Nei primi anni 2000, c’era una serie di videogiochi sportivi di cui quasi tutti avevano sentito parlare: NBA Street. Con il suo gameplay incredibilmente veloce ed elegante e i comandi semplici, era un titolo che chiunque poteva imparare e giocare, rendendo impossibile non esserne attratti. In breve, era la serie di basket per eccellenza dell’epoca e, dopo la sua ultima uscita nel 2007, ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo dei videogiochi.
Ma quel vuoto è stato finalmente colmato grazie a NBA The Run (successore spirituale della serie NBA Street) che rappresenta il tentativo di Play by Play Studios di riportare in primo piano un basket arcade spettacolare, rapido e competitivo, con una forte impronta da streetball online e un’identità che guarda apertamente all’eredità dei vecchi giochi 3v3 a tinte NBA Street.
Il progetto nasce in seno a un team fondato da ex veterani Electronic Arts nel 2021, con Scott Probst e Mike Young tra i nomi più rilevanti, e prende forma inizialmente come The Run: Got Next prima di trasformarsi, dopo l’accordo con NBA e NBPA, nell’attuale NBA The Run, mantenendo però l’idea originale di un’esperienza sportiva pensata per partite brevi, leggibili e ad alto tasso di spettacolarità. NBA The Run si propone come il ritorno perfetto per i fan di lunga data e un ottimo punto di partenza per i nuovi giocatori.
Ma la vera domanda è: riesce a catturare la magia degli originali, o è semplicemente una superficiale imitazione? Scopritelo nella nostra recensione!
Il gioco è attualmente disponibile per PlayStation 5, Xbox Series e PC (via Steam).
Versione testata: PlayStation 5 Pro
Premessa
Qui non c’è una componente narrativa vera e propria nel senso classico del termine, quindi il gioco va letto soprattutto come sfida competitiva e come costruzione di un linguaggio arcade. NBA The Run è infatti pensato attorno a tornei a eliminazione, modalità rapide e una progressione che ruota più intorno a identità, ritmo e performance.
La struttura del Run the World Tournament è il cuore del pacchetto: quattro round, campi iconici sparsi per il mondo, partite brevi e regole che possono cambiare in corsa, costringendo il giocatore ad adattarsi di continuo.
Gameplay
Come accennato in apertura di recensione, NBA The Run è un gioco interamente incentrato sullo streetball 3 contro 3. Ciò sta a significare che ogni squadra è composta da soli tre giocatori e le partite sono estremamente brevi. All’inizio, i giocatori vengono posizionati sul lato “magliette” o “skin” del campo, la palla viene messa al centro e, dopo un breve conto alla rovescia, inizia una corsa per accaparrarsela per primi. La squadra che la raccoglie per prima inizia ovviamente a giocare e l’obiettivo è segnare più punti dell’avversario. I tiri da lontano valgono di più, mentre le schiacciate sono più facili ma meno redditizie e, a seconda del regolamento, vince la squadra con il punteggio più alto alla fine. Naturalmente, entrano in gioco anche regole più tecniche, ma chiunque abbia un minimo di familiarità con il basket dovrebbe già capire come si gioca. Tuttavia, NBA The Run va un po’ oltre.

Il gioco stesso presenta un elemento di casualità applicato ai campi da gioco, che modifica le regole e i requisiti di gioco. Mentre una partita potrebbe svolgersi nella classica modalità “21”, la successiva potrebbe imporre la regola del conto alla rovescia, che limita il tempo in cui è possibile tenere la palla. Ciò significa che i giocatori devono costantemente adattare la propria strategia, e raramente due round saranno uguali.
Quando si tratta di giocare effettivamente e controllare i propri giocatori, sono disponibili diverse opzioni e un sistema di resistenza da gestire. Come previsto, tutti i giocatori possono muoversi liberamente in qualsiasi punto del campo, passare la palla quando necessario, tirare quando si presenta un’occasione e schiacciare a canestro. Tuttavia, un’ampia gamma di manovre offensive e difensive entrano in gioco e sono essenziali per avere qualche speranza di vincere. Tuffarsi sulla palla e magari cadere a faccia in giù, saltare in aria per bloccare e persino tentare di strappare la palla dalle mani di un avversario sono tutte opzioni valide per recuperarla. Usare una qualsiasi di queste mosse – però – consumerà l’energia del giocatore. Anche lo sprint farà abbassare la barra dell’energia, quindi dovrete pensare attentamente e valutare la vostra posizione in campo prima di agire. Nel frattempo, chi è in difesa può spendere parte della propria resistenza per proteggere la palla. Nei casi in cui due giocatori si affrontano, si trasforma in una battaglia di tempismo in cui entrambi usano la propria resistenza nel tentativo di mantenere o recuperare la palla, ed è qui che sta la vera sfida.
