare più ampolle per ripristinare la salute, passando per oggetti difensivi di ogni sorta e perk di statistiche assortite. E la cosa bella è che nulla cade dal cielo: dovrete essere voi a trovare le ricompense più ambite. Perché Mina the Hollower è pieno di contenuti. Davvero tanto.

La fortuna aiuta gli audaci
Se fino ad adesso il titolo potrebbe sembrare in buona sostanza uno stuzzicante soulslike ad 8 bit, esplode in un vero e proprio capolavoro quando si guarda al game design nella sua interezza. E nel modo in cui è declinato il level design.
Mina the Hollower propone infatti un’ambientazione aperta e non-lineare, totalmente interconnessa con una quantità elevatissima di punti di interesse, dungeon, scorciatoie e segreti. Ma non è tanto il mondo aperto ad essere, in sé e per sé, un fattore di merito. Quanto piuttosto al come è stato interpretato. L’Isola Tenebrosa è infatti totalmente imprevedibile, mettendo davanti al giocatore un coacervo di situazioni talmente sorprendente da essere soverchiante. Missioni secondarie, enigmi, omaggi al cinema horror, simpatici easter egg da videogiochi famosi: c’è davvero di tutto e dietro ogni angolo può esserci una sorpresa.

Non bastassera l’assoluta varietà del titolo, è tuttavia l’enorme libertà concessa al giocatore a fare ulteriormente la differenza. Avevamo citato che Mina the Hollower prende spunto dai capitoli più recenti di The Legend of Zelda. Ebbene, il motivo è dato dal fatto che gli sviluppatori hanno previsto una elevatissima modularità nell’affrontare gli scenari e gli enigmi, ricorrendo non solo alle abilità intrinseche del giocatore ma anche alle skill di Mina. Superare un baratro, ad esempio, non sarà mai legato ad avere uno specifico strumento, potendo essere bypassato in tantissimi altri modi diversi. La creatività viene messa al centro dell’esperienza, spingendo il giocatore a non subire passivamente le decisioni di level design. Bensì a trovare una propria strada per interagire con lo scenario, sfruttando le possibilità concesse del game design.
Se c’è proprio una parola che ricorre spesso giocando a Mina the Hollower è “sorpresa”. Quella che deriva da un combattimento portato a termine dopo aver metabolizzato il gagliardo sistema di combattimento. Quella che salta fuori scoprendo casualmente un passaggio segreto che conduce ad una missione secondaria con un premio allucinante. Quella che spiazza il giocatore trovandosi improvvisamente su un treno fantasma o distruggendo un veicolo strizzando l’occhio a Street Fighter 2. Quella che lascia basiti pensando che tutto questa qualità viene offerta ad un prezzo imbarazzantemente basso (€ 20,49). Magari non amate i titoli ad 8 bit, può essere comprensibile. Ma fidatevi di noi: Mina the Hollower è qui per conquistare anche i vostri cuori.

Commento finale
Mina the Hollower è un altro clamoroso successo da parte di Yacht Club Games. Dopo aver realizzato l’iconico Shovel Knight, il team indipendente californiano ha preso le migliori caratteristiche dei metroidvania e dei soulslike fondendole con una sublime estetica retrò. Il risultato è un videogioco che parla ai videogiocatori, facendolo nella sua forma più pura: quella della meraviglia, dell’imprevedibilità e della sfida. Ma soprattutto della gratificazione per riuscire a domare un titolo così sorprendente da sfuggire a rigide classificazioni di genere. Se siete tra coloro che giudicano un libro dalla copertina, beh… affrontare uno dei migliori giochi del 2026 è il modo semplicemente perfetto per ricredersi.