Il gameplay punta tutto su velocità, immediatezza e spettacolo. Ogni partita è costruita come una sequenza di mini-duelli in cui cross, alley-oop, poster dunk, palle rubate e stoppate servono non solo a segnare (e a difendere), ma anche a caricare un sistema – chiamato momentum – che sblocca abilità speciali (che si aggiungono ai tutti i comandi standard). Questa logica rende il flusso più aggressivo e cinematografico. La presenza delle abilità signature cambia parecchio il ritmo, perché ogni atleta può ribaltare il match quando entra in “in the zone“: c’è chi diventa un incubo difensivo, chi domina la gestione degli spazi. Il sistema rende il gioco più leggibile nelle intenzioni, ma anche più dipendente dal tempismo, perché il momento in cui si va ad attivare il boost è quasi più importante dell’azione che lo ha generato.
I giocatori possono personalizzare ogni azione base con diversi stili e eseguirle tenendo premute specifiche combinazioni di tasti. Ci vuole un po’ di tempo per imparare e memorizzare le combinazioni di tasti necessarie per eseguire la mossa desiderata, ma con la pratica diventa tutto piuttosto automatico. Purtroppo, sbloccare queste mosse richiede un certo impegno, ma una volta fatto, permette di mostrare quanto tempo si è dedicato al gioco. In un certo senso, è simile all’allenamento nella vita reale: non ci si può aspettare di eseguire tali prodezze la prima volta che si mette piede in campo. E a proposito di allenamento, accedendo allo shootaround è possibile affinare le proprie abilità: solo voi, il canestro e la palla.

Insomma, bisogna pensare in fretta, tenere d’occhio il posizionamento dei propri compagni e, in definitiva, prendere la decisione giusta. Una decisione che va presa rapidamente, soprattutto considerando quanto velocemente possono finire queste partite – parliamo di cinque minuti al massimo – e una scelta sbagliata può facilmente costare la partita.
Modalità
Un altro aspetto centrale è la varietà di configurazione dei match: è possibile giocare in modalità squadra (squads), in cui si controlla un solo atleta, oppure in solitaria (solos) gestendo un’intera formazione da tre, fino ai tornei privati con amici (friends). Questo amplia il taglio competitivo del progetto e lo rende meno monolitico di quanto sembri a prima vista, anche se tutto rimane inchiodato a una filosofia di match rapidi, aggressivi e ad altissima densità di eventi.
Il roster di NBA the Run
Il gioco mescola superstar NBA reali e leggende streetball fittizie, una scelta che gli permette di tenere insieme riconoscibilità e fantasia. Non si cerca il realismo assoluto (anzi), ma una versione stilizzata del basket da strada, in cui la personalità degli atleti conta quasi quanto il loro rating.
Il roster di lancio di NBA The Run è composto da 37 personaggi giocabili, di cui 32 sono veri giocatori NBA. Se si includono le varianti rookie (per alcuni di questi), il totale supera 40 versioni reali. A questi si affiancano 5 personaggi non NBA: Shen Tong, Bobbito Garcia (leggenda reale dello streetball, DJ, El Gigante e Spin Cycle, tutti creati da zero con stili di gioco unici.
Tra le superstar NBA presenti alla partenza ci sono volti di prima grandezza come LeBron James, Stephen Curry, Luka Dončić, Giannis Antetokounmpo, Nikola Jokić, Kevin Durant, Victor Wembanyama, Joel Embiid, Ja Morant, Jayson Tatum, Jaylen Brown, Zion Williamson, Trae Young, Damian Lillard, James Harden, Devin Booker, Donovan Mitchell, Anthony Edwards, Anthony Davis, Shai Gilgeous-Alexander, Tyrese Haliburton, Tyrese Maxey, LaMelo Ball, Paolo Banchero, Scottie Barnes, Cade Cunningham, Jalen Brunson, Bam Adebayo, Josh Giddey, Kawhi Leonard, Cooper Flagg e Amen Thompson.
Il gioco include inoltre 5 varianti rookie con skill diverse rispetto alla versione attuale: Stephen Curry (2009-10), Luka Dončić (2018-19), Kevin Durant (2007-08), Shai Gilgeous-Alexander (2018-19) e LeBron James (2003-04). Questa combinazione di stelle contemporanee, icone rookie e leggende streetball fittizie dà al roster una identità molto forte, che unisce riconoscibilità NBA e fantasia dello streetball.
Personalizzazione e progressione
L’ultimo aspetto di NBA The Run riguarda il suo sistema di personalizzazione e progressione. I giocatori possono scegliere liberamente i loro giocatori NBA preferiti all’inizio del gioco; tuttavia, non tutti i contenuti sono disponibili fin da subito. Esiste un negozio che offre giocatori aggiuntivi, abiti, schiacciate, provocazioni, distintivi e banner per personalizzare il proprio profilo, e per acquistare la maggior parte di questi elementi è necessario raggiungere determinati ranghi. Una volta sbloccati questi contenuti, i giocatori possono personalizzare la propria squadra e il proprio profilo in base al proprio stile, ma il percorso per ottenere tutto sarà lungo.
Al lancio, sono attualmente disponibili 50 livelli da scalare, con ricompense aggiuntive a ogni traguardo, ma è probabile che ne vengano aggiunti altri in futuro. Anche in questo caso, ci vorranno probabilmente decine o addirittura più di cento ore per raggiungere la fine, dato che la progressione è direttamente legata alla qualità del gioco e al numero di vittorie accumulate. È sicuramente un sistema che dà la sensazione di progredire costantemente, ma richiederà comunque molto impegno. La cosa migliore da fare, tuttavia, è non pensarci troppo e semplicemente giocare.
Grafica e regia
Su PS5 Pro, NBA The Run sembra costruito per valorizzare una direzione artistica molto pulita, più interessata a dare impatto visivo alle azioni che a inseguire il fotorealismo. I campi sono pensati per essere riconoscibili con una regia che accompagna le schiacciate e i contatti fisici in modo da esaltare specialmente i momenti decisivi. La presentazione – in generale – punta a una streetball estetica fatta di colori vivi, animazioni esagerate e cartoonesche e un ritmo visivo sempre pronto a sottolineare le giocate migliori.

Aspetto tecnico
Il dato tecnico più importante è il rollback netcode, che regge l’impianto multiplayer e garantisce sincronizzazione rapida per crossover, stoppate, alley-oop e azioni più complesse. In un gioco così dipendente dalla reattività, è un elemento cruciale, perché ogni ritardo di input rovinerebbe la sensazione di controllo e la credibilità delle partite online.
Sonoro
Il comparto sonoro è coerente con l’idea di streetball televisivo e competitivo: effetti secchi, colpi incisivi, impatti fisici ben marcati e un accompagnamento musicale che deve sostenere il ritmo più che sovrastarlo. L’audio serve a dare peso alle azioni spettacolari, e in un titolo del genere è fondamentale che ogni stoppata o schiacciata “si senta” quanto si veda. Non emerge una colonna sonora pensata per essere protagonista in senso tradizionale, ma un sistema audio studiato per tenere alta la tensione e accompagnare il flow del match. È una scelta funzionale, che fa il suo dovere soprattutto quando il momentum sale e il gioco chiede di trasformare ogni possesso in un piccolo evento.
Commento finale
NBA The Run è un progetto che sa bene cosa vuole essere: non è un simulatore, non cerca di essere un revival posticcio di NBA Street, ma piuttosto un arcade competitivo che sa esattamente cosa dare al giocatore: partite brevi, ritmo alto, momenti clutch, comandi intuitivi, un buon gameplay, il tutto accompagnato da un’atmosfera streetball. Il gioco funziona perché accetta con convinzione i suoi limiti: non offre una profondità tattica enorme, non è fatto per chi vuole costruire una strategia sofisticata, ma per chi vuole sentirsi immediatamente parte del campetto. Le abilità speciali, i tornei rapidi e la varietà di configurazioni rendono l’esperienza rigiocabile (peccato che non ci siano vere e proprie modalità per giocatore singolo). Il titolo non è rivoluzionario, ma riesce a dimostrare che un genere dimenticato può tornare in vita se si affronta con onestà e con la giusta ambizione. NBA The Run è un’esperienza di basket da strada coinvolgente ed è il titolo perfetto da giocare quando se ne ha voglia. Per chi ama il ritmo, lo spettacolo e la tensione competitiva, vale il prezzo del biglietto!





